Cinque grandi disegnatori di Dylan Dog

Dylan Dog e i suoi disegnatori più rappresentativi

Difficile dire, analizzando un fumetto, quanta parte del suo successo sia da attribuire alle storie e quanta ai disegni; perché in questo particolare mezzo di comunicazione i due aspetti – che solitamente sono affidati a due persone diverse, dotate quindi di talenti e sensibilità non facili da coniugare – tendono a mescolarsi e fondersi, rendendo difficile stabilire, almeno quando il prodotto è buono, dove termina il talento dell’uno e comincia quello dell’altro.

Per questo, ci sembra non abbia senso porsi la questione di quanta parte del successo di Dylan Dog sia da attribuire ai suoi disegnatori. Perché se è vero che la testata bonelliana nata nel 1986 ha sempre potuto offrire storie scritte da grandi autori (Tiziano Sclavi in primis, ma poi anche Claudio Chiaverotti, Paola Barbato, Roberto Recchioni e molti altri), è anche evidente che queste storie sono state disegnate da artisti di grande talento, che hanno apportato notevoli miglioramenti grazie alla loro visione e alla loro capacità di creare determinate atmosfere con china e pennello.


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Al mensile del detective dell’impossibile hanno lavorato, in questi quasi trent’anni di esistenza, decine di disegnatori, alcuni poi passati ad altre testate, altri ancora attivi sull’albo regolare o sui suoi speciali. Quali sono, però, i cinque che hanno lasciato maggiormente il segno? Noi abbiamo provato a fare le nostre scelte, segnalando comunque che – a malincuore – abbiamo dovuto lasciare fuori dalla lista alcuni che avrebbero meritato di esserci, come gli ottimi Luigi Piccatto, Andrea Venturi, Nicola Mari o Carlo Ambrosini.

 

Angelo Stano

Il copertinista che si ispira a Schiele

Non potevamo che partire da lui, da Angelo Stano, disegnatore del primo numero di Dylan Dog (L’alba dei morti viventi, datato ottobre 1986) e, dal numero 42 in poi, copertinista ufficiale della serie. Pugliese classe 1953, Stano si è trasferito a Milano appena dopo aver preso la maturità artistica, nel 1971, e qui ha iniziato a collaborare con varie case editrici.

Nel 1985, fattosi ormai le ossa su decine di pubblicazioni, è stato contattato dalla Bonelli per entrare nello staff del nuovo mensile in fase di progettazione, appunto Dylan Dog: la sua scelta di approntare uno stile ispirato all’espressionismo, e in particolare all’opera di Egon Schiele, gli è valsa fin da subito le lodi della critica e la promozione a disegnatore capofila della testata.

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Tra le storie realizzate nel corso degli anni si segnalano l’importante Morgana (n.25, dell’ottobre 1988), Storia di nessuno (n.43, aprile 1990), La storia di Dylan Dog (n.100, a colori, gennaio 1995), Ritratto di famiglia (n.300, anch’essa a colori, agosto 2011) e La legione degli scheletri (n.315, novembre 2012, che segna anche il suo esordio alla sceneggiatura). Stano, inoltre, ha insegnato per molti anni alla Scuola del Fumetto di Milano.

 

Corrado Roi

Un tratto gotico inconfondibile

Come dicevamo in apertura, Dylan Dog è una serie che vive di atmosfere. E se Stano è un maestro nel creare personaggi magri e malati che vivono all’interno di incubi espressionistici, Corrado Roi è invece una sorta di re del gotico. La sua capacità di giocare coi bianchi e coi neri, come il suo tratto particolarmente cupo, sono diventati celebri nei primi anni della serie, quando Tiziano Sclavi forniva sceneggiature in cui l’assurdo si mescolava al macabro e l’orrore spuntava perfino negli sfondi delle vignette.

Nato sul Lago Maggiore nel 1958, Roi si è formato alla scuola di Graziano Origa, lavorando a lungo per l’Editoriale Corno e Il Monello, prima di entrare in Bonelli proprio a metà anni ’80. Dopo i veloci esperimenti su Mister No e Martin Mystère, è approdato in breve tempo al detective dell’orrore, dove ha potuto mettere in mostra fin da subito le sue abilità migliori.

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La prima storia, sceneggiata da Sclavi, fu Il fantasma di Anna Never, numero 4 della serie regolare, a cui sono seguiti alcuni capolavori come Jekyll! (n.33, giugno 1989), Partita con la morte (n.66, marzo 1992), Sette anime dannate (Speciale n.6, 1992) e Polvere di stelle (n.147, dicembre 1998), trovando poi, con l’andare degli anni, un particolare feeling con le storie prima di Claudio Chiaverotti e poi di Pasquale Ruju.

Proprio con Chiaverotti ha collaborato a fine anni ’90 per la definizione di un nuovo personaggio, Brandon, delle cui avventure – che uscivano a cadenza bimestrale – è stato copertinista ufficiale dal 1998 al 2004; suoi sono, tra l’altro, anche i disegni dell’episodio conclusivo della serie, uscito lo scorso anno. Altri lavori sono usciti sulle testate dedicate a Julia, Dampyr, Magico Vento e Nathan Never, ma forse il suo incarico più importante degli ultimi anni è il Texone firmato lo scorso anno su testi di Ruju.

 

Giampiero Casertano

Il maestro dalla mano veloce

Disegnatore di Dylan Dog fin dalla primissima ora è anche Giampiero Casertano, artista milanese classe 1961, che dalla metà degli anni ’80 ad oggi non si è mai veramente allontanato dalle avventure dell’Old Boy londinese, pur – come vedremo – concedendosi anche qualche collaborazione all’infuori della Bonelli.

Formatosi alla scuola di Leone Cimpellin e sulle pagine delle riviste dell’Editoriale Dardo, Casertano è entrato in Bonelli nei primi anni ’80, collaborando con Carlo Ambrosini alla realizzazione di un albo di Ken Parker e poi trovando spazio nello staff di Martin Mystère. Il passaggio a Dylan è avvenuto con due delle più belle storie dei primi anni della testata: Attraverso lo specchio (n.10, luglio 1987) e Memorie dall’invisibile (n.19, aprile 1988).

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Nel corso di questi quasi trent’anni, molte sono state però le storie memorabili realizzate da Casertano: da Dopo mezzanotte (n.26, novembre 1988) a Il Signore del silenzio (n.39, dicembre 1989), da Memorie dal sottosuolo (n.172, gennaio 2001) a La Bestia (n.209, gennaio 2004). Storie realizzate tra l’altro con buoni ritmi: nel settore, Casertano è considerato uno dei pochi capaci di produrre con velocità mantenendo standard qualitativi di alto livello.

Al di fuori del mondo “dylaniano” ha pubblicato alcuni cartonati in Francia e, soprattutto, è stato uno dei primi e più importanti disegnatori coinvolti nel progetto Le storie, la serie – sempre edita dalla Sergio Bonelli Editore – di avventure autoconclusive realizzate da autori ogni volta diversi.

 

Giovanni Freghieri

Le linee di uno dei più importanti disegnatori della seconda ondata

Dopo i primi anni di rodaggio, Dylan Dog attraversò un periodo di grandissimo successo editoriale nel corso degli anni ’90, e in particolare della prima metà di quel decennio. Trascinato dalle storie e dalle sceneggiature straordinarie di Tiziano Sclavi e dei suoi collaboratori, ma anche in parte dalla moda che aveva riportato l’horror al centro delle scene, il mensile bonelliano conquistò un’intera generazione, arrivando ad insidiare il primato di Tex per quanto riguarda la tiratura.

Un successo che, in quegli anni, portò al proliferare delle pubblicazioni. D’altro canto, i nuovi lettori volevano recuperare le vecchie storie, vecchie storie che però erano diventate praticamente introvabili o avevano raggiunto prezzi da capogiro sul mercato dell’usato: per questo quasi subito partì una prima ristampa, seguita a brevissima distanza da una seconda ristampa; inoltre arrivarono gli Speciali, l’Almanacco della Paura, il Dylan Dog Gigante e varie storie realizzate per altre riviste. Insomma, in breve ci fu bisogno di altri disegnatori, e con questa seconda “infornata” di artisti entrarono nello staff due talenti destinati a lasciare il segno: Giovanni Freghieri e Bruno Brindisi.

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Piacentino, classe 1950, Freghieri iniziò la sua carriera come Roi, trovando prima ospitalità sulle pagine delle pubblicazioni dell’Editoriale Universo (in particolare Il Monello e L’Intrepido) e passando poi a collaborare con l’Eura e con Comic Art. Approdò alla Bonelli con un paio di storie di Bella & Bronco, serie western atipica ma editorialmente molto sfortunata; da lì, quindi, il passaggio a Martin Mystère prima e Dylan Dog poi fu una tappa quasi obbligata.

Sulla testata horror mise subito in mostra la sua capacità di creare atmosfere molto particolari, quasi ottocentesche, grazie all’uso di linee e reticolati; una capacità che anzi è diventata il suo tratto distintivo. Tra le sue storie più significative, vale la pena ricordare Accadde domani (n.40 del gennaio 1990 e suo esordio con l’indagatore dell’incubo e il suo assistente Groucho), Presenze… (n.93 del giugno 1994), Il volo dello struzzo (n.109, ottobre 1995), La legge della giungla e Homo homini lupus (nn.198 e 199, febbraio e marzo 2003) e Necropolis (n.212, aprile 2004).

 

Bruno Brindisi

La scuola salernitana alla ribalta

L’ultimo nome della nostra selezione è quello di Bruno Brindisi, altra leva entrata nello staff ad inizio anni ’90 per sopperire a un aumento vertiginoso della domanda ma rapidamente divenuto uno dei pennelli più apprezzati della serie regolare, tanto è vero che spesso negli ultimi anni gli è stato affidato il compito di disegnare le storie-anniversario, scritte cioè per ricordare una particolare ricorrenza.

Esponente della cosiddetta Scuola salernitana (che annoverava nelle sue fila anche Roberto De Angelis e Luigi Siniscalchi, entrambi approdati poi in Bonelli), Brindisi è nato nel 1964 ed ha esordito su varie pubblicazioni erotiche, prima di passare a riviste di genere splatter che cercavano di sfruttare il successo crescente di Dylan Dog e del genere horror. Notato dagli editor della Bonelli, è approdato alla casa editrice milanese nel 1990, alternandosi all’inizio tra Dylan Dog e il poliziesco Nick Raider.


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L’esordio sulla testata horror è avvenuto con il numero 51 della serie originale, uscito nel dicembre 1990 e intitolato Il Male, a cui sono seguiti gli ottimi Terrore dall’infinito (n.61, ottobre 1991), Zed (n.84, settembre 1993), il celebrativo Finché morte non vi separi (n.121, ottobre 1996), Tre per zero (n.125, febbraio 1997), Il numero duecento (n.200, aprile 2003) e il doppio Xabaras! e In nome del padre (nn.240 e 241, agosto e settembre 2006).

Il suo talento, considerato uno dei più versatili in casa Bonelli, non si è comunque limitato all’indagatore dell’incubo: negli anni ha infatti prestato i suoi pennelli sia alla maxiserie Brad Barron che a Tex; inoltre, dal 2013 è il copertinista della Collezione storica a colori, grande (e vendutissima) collana che ha ristampato le prime storie della serie in grande formato e, appunto, a colori.

 

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