Cinque grandi esempi di stile romanico in Lombardia

Particolare di Sant'Ambrogio a Milano

Se si guarda a ciò che accadde in Europa dopo l’anno Mille, si nota che nel nostro continente si innestarono due tendenze uguali e contrarie: da un lato la spinta alla ricerca dell’universale, dall’altro la gelosa conservazione del particolare.

Nascevano infatti i Comuni che chiedevano autonomia l’uno dall’altro ma contemporaneamente si assistette all’epoca d’oro dell’Impero e del papato; si sviluppavano lingue diverse da città a città eppure si cominciò a recuperare il latino; nascevano, infine, correnti artistiche comuni a tutti i principali paesi europei eppure tutte caratterizzate da sostanziali differenze regionali.

Fu una doppia e contraddittoria spinta, insomma, che ricorda in certi aspetti quella che viviamo oggi in Europa, nella quale la crisi economica ha reso più forti in una parte della popolazione le spinte isolazioniste e nell’altra parte invece la voglia di partire e farsi cittadini del mondo.

Sul versante artistico, questa tendenza in epoca medievale ha trovato sfogo prima di tutto nell’arte romanica, etichetta con la quale si identificano tutte le espressioni artistiche che emersero tra l’Undicesimo e il Dodicesimo secolo, fino a quando non furono soppiantate dal successo del gotico, del quale abbiamo in parte già parlato qui.

Uno sfogo che si è espresso soprattutto in architettura e nelle chiese, che in quel periodo diventarono spesso meta di pellegrinaggi e edifici principali delle città.

Visto che il panorama, in Italia come all’estero, è ampio e variegato, iniziamo a esplorare questo stile romanico partendo dai suoi esiti nel nord Italia, attraverso cinque celebri e importanti chiese ed edifici religiosi costruiti in Lombardia.

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1. Sant’Ambrogio

Partiamo dalla chiesa romanica più famosa di tutta la Lombardia e forse d’Italia, la Basilica di Sant’Ambrogio a Milano.

Edificata già nel IV secolo per volere proprio del santo milanese, sorse in una zona in cui erano stati seppelliti vari martiri delle persecuzioni contro i cristiani e per questo fu in un primo momento intitolata appunto ai martiri.

Questo primo edificio però modificò subito il proprio nome alla morte di Ambrogio, che qui fu seppellito, e soprattutto cambiò fisionomia varie volte nel corso dei secoli, assumendo la sua attuale forma romanica tra il 1088 e il 1099 grazie ai lavori voluti dal vescovo Anselmo.

L’originale basilica di Milano col portico

L’edificio, con mattoni a vista di diversi colori, si presenta subito con un ampio quadriportico che in principio serviva ad ospitare i catecumeni in attesa di battesimo e in tempi più recenti ha assunto perlopiù funzioni civili.

Strutturato secondo archi sostenuti da colonne fiancheggiate a loro volta da semicolonne, presenta motivi che vengono ripresi anche sulla facciata vera e propria della basilica e sulla torre di sinistra, detta dei canonici, che fu edificata nel 1144, mentre quella di destra risale alla costruzione precedente.


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La facciata presenta due logge sovrapposte, in cui quella bassa riprende le arcate del portico e quella alta invece ha archi che seguono lo spiovente del tetto. Importanti le vetrate, fonti primarie di luce per l’interno, luce che si sparge quindi lungo l’asse principale e risulta comunque scarsa, ad indicare anche un nuovo modo di intendere gli interni delle chiese.

Anche qui, all’interno, domina infine l’elemento romanico: le navate sono strutturate con volte a crociera a costoloni, più alte e grandi nella centrale e più piccole in quelle laterali, che devono sostenere i matronei.

 

2. San Pietro al Monte

Abbiamo accennato, in apertura, a come l’arte sia stata nel tardo Medioevo uno dei fattori principali per la nascita di un’identità europea.

Mentre il romanico prima e il gotico poi si diffondevano con variazioni ed elementi locali, essi rappresentavano comunque un elemento unificante per le chiese e per gli edifici pubblici di tutta l’Europa occidentale, mostrando come Francia, Germania, Inghilterra, Italia e a tratti Spagna non fossero poi realtà così distanti l’una dall’altra.


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Non abbiamo però ancora sottolineato come una delle spinte più forti alla diffusione di questi stili architettonici unitari sia da attribuire ai movimenti monastici e soprattutto a quello benedettino, che dominava l’Europa dell’undicesimo secolo.

Quando un’importante abbazia veniva edificata in un certo modo, lo stile diventava da esempio per decine di altre abbazie o chiese dislocate in parti d’Europa anche lontanissime grazie ai pellegrinaggi e ai viaggi degli stessi monaci.

L’abbazia benedettina di Civate (LC)

A Civate, nell’attuale provincia di Lecco, già attorno al nono secolo c’erano probabilmente degli insediamenti religiosi legati ai benedettini; fu però a partire dall’undicesimo secolo, grazie al vescovo di Milano Arnolfo, che il complesso fu edificato in stile romanico, con una basilica, un oratorio e il monastero vero e proprio, del quale ora restano solo rovine.

Abbandonato una prima volta all’epoca del Barbarossa – perché il Comune di Milano ne ordinò la distruzione visto l’appoggio dato dai monaci all’imperatore –, fu poi occupato dagli olivetani e definitivamente sgomberato con l’arrivo dei francesi a fine ‘700.

Il complesso è architettonicamente molto semplice ma non per questo meno suggestivo: si trova infatti a 630 metri d’altezza, alle pendici del monte Cornizzolo, e offre un grande panorama sulla vallata e sul lago di Annone, dando l’idea della pace e del ritiro che tanto erano ricercati dai monaci.

La basilica, poi, ha la particolarità di aver subito un’inversione di asse, quindi di avere l’entrata che era in origine un’abside; a navata unica, è degna di nota soprattutto per il bel ciborio – il baldacchino che sovrasta l’altare – che ricorda quello di Sant’Ambrogio e presenta scene evangeliche e per l’importante ciclo di affreschi pieno di rimandi simbolici.

 

3. Sant’Abbondio

Anche la Basilica di Sant’Abbondio a Como ha una storia che si lega da un lato a costruzioni preesistenti, dall’altro a un monastero, riprendendo quindi anche a livello storico elementi che erano piuttosto comuni nell’epoca e che abbiamo già avuto modo di trattare nei primi due punti della nostra cinquina.

Attorno alla metà del V secolo, infatti, il vescovo di Como, Amanzio, volle edificare una chiesa fuori dalle mura cittadine per ospitare alcune reliquie dei santi Pietro e Paolo che aveva ottenuto a Roma.

Tale chiesa, già allora una basilica, fu in un primo momento dedicata quindi ai due padri della Chiesa, ma nel IX secolo fu elevata al rango di cattedrale, diventando sede del vescovo, e reintitolata ad Abbondio, a sua volta antico vescovo comasco e patrono della diocesi.

Quando infine nell’undicesimo secolo la cattedrale fu fatta tornare dentro alle mura, la chiesa fu affidata ai benedettini che la riedificarono nelle romaniche forme attuali.

Lo stile romanico a Como

La basilica è fortemente influenzata dalla posizione geografica di Como, lombarda ma anche vicina alle istanze germaniche, terra di confine dove si intrecciavano influenze diverse.

Così, ad esempio, si spiega la forte verticalità della struttura, carattere più tipico del romanico del nord Europa che non di quello italiano, come anche la presenza di due torri campanarie gemelle vicino all’abside.


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La facciata è di per sé piuttosto semplice e spoglia, mentre più suggestiva è la veduta absidale; all’interno, la chiesa è divisa in cinque navate, già indicate anche in facciata, e soprattutto si segnala la presenza di numerosissime colonne sormontate da una grande varietà di capitelli.

L’antico monastero che era stato costruito dai benedettini adiacente alla chiesa è oggi, restaurato, la sede della facoltà di Giurisprudenza dell’Università dell’Insubria.

 

4. Rotonda di San Tomè

Concludiamo la nostra panoramica degli edifici romanici del nord della Lombardia aprendo a un tipo di chiesa molto particolare, che differisce dalle basiliche che abbiamo visto finora e propone soluzioni architettoniche interessanti che poi ritroveremo anche in chiusura del nostro percorso, spostandoci più a sud.

Ad Almenno San Bartolomeo, in provincia di Bergamo, infatti si trova una piccola ma preziosa Rotonda intitolata a San Tommaso – o San Tomè, nella dizione popolare con la quale è passata alla storia – che, seppure semplice nei materiali e nella struttura com’era d’uso in epoca romanica, riesce a dare effetti particolarmente suggestivi.

Un gioco di volumi ad Almenno San Bartolomeo (BG)

Edificata attorno alla fine dell’undicesimo secolo sui resti di un edificio antecedente di circa un centinaio d’anni, è una chiesa a pianta circolare costituita da cilindri concentrici: una base più imponente, all’interno della quale è posto un giro di otto colonne ricavate in parte dalla chiesa precedente.

Un cilindro più piccolo che poggia proprio su queste colonne e che costituisce il matroneo; infine una lanterna in cima, dalla quale entra la maggior parte della luce, con grande effetto scenografico (e anzi un raggio che entra esattamente all’equinozio ha dato origine, assieme ad altri presunti misteri, a varie credenze popolari).

Inoltre, sul retro, alla struttura circolare è stato aggiunto un presbiterio rettangolare e un’abside che riprende invece la curvatura circolare dell’edificio, in un gioco di incastri reso ancora più efficace dalle nervature che corrono lungo tutto il perimetro, dagli archetti e da finestrelle e feritoie.

Alla chiesa in origine era associato un monastero femminile che fu frequentato soprattutto da monache provenienti da famiglie di buon livello sociale, ma questo fu dismesso già nel Quattrocento e l’edificio distrutto.

 

5. Rotonda di San Lorenzo

Fortemente influenzato dalla Rotonda di San Tomè è anche l’ultimo edificio religioso che abbiamo scelto di presentarvi per concludere la nostra panoramica sullo stile romanico in Lombardia: la Rotonda di San Lorenzo a Mantova.

Fu edificata probabilmente a partire dal 1083 sulle rovine di un precedente tempio romano, come lasciano pensare alcuni indizi e soprattutto il fatto che sia posizionata un metro e mezzo più in basso degli edifici adiacenti, segno che si è lavorato utilizzando posizione e fondamenta precedenti.

Fu tra l’altro voluta, secondo la leggenda, da Matilde di Canossa e presenta una pianta circolare con all’interno un matroneo che ricorda molto da vicino proprio le prime due parti, anche se con proporzioni diverse, di San Tomè.

Il tempio dimenticato di Mantova

Come accennavamo, il legame tra le due strutture non è però solo ideale, visto che la chiesa mantovana fu sconsacrata e chiusa al culto già nel ‘500 e cadde in rovina, divenendo prima un magazzino e poi una sorta di cortile privato.

Fu recuperata solo ad inizio Novecento, restaurata (usando come modello appunto la coeva San Tomè) e riaperta al culto nel 1926.

Oltretutto, nel corso dei secoli si erano accatastate davanti alla facciata del tempietto varie case ed edifici che furono abbattuti negli anni successivi, a ridare alla pregevole chiesa nuova dignità all’interno della centrale piazza Erbe.

 

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