Cinque giocatori storici della Juventus

Alex Del Piero e Giampiero Boniperti, due giocatori storici e leggende della Juventus, alla presentazione dello Juventus Stadium

Come quelli di ogni squadra sportiva che ha alle spalle decenni di gloria, gli annali della Juventus sono pieni di campioni, di fuoriclasse che hanno fatto la storia non solo della maglia bianconera ma anche del calcio italiano e di quello mondiale.

Squadra più titolata d’Italia, la prima nella storia a conquistare tutti i trofei messi in palio dall’UEFA e l’unica ad aver vinto almeno una volta tutti quelli a disposizione, la compagine bianconera ha di certo un presente e un futuro di tutto rispetto, ma anche un passato che inorgoglisce.

Per questo, è particolarmente difficile selezionare solo cinque campioni che meritino di entrare nella lista dei più rappresentativi di sempre; un po’ perché troppo spesso ci si dimentica di quelli del passato, dei giocatori – come Ferrari, Orsi, Monti, Combi, Rosetta o Caligaris – che fecero grande la Juve negli anni ’30, e un po’ perché oggi, con un calcio sempre più influenzato dall’economia, è raro trovare giocatori che riescano a diventare “bandiere” come un tempo.

Proviamo a identificare, però, i cinque calciatori che a nostro avviso possiamo definire i più storici della Juventus.

 

Giampiero Boniperti

Una bandiera in campo e dietro alla scrivania

Non possiamo che partire da lui, da Giampiero Boniperti, cioè dall’unico uomo della storia bianconera che è stato una vera bandiera sia sul campo, sia fuori dal campo.

Nato in provincia di Novara nel 1928, arrivò alla Juventus nel 1946, a guerra appena conclusa, e già quell’anno esordì in serie A, impressionando subito e riuscendo a segnare addirittura 5 gol in 6 partite. Il centravanti titolare, quell’anno, era il veterano Silvio Piola, mentre il campionato iniziava ad essere dominato da quello che era già il Grande Torino.

Ad ogni modo Boniperti riuscì a conquistare la maglia da titolare già nel 1947, a 19 anni, maglia che non avrebbe più lasciato per 14 stagioni.

I primi tempi furono molto prolifici: il suo record personale lo stabilì proprio nel 1948, con 27 reti, diventando anche capocannoniere del campionato e guadagnandosi la prima convocazione in Nazionale, ma a partire dalla metà degli anni ’50 cominciò a segnare meno e ad arretrare la sua posizione, anche a causa dell’arrivo in squadra di importanti compagni di cui parleremo tra pochissimo.

A livello di titoli, la sua Juventus riuscì ad emergere solo dopo la tragedia di Superga, conquistando lo scudetto nel 1950 e nel 1952; a questo buon periodo seguì un digiuno di 6 stagioni – che furono dominate dalle squadre milanesi più la sorprendente Fiorentina –, fino a quando nel 1958 non arrivò un nuovo titolo, il decimo per la società, e l’agognata stella. Arrivarono poi altri due scudetti e due Coppe Italia prima del ritiro nel 1961.

Poco significativa la carriera in Nazionale, visto che per tutti gli anni ’50 la nostra rappresentativa ottenne risultati mediocri, ma Boniperti si è rifatto decisamente da dirigente: presidente della squadra dal 1971 al 1990 e poi amministratore delegato fino al 1994, guidò la sua Juventus alla conquista di altri 9 scudetti, 2 Coppe Italia, 1 Coppa dei Campioni, 2 Coppe UEFA, 1 Coppa delle Coppe e una Coppa Intercontinentale.

 

Omar Sívori

Il rissoso e indimenticabile fuoriclasse argentino

Negli stessi anni in cui Boniperti indossava la fascia di capitano e agiva da trequartista, un nuovo attaccante, questa volta straniero, conquistava il cuore dei tifosi bianconeri: si trattava di Omar Sívori, probabilmente il più forte giocatore argentino di tutti i tempi prima dell’arrivo di due fuoriclasse disumani come Diego Armando Maradona e Leo Messi.

Nato nel 1935 nei pressi di Buenos Aires da una famiglia di origini italiane (il nonno era genovese, la nonna abruzzese), Sívori era cresciuto nel River Plate, conquistando, giovanissimo, i primi importanti successi nel campionato sudamericano.

Acquistato dalla Juve ad appena 21 anni, arrivò a Torino nel 1957 e subito formò, con il già citato Boniperti e col gallese John Charles, un trio d’attacco fantastico per versatilità e potenza, subito ribattezzato trio magico.


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Con i bianconeri Sívori mostrò subito tutti i suoi pregi e i suoi difetti: in 8 stagioni segnò ben 135 reti, un dato importantissimo per un numero 10, impreziosito dal record di 28 gol in 31 partite nel 1959/60.

Allo stesso tempo, però, nella sua carriera in Italia (che poi proseguì anche col Napoli) riuscì a farsi assegnare ben 33 giornate di squalifica a causa del suo temperamento rissoso, che spesso lo portava a litigare con gli avversari, con gli arbitri e perfino coi compagni (leggendaria una sberla di Charles, il “gigante buono”, infastidito dalle provocazioni del collega di reparto nei confronti degli avversari).

Era abilissimo nel dribbling sia col pallone, sia col corpo, tanto è vero che si diceva fosse capace di evitare anche i tentativi di fallo degli avversari, che in quegli anni erano piuttosto rudi.

Coi bianconeri vinse tre campionati e tre Coppe Italia e, soprattutto, si aggiudicò il Pallone d’Oro nel 1961, il primo assegnato ad un giocatore della serie A. Da oriundo, disputò anche qualche partita nella Nazionale italiana, partecipando ai mondiali del 1962.

 

Dino Zoff

Il portiere-veterano

Spesso, a lasciare il segno nel cuore dei tifosi, sono i numeri 10, e infatti in questa nostra lista ce ne sono addirittura tre (anche se Boniperti giocò anche buona parte della sua carriera da centravanti puro); in una squadra italiana che, da tradizione, ha spesso fatto della difesa un’arma importante non possono però mancare anche alcuni rappresentanti del reparto arretrato.

Due, in particolare, ebbero una carriera molto lunga e ricca di successi in bianconero, coronata anche da una serie incredibile di riconoscimenti internazionali: stiamo parlando di Dino Zoff e di Gaetano Scirea, uniti per molti anni nella direzione della difesa bianconera.

Zoff è nato in provincia di Gorizia nel 1942 ed è arrivato alla Juventus piuttosto tardi: i primi anni di carriera li passò infatti con un’altra maglia bianconera, quella dell’Udinese, nelle cui giovanili era cresciuto; poi, quattro anni a Mantova, allora in serie A, e cinque a Napoli, conquistando anche la maglia azzurra e diventando subito titolare durante il torneo che ci vide conquistare il primo (e finora unico) Europeo.

La Juventus lo acquistò così nel 1972, quando aveva già trent’anni: nessuno si aspettava che avrebbe giocato undici stagioni in bianconero, infarcendo la sua bacheca personale di titoli importantissimi.

Con la squadra di Torino vinse sei scudetti, due Coppe Italia e una Coppa d’UEFA, non riuscendo a conquistare la Coppa Campioni (una delle sue ultime partite fu proprio la finale contro l’Amburgo del 1983) che invece sarebbe stata messa in bacheca pochi anni dopo il suo ritiro.

La sua carriera è stata, però, importantissima anche lontano dai pali della Juventus: in Nazionale fu a lungo capitano e mise a referto 112 presenze (fu il primo a tagliare il traguardo delle 100 partite in azzurro), conducendo la sua squadra, da protagonista, alla conquista del Mondiale del 1982.

Dopo il ritiro divenne allenatore, venendo assunto proprio dalla Juve nel 1988: nonostante il periodo non florido per la società torinese, conquistò un double con Coppa Italia e Coppa UEFA, venendo comunque sostituito alla fine della sua seconda stagione.

Accasatosi alla Lazio, conquistò una serie di ottimi piazzamenti, divenendo poi anche presidente della società. Nel 1998 venne chiamato a guidare la Nazionale, che condusse a un clamoroso europeo che si interruppe solo ai supplementari della finale contro la Francia.

 

Gaetano Scirea

Il campione scomparso troppo presto

L’altro grande difensore della storia juventina è Gaetano Scirea. Ci sono stati infatti tantissimi giocatori che hanno fatto la storia della retroguardia bianconera, come Antonello Cuccureddu, Claudio Gentile, Antonio Cabrini o, in tempi più recenti, Ciro Ferrara, Paolo Montero, Gianluigi Buffon e Lilian Thuram, ma pochi possono vantare i meriti e il carisma umano di Gaetano Scirea, un campione – come si suol dire – sia dentro al campo che fuori dal campo.

Nato a Cernusco sul Naviglio nel 1953 da una famiglia di origini siciliane, Scirea era cresciuto nel vivaio dell’Atalanta, esordendo con i nerazzurri in serie A nel 1972; alla Juve era arrivato due stagioni dopo, ad appena 21 anni, guadagnandosi subito la maglia da titolare nel ruolo di libero sia in campionato che in Europa, interpretando tra l’altro il ruolo in maniera molto innovativa.

Scirea, infatti, in gioventù aveva giocato prima come ala e poi come trequartista, forte di una buona velocità in corsa e di ottime geometrie: tutte queste capacità le aveva portate in campo anche da adulto, dimostrandosi un libero capace di impostare le ripartenze e di alzarsi fino ai limiti dell’area di rigore avversaria.

Con la maglia bianconera giocò per 14 stagioni filate, conquistando 7 scudetti, 2 Coppe Italia, 1 Coppa UEFA, 1 Coppa delle Coppe, 1 Coppa dei Campioni e 1 Coppa Intercontinentale.

Ugualmente piena di soddisfazioni fu anche la carriera in Nazionale, in cui esordì già nel 1975: considerato l’erede di Facchetti per leadership e signorilità, totalizzò 78 presenze e fu titolare ai Mondiali di Spagna che videro la squadra trionfare.

Ritiratosi nel 1988, prese subito il patentino a Coverciano e fu assunto da Boniperti come vice di Dino Zoff sulla panchina.

Proprio durante quest’avventura, nel settembre 1989 si recò in Polonia per visionare il Górnik Zabrze, squadra che la Juventus avrebbe poi dovuto affrontare nel primo turno di Coppa UEFA: il viaggio gli fu fatale, perché l’auto su cui viaggiava, guidata da un autista locale, fu tamponata da un camion e prese fuoco.

Così Scirea morì ad appena 36 anni, dopo una carriera incredibile, piena di successi e mai macchiata da alcun cartellino rosso.

 

Alessandro Del Piero

Il giocatore con più presenze e più reti in bianconero

Arriviamo all’ultimo della lista, quello cioè più recente ma forse allo stesso tempo il più grande di tutti e anche il più amato: Alessandro Del Piero. Nato a Conegliano, in provincia di Treviso, nel 1974, è cresciuto nelle giovanili del Padova, esordendo in serie B a 17 anni.

Acquistato dalla Juventus già nel 1993 per essere aggregato alla Primavera, cominciò a giocare sempre più spesso con la prima squadra allenata da Giovanni Trapattoni, siglando 5 reti già nella sua stagione d’esordio. Nel 1994, con l’arrivo in panchina di Marcello Lippi, Del Piero trovò più spazio, diventando di fatto titolare dell’attacco che avrebbe conquistato il tricolore.

Decisivi furono uno straordinario gol alla Fiorentina che sancì una clamorosa rimonta e l’infortunio a Roberto Baggio, che gli consentì di non avere rivali per molte settimane.

L’anno dopo la società vendette proprio Baggio, facendo di lui il numero 10 titolare ad appena 20 anni, e “Pinturicchio” ripagò la fiducia inventando in Champions League il “gol alla Del Piero” e trascinando la squadra alla finale contro l’Ajax, poi vinta ai rigori.


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La carriera proseguì a ritmi sostenutissimi fino al 1998, con un’annata da 32 gol totali e l’Oscar come miglior calciatore italiano, prima di incappare, l’8 novembre ’98, in un bruttissimo infortunio che lo tenne lontano dai campi per 9 mesi e fece precipitare la squadra addirittura al settimo posto finale in classifica.

Ritornato in campo, visse due stagioni di scarso rendimento, contrassegnate da due secondi posti in campionato, fino al ritorno in panchina di Lippi che riportò la squadra a vincere in Italia e a lottare per le Coppe europee.

Nel 2006 conquistò il Mondiale siglando un gol in semifinale contro la Germania e uno dei rigori della finalissima, ma si vide retrocesso in serie B per lo scandalo di Calciopoli: rimase con la squadra assieme ad altri campioni come Trezeguet, Buffon e Nedved, aiutandola a ritornare prontamente in serie A e poi in Champions.

Ha lasciato la squadra bianconera – non senza il rimpianto dei tifosi – nel 2012, dopo 19 stagioni, 705 presenze e 290 gol in tutte le competizioni. Impressionante il palmares: 6 campionati italiani (più due revocati), una Coppa Italia, 1 Champions League, 1 Coppa Intercontinentale, un titolo di capocannoniere della serie A e uno di capocannoniere della Champions, oltre a sei Oscar del calcio.

Nel 2012 ha accettato le offerte del Sydney FC, andando a giocare per un paio di stagioni in Australia, prima di passare a disputare anche un campionato in India, nel Delhi Dynamos.

 

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