Cinque grandi canzoni dei film Disney

Cinque grandi canzoni dei film Disney

Ognuno di noi, durante l’infanzia, cresce con miti e leggende diverse; c’è chi conosce a menadito tutte le favole dei fratelli Grimm e chi non li ha nemmeno mai sentiti nominare; chi guarda determinate serie a cartoni animati non perdendosene neppure una puntata e chi invece non può accendere la tv; chi ascolta determinate ninne nanne e canzoni della buonanotte e chi invece ne impara altre, a seconda magari anche delle tradizioni regionali o familiari. Ci sono alcune cose, però, che nonostante queste differenze, sembrano contraddistinguere l’infanzia di tutti, e una di queste cose sono i film della Disney.

Dal 1937 – quando uscì nei cinema il primo lungometraggio della casa di produzione californiana, Biancaneve e i sette nani – ad oggi quei film hanno plasmato intere generazioni, e anche nei periodi di “magra”, o sarebbe meglio dire di produzioni non azzeccate, le riedizioni nei cinema, le uscite in VHS o DVD e le messe in onda televisive durante le feste hanno sempre rinnovato il mito.

Su questi film ci sarebbe molto da dire e molto da raccontare, ma oggi vogliamo soffermarci sui brani musicali, che quasi sempre costituiscono un elemento fondamentale della “magia disneyana”: scopriamo quindi insieme cinque memorabili canzoni dei film Disney.

 

1. When You Wish Upon a Star (da Pinocchio)

Ogni grande pellicola a cartoni animati ha bisogno di almeno una canzone capace di accompagnare i bambini (e gli adulti) nel mondo fatato del racconto.

Pinocchio, il secondo classico DisneyUna canzone che sappia comunicare la magia della favola ma che contemporaneamente sia anche in qualche modo legata ai tempi, adatta ad un orecchio che è abituato ad ascoltare la radio e i dischi che vanno per la maggiore in quel preciso momento storico.

Coniugare in questo modo atmosfere favolistiche ed attualità musicale non è sempre semplice, e non per nulla in casa Disney si sono spesso affidati ad alcuni dei più grandi professionisti del settore, soprattutto negli ultimi anni in cui vari divi del pop si sono cimentati nell’impresa.

Ma la tradizione disneyana in questo campo affonda le proprie radici ben più indietro nel tempo e ci sembra si possa far partire dal 1940, anno in cui comparve nelle sale Pinocchio, il secondo lungometraggio prodotto da Walter Disney, inizialmente un flop commerciale presto però rivalutato dalla critica.

Un pezzo da Oscar

Il film si apriva già nei titoli di testa con una canzone che, almeno in inglese, sarebbe rimasta nell’immaginario collettivo e sarebbe stata oggetto di decine e decine di cover.

Si trattava di When You Wish Upon a Star, brano scritto da Leigh Harline per la musica e Ned Washington per il testo che si aggiudicò anche l’Oscar (il primo per un cartone in una categoria aperta anche alle pellicole con gli attori) e che nel film era eseguita da Cliff Edwards, attore e cantante jazz che avrebbe prestato la sua voce anche ad alcune canzoni di Dumbo.

Geppetto rivolge la sua preghiera alla stella, in Pinocchio della DisneyQuando il film arrivò nel nostro paese nel 1947, il brano, reintitolato Una stella cade, fu cantato da Riccardo Billi (comico con una gloriosa carriera alle spalle in coppia con Mario Riva, convertito proprio in quegli anni al cinema dopo tanto teatro di rivista).

Nonostante la pellicola non sia stata più ridoppiata da allora, fu poi registrato nuovamente nel 1963 da Bruno Filippini – all’epoca diciottenne agli esordi nel mondo discografico – a causa della bassa qualità dell’audio nella versione degli anni ’40.

La fortuna attuale

Ma è indubbiamente la versione in inglese quella che ancora oggi è più nota anche in Italia, grazie anche alle sue reinterpretazioni incise, nel corso degli anni, da artisti del calibro di Louis Armstrong, Diana Ross, Neil Diamond, Ringo Starr e altri.

Inoltre, non bisogna dimenticare che il motivetto iniziale della composizione figura anche nella sigla della Walt Disney Pictures che introduce i film degli studios.

 

2. Alleluja, tutti jazzisti! (da Gli Aristogatti)

Tutti i primi classici Disney sono pieni di canzoni che ci sono entrate nella memoria. Basti pensare a I sogni son desideri in Cenerentola, So chi sei ne La bella addormentata nel bosco, Crudelia De Mon ne La carica dei 101, Lo stretto indispensabile ne Il libro della giungla, Urca urca tirulero in Robin Hood e così via.

Gli AristogattiQuella che noi abbiamo scelto per chiudere questa fase prima di passare a vedere le canzoni del Rinascimento Disney è però Alleluja, tutti jazzisti, meglio nota tra il pubblico come Tutti quanti voglion fare il jazz. Cioè il brano principale de Gli Aristogatti.

Il film fu l’ultimo approvato da Walt Disney in persona, che scomparve all’inizio della sua lavorazione. Uscì nelle sale americane nel 1970, in un’epoca di passaggio per la casa di produzione, che nel giro di poco tempo, senza più il suo leader al timone, avrebbe visto esaurirsi le idee.

Sarebbe infatti in breve entrata in quel periodo involuto a cavallo tra gli anni ’70 e ’80 che sarebbe stato superato solo col lancio de La sirenetta nel 1989.

Tutti quanti voglion fare il jazz

Gli elementi tipici del film d’animazione targato Disney c’erano però qui ancora tutti, dagli animali antropomorfi al cattivo da combattere, dal briccone dal cuore d’oro che alla fine sceglie la famiglia fino agli immancabili numeri musicali.

La canzone in questione, che in originale si intitolava Ev’rybody Wants to Be a Cat, fu scritta da Al Rinker per quanto riguarda la musica e Floyd Huddleston per il testo. Il tutto con la collaborazione degli Sherman Brothers che avevano già scritto il tema principale della pellicola (la The Aristocats che, cantata da Maurice Chevalier, apre il film).

I gatti randagi mentre cantano Tutti quanti voglion fare il jazz de Gli aristogattiRinker in gioventù aveva fatto coppia con Bing Crosby ed era un apprezzato cantante e compositore jazz, mentre Huddleston era il suo paroliere di fiducia, tanto che i due insieme scrissero più di 800 canzoni per artisti del calibro di Frank Sinatra, Judy Garland e per molti film.

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Sempre per la Disney, quest’ultimo avrebbe tra l’altro poi scritto il testo di Love, brano – su musiche di George Burns – della colonna sonora di Robin Hood, cantato, nel film, proprio dalla sua stessa moglie Nancy Adams.

Il cameo (vocale) di Scatman Crothers

Ev’rybody Wants to Be a Cat era cantata in originale – come in italiano – dai vari doppiatori dei personaggi, ma soprattutto da Scatman Crothers, che prestava la voce a Scat Cat.

Celebre attore, cantante e ballerino di colore, Crothers recitò anche in film e serie tv drammatiche come Qualcuno volò sul nido del cuculo, Radici e soprattutto Shining, in cui interpretava l’importante ruolo del cuoco Dick Halloran.

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3. Il mondo è mio (da Aladdin)

Come anticipato, nel 1989 prese avvio quello che gli storici del cinema amano chiamare il Rinascimento disneyano. Dopo anni di film contraddistinti da uno scarso appeal sia per il pubblico che per la critica, infatti, la casa di produzione californiana seppe mettere a segno una serie impressionante di successi.

AladdinUscirono titoli come La sirenetta, La bella e la bestia, Aladdin o Il re leone. E soprattutto arrivarono colonne sonore in grado di guadagnarsi nomination e premi in tutte le principali manifestazioni del settore.

Dal punto di vista musicale, buona parte del merito di questa rinascita è da ascrivere almeno inizialmente a due giovani autori di musical, Howard Ashman e Alan Menken, che proprio sul finire degli anni ’80 iniziarono a portare nuove idee negli studios.

Insieme, i due realizzarono le colonne sonore de La sirenetta e La bella e la bestia (vincendo l’Oscar con le canzoni In fondo al mar e La bella e la bestia) e iniziarono la lavorazione di Aladdin, il cui primo soggetto era stato scritto e proposto alla Disney proprio da Ashman.

L’Oscar e l’AIDS

Il loro lavoro però si interruppe a metà del guado a causa della morte, a quarant’anni, dello stesso Ashman, colpito dall’AIDS. Non a caso l’Oscar che ottenne per La bella e la bestia fu assegnato postumo e ritirato dal compagno, Bill Lauch, che sul palco invitò i media ad occuparsi ancora di più di quella terribile malattia.

Il lavoro su Aladdin fu quindi continuato da Tim Rice, lo storico paroliere di Andrew Lloyd Webber e autore di Jesus Christ Superstar ed Evita. Lui si occupò di scrivere i testi delle canzoni ancora incomplete, tanto che nel film ne figurarono alla fine due scritte da Rice e tre da Ashman.

Aladdin e JasmineMentre al secondo sono da attribuire Notti d’Oriente, Un amico come me e Il principe Ali, Rice mise la firma su La mia vera storia e soprattutto su Il mondo è mio. Questo brano trionfò agli Oscar e rappresenta ancora oggi la canzone-simbolo del film, cantata ad accompagnare il volo che Aladdin fa fare a Jasmine sul tappeto volante.

I cantanti

In originale il brano era cantato da Brad Kane e Lea Salonga, mentre in italiano le voci sono quelle di Vincent Thoma e Simona Peron.

In ogni caso la canzone è stata più volte reincisa e reinterpretata sia in inglese che in italiano da artisti come Peabo Bryson e Regina Belle, Chord Overstreet e Demi Lovato, Nick Lachey e Jessica Simpson, Enzo Draghi e Cristina D’Avena, Gigi D’Alessio e Anna Tatangelo, Valerio Scanu e Ivana Spagna.

 

4. Il cerchio della vita (da Il re leone)

Il buon lavoro fatto – all’ultimo momento – su Aladdin fruttò a Tim Rice una serie di altri ingaggi da parte della Disney, primo fra tutti quello per scrivere il testo delle canzoni per la nuova pellicola in lavorazione agli studios, Il re leone.

Il re leone

Rice accettò a patto che potesse proporre lui l’autore delle musiche, visto che Menken era impegnato su altri progetti, e la scelta ricadde prima sugli ABBA, che però declinarono per impegni precedenti, e poi su Elton John, che accettò.

La collaborazione fruttò cinque canzoni memorabili: Il cerchio della vita, che apre la pellicola, Voglio diventare presto un re, Sarò re (cantata in originale da Jeremy Irons – che interpretava Scar –, Cheech Marin, Jim Cummings e Whoopi Goldberg e in italiano anche da Tullio Solenghi), Hakuna Matata e L’amore è nell’aria stasera.

Quest’ultima è meglio nota nella versione originale – Can You Feel the Love Tonight – interpretata dallo stesso Elton John e vincitrice dell’Oscar.

Elton John e gli altri

Il brano che abbiamo scelto noi, però, è quello che forse è più noto in italiano, quel Il cerchio della vita che fu magnificamente interpretato da Ivana Spagna e che accompagna la scena iniziale in cui Simba viene presentato alla savana (e che è presente anche nella prima locandina del film).

Il brano, come anche Can You Feel the Love Tonight, fu pubblicato da Elton John come singolo, arrivando al numero 11 della classifica inglese e nella top twenty americana.

Una celebre scena de Il re leone, uno dei più bei cartoni animati della DisneyNel film, invece, la canzone era cantata da Carmen Twillie, una cantante afroamericana poco nota al grande pubblico ma che aveva collaborato coi Pink Floyd.

Accanto a lei c’era Lebo M (per quanto riguarda i vocalizzi Zulu), un cantante sudafricano poco più che ventenne ma che aveva già lavorato, in America, alla colonna sonora de Il colore viola e poi avrebbe collaborato a quelle di Congo, Dinosauri e Black Hawk Down.

La svolta di Ivana Spagna

Il disco ebbe un successo inconsueto per una soundtrack, diventando il quarto più venduto dell’anno ed è a tutt’oggi l’unica colonna sonora di un film d’animazione ad aver ottenuto il disco di diamante.

Per quanto riguarda Ivana Spagna, la canzone segnò una svolta importante della sua carriera, spingendola ad abbandonare l’inglese e ad iniziare a cantare in italiano, lingua che le avrebbe permesso di ottenere grandi successi – anche a Sanremo – nel corso degli anni ’90.

 

5. All’alba sorgerò (da Frozen)

In attesa dell’uscita di Big Hero 6, che arriverà nei cinema più o meno a Natale, l’ultimo classico d’animazione Disney prodotto è Frozen, uscito lo scorso anno e subito campione di incassi e di premi.

FrozenGeneralmente, quando compiliamo le nostre cinquine cerchiamo di tenerci lontani dai prodotti troppo recenti, per non lasciarci influenzare dalla moda e dagli entusiasmi del momento che magari col tempo tendono ad affievolirsi: per l’ultimo posto della cinquina, quindi, in un primo momento non volevo spingermi ad includere canzoni troppo recenti, limitandomi ai grandi classici.

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Man mano che lavoravo all’articolo, però, mi sono reso conto da un lato di quanto ancora potente fosse – a distanza di qualche mese dal primo ascolto – la canzone trainante di Frozen.

In secondo luogo, ho compreso quanto certi film e certi brani possano diventare letteralmente degli instant classic, cioè colpire immediatamente l’immaginario di una generazione.

Il classico istantaneo cantato da Demi Lovato e Martina Stoessel

E se non mi credete vi basterà fare qualche rapida ricerca sul web o su YouTube per rendervi conto di quanto All’alba sorgerò – e meglio ancora la sua versione inglese, Let It Go – venga citata, ascoltata, parodiata dagli adolescenti di mezzo mondo.

Il brano è stato scritto dalla coppia Kristen Anderson-Lopez e Robert Lopez, moglie e marito nella vita reale: lui, newyorkese di origini filippine, ha lavorato per molti anni a Broadway e in tv, conquistando un Tony già nel 2004 per il musical Avenue Q e ottenendo un Emmy nel 2008 per le musiche della serie per bambini Wonder Pets.

Frozen coi sottotitoliLei invece ha iniziato a collaborare col marito, sposato nel 2003, solo negli ultimi anni, aiutandolo soprattutto da quando ha cominciato a lavorare per la Disney, prima con la colonna sonora di Winnie the Pooh – Nuove avventure nel bosco dei 100 acri e poi appunto con Frozen.

Cantata in originale da Idina Menzel all’interno del film e da Demi Lovato nei titoli di coda (e in italiano, rispettivamente, da Serena Autieri e dalla star di Violetta, Martina Stoessel), la canzone ha conquistato l’Oscar durante la recente cerimonia presentata da Ellen DeGeneres battendo anche la cantatatissima Happy di Pharrell Williams.

 

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