Cinque grandi esempi di architettura greca antica

Il Partenone di Atene, il più celebre edificio dell'antica Grecia

Come dimostrano alcune importanti scoperte archeologiche, la storia dell’arte affonda le sue radici molto indietro nel tempo. D’altronde, l’uomo – anche quello primitivo – ha sempre sentito che comunicare ed esprimere se stesso è un’esigenza fondamentale. Che fossero pitture rupestri o primi edifici a cui si tentava di dare un valore che andasse oltre la mera funzione pratica, ogni civiltà ha espresso, a suo modo, una qualche vocazione artistica.

L’eredità dell’architettura greca

Nel caso della civiltà greca, poi, le muse hanno in un certo senso calcato la mano, soprattutto sul versante architettonico. Non che altre civiltà precedenti non avessero creato grandi opere: basti pensare alle piramidi per rendersene conto. Però l’architettura greca ha lasciato un’eredità non da poco sull’Occidente. Un discorso che vale, d’altro canto, anche in ambiti ben lontani da quelli artistici.

Se allora l’architettura greca antica può essere considerata la base, il punto di partenza di quella romana e quindi di quella europea tout court, è importante studiarla nei suoi esempi più meritevoli. Per questo abbiamo preparato la cinquina di oggi: per elencarvi gli edifici più famosi costruiti al tempo dei greci, sia nella fase più arcaica che in quella classica. Scopriamoli assieme.

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Il Tesoro di Atreo

All’epoca dei micenei

L'ingresso del Tesoro di AtreoPartiamo, come detto, abbastanza indietro nel tempo. In particolare, dal XV secolo a.C., ben prima dell’epoca in cui i greci ponevano la Guerra di Troia. E partiamo da Micene, centro di quella civiltà che dominò la penisola greca tra il 2000 e il 1200 a.C. Oggi Micene ovviamente non esiste più, ma per fortuna c’è un interessantissimo sito archeologico, poco distante dalla cittadina di Argo. Qui, in una zona che è stata nominata Patrimonio dell’umanità dall’UNESCO, si trovano una miriade di interessanti monumenti e resti di quella civiltà, dalla Porta dei Leoni all’acropoli.

L’elemento più rilevante è però forse il cosiddetto Tesoro di Atreo, una tomba monumentale a thòlos, cioè costituita da un vano circolare coperto da cerchi concentrici di blocchi lapidei, quasi a formare una cupola. Questo tipo di monumenti iniziarono a diffondersi sul finire dell’età del bronzo e si ritrovano sia in Sicilia che in Egitto. Fu però proprio la civiltà micenea a farli propri e il Tesoro di Atreo – chiamato anche Tomba di Agamennone – ne è uno degli esempi più belli e importanti. La cupola è qui alta ben 13 metri, mentre il diametro è di 14 metri e mezzo: un vero record per l’epoca. Basti pensare che per trovare una volta così alta bisognerà aspettare il Pantheon di Roma, costruito però 1.200 anni dopo.

 

Il Partenone

Il più famoso edificio greco

Il Partenone di Atene, il più celebre edificio dell'antica GreciaDopo un’introduzione sull’architettura micenea, arriviamo alla Grecia classica e ai suoi capolavori. E partiamo dall’opera architettonica forse più importante e famosa di tutta l’antichità: il Partenone. Il tempio – octastilo e periptero di ordine dorico – sorge su quella che era l’acropoli di Atene, culla della democrazia e della supremazia culturale greca. Il nome, come ricorderete, deriva dalla dea Atena a cui era dedicato. Parthenos era infatti l’appellativo con cui si ricordava lo stato di nubile e di vergine della divinità. Inoltre con quel nome si faceva riferimento anche alla sua nascita (per partenogenesi, appunto) dalla testa di Zeus.

La supervisione di Fidia

Gli architetti che realizzarono il tempio furono Ictino, Callicrate e Mnesicle, sotto la supervisione del dirigente sommo di tutti i lavori, Fidia. Egli stesso, scultore e architetto che operò anche al di fuori della città (in particolare a Tebe e Olimpia), creò i modelli, organizzò l’officina e intervenne nelle parti più complesse. A lui si deve anche la famosa statua della dea alta 12 metri, poi asportata dai romani e infine perduta. Il Partenone, comunque, fu realizzato nel V secolo a.C. per sostituire un altro tempio dedicato ad Atena distrutto dai persiani. A commissionarlo fu Pericle, che per costruirlo usò anche i fondi della Lega di Delo.

Lungo quasi 70 metri e largo più di 30, presentava colonne alte più di 10 metri. In generale, però, le proporzioni geometriche tra le varie parti dell’edificio seguivano il canone del rettangolo aureo, basato su quella sezione aurea lodata qualche anno prima da Pitagora e dai suoi allievi. Di particolare rilievo, infine, sono le decorazioni, sia nel fregio dorico esterno che nel fregio ionico della cella.

 

L’Eretteo

Nell’acropoli di Atene, tra culti antichi e cariatidi

Le cariatidi dell'EretteoRimaniamo nel V secolo a.C. e soprattutto rimaniamo sull’acropoli di Atene. Quella sorta di enorme piazza sopraelevata, d’altronde, rappresentò il centro più importante del mondo greco, costruito dagli antichi abitanti, distrutto dai persiani e poi ricostruito sotto Pericle per celebrare il primato politico e militare della città. Qui sorgeva a quel tempo anche l’Eretteo, un tempio ionico fatto edificare in principio da Alcibiade sulle rovine di un precedente santuario andato distrutto.

Mentre il Partenone era dedicato ad Atena parthenos, questo tempio riprendeva culti più antichi. Il luogo sacro era infatti dedicato ad Atena Poliade, protettrice della città, ma sorgeva in un luogo in cui la leggenda voleva si fosse svolta la disputa tra Atena e Poseidone. Infatti lì si trovavano dei reperti in cui gli ateniesi vedevano l’impronta del tridente del Dio del mare, ma anche i doni che queste due divinità avevano fatto alla città. Infine, qui aveva agito il mitico re Cecrope, metà uomo e metà serpente. Proprio questo re si voleva avesse consacrato il Palladio, la statua di Atena miracolosamente caduta dal cielo.


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Dal punto di vista artistico, però, bisogna ricordare in particolare la Loggia delle cariatidi, a sud, che custodisce la tomba proprio di Cecrope. Come sapete, le cariatidi sono statue con sembianze femminili che però venivano usate con la funzione di colonne. Quelle dell’Eretteo sono probabilmente le più famose di tutta l’arte antica e furono scolpite, pare, da Alcamene. Quelle che si trovano oggi sul sito, però, sono solo copie. Gli originali sono conservate nel Museo dell’Acropoli, anche se una di esse è a Londra, al British Museum.

 

Il Tempio di Era o di Nettuno

A Paestum, dalla dubbia attribuzione

Il Tempio di Era o di Nettuno a PaestumGrandi esempi di architettura greca non si trovano, per fortuna, solo nella madrepatria, ma anche in tutti i territori i cui gli abitatori dell’Ellade fondarono le loro colonie. E quindi anche in Italia, nel territorio dell’allora Magna Grecia. Il problema è che, visti i molti secoli trascorsi, nella maggior parte dei casi rimangono solo rovine e serve un certo sforzo di fantasia per ricostruire la realtà com’era allora. Così non è, per fortuna, a Paestum, sito archeologico in provincia di Salerno particolarmente rinomato.

L’aspetto rilevante della zona è che il sito fu sostanzialmente abbandonato a causa della malaria durante le prime fasi dell’Impero romano, e riscoperto solo in secoli abbastanza recente. Per questo, molti edifici hanno mantenuto le forme dell’antichità. Così è ad esempio per il Tempio di Era o di Nettuno, anche questo databile attorno al V secolo a.C. Il tempio, di ordine dorico, periptero esastilo, è uno dei più belli da vedere oggi, per l’aspetto massiccio delle sue colonne e per i buoni accorgimenti (anche ottici) attuati dagli architetti.


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Particolarmente curiosa è la faccenda della divinità a cui era dedicato. Nel XVIII secolo, quando fu riscoperto, lo si intitolò a Poseidone (o Nettuno, alla romana), anche per il fatto che la città era stata fondata dai greci col nome di Poseidonia. Studi più recenti hanno però convinto gli studiosi che probabilmente l’edificio era dedicato ad Era, dea a cui la città era particolarmente devota. E forse anche a Zeus, cosa che spiegherebbe la contemporanea presenza di un altro tempio dedicato alla stessa dea a poca distanza da questo.

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Il Tempio di Apollo

Nel sito archeologico di Delfi

I resti del Tempio di Apollo a Delfi, uno dei più grandi esempi di architettura grecaConcludiamo spostandoci in un’altra importantissima città del mondo greco, cioè Delfi. Qui, a dire il vero, c’è poco da vedere. Il Tempio di Apollo, così come il relativo teatro e lo stadio, è infatti oggi ampiamente menomato. Ma il ricordo di quello che fu, e di cosa questi edifici rappresentavano per il mondo greco, non ci permette di escluderli dalla nostra cinquina.

Come sapete, a Delfi, all’interno di questo tempio, si trovava la Pizia, la sacerdotessa che comunicava i messaggi (oscuri) del dio Apollo. L’oracolo di Delfi era infatti il più importante interprete del volere degli dei, che molti cittadini greci interpellavano, spostandosi anche da città molto lontane. Come ci racconta Socrate, sul frontone del tempio era inciso inoltre il famoso motto gnōthi seautón, ovvero “conosci te stesso”.

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