Cinque grandi esempi di musica irlandese rock e pop

Il Wall of Fame di Dublino, dove sono raccolti i grandi nomi della musica irlandese (foto di Still ePsiLoN via Flickr)
Il Wall of Fame di Dublino, dove sono raccolti i grandi nomi della musica irlandese (foto di Still ePsiLoN via Flickr)

Nell’immaginario collettivo, l’Irlanda è la terra dei quadrifoglio, di San Patrizio, dei folletti, del verde e della birra Guinness. Ma anche della musica irlandese, di quel folk eseguito in lingua locale e accompagnato da balletti in cui si fa grande sfoggio di tacchi battuti.

Anche solo rimanendo in ambito musicale, l’Irlanda non è però solo questo. Negli ultimi cinquant’anni, anzi, dall’isola sono giunti in Europa suoni che magari incorporavano anche quelle tradizioni musicali, ma le mescolavano al pop e al rock diffusi dagli inglesi e dagli americani.

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Soprattutto grazie all’exploit degli U2, che negli anni ’80 divennero una potenza planetaria, la musica irlandese è così stata scoperta da tutto il mondo. Che se ne è innamorato, rendendola, per una certa fase, quasi una moda.

Quali sono però gli interpreti principali di questo stile? Abbiamo scelto i cinque gruppi e cantanti di musica rock e pop irlandese più importanti.

 

1. Van Morrison

Il grande vecchio della musica irlandese non può che essere lui, Van Morrison. Nato a Belfast, nell’Irlanda del Nord che ancora appartiene al Regno Unito, crebbe all’interno di una famiglia protestante che quindi si riconosceva più nello stato britannico che in quello autonomo irlandese.

Si avvicinò al jazz e al blues grazie al padre e già nel 1964 iniziò a girare l’Europa con i Them, gruppo con il quale incise il brano Gloria [1], che incontrò un buon successo.

Van Morrison in gioventù, sul retro della copertina di MoondanceNel 1966, però, lasciò la band e meditò di lasciare anche la musica. Il produttore del gruppo però lo convinse a incidere del materiale come solista. Nacque così Brown-eyed Girl [2], il suo primo successo, che entrò nella top ten americana.

Pochi mesi dopo diede alle stampe anche Astral Weeks. Quest’album, nonostante fosse stato scritto durante un periodo di depressione e non fosse stato baciato da un buon avvio nei negozi, divenne uno dei dischi più importanti del periodo.

Da Belfast al cuore della musica rock e folk e ritorno

Nel 1970 chiuse poi il cerchio registrando Moondance [3], altro straordinario successo. Per vari motivi, nel resto degli anni ’70 lo si vide poco. Da un lato c’era una inedita paura del palcoscenico, dall’altro una profonda crisi religiosa.

Negli anni ’80 passò così attraverso varie tendenze, avvicinandosi in parte alla musica new age ma anche alle tradizioni celtiche e irlandesi, grazie a una proficua collaborazione coi Chieftains.

Negli anni ’90 e Duemila, infine, continua ad incidere dischi, esplorando generi diversi. Alcuni di questi incontrano ancora il favore della critica e del pubblico e gli portano importanti riconoscimenti. Ad esempio arrivano 4 Grammy, due per nuove canzoni (i duetti coi Chieftains e i John Lee Hooker) e altri due alla carriera.

 

2. Thin Lizzy

Erano invece dublinesi i Thin Lizzy, un gruppo che a partire dai primi anni ’70 ebbe un notevole successo non solo in patria. La band si inserì infatti nel filone dei gruppi che in quegli anni plasmavano l’hard rock, l’heavy metal e il blues rock.

Formati dal cantante, bassista e leader Phil Lynott (figlio di padre brasiliano e madre irlandese) assieme a vari diversi musicisti, i Thin Lizzy esordirono nel 1971 con l’album che portava il loro nome. I primi anni però furono durissimi: i dischi vendevano troppo poco per assicurare un futuro alla band.

I Thin Lizzy nel 1983 (foto di Harry Potts via Flickr)
I Thin Lizzy nel 1983 (foto di Harry Potts via Flickr)

Paradossalmente, l’unico singolo che riuscì a piazzarsi in classifica fu pubblicato dalla Decca senza l’autorizzazione della band. Si trattava di Whiskey in the Jar [4], un brano tradizionale irlandese riadattato in chiave rock.

Quando gli irlandesi suonano l’hard rock

Il successo arrivò solo dopo la metà degli anni ’70, quando lo stile della band andò affinandosi. Pur mantenendo dei riferimenti al folklore irlandese, infatti, i membri virarono verso un più deciso hard rock, che portò al successo commerciale.

A trascinare il gruppo furono in questa fase il singolo The Boys Are Back in Town [5] e alcuni tour condotti assieme ad altre band allora emergenti. Tra queste vanno segnalati gli Aerosmith, i Rush, i Queen.

L’ascesa fu coronata da album come Bad Reputation, Black Rose e Chinatown, che tra il 1977 e il 1980 entrarono nella top ten britannica. Le costanti modifiche alla formazione e l’avvio di progetti solisti di Lynott non giovarono però al futuro della band, la cui storia si chiuse nel 1986 con la morte dello stesso Lynott per overdose.

 

3. U2

Se Van Morrison incise, per buona parte della sua carriera, negli Stati Uniti e i Thin Lizzy ebbero un successo importante ma chiuso all’interno di un genere ben definito, gli U2 furono la prima band a portare il nome dell’Irlanda in giro per il mondo.

Beautiful Day, una delle più belle canzoni sulla vita, scritta dagli U2Non che la loro musica fosse più di tanto legata alle tradizioni celtiche. Nati come band alternative e poi evoluti verso un corposo pop rock, gli U2 erano debitori soprattutto a musicisti americani e britannici. Le fonti d’ispirazione furono Elvis, i gruppi della british invasion, i Joy Division, Patti Smith, Lou Reed, Bob Dylan e per certi versi anche lo stesso Van Morrison.

Ma la questione irlandese emergeva comunque, attraverso i testi che Bono fin dall’inizio cominciò a dedicare alla sua terra.

Il rock impegnato e la questione irlandese

Già il terzo album, War, presentava Sunday Bloody Sunday [6], dedicata alla domenica di sangue di Derry del 1972. Nella copertina di The Unforgettable Fire figurava un castello locale, che dava a tutto il disco un’aria piuttosto mistica.

Love Is Blindness [7], ultimo brano di Achtung Baby, affrontava infine il tema del terrorismo irlandese. E altre canzoni arrivarono anche negli anni successivi, come Peace on Earth [8] (da All That You Can’t Leave Behind).

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Dal punto di vista delle vendite, a partire da The Joshua Tree la band mise a segno una serie lunghissima di “numeri 1”. Una serie interrotta solo dall’ultimo Songs of Innocence, che non è riuscito ad arrivare al primo posto né negli Stati Uniti né in Inghilterra, nonostante lo abbia comunque raggiunto in Italia.

 

4. The Cranberries

Dopo i successi degli U2, negli anni ’90 sembrava che tutto il mondo, o quantomeno tutta Europa, avesse voglia di musica irlandese.

Il successo delle sonorità new age, unito alla riscoperta di quel paese che per decenni era stato ignorato, portarono così alla ribalta molte band, che magari mescolavano quegli elementi con un’impostazione rock e pop. La prima a sfondare fu quella dei Cranberries di Limerick, composta dai fratelli Hogan e soprattutto da Dolores O’Riordan.

Dolores O'Riordan dei Cranberries (foto di Alterna2 via Flickr)
Dolores O’Riordan dei Cranberries (foto di Alterna2 via Flickr)

Il quartetto esordì nel 1993 con Everybody Else Is Doing It, So Why Can’t We?, un disco che ebbe un successo inatteso. A trascinare l’album furono le canzoni Dreams e Linger [9], venate da un’aura che i critici etichettarono come celtic rock. Così vendettero subito addirittura 5 milioni di copie negli Stati Uniti.

Il celtic rock di Dolores O’Riordan e compagni

Il lavoro successivo ebbe però un successo ancora maggiore. Si trattava di No Need to Argue, che vendette più di 15 milioni di copie in tutto il mondo grazie anche a Zombie [10], dura canzone sul conflitto anglo-irlandese.

Molto bene andò anche To the Faithful Departed, del 1996, mentre i lavori successivi furono meno baciati dalla fortuna. Dopo una lunga pausa, i quattro sono ritornati sulle scene nel 2009, prima con tour e poi con un nuovo album, Roses.

Nel 2017 è infine uscito Something Else, che contiene tre inediti ed alcuni classici riarrangiati.

 

5. The Corrs

L’amore per la musica celtica si trova anche nei più grandi successi dei Corrs, gruppo in un certo senso a “conduzione familiare” che ha saputo coniugare sonorità pop con strumentazioni tipiche della tradizione irlandese.

I membri del gruppo di Dundalk, cittadina vicina al confine con l’Irlanda del Nord, sono infatti tre sorelle e un fratello. Si tratta di Jim (classe 1964), Sharon (1970), Caroline (1973) e Andrea Corr (1974).

Tutti musicisti, i quattro decisero di formare una band per partecipare alle audizioni per il film The Commitments di Alan Parker, tratto da un romanzo di Roddy Doyle e uscito nel 1991.

Il folk dei fratelli di Dundalk

Proprio alle audizioni vennero notati da quello che sarebbe divenuto il loro manager, John Hughes, che trovò loro i primi locali in cui esibirsi in giro per l’Irlanda. Mentre suonavano a Dublino, vennero ascoltati anche dall’ambasciatrice USA in Irlanda, che li invitò a Boston per esibirsi in occasione dei Mondiali di calcio.

I Corrs sulla copertina del loro ultimo album, Jupiter CallingQuesto passaggio negli States li portò a firmare il primo contratto discografico. Nel 1995 uscì Forgiven, not Forgotten, che arrivò al secondo posto in Gran Bretagna. Due anni dopo fu la volta di Talk on Corners, che vendette più di 10 milioni di copie in tutto il mondo, mentre In Blue, del 2000, sfondò pure in Italia.

Fino al 2006 sono rimasti molto attivi, pubblicando svariati album. Dopo la raccolta Dreams, però, si sono presi una lunga pausa discografica, durante la quale Andrea e Sharon hanno lavorato a dischi solisti. Nel 2015 i quattro sono però tornati a lavorare assieme e ad esibirsi in pubblico, a dieci anni di distanza dall’ultima volta.

Da lì in poi sono usciti White Light, che è andato piuttosto bene anche in Gran Bretagna e Germania, e il recente Jupiter Calling, del 2017.

 

 

Note e approfondimenti

[1] Potete ascoltarla qui nella sua versione originale.
[2] La si può sentire nel canale Vevo di Van Morrison, qui.
[3] Moondance è probabilmente la più bella e famosa canzone di Morrison. La si può riascoltare qui.
[4] La canzone potete vederla eseguita dalla band qui.
[5] Qui potete ascoltarla nella registrazione più famosa.
[6] Una famosa versione dal vivo di questo brano può essere ascoltata (e vista) qui.
[7] Qui trovate una suggestiva versione eseguita dal solo The Edge.
[8] Potete sentirla, mishciata a Walk On, in questa sentita esibizione live.
[9] I due brani possono essere ascoltati rispettivamente qui e qui.
[10] Il celebre videoclip che accompagnava la canzone può oggi essere visto qui.
[-] La foto di copertina ritrae il Wall of Fame di Dublino, dove sono raccolti i grandi nomi della musica irlandese (foto di Still ePsiLoN via Flickr)

 

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