Cinque grandi comici usciti dallo Zelig

Lo Zelig di Milano

Oggi in Italia la comicità è sopratutto comicità televisiva. Il che non è detto che sia necessariamente un male. La televisione dà visibilità, permette alle giovani speranze di farsi conoscere anche fuori dalle fiere di paese e, soprattutto, dà una certa stabilità economica a chi intraprende la carriera di comico. Però è anche vero che il rischio, oggigiorno, è forse quello di una sovraesposizione mediatica. In questi ultimi vent’anni abbiamo visto passare sugli schermi televisivi centinaia e forse migliaia di cabarettisti, e in un meccanismo quasi darwiniano solo pochi sono riusciti a superare la selezione naturale. Solo pochi sono riusciti a tirare fuori dal cilindro qualche monologo nuovo, qualche numero che non sembrasse stantio e già sentito.

A Milano, dal Derby allo Zelig

Un tempo non era affatto così. La comicità di buon livello la si poteva vedere solo in determinati luoghi, che non a caso erano ammantati di un’aura quasi mistica. Tra questi, a Milano bisogna citare il Derby negli anni ’60 e ’70 o lo Zelig dagli anni ’80 in poi. E proprio dello Zelig – inteso come il locale e non come la trasmissione che da lì ha preso il nome – vogliamo parlarvi oggi, soprattutto dello Zelig delle origini, capace di fare da trampolino di lancio per alcuni dei più importanti comici degli ultimi trent’anni.

Il locale fu inaugurato nel 1986 in viale Monza per la conduzione di Giancarlo Bozzo e la direzione artistica di Gino e Michele. Si ispirava, nel nome, al celebre film di Woody Allen e nei suoi quasi trent’anni di attività ha visto salire sul proprio palcoscenico fior di umoristi, lanciato carriere anche importantissime e dato vita a una delle trasmissioni TV di maggior successo degli ultimi anni. Ma quali sono stati i più importanti comici usciti dallo Zelig? Scopriamolo insieme.


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Paolo Rossi

Il giullare del monologo e della canzone

Paolo Rossi da giovaneFriulano di nascita, ferrarese di formazione, milanese d’adozione, Paolo Rossi è una delle personalità più irriverenti comparse sulla scena non solo del cabaret, ma di tutto il mondo dello spettacolo italiano tra la fine della Prima repubblica e la nascita – ammesso che sia effettivamente nata – della Seconda. Allo Zelig si esibì già nei primissimi anni del nuovo locale.

Dopo un esordio teatrale sotto l’egida di Dario Fo, nel 1983 era entrato nella Compagnia del Teatro dell’Elfo. Questa compagnia sarebbe diventata, come vedremo anche più avanti, una delle prime fucine di comici di quella generazione, ma in quel momento fu importante perché gli aprì le porte del palco di viale Monza. Arrivarono, poco dopo, anche le prime apparizioni al cinema: con Gabriele Salvatores e molti colleghi cabarettisti recitò infatti in Kamikazen, che rappresenta un po’ la summa di quegli anni. Ai dialoghi di quel film collaborarono non a caso Gino e Michele, mentre nel cast figuravano anche altre stelle del periodo come Silvio Orlando, Claudio Bisio, Bebo Storti, Antonio Catania, Gigio Alberti, David Riondino e Raul Cremona.

La fama giunse poi nel 1992 con l’approdo in TV, conducendo Su la testa!, Il laureato e Scatafascio. In quelle trasmissioni poté dar prova della sua comicità, fatta di monologhi dissacranti e anarchici ma anche di una mimica quasi da giullare medievale. Da lì in poi seguirono vari spettacoli teatrali (Il circo di Paolo Rossi, Rabelais, Il signor Rossi e la Costituzione, tra gli altri) e un paio di partecipazioni al Festival di Sanremo, la prima in coppia con Enzo Jannacci e la seconda con un brano inedito di Rino Gaetano.

 

Claudio Bisio

Conduttore, attore, cabarettista, cantante

Claudio Bisio ai tempi in cui presentava la versione televisiva di ZeligIl più eclettico, probabilmente, dei comici che abbiamo scelto di includere in questa cinquina è Claudio Bisio, che nella sua carriera può vantare esperienze ai massimi livelli da cabarettista, da attore, da cantante e da conduttore televisivo. Nato a Novi Ligure nel 1957 ma cresciuto a Milano, dopo aver studiato al Piccolo Teatro di Milano entrò nella Compagnia del Teatro dell’Elfo, legandosi da un lato all’ambiente dello Zelig e dall’altro a Gabriele Salvatores. Entrambi sarebbero stati per molto tempo i principali motori della sua carriera.

Allo Zelig infatti mosse i primi passi come monologhista. Su quel palco, d’altra parte, sarebbe tornato nella seconda parte degli anni ’90 per condurre per quattordici anni la versione televisiva dello show cabarettistico, affiancato di volta in volta da Antonella Elia, Michelle Hunziker, Vanessa Incontrada e Paola Cortellesi. Con Salvatores invece approdò al cinema, prima in Sogno di una notte d’estate e Kamikazen, poi soprattutto in Turné, Mediterraneo (che vinse l’Oscar), Puerto Escondido e Sud.


Ma, come detto, non furono solo queste le direttrici della multiforme carriera di Bisio. Grazie all’amicizia con Rocco Tanica, tastierista degli Elio e le storie tese, comparve varie volte nei dischi della band e in vari spettacoli comuni. Inoltre produsse in proprio l’album Paté d’animo, all’interno del quale era contenuto il tormentone dell’estate 1991, cioè Rapput.

Inoltre, ha lavorato in TV con la Gialappa’s in Mai dire gol, ha doppiato il bradipo Sid in tutti i vari capitoli de L’era glaciale, ha recitato in vari spettacoli teatrali in giro per l’Italia dimostrando una particolare predilezione per i testi di Daniel Pennac. Ha infine scritto anche alcuni libri comici, tra i quali si ricorda con particolare piacere il primo, Quella vacca di Nonna Papera.

 

Elio e le storie tese

Il rock demenziale partito dallo Zelig

Elio e le storie tese in una delle apparizioni sanremesiLi abbiamo tirati in ballo con Claudio Bisio, e non potevamo d’altro canto non dedicare un intero punto della nostra cinquina a Elio e le storie tese. Il gruppo capofila del rock demenziale in Italia è stato infatti capace di portare in vetta alle classifiche quello che fino al loro avvento era stato solo un genere di nicchia.

Formatisi a Milano nel 1980 ma passati, nei primi anni di vita, attraverso vari cambiamenti, esordirono pubblicamente proprio attorno alla metà degli anni ’80. Lo Zelig fu uno dei primissimi locali in cui misero piede, con un repertorio già abbastanza solido in cui figuravano brani divenuti cavalli di battaglia della band come Cara ti amo, John Holmes (una vita per il cinema) e Cateto.


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Il primo album uscì nel 1989, intitolato Elio Samaga Hukapan Kariyana Turu, ma il grande successo arrivò nel 1992 con Italyan, Rum Casusu Çikti. A questo disco collaborarono vari comici milanesi come Claudio Bisio e Diego Abatantuono, oltre ai cantanti Enrico Ruggeri e Riccardo Fogli. Dopo aver conquistato, anche grazie ad alcune apparizioni TV, un buon seguito tra i più giovani, si fecero conoscere da tutta Italia grazie alla partecipazione al Festival di Sanremo del 1996, con la loro La terra dei cachi. La canzone, pur piazzandosi seconda, fu la vincitrice morale della manifestazione, impresa poi bissata nel 2013 con La canzone mononota.

La band è composta da Stefano Belisari (Elio), Nicola Fasani (Faso), Davide Civaschi (Cesareo), Sergio Conforti (Rocco Tanica), Christian Meyer e Antonello Aguzzi. Comparsa in decine di trasmissioni televisive, ha pubblicato svariati album, tra i quali quelli di maggior successo sono stati probabilmente Eat the Phikis e il recente L’album biango.

 

Antonio Albanese

La seconda ondata

Antonio Albanese e Carlo VerdoneNei primi anni dello Zelig, furono chiamati ad esibirsi quei comici che si erano formati tra gli anni ’70 e i primi ’80. Cioè, oltre a quelli già citati, anche gente del calibro di Gene Gnocchi, Bebo Storti, Silvio Orlando, Gigio Alberti, Lella Costa, Gioele Dix e David Riondino. All’inizio degli anni ’90, però, si verificò il primo di quelli che sarebbero divenuti numerosi ricambi generazionali. Gli ospiti dei primi anni, infatti, cominciavano sempre più frequentemente a comparire in TV e al cinema e a tenere tournée in giro per l’Italia. Il palco dello Zelig aveva quindi bisogno di venire calcato da nuovi cabarettisti.

Alla “seconda ondata”, se così vogliamo chiamarla, apparteneva anche Antonio Albanese, nato in provincia di Lecco da genitori palermitani e allora neodiplomato in una scuola drammatica milanese. Nel 1991 tentò infatti nel locale di viale Monza la carta della comicità con alcuni monologhi da lui stesso scritti che lasciarono subito una buona impressione. Venne così invitato sia al Maurizio Costanzo Show, che in quegli anni si occupava di scoprire e lanciare molti comici, sia al programma Su la testa! condotto proprio da Paolo Rossi.

Fu però con Mai dire gol, a cui approdò subito dopo, che divenne un comico di prim’ordine. I personaggi di Epifanio, Alex Drastico e Pier Piero gli portarono fama e visibilità e gli permisero di tentare anche la carriera cinematografica. Sul grande schermo approdò così nel 1996 con Uomo d’acqua dolce, di cui fu anche regista e sceneggiatore, seguito poi dalle ottime prove da attore in Vesna va veloce, La seconda notte di nozze e Giorni e nuvole.

Dopo qualche anno di pausa, è ritornato poi al cabaret col personaggio del politico corrotto Cetto La Qualunque, poi portato sul grande schermo in Qualunquemente (grande successo al botteghino) e Tutto tutto niente niente.

 

Aldo, Giovanni e Giacomo

Il trio che ha sfondato al cinema

Aldo, Giovanni e Giacomo, probabilmente i comici di Zelig che hanno avuto maggior successoConcludiamo, in ordine cronologico e non di importanza, con Aldo, Giovanni e Giacomo, gli ultimi grandi comici usciti da quei primi anni del locale milanese. Aldo e Giovanni già lavoravano insieme dalla fine degli anni ’70, quando si erano conosciuti a Milano. A loro nel 1991 si aggiunse Giacomo, che vantava già qualche anno di esperienza nel settore grazie al duo comico – Hansel e Strudel – messo in piedi assieme alla fidanzata e moglie Marina Massironi.

I tre iniziarono ad esibirsi in vari locali milanesi tra cui appunto lo Zelig e a collaborare con colleghi cabarettisti come Flavio Oreglio, Antonio Cornacchione, Paolo Rossi e Claudio Bisio. Nel 1995 approdarono quindi a Mai dire gol, che rappresentò il loro vero trampolino di lancio. I personaggi dei sardi, degli svizzeri e di Tafazzi ebbero grande riscontro e, nelle tre stagioni di permanenza, posero le basi del loro futuro incredibile successo.

Nel 1997 tentarono infatti pure loro la carta del cinema, scrivendo e dirigendo (assieme a Massimo Venier) Tre uomini e una gamba, che si rivelò un successo clamoroso e inaspettato al botteghino. Successo presto replicato da Così è la vita, Chiedimi se sono felice, La leggenda di Al, John e Jack e Tu la conosci Claudia?. Proprio a causa di questo grande successo, negli ultimi anni hanno lesinato le apparizioni TV a pochi selezionati momenti – come lo spettacolo Anplagghed –, concentrandosi soprattutto sul cinema.

 

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