Cinque grandi colonne sonore di film degli anni ’90

Una celebre immagine da Singles - L'amore è un gioco

Qualche mese fa vi abbiamo presentato un elenco di cinque indimenticabili colonne sonore degli anni ‘70, lista che spaziava da Arancia meccanica fino a La febbre del sabato sera, con canzoni e film che hanno segnato decisamente un’epoca. Il progetto, però, era quello di non fermarsi lì e di andare avanti, esplorando le collaborazioni tra musica e immagini anche di altri decenni, da quelli più vicini a noi a quelli addirittura più lontani.

Oggi aggiungiamo un secondo tassello al nostro mosaico analizzando cinque colonne sonore di film degli anni ’90, decennio in cui la musica cercava nuove strade, che in parte tendevano a riallacciarsi agli anni ’60 – è il caso del successo del surf rock che una certa influenza avrà anche sull’alternative – e in parte a mescolare i generi nel britpop, nella stessa musica indie e alternative e soprattutto nel grunge, vero genere-icona del periodo. Ma vediamo i film che abbiamo scelto uno ad uno, ed approfondiamo la questione.


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The Commitments

Il soul cantato dai bianchi

The CommitmentsSecondo alcuni, la vera musica statunitense non è il rock’n’roll, come più spesso si ritiene, ma il soul, perché scava più in profondità nelle radici americane e nelle sue contraddizioni, oltre a combinare in un unico stile elementi di tutti gli altri generi sviluppatisi sul suolo statunitense, come il gospel, il rhythm and blues e addirittura il jazz.

Quindi fa un certo effetto vedere il soul cantato non solo fuori dall’America ma addirittura in Irlanda, messo in bocca a un gruppo ad esponenti della working class che tutto possono avere tranne radici afroamericane. Eppure The Commitments, pellicola del 1991 diretta da Alan Parker a partire da un libro di Roddy Doyle, riusciva magicamente nell’impresa.

Vincitore del BAFTA per il miglior film e la miglior regia e nominato sia ai Golden Globe che agli Oscar – dove fu battuto rispettivamente da La bella e la bestia e JFK – Un caso ancora aperto – fu la grande sorpresa dell’anno e presentava una colonna sonora di grande impatto che, nonostante fosse stata incisa dagli attori del cast visto che al centro del film c’era proprio la storia di un gruppo di amici che fondava una band, arrivò fino al quarto posto in Inghilterra e all’ottavo in America.

Al suo interno si trovano reinterpretazioni di Mustang Sally di Mack Rice, Chain of Fools di Aretha Franklin, In the Midnight Hour di Wilson Pickett, I Can’t Stand the Rain di Ann Peebles e altri classici del genere.

 

Singles

Il grunge prima che diventasse famoso

Singles, un film in cui la colonna sonora ha un particolare pesoCi sono registi che creano film sul mondo della musica, ci sono registi che sanno scegliere buona musica (o che hanno dei buoni consulenti) e infine ci sono registi – pochi per la verità – come Cameron Crowe, che di fatto forse ne sanno più di musica che di film.

Se avete visto Quasi famosi (del quale abbiamo parlato in occasione del nostro ricordo di Philip Seymour Hoffman), la sua storia la conoscete già bene: giornalista musicale ad appena 15 anni, inviato di Rolling Stone a 16, intervistatore di Bob Dylan, Neil Young e dei Led Zeppelin prima ancora di raggiungere la maggiore età; al cinema ci era arrivato poco dopo i 30, scrivendo e dirigendo Non per soldi… ma per amore, bella commedia romantica ambientata a Seattle e interpretata da John Cusack.

Per il suo secondo film, Singles – L’amore è un gioco, uscito nel 1992, scelse ancora la città del nord-ovest degli Stati Uniti, cogliendo anzi in anticipo i germi del grunge che lì sarebbe fiorito proprio in contemporanea con l’uscita del film: per la colonna sonora – e a volte anche per dei cameo nel film stesso, come nel video qui di seguito in cui Eddie Vedder e compagni interpretavano la band di Matt Dillon – scritturò i gruppi emergenti della zona, dai Nirvana (la cui canzone fu poi tagliata dal film perché nel frattempo la band aveva avuto successo e Smells Like Teen Spirit era diventata troppo cara a livello di diritti d’autore) ai Pearl Jam, dai Soundgarden di Chris Cornell agli Alice in Chains. Nella colonna sonora, oltre ai gruppi già citati figuravano pure gli Smashing Pumpkins, i Mudhoney e un classico di Jimi Hendrix.

 

Pulp Fiction

Un rock’n’roll alla Ennio Morricone

La colonna sonora di Pulp Fiction, film che ha segnato gli anni '90«Ho scelto il surf rock perché era come se fosse un Ennio Morricone rock’n’roll, come se fosse una musica da spaghetti western in rock’n’roll»: con queste parole a metà anni ’90 Quentin Tarantino spiegava le motivazioni che l’avevano portato, assieme ai suoi consulenti Chuck Kelley e Laura Lovelace, ad approntare la colonna sonora del suo Pulp Fiction, film di grandissimo successo di critica e di pubblico.

Ma anche la soundtrack non se la cavò affatto male: nel giro di due anni riuscì a vendere due milioni di copie, trascinata dalla strumentale Misirlou eseguita da Dick Dale & His Del-Tones, ma anche dai classici You Never Can Tell di Chuck Berry, Son of a Preacher Man di Dusty Springfield e Girl, You’ll Be a Woman Soon di Neil Diamond ma reinterpretata degli Urge Overkill.


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Inoltre nel disco i brani erano inframmezzati da parti di dialogo tratti dal film: si partiva, come nella pellicola stessa, con lo scambio di battute tra Tim Roth e Amanda Plummer e poi vi trovavano spazio anche Samuel L. Jackson, John Travolta, Bruce Willis e Uma Thurman, a rendere ancora più evidente come in quel film anche le parole dei dialoghi avessero una loro precisa musicalità, come abbiamo avuto modo di sottolineare anche noi qualche tempo fa.

 

Trainspotting

Tra britpop, droga e acid house

Trainspotting, film che lanciò la carriera di Ewan McGregor e Danny BoyleDi Trainspotting, pellicola del 1996 di Danny Boyle, abbiamo avuto modo di parlare recentemente quando abbiamo dedicato un articolo ai film che affrontano il tema della droga, quindi non staremo a dilungarci più di tanto sulla trama e sul valore artistico della pellicola, visto che qualche veloce nota la potete trovare già là; piuttosto, dedichiamo un po’ di spazio alla colonna sonora, che fu una delle più belle e significative del decennio.

A esser più corretti, in realtà, non si può nemmeno parlare di un’unica colonna sonora, ma di due dischi: il primo fu pubblicato nel 1996, in contemporanea col film, com’è d’uso; il secondo volume fu invece fatto uscire l’anno successivo proprio a causa del grande e inaspettato successo del primo, includendoci brani che erano stati tagliati nella prima selezione ed altri che non erano nemmeno presenti nel film ma erano stati presi in considerazione durante la lavorazione.


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Il primo album si apriva con Lust for Life, brano che aveva un ruolo centrale anche nella scena d’apertura della pellicola e che da lì in poi è sempre stato associato a Trainspotting; poi si alternavano pezzi britpop come Sing dei Blur e Mile End dei Pulp e canzoni elettroniche e acid house come quelle dei Primal Scream, degli Underworld e dei New Order; su tutti però svettava Perfect Day di Lou Reed, brano epico a cui il film regalò una seconda giovinezza. Nel secondo album ritornavano più o meno gli stessi gruppi (anche se ad esempio c’era Golden Years di David Bowie, mentre i Joy Division prendevano il posto dei New Order), con versioni remixate o brani secondari.

 

Romeo + Giulietta

L’amore giovane e infelice

La colonna sonora di Romeo + JulietConcludiamo il nostro viaggio con la pellicola di un altro regista che con la musica, da anni, ci lavora a tutti i livelli, e cioè l’australiano Baz Luhrmann, che aveva esordito nel 1992 con il piccolo ma apprezzatissimo Ballroom – Gara di ballo, dedicato al ballo da sala, ed avrebbe continuato nel decennio successivo col celebre musical pop Moulin Rouge!


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Nel 1996, comunque, riuscì a dirigere un altro film molto particolare, Romeo + Giulietta, rielaborazione postmoderna del capolavoro teatrale interpretata da un giovane Leonardo DiCaprio e un’ancora più giovane Claire Danes, all’epoca diciassettenne. Premiato a Berlino e al BAFTA, oltre che in una miriade di premi dedicati al pubblico giovanile, rappresentò un volano per la carriera di tutti i professionisti coinvolti, visto che DiCaprio sarebbe poi passato a Titanic, la Danes a lavorare con Francis Ford Coppola in L’uomo della pioggia e Natalie Portman – che era stata scartata all’ultimo nel ruolo di Giulietta perché troppo giovane rispetto a DiCaprio e per ammissione dello stesso Luhrmann nelle scene d’amore sembrava quasi molestata dal collega – avrebbe ottenuto il ruolo nei prequel di Star Wars.


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Per quanto riguarda la colonna sonora, uscirono due album: il primo conteneva pezzi pop usati nella pellicola, mentre il secondo si concentrava su canzoni non incluse nel disco precedente, brani orchestrali e spezzoni di dialogo. La versione più interessante è ovviamente la prima, che conteneva brani dei Garbage, di Des’ree, dei Cardigans (la cui Lovefool ebbe un grandissimo successo) e dei Radiohead; assente invece la canzone che chiudeva la pellicola, Exit Music (For a Film) sempre dei Radiohead, che fu lasciata fuori per essere inserita nell’album OK Computer.

 

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