10 canzoni famose degli Arctic Monkeys

Gli Arctic Monkeys (foto di Bill Ebbesen via Wikimedia Commons)
Gli Arctic Monkeys (foto di Bill Ebbesen via Wikimedia Commons)

Quando, qualche tempo fa, abbiamo selezionato quelli che a nostro avviso erano i migliori dischi del 2013, abbiamo lasciato fuori dalla lista alcuni album letteralmente per un soffio, ripromettendoci di dedicare poi qualche articolo ai relativi artisti, in modo da ricompensarli per il mezzo torto subito.

Oggi cominciamo a colmare la lacuna presentandovi le migliori canzoni degli Arctic Monkeys, la band di Alex Turner che, dopo una pausa, ha da poco dato alle stampe Tranquility Base Hotel & Casino, sesto lavoro di studio di una carriera tanto fulminea quanto di successo.

Una rapida carriera

Comparsi sulla scena tra il 2005 e il 2006 con Whatever People Say I Am, That’s What I’m Not e subito balzati in testa alle classifiche di mezzo mondo, battendo ogni record precedente, nel corso degli anni hanno saputo cambiare pelle rimanendo sempre fedeli a loro stessi e inanellando una serie impressionante di dischi al numero uno della classifica inglese.

Un successo che li ha resi, volenti o nolenti, i nuovi capofila di un genere abbastanza difficile da definire in maniera univoca ma che potremmo far rientrare nell’ampia etichetta del post-punk.

E allora riscopriamone le dieci canzoni a nostro avviso più belle, pescate con un occhio di riguardo alla loro carriera e alla loro evoluzione stilistica e, di conseguenza, presentate in ordine cronologico.

 

1. I Bet You Look Good on the Dancefloor

da Whatever People Say I Am, That’s What I’m Not, 2006

Dopo essersi fatti conoscere soprattutto tramite il web, nel 2006, grazie all’interesse dell’etichetta indie Domino, gli Arctic Monkeys pubblicarono il loro primo album, che spiazzò tutti gli addetti ai lavori balzando immediatamente in testa all’elenco dei dischi più venduti della Gran Bretagna.

I Bet You Look Good on the Dancefloor degli Arctic Monkeys
Vendette infatti subito la considerevole cifra di 364mila copie, un record non solo nell’epoca dell’mp3 e dello scaricamento illegale, visto che entrò direttamente nel Guinness dei primati prendendo il posto di Definitely Maybe degli Oasis come album d’esordio dalle maggiori vendite nella prima settimana d’uscita.

Il primo singolo, lanciato già nell’ottobre 2005 e capace di generare un grande hype attorno alla band di Sheffield, era stato I Bet Your Look Good on the Dancefloor, canzone che sintetizzava tutte le sonorità dell’album.

 
Aveva un ritmo accelerato, una ruvidezza sia nei testi che nell’esecuzione che richiamava in parte gli Strokes – da sempre uno dei riferimenti della band inglese – e una voluta trasandatezza che emergeva pure dal video, registrato con un vago sapore vintage che lo fa ancora oggi sembrare più una produzione degli anni ’90 che di una manciata d’anni fa.

   

 

2. Mardy Bum

da Whatever People Say I Am, That’s What I’m Not, 2006

Sempre nell’album d’esordio, ma più avanti nella tracklist e senza che diventasse un singolo promozionale, si trovava anche Mardy Bum, una canzone forse meno trascinante e “rock” di altri pezzi delle scimmie artiche ma nondimeno molto amata – e giustamente – dai fan.

La copertina di Whatever People Say I Am, That’s What I’m Not
Non semplicissimo, per chi non provenga dal nord dell’Inghilterra, è decifrare il testo della canzone, visto che Mardy Bum è un appellativo che viene usato per una persona che si lamenta continuamente, che si piange addosso, ed è utilizzabile sia al maschile che al femminile.

E infatti la canzone scritta come al solito da Turner, mette subito le cose in chiaro: «Now then Mardy Bum / I’ve seen your frown / And it’s like looking down the barrel of a gun», traducile con «Ora poi Mardy Bum / Ho visto il tuo broncio / Ed è come guardare lungo la canna di una pistola».

 
Ma la canzone non è, come si potrebbe pensare da queste premesse, un inno alla depressione, quanto piuttosto un malinconico ricordo di quando le cose andavano bene, di quando si era allegri, e di come questa allegria sia destinata a perdersi davanti alle persone perennemente deluse da tutto.

   

 

3. Fluorescent Adolescent

da Favourite Worst Nightmare, 2007

Appena un anno dopo la pubblicazione di Whatever People Say I Am, That’s What I’m Not, gli Arctic Monkeys tornarono in sala d’incisione per preparare un nuovo album, Favourite Worst Nightmare, uscito poi nel 2007.

Più veloce, più duro, a più alto volume dal punto di vista musicale, il nuovo disco si presentò però anche con un Turner più attento ad esibire una voce più raffinata e influenzata dal miglior britpop degli anni Ottanta e Novanta.

Fluorescent Adolescent degli Arctic Monkeys
Fluorescent Adolescent, secondo singolo rilasciato dopo Brianstorm, è una canzone che Turner scrisse assieme alla sua fidanzata di allora, Johanna Bennett (ora sposata col chitarrista dei Kings of Leon), ispirati da una partita a un gioco di parole che i due stavano facendo in una camera d’albergo durante una vacanza.

La canzone si rivela come un’altra ode nostalgica alla gioventù e ai suoi divertimenti (si apre coi versi «You used to get it in your fishnets / Now you only get it in your nightdress / Discarded all the naughty nights for niceness / Landed in a very common crisis», ovvero «Lo facevi con le autoreggenti / Ora lo fai solo in camicia da notte / Messe da parte tutte le notti selvagge per la tranquillità / Atterrata in una crisi molto comune»).

 
Il video, però, è ben più aggressivo, mostrando una band di clown che si scontra fino quasi alla morte con un gruppo di altre persone, alle quali i clown sono legati da comuni ricordi d’infanzia.

   

 

4. 505

da Favourite Worst Nightmare, 2007

Come forse saprete, col successo arrivato agli Arctic Monkeys il leader e cantante della band, il più volte citato Alex Turner, ha deciso anche di dedicarsi ad alcuni progetti paralleli, primo fra tutti il gruppo dei Last Shadow Puppets formato assieme a Miles Kane, ex leader a sua volta dei Rascals.

Favourite Worst Nightmare degli Arctic Monkeys
E, al di là dei lavori realizzati specificatamente insieme, Kane si è trovato a volte a collaborare anche con la band di Sheffield, come ad esempio mettendo la sua chitarra a disposizione di questa 505, canzone di chiusura di Favourite Worst Nightmare.

Ballata che risente di influenze che provengono direttamente dal rock psichedelico, il brano parte lento e malinconico, ma poi prende vigore, rivelandosi uno dei pezzi più sentiti e ben interpretati non solo dell’album ma dell’intera carriera della band.

 
Non è un caso che spesso venga eseguita come canzone di chiusura dei concerti, grazie anche all’ottimo riscontro di cui gode tra i fan.

   

 

5. R U Mine?

da AM, 2013

Chiudiamo questa prima parte saltando a piè pari Humbug e Suck It and See – buoni album privi però, a nostro avviso, di un brano capace di rientrare tra i primi cinque della band (anche se Crying Lightning, Cornerstone e Suck It and See ci sono andati vicino) – e arrivando ad AM.

La copertina di AM degli Arctic Monkeys
All’interno di questo disco si trova anche R U Mine?, pubblicata in realtà per la prima volta ad inizio 2012, un anno e mezzo prima dell’album.

La canzone, scritta ancora una volta da Alex Turner, è accompagnata anche da un bel video premiato con il premio che annualmente viene assegnato dalla rivista britannica NME – rivista che ha sempre avuto un occhio di riguardo per la band di Sheffield.

 
In questo video la canzone è introdotta da Steve Jones, DJ per l’emittente radiofonica losangelina KROQ ma in passato chitarrista e membro fondatore dei Sex Pistols.

   

 

Altre 5 canzoni famose degli Arctic Monkeys, oltre alle 5 già segnalate

Nonostante negli ultimi anni gli Arctic Monkeys siano stati spesso lontani dalle scene, il catalogo delle loro canzoni rimane nutrito. Anche per questo, abbiamo deciso di allungare la nostra lista includendo altri cinque brani che meritano di essere ascoltati. Eccoli.

 

Do I Wanna Know?

Oggi, Do I Wanna Know? è sicuramente una delle canzoni più famose e ascoltate degli Arctic Monkeys. Venne pubblicata all’interno di AM e, anche se all’inizio magari non colpì subito l’immaginario, ha saputo conquistare i suoi estimatori col tempo.

Merito di una mescolanza di suoni – dall’indie al più classico dei blues rock – ma anche di un video particolarmente riuscito, fortemente influenzato dall’estetica anni ’70 di Robert Crumb e del fumetto psichedelico.

Why’d You Only Call Me When You’re High?

In AM è contenuta anche Why’d You Only Call Me When You’re High?, canzone che ne ha costituito anche il terzo singolo. Un brano che presenta, nelle sue sonorità, anche elementi funk e blues, in una commistione molto particolare.

Il singolo venne pubblicato nel 2013, ma la canzone divenne di dominio pubblico prima della data prevista dalla casa discografica. Il 29 luglio, 13 giorni prima della data scelta, il pezzo comparve infatti abusivamente su YouTube e sui social network, in un caso di pirateria che divenne celebre.

 

Arabella

In AM era contenuta anche Arabella, canzone che divenne in quegli stessi mesi il quinto singolo del disco. Un pezzo scritto come al solito da Alex Turner e che venne accompagnato da un video diretto dall’inglese Jake Nava.

La canzone andò piuttosto bene nel Regno Unito e in Italia, anche dal punto di vista commerciale. Da allora è diventato uno dei punti fissi dei concerti degli Arctic Monkeys, che spesso la introducono suonando anche una parte di War Pigs dei Black Sabbath1, a causa della similarità tra i riff delle due canzoni.

When the Sun Goes Down

Torniamo alle origini degli Arctic Monkeys e al loro primo album, Whatever People Say I Am, That’s What I’m Not. Uno dei singoli estratti da quel disco, precisamente il secondo, fu When the Sun Goes Down, un brano duro che ammiccava al garage rock che all’epoca andava per la maggiore.

La storia raccontata era quella di una prostituta di Sheffield, la città di cui sono originari i membri della band. Una storia raccontata anche nel bel video di accompagnamento, diretto da Paul Fraser e interpretato da Stephen Graham (Snatch – Lo strappo e The Irishman) e Lauren Socha (Misfits).

 

Four Out of Five

Four Out of Five proviene invece da quello che è finora l’ultimo album degli Arctic Monkeys, Tranquility Base Hotel & Casino, uscito nel 2018. Il pezzo, influenzato dal glam rock e in particolare dalla musica di David Bowie, è stato il primo singolo estratto dal disco.

Il tema delle parole è abbastanza strano e ironico, tanto è vero che molti hanno cercato di decifrare le liriche oscure di Alex Turner. Molto probabilmente, il brano è una sorta di scherzo contro i critici e il loro dare, al massimo, 4 stelle su 5 («four stars out of five») alle pur belle opere che analizzano.

 

E voi, quale canzone degli Arctic Monkeys preferite?

Note e approfondimenti

  • 1 Un esempio lo trovate qui.

 

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