Quando pensiamo ai videogiochi pensiamo a tanti generi diversi. Ci sono quelli sportivi, quelli d’azione, quelli di ruolo. Tutte tipologie che, in maniera completamente diversa, ci appassionano e ci tengono incollati allo schermo di un computer o di un televisore. Pochi però tentano anche di provare dei brividi quando prendono in mano il joypad: sono gli appassionati di giochi di paura e horror.

Questo infatti è un genere un po’ bistrattato. Sono infatti usciti vari titoli nel corso degli anni ma non sempre questi videogiochi hanno trovato il favore del pubblico e della critica.

D’altra parte, non è facile ricreare in un gioco la paura che si può provare davanti ad esempio a un film o un romanzo. Lì, in quei casi, ci si sente infatti immedesimati in una storia su cui però non si ha alcun controllo.

Nei videogiochi invece l’azione non scivola semplicemente davanti a noi. Siamo noi stessi a diventarne protagonisti, ad alimentarla, a gestirla con le nostre scelte e con le nostre capacità.

Forse è per questo motivo che i videogiochi horror devono fare più fatica per impaurirci, proprio perché non siamo realmente impotenti e il miglioramento delle nostre abilità ci potrebbe permettere, almeno in linea teorica, di superare più abilmente gli ostacoli sul cammino.

Non è quindi facile trovare un videogioco di paura che davvero ci faccia sobbalzare sulla sedia, che faccio urlare a squarciagola o tremare i polsi. Qualche volta però le migliori software house sono riuscite nell’intento e sono nati dei piccoli capolavori. Ne abbiamo scelti cinque a cui, se non li avete mai provati, vi suggeriamo di giocare.

 

1. Amnesia: the Dark Descent

Iniziamo a presentare i cinque giochi di paura che abbiamo scelto con un ordine che per una volta non è quello cronologico. Abbiamo preferito infatti orientarci su una disposizione, per così dire, logica, legata più che altro al diverso grado di paura che, a nostro avviso, questi giochi sanno infondere.

In questo senso, Amnesia: the Dark Descent è forse il titolo più completo. Quello che, nonostante il passare degli anni, più ci ha impressionati.

Uscito nel 2010 e realizzato da Frictional Games, il gioco è stato lanciato per PC, Mac e Linux, incontrando ottimi riscontri nella critica e un buon successo anche commerciale. Cosa non frequentissima nel campo degli horror games, che spesso sono stati salutati con titubanza da parte delle riviste specializzate.

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Il gioco invece riesce a imprimere un vero e proprio senso di inquietudine, sia per una trama saggiamente congegnata, sia per alcune scelte che si rivelano divertenti ed efficace allo stesso tempo. Il protagonista del gioco è infatti Daniel, personaggio in cui ci immedesimiamo e che dobbiamo condurre alla salvezza.

Dentro a un castello

All’inizio dell’avventura, questo protagonista si trova all’interno di un macabro castello, senza ricordare, a causa proprio di un’amnesia, il motivo per cui sia finito lì.

Amnesia: the Dark DescentGrazie all’esplorazione di questo castello e in particolare dei suoi sotterranei, però, riesce pian piano a capire e a ricostruire uno ad uno i tasselli del proprio passato, fino a comprendere che su di lui grava una pesante maledizione.

Mescolando riti occulti, pericoli derivanti dal passato e personaggi ausiliari di cui non si sa se ci si può fidare, il gioco crea un persistente senso di smarrimento e soprattutto di paura, cosa non facile quando ci si trova davanti ad un computer.

In più alcune idee di fondo rendono il gameplay particolarmente interessante e costringono lo stesso giocatore ad entrare in un meccanismo in parte perverso e pericoloso.

L’importanza della sanità mentale

Ad esempio, la cosa che anche a distanza di anni risulta più emblematica è forse la presenza, di fianco alla consueta barra della vita, di una barra della sanità mentale. Questo indicatore ci segnala quanto il nostro personaggio stia letteralmente impazzendo.

Il contatto con personaggi di altre dimensioni, il ricorrere troppo spesso alle zone d’ombra del castello e altre attività di questo genere possono infatti pian piano portarci sul baratro della follia. E ovviamente possono rendere più difficoltosa la risoluzione del gioco.

Amnesia: the Dark DescentGiocandoci non dovremo quindi badare solo a salvarci la pelle, ma anche a rimanere lucidi, cosa che nel gioco si può fare solo scendendo a compromessi, rischiando qualcosa ma anche agendo d’astuzia.

Per tutti questi motivi Amnesia: the Dark Descent è uno dei giochi horror e di paura più memorabili della storia dei videogame. Vale quindi la pena di recuperarlo, se non nella versione originale almeno nel suo sequel o tramite una delle sue espansioni. Tenete presente, infine, che dal 2016 è disponibile anche per PlayStation 4.

 

2. Silent Hill 2

Se Amnesia: the Dark Descent è un gioco convincente e di buon successo, Silent Hill 2 probabilmente lo supera almeno nella fama.

Silent Hill 2Il secondo gioco che abbiamo scelto per la nostra cinquina, infatti, è uno dei più famosi non solo del genere horror ma più in generale della storia dei videogiochi recenti. Dalla sua ha vendite impressionanti e il fatto di essere diventato protagonista di una saga che vanta ormai numerosi seguiti oltre a fumetti, romanzi e soprattutto film.

La trama di questo secondo capitolo – che in realtà non è un vero e proprio sequel del primo, ma racconta una storia a parte – è infatti claustrofobica e inquietante.

Prende avvio quando il protagonista, tale James Sunderland, riceve una lettera dalla moglie deceduta da tempo. In questa missiva la donna, di nome Mary, gli dice di recarsi a Silent Hill dove lei lo sta aspettando.

Dentro a Silent Hill

La città però si rivela fin da subito terrificante, perennemente avvolta nella nebbia e popolata, man mano che passa il tempo, da vere e proprie creature pericolose. James si imbatte quasi subito in Maria, una donna che assomiglia in tutto e per tutto all’ex moglie, pur mostrando un carattere completamente diverso.

La cosa più inquietante, però, sono i misteri legati alla morte della moglie del protagonista, che sembra essere avvenuta in modo molto diverso da quanto suggerisce la versione ufficiale.

Un'immagine da Silent Hill 2In questo panorama il giocatore si trova quindi a muoversi tra enigmi anche piuttosto complessi e una ambientazione molto curata dal punto di vista narrativo. Memorabile in questo senso anche l’uso della colonna sonora, curata al livello dei migliori film del genere e scritta da Akira Yamaoka.

Inoltre è particolarmente riuscito anche il principale avversario del gioco, Pyramid Head, vero e proprio boss. Lui si presenta di solito armato di un grosso coltello e con un volto sostituito da una sorta di piramide, a cui deve ovviamente il nome.

Il successo e i seguiti

Il gioco, realizzato dalla Konami, rientra perfettamente nel genere del survival horror ed è stato pubblicato per la prima volta nel 2001 per PlayStation 2. Nel corso degli anni, comunque, è stato portato anche su altre piattaforme sbarcando su Windows già nel 2002 e su PlayStation 3 e Xbox 360 nel più recente 2012.

Oltre che di critica, ha avuto anche un grande successo di pubblico che ha convinto i produttori a realizzarne numerosi altri seguiti. La serie principale di Silent Hill, che originariamente aveva preso avvio nel 1999, è poi proseguita con altri due capitoli con lo stesso titolo, un Origins e due altri titoli della serie principale.

Inoltre sono arrivati remake e spin-off in grande quantità che hanno continuato a rendere popolare la serie anche negli ultimi anni.

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3. Outlast

In genere i giochi di paura sono diffusi soprattutto su certe piattaforme. Ad esempio, ne trovate parecchi per PC, un buon numero per PlayStation o Xbox ma relativamente pochi per tutti gli altri sistemi, da Mac a smartphone passando per le console della Nintendo. Questo dipende ovviamente anche dal target di riferimento di ognuno di questi sistemi.

La copertina di OutlastPrendiamo appunto i prodotti della Nintendo, come il 3DS, la Wii o la recente Switch. Si tratta di piattaforme destinate perlopiù ad un pubblico giovanile, in certi casi addirittura a bambini, per i quali i videogiochi horror sarebbero decisamente fuori luogo.

Sviluppare titoli direttamente per queste console quindi potrebbe rivelarsi un cattivo affare ed è pertanto raro riuscire a trovare giochi interessanti di questo tipo. Raro ma non impossibile.

Ad esempio dal 2017 è possibile comprare la versione Switch di Outlast, uno dei giochi di paura meglio realizzati degli ultimi anni. Uscito originariamente nel settembre 2013 e pensato per Windows, è stato portato su PlayStation e Xbox l’anno successivo e, forte del successo ottenuto, su Mac e Linux nel 2015.

Un survival horror

D’altra parte si tratta di un videogioco che ha appassionato sia la critica che il pubblico, che ha dato grandi emozioni e che quindi può stupire ancora oggi.

Anche questo, infatti, è un survival horror in cui un grandissimo peso è riservato all’aspetto psicologico.

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Realizzato dal team di sviluppatori canadesi che va sotto il nome di Red Barrels, racconta la storia di un giornalista freelance, Miles Upshur, che riceve inizialmente una e-mail. In questa lettera gli viene suggerito di indagare su un misterioso ospedale psichiatrico sperduto tra le montagne del Colorado.

Raccontato come se si trattasse di uno sparatutto in prima persona, il gioco ci presenta quindi l’arrivo di Miles all’interno dell’ospedale, chi si presenta ancora peggiore di quanto ci si potesse aspettare.

Dentro all’ospedale

All’arrivo infatti il giornalista si rende conto che la struttura è stata attaccata da una forza misteriosa. In giro per i corridoi trova dei cadaveri e del sangue, mentre gli unici pazienti vivi sembrano delirare.

In breve comprende che nell’ospedale sono stati compiuti strani esperimenti che hanno finito per mutare molte delle persone coinvolte, trasformandole in veri e propri mostri. Anche gli agenti della S.W.A.T. inviati ripetutamente sul posto sono stati sconfitti ed eliminati da questa forza oscura che ormai domina la situazione.

Outlast, uno dei migliori giochi di pauraPer questo motivo il protagonista cerca quindi di fuggire all’esterno della struttura, trovando però notevoli difficoltà.

Come in ogni buon survival horror, noi dobbiamo gestire proprio questo personaggio non avendo a disposizione alcuna arma, ma dovendo giocare d’astuzia. Utile in questo senso è anche la capacità di analizzare gli indizi trovati via via sul cammino, che possono aiutarci a sopravvivere agli attacchi delle forze misteriose.

I seguiti

Tutto questo genera ovviamente un clima claustrofobico ed inquietante, che è indubbiamente l’aspetto più positivo ed entusiasmante di questo gioco.

Non è un caso che il titolo abbia negli anni venduto più di 4 milioni di copie e che ne siano stati realizzati dei sequel e delle espansioni. Outlast 2, seguito uscito nel 2017, è stato ad esempio anch’esso portato su Switch proprio in queste settimane e vi permetterà quindi di allungare l’esperienza del primo episodio.

 

4. Dead Space

Facciamo ora un balzo all’indietro, e spostiamoci agli anni 2000. Proprio nel 2008, infatti, fu lanciato uno dei giochi più innovativi nel campo dei survival horror e più in generale dei videogiochi di paura. Si intitolava Dead Space ed era realizzato da quella che allora si chiamava EA Redwood Shores, software house che poi cambiò nome in Visceral Games.

Dead Space

Il gioco mescolava per una volta horror e fantascienza, lasciandosi pesantemente inspirare soprattutto dal cinema. Alla base della trama, infatti, erano evidenti i richiami in primo luogo ad Alien, capolavoro di Ridley Scott, ma poi ad altre pellicole come ad esempio La cosa e Punto di non ritorno.

Il grosso dell’azione era infatti vissuto dal personaggio protagonista all’interno di una navicella spaziale. Cosa che ovviamente aumentava il senso di paura, visto che ci si muoveva dentro uno spazio chiuso e angusto.

Inoltre una delle cose più caratteristiche di questo titolo è che le riprese sono effettuate in terza persona, con particolare attenzione, comunque, al realismo e alla immedesimazione.

La mancanza dell’HUD

Contrariamente a tanti altri titoli del nostro elenco, infatti, Dead Space non presenta ad esempio un HUD, cioè un display che in sovraimpressione ci indica il livello di vita, il numero di munizioni presenti nelle armi e altri dati importanti per il gioco.

Queste notizie possono essere desunte da altri contatori che però sono presenti sulla scena, come ad esempio gli indicatori sulle armi o sulla tuta del giocatore. Questa scelta, che sulle prime può sembrare poco pratica, rende però ancora più avvolgente il gioco, portandoci proprio a vivere un’esperienza simile a quella di un film.

La trama ha infatti, come detto, molto di cinematografico. Il gioco è ambientato in un futuro non meglio precisato in cui gli abitanti della Terra hanno finito per colonizzare vari pianeti da cui attingono risorse minerarie.

Il protagonista è proprio un ingegnere minerario di nome Isaac Clarke, con un evidente omaggio a due grandi scrittori di fantascienza come Isaac Asimov e Arthur C. Clarke.

Dentro all’astronave

Per una serie di sfortunate circostanze questo ingegnere si trova imprigionato all’interno, come detto, di un’astronave che è infestata da creature pericolose ostili.

Questi esseri, chiamati all’interno del gioco necromorfi, ovviamente pensano di uccidere l’uomo e si rivelano particolarmente resistenti quando si tenta di farli fuori. L’effetto è quindi quello di una vera e propria gara di sopravvivenza in cui avere la meglio è piuttosto complesso e difficile.

Dead Space, un videogioco che mescola horror e fantascienzaI riferimenti cinematografici non si fermano però qui. Vi basti sapere, ad esempio, che nel doppiaggio della versione italiana, in un ruolo minore, è presente addirittura Dario Argento [1], un vero e proprio maestro dell’horror anche se non si è mai occupato più di tanto di fantascienza.

L’effetto è comunque piuttosto inquietante e per questo, in generale, al momento della sua uscita Dead Space riscosse grandi elogi da parte della stampa specializzata. E tutti si concentrarono sul fatto che il gioco avesse indicato una via per i futuri sviluppi del genere.

I sequel

Non è un caso che il titolo abbia quindi avuto due sequel, il primo lanciato nel 2011 e il secondo nel 2013. Questo primo capitolo secondo noi rimane comunque il migliore, disponibile per PlayStation 3, Xbox 360 e Windows.

Ovviamente il titolo è vietato minori di 18 anni nella maggior parte dei paesi ma, nonostante questi limitazioni, è riuscito negli anni a vendere più di 2 milioni di copie.

 

5. Project Zero II: Crimson Butterfly

Concludiamo la nostra lista con un videogioco che è considerato da molti forse il più spaventoso mai realizzato. Si tratta di Project Zero II: Crimson Butterfly, titolo che però in Nord America è stato mutato in Fatal Frame II.

Project Zero II: Crimson Butterfly

Si tratta infatti di un sequel, che però ha convinto i giocatori e la critica molto più del suo predecessore, migliorandolo in alcuni aspetti.

Realizzato in Giappone dallo studio Tecmo, il titolo è stato lanciato nel 2003 per PlayStation 2, venendo poi portato su Xbox l’anno dopo. Infine, nel 2011, è arrivato anche su Wii, a celebrare un successo duraturo in Giappone come nel resto del mondo.

L’atmosfera è cupa come negli altri giochi che abbiamo presentato, ma qui si sente in particolare l’influenza dell’Estremo Oriente.

Due gemelle

Rispetto ad altre storie, infatti, la paura qui non deriva tanto da combattimenti all’ultimo sangue contro zombi o esseri posseduti, ma da una maledizione che si abbatte su due sorelline. Una maledizione che sembra quasi impossibile da spezzare.

Il giocatore si trova infatti a controllare la piccola Mio Amakura, sorella gemella di Mayu, che però è la maggiore. Le due sorelle all’inizio del gioco si trovano impegnate ad esplorare una foresta, ma la maggiore delle due viene attirata dal volo di una farfalla cremisi.

Una schermata di Project Zero II: Crimson ButterflyMessasi a inseguirla, finisce per perdersi, destino che coinvolge presto anche Mio, che le va dietro per cercare di salvarla. Questo è l’inizio della loro condanna.

Così le due bambine si trovano presto imprigionate in una sorta di villaggio fantasma, scoprendo loro malgrado che questa condizione è dovuta al fatto che un rituale, che si compie periodicamente ogni 10 anni, è andato male.

Il rituale

Questo rito prevede proprio la presenza di due gemelli: uno dei due, il maggiore, dovrebbe infatti strangolare il minore. In questo modo lo spirito di quest’ultimo si tramuterebbe in una farfalla cremisi e avrebbe il compito di custodire il villaggio per appunto 10 anni.

Le due sorelle, con l’aiuto di alcuni personaggi incontrati lungo la strada, dovranno riuscire a sopravvivere al villaggio ed evitare di portare a termine il rituale che le vede coinvolte. Il tutto in un’atmosfera sempre più cupa ed inquietante e con qualche colpo di scena degno della migliore tradizione del cinema orientale.

Acclamato dalla critica, il gioco presenta diversi possibili finali che variano a seconda della console con cui si gioca. Il punto focale, ad ogni modo, è come abbiamo detto la paura, che il gioco riesce a suscitare in maniera subdola ma molto efficace.

Se ci giocherete mai, vi accorgerete che sarà difficile uscire da quella atmosfera.

 

 

Note e approfondimenti

[1] Qui trovate un’intervista rilasciata a suo tempo dallo stesso Argento su questo videogioco.

 

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