Il romanzo psicologico: 11 libri e autori da leggere

I migliori romanzi psicologici

Spesso i romanzi, almeno quelli di maggior successo, vengono adattati nella forma cinematografica, ma quasi mai, per quanto bene possa essere fatto un film, questa versione riesce ad eguagliare la qualità della prima: tra cinema e letteratura, infatti, c’è un salto difficilmente colmabile, dovuto alla natura stessa dei due mezzi di comunicazione.

Mentre il cinema solletica maggiormente la nostra sfera sensoriale e soprattutto visiva, un libro parla essenzialmente alla mente.

È forse proprio per questo che storicamente, in letteratura, un peso fondamentale è sempre stato attribuito alla psicologia dei personaggi, cosa che non sempre avviene al cinema; una psicologia che a volte viene indagata fin nei minimi dettagli.


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Si parla, non a caso, di romanzo psicologico nei casi in cui una storia sembra vivere più nella mente del suo protagonista che non nei fatti effettivamente raccontati. E dunque, scopriamo insieme cinque tra i principali esempi di romanzo psicologico.

Il romanzo psicologico: i libri e gli autori da leggere

 

1. Murasaki Shikibu – La storia di Genji

Quello che i critici considerano essere il primo romanzo psicologico è La storia di Genji, uno scritto che risale addirittura all’XI secolo e che precede vari antesignani europei del genere, come anche l’Elegia di Madonna Fiammetta del nostro Giovanni Boccaccio.

Autrice del libro fu la dama Murasaki Shikibu, in realtà uno pseudonimo derivante da uno dei suoi personaggi e dal mestiere del padre, visto che il suo nome è tutt’oggi ignoto; figlia di un funzionario presso la corte imperiale, scrisse anche una raccolta di 128 poesie, pubblicate, come il suo romanzo, postume.

Alla corte dell’imperatore del Giappone

Il libro ha per protagonista Genji lo splendente, secondogenito dell’imperatore del Giappone e di una concubina.
"Storia di Genji", un classico della letteratura nipponica

Questi vive una vita piena di avvenimenti e soprattutto di storie amorose, che spesso – ma non sempre – culminano in un matrimonio, in un’epoca in cui era frequente la poligamia e solo un uomo di ottimo rango poteva garantire una certa sicurezza, comunque sempre fragile, alle donne.

 
Più in generale, si tratta di un grande affresco della società di corte giapponese dell’epoca, tra lotte di potere, amori d’interesse e passioni, tradimenti e fallimenti.

Destinato in origine alle altre dame (e fu per questo che fu scritto in giapponese, visto che la lingua usata dagli uomini d’alto lignaggio era invece il cinese), il libro divenne presto il primo vero romanzo della letteratura orientale.

   

 

2. Stendhal – Il rosso e il nero

Molto più noto a noi occidentali è Il rosso e il nero, capolavoro del francese Stendhal pubblicato per la prima volta nel 1830.
"Il rosso e il nero" di Stendhal
Pur essendo al suo secondo romanzo in carriera, il grande narratore che avrebbe presto sfornato altri capolavori come La Certosa di Parma mette qui all’opera un talento fuori dal comune non solo nel raccontare gli eventi della trama, ma soprattutto nell’indagare la psicologia dei suoi protagonisti.

Il tutto in un’epoca, tra l’altro, che ben poco concedeva ad un’analisi scientifica dei caratteri, presa com’era dal sentimento e dalle passioni.

 
Così, Stendhal è stato più volte esaltato, soprattutto postumo, da chi poi avrebbe abbracciato i dettami del realismo e del naturalismo, ma anche da personaggi come Nietzsche, che vedevano in lui quasi i prodromi di un’analisi esistenzialista.

Un giovane ambizioso nella Francia della Restaurazione

La storia, ispirata a Stendhal da un fatto di cronaca letto in una gazzetta, è quella di Julien Sorel, un ambizioso ammiratore di Napoleone Bonaparte che, grazie a una certa scaltrezza ma anche all’indifferenza per la morale, tenta di scalare la società francese del periodo.


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Egli passa da plebeo a nobile grazie alla corte che fa a due donne di rango elevato, prima Madame de Rênal, moglie del suo sindaco, e poi la giovane Mathilde, figlia di un marchese parigino che può finalmente concedergli l’agognata posizione. Ma la situazione degenera presto e Sorel è costretto a pagare il conto della propria ambizione.

   

 

3. Fëdor Dostoevskij – Delitto e castigo

Il genere del romanzo psicologico, nonostante i libri di cui abbiamo parlato finora, cominciò ad imporsi in realtà nella seconda metà dell’Ottocento.

Questo fu favorito da un lato dall’affermazione della borghesia – che rigettava i classici valori cavallereschi in favore di uno sguardo più introverso e interessato alle relazioni tra gli uomini – e dall’altro, soprattutto con l’approssimarsi del Novecento, dalle nuove scoperte in campo psicologico.


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Tra queste non si può non menzionare, ad esempio, la teoria della psicanalisi di Freud, che però ebbe molti anticipatori. La tendenza fu non a caso aperta, negli anni ’60 e ’70 dell’Ottocento, da uno dei più grandi narratori di ogni epoca, il russo Fëdor Dostoevskij1.

Il vero padre del romanzo psicologico moderno

Vari sono infatti i suoi libri che potrebbero rientrare all’interno del filone del romanzo psicologico: da Umiliati e offesi a I fratelli Karamazov, quasi tutte le sue opere – come d’altronde anche quelle di altri suoi colleghi russi del periodo – indagano i recessi dell’animo umano.
Il celebre "Delitto e castigo" di Dostoevskij

Delitto e castigo è, da questo punto di vista, forse la più celebre: il protagonista è un giovane studente universitario che decide di uccidere l’usuraia che gli ha prestato dei soldi, ma poi rimane vittima del rimorso, non riuscendo ad essere quel superuomo al di sopra della morale (come, ancora una volta, Napoleone) che avrebbe voluto essere.

 
Il centro del libro diventa quindi il suo tormento interiore, in un modo che avrebbe presto aperto la strada ad un altro maestro del romanzo psicologico come Franz Kafka.

   

 

4. Knut Hamsun – Fame

Molti sono i romanzi psicologici che avremmo potuto inserire in questa lista: da quelli di Thomas Mann a quelli di Marcel Proust, da quelli di Luigi Pirandello a quelli di Virginia Woolf.

Tutti classici che però risentono anche di altre influenze e temi – il decadentismo, la crisi dell’io, il flusso di coscienza – e per i quali ci sarà sicuramente modo di parlare altrove. Un libro che invece ha lasciato un segno indelebile sul genere ma che, almeno qui in Italia, viene spesso dimenticato è Fame di Knut Hamsun, grande scrittore e premio Nobel norvegese.

Un lento viaggio introspettivo verso la pazzia

Il libro uscì per la prima volta nel 1890 e fu tradotto in tedesco ed inglese pochi anni dopo, influenzando rapidamente, secondo quanto ha sostenuto Isaac B. Singer in una sua celebre introduzione, Thomas Mann e Arthur Schnitzler, Francis Scott Fitzgerald e Ernest Hemingway.
"Fame" di Knut Hamsun, uno dei più importanti (e meno noti) romanzi psicologici
La storia, in parte autobiografica, è quella di uno scrittore che si trova a vagare per la capitale, allora chiamata Christiania e oggi Oslo, una città che si sta trasformando in una moderna metropoli e che però lui vive in maniera angosciosa.

In particolare, sembra non essere in grado di trovare lavoro e quindi di pagarsi un posto in cui vivere, scendendo lentamente ma inesorabilmente in uno stato di prostrazione fisica e soprattutto psichica.

 
Finisce così per incontrare vari personaggi, coi quali però instaura relazioni a tratti assurde, e sembra più volte scivolare nella pazzia, prima di trovare lavoro, al porto, su un mercantile russo e lasciare la civiltà che tanto lo stava avvilendo.

   

 

5. Italo Svevo – La coscienza di Zeno

E ora un po’ d’Italia: il quinto libro, in ordine cronologico, che abbiamo scelto di presentare è infatti La coscienza di Zeno, celebre capolavoro di Italo Svevo che, come ricorderete dai vostri studi, prende avvio da un tentativo di (auto)analisi del protagonista, stimolato dal suo psicanalista, uno dei primi adepti della dottrina freudiana, tale dottor S.

E anzi è proprio il dottor S., nella celebre prefazione, a spiegare di voler dare alle stampe per ripicca – alla faccia della deontologia professionale – quello che era un diario che Zeno aveva iniziato a scrivere per cercare di guarire dalle sue nevrosi.

La narrazione per il medico curante

"La coscienza di Zeno", forse il più celebre romanzo psicologico italiano
Il libro è così una vera e propria confessione del suo protagonista, un inetto esponente di una famiglia agiata, davanti ai vari problemi che la vita gli pone, siano essi il vizio del fumo, il rapporto conflittuale con il padre, la scelta di una moglie prima e di un’amante poi, la gestione di un’azienda.

Con uno stile fortemente ironico, Svevo scava nella psiche di Zeno Cosini, mostrandone i ragionamenti e le angosce – oltre che i complessi freudiani, anche se interpretati in maniera non rigorosa.

 
Alla fine, però, giunge alla conclusione che il vero malato non è tanto il suo protagonista, quanto la società stessa, che con la sua presunta normalità si è condannata all’immobilismo.

   

 

Altri 6 romanzi psicologici, oltre ai 5 già segnalati

Se amate scavare nella psicologia dei personaggi, amate di certo conoscerne anche molti, sempre diversi tra loro. Pertanto è utile avere un elenco corposo di romanzi psicologici da leggere e da provare. È per questo motivo che abbiamo deciso di allungare, velocemente, la nostra lista, includendo altri sei titoli.

 

Patrick McGrath – Follia

Follia è un romanzo scritto negli anni ’90 – ma ambientato una quarantina d’anni prima – dall’inglese Patrick McGrath. Al centro, come si capisce dal titolo, c’è la follia, analizzata anche in termini medici visto che il narratore del romanzo è uno psichiatra.

La storia, anzi, è proprio una sorta di caso clinico. Protagonista è Stella, moglie del vicedirettore di un manicomio. La donna, annoiata dalla sua vita, viene sedotta da uno degli ospiti che vive in un regime di semilibertà. Per lui scapperà dalla famiglia e cadrà in un vortice da cui farà fatica a risollevarsi.

Stanislaw Lem – Solaris

Solaris non è solamente un romanzo psicologico. È anche, prima ancora, una storia di fantascienza e un thriller, oltre che, da un certo punto di vista, un saggio filosofico. Per questo non è certo un romanzo agile da leggere, ma non nasconde comunque dei punti di forza molto importanti.

La trama si concentra su uno psicologo, Kris Kelvin, che raggiunge una stazione spaziale che si trova sopra a Solaris, un pianeta studiato da molti anni dagli scienziati e che presenta però ancora molti punti oscuri. Infatti nella base cominciano a verificarsi strane apparizioni di persone che dovrebbero essere morte.

 

Franz Kafka – La metamorfosi

La metamorfosi di Kafka non è certo un libro che ha bisogno di presentazioni. È considerato uno dei più grandi capolavori del Novecento, nonostante non sia neppure un vero romanzo, quanto piuttosto un racconto. Scritto nel 1915, raccontava la vicenda di Gregor Samsa.

All’inizio della storia quest’uomo si sveglia e si ritrova incredibilmente trasformato in un gigantesco insetto. E immediatamente cerca di adattarsi alla situazione, senza porsi neppure troppi problemi su come la metamorfosi sia avvenuta. Il principale problema è, piuttosto, quello di stabilire una relazione con la sorella e con i genitori.

James Joyce – Gente di Dublino

Anche Gente di Dublino non è in realtà un romanzo, quanto piuttosto una raccolta di racconti. Pubblicata per la prima volta nel 1914 e scritta da James Joyce (anche se inizialmente firmata con lo pseudonimo di Stephen Daedalus), la raccolta è un tassello molto importante nello sviluppo della letteratura inglese.

I racconti si concentrano sulla vita quotidiana di diversi abitanti di Dublino. Tutte le loro vite, però, sono contraddistinte da due elementi comuni: la paralisi e la fuga. La seconda è la conseguenza della prima: quando i protagonisti si rendono conto della staticità della società e della loro vita, non possono far altro che scappare.

 

Niccolò Ammaniti – Io non ho paura

Io non ho paura è un romanzo italiano, scritto da Niccolò Ammaniti nel 2001 e poi adattato anche da Gabriele Salvatores in una versione cinematografica. Un romanzo che ha una forte componente psicologica, ma che è anche un thriller e una storia sull’infanzia e sul cammino verso l’età adulta.

Il protagonista è un bambino di nove anni, Michele, che vive nell’Italia del 1978. Durante un gioco finisce per scoprire un suo coetaneo che viene tenuto nascosto e prigioniero. Un po’ alla volta capisce che si tratta di un bambino rapito, e che è stato rapito da una banda di cui fa parte anche suo padre.

Henry James – Ritratto di signora

Ritorniamo all’Ottocento per chiudere il nostro elenco con Ritratto di signora, capolavoro dello scrittore americano Henry James. Al centro della trama c’è ancora una volta la psicologia femminile, che James esplora con grande maestria.

La protagonista è infatti Isabel Archer, una giovane e bella ragazza americana che, grazie alla zia, lascia il paese per un viaggio in Europa. Già durante la prima tappa, in Inghilterra, viene corteggiata da diversi spasimanti, ma una serie di vicissitudini la indurrà ad accettare la corte del meno indicato di questi uomini.

 

L’infografica col riassunto finale

I migliori romanzi psicologici

 

E voi, quale romanzo psicologico preferite?

Note e approfondimenti

  • 1 Tra l’altro, lo stesso Freud si occupò pure di Dostoevskij, analizzandone gli scritti. Se volete approfondire, leggete qui.

 

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