Ci ha colti tutti di sorpresa questa sera la notizia della morte di Harold Ramis, 69enne attore, sceneggiatore e regista noto forse al grande pubblico più per il suo volto stralunato che per il suo nome e cognome. Cresciuto alla scuola della compagnia d’improvvisazione Second City di Chicago, sua città natale, si spostò all’inizio degli anni ’70 a New York al seguito dell’amico John Belushi per entrare nel cast del National Lampoon.

La prima parte della carriera

Questo gruppo di comici all’epoca portava avanti una rivista e una trasmissione radiofonica, ma presto si sarebbe trasferito sul grande schermo cinematografico. E proprio assieme a quel gruppo di attori – che ha caratterizzato le migliori espressioni della comicità statunitense almeno fino alla seconda metà degli anni ’80 – Ramis basò tutta la prima parte della sua carriera, lavorando come sceneggiatore, attore e a volte pure come regista ad alcuni capolavori del periodo.

In seguito, dagli anni ’90 in poi, decise di concentrarsi principalmente sul lavoro dietro alla camera da presa, pur concedendosi di tanto in tanto qualche cameo e comparsata in pellicole sue e dei suoi amici. Se ne è andato a causa delle complicazioni di una vascolite autoimmune, lasciando la seconda moglie Erica Mann e tre figli. Noi vogliamo ricordarlo ripercorrendo la storia dei cinque più famosi film da lui sceneggiati.

 

Animal House

1978: l’esordio al cinema col gruppo del National Lampoon

Come detto, durante gli anni ’70 Ramis aveva fatto varie esperienze nel campo della scrittura comica: aveva lavorato alla radio in una trasmissione di grande successo come The National Lampoon Radio Hour, era comparso in TV col suo gruppo di improvvisazione di Chicago e poi aveva partecipato anche a varie tournée teatrali in giro per il paese.

Nel 1978 era ormai il momento di mettere a frutto tutte queste esperienze e tentare la strada del cinema: assieme a due dei fondatori della rivista National Lampoon, Doug Kenney – morto probabilmente suicida appena un paio d’anni dopo – e Chris Miller, scrisse infatti la sceneggiatura di Animal House, film destinato a diventare rapidamente una pellicola di culto e a lanciare l’astro di John Belushi.

Con John Landis e Ivan Reitman

La pellicola, basata in gran parte sulle esperienze universitarie di cui Miller scriveva periodicamente in una sua rubrica, era diretta da John Landis e prodotta da Ivan Reitman, due giovani cineasti della stessa generazione di Ramis che incontreremo ancora in questa nostra breve disamina.

Costato poco meno di tre milioni di dollari, ne fruttò – tra cinema e home video – più di centoquaranta, rivelandosi uno dei maggiori successi commerciali del decennio e aprendo la strada a una nuova generazione di sceneggiatori e attori specializzati in una rappresentazione sarcastica e a tratti surreale dell’America.

In particolare, Ramis scrisse tutte le parti in cui compariva Bluto, il personaggio interpretato da John Belushi, suo personale amico e l’unico volto noto – almeno allora – a comparire nella pellicola, visto che l’ex collega di Chicago si stava facendo in quegli anni un nome grazie alla partecipazione al Saturday Night Live.

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Ghostbusters

1984: la notorietà come attore e acchiappafantasmi

Il manifesto originale del film GhostbustersAll’inizio degli anni ’80 quello di Ramis era uno dei nomi più “caldi” nel campo degli sceneggiatori hollywoodiani. Come detto Animal House era stato un successo insperato, e dei tre sceneggiatori per un motivo o per l’altro lui era l’unico che aveva continuato a lavorare con una certa costanza a nuovi progetti.

Attorno al 1982 fu per questo chiamato da Dan Aykroyd – star di primo piano del Saturday Night Live – per lavorare insieme a un’idea che aveva avuto per una serie di sketch da recitare assieme ancora una volta al compare John Belushi, col quale nel 1980 aveva già portato sul grande schermo i Blues Brothers, nati originariamente proprio all’interno della trasmissione TV.


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Aykroyd e Ramis erano alacremente al lavoro e avevano già creato dei personaggi modellati sull’attore di origini albanesi, su John Candy e su Eddie Murphy quando vennero interrotti dalla notizia della morte per overdose di Belushi, destino che in quegli anni sembrava cogliere molte giovani speranze proprio del genere comico hollywoodiano.

L’entrata in scena di Bill Murray

Accantonato per qualche tempo e poi ripreso e rimodulato, il progetto fu offerto a Ivan Reitman che lo diresse affidando la parte che era di Belushi a un’altra star del Saturday Night Live, Bill Murray, e assegnando ruoli di rilievo anche agli stessi Aykroyd e Ramis.

Per Ramis si trattava sostanzialmente della seconda parte di un certo peso come attore, dopo che, tre anni prima, aveva fatto da spalla proprio a Bill Murray in un altro film diretto da Reitman, Stripes – Un plotone di svitati, una pellicola in cui Reitman e Murray l’avevano anzi voluto a tutti i costi nonostante la casa produttrice lo trovasse tremendo per la parte.

Ora, in Ghostbusters, Ramis si calò nei panni di Egon Spengler, l’intellettuale del gruppo il cui nome derivava da un lato dal filosofo tedesco Oswald Spengler e dall’altro da un vecchio compagno di scuola di Ramis, un rifugiato ungherese di nome Egon Donsbach. Anche questo film fu campione d’incassi, surclassando una serie di record e divenendo, assieme a Beverly Hills Cop, la pellicola comica più vista degli anni ’80.

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Ricomincio da capo

1993: la risalita dopo il flop di Club Paradise

Nel corso di questi anni di cui abbiamo già parlato, Harold Ramis aveva iniziato una carriera ad Hollywood come sceneggiatore ma, come detto, si era presto adattato anche a passare al di là della telecamera, vestendo i panni dell’attore.

Non abbiamo però spiegato che, oltre che scrittore e performer, Ramis era diventato anche regista. Nel 1980, sull’onda del successo di Animal House, aveva accettato di sviluppare assieme a Doug Kenney una sceneggiatura di Brian Doyle-Murray (a sua volta comico e fratello maggiore proprio di Bill Murray), una sceneggiatura che si era poi evoluta in Palla da golf, il suo esordio alla regia.


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Tre anni dopo aveva diretto National Lampoon’s Vacation, sempre legato al solito gruppo ma su sceneggiatura di John Hughes, alle sue prime prove comiche prima di virare sull’adolescenziale e passare anche dietro alla macchina da presa.

Infine, però, nel 1986 la sua carriera aveva avuto una brusca battuta d’arresto con Club Paradise, un flop clamoroso di cui aveva scritto ancora una volta la sceneggiatura (assieme al già citato Brian Doyle-Murray) e che, nonostante il cast di primissimo piano che spaziava da Robin Williams a Peter O’Toole, era stato stroncato da critica e pubblico.

Il giorno della marmotta

Per il film successivo, quindi, Ramis decise di aspettare qualche tempo, fino a quando non gli capitò sottomano il progetto d’esordio di tale Danny Rubin, un insegnante poco più che trentenne. Un progetto che, da lui stesso risistemato, divenne la sceneggiatura di Ricomincio da capo o, in originale, Groundhog Day, pellicola destinata non a un successo clamoroso come nei precedenti casi ma comunque a diventare un film di culto talmente amato in patria come all’estero da dare origine addirittura a dei modi di dire.

Come protagonista, dopo aver pensato in un primo momento a Tom Hanks, Ramis decise di chiamare l’amico Bill Murray, col quale però i rapporti si incrinarono notevolmente durante la lavorazione. Inoltre si trovò una parte anche per Doyle-Murray e per lo stesso Ramis, che compare nelle vesti di un neurologo.

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Terapia e pallottole

1999: una tranquilla commedia hollywoodiana di successo sulla mafia

Se i primi film, quelli legati alla gang di National Lampoon e del Saturday Night Live, erano rappresentazioni grottesche, a volte addirittura esagerate, in cui abbondavano le idee e si rimestava continuamente nei generi col chiaro intento di parodiare la società americana e contemporaneamente la stessa industria cinematografica, con l’andar del tempo la scrittura e le frequentazioni di Ramis si erano fatte più tranquille.

Ricomincio da capo, anzi, fu probabilmente proprio il film di svolta, che lo portò a staccarsi dal vecchio gruppo – che d’altra parte s’era già sfaldato per conto proprio, ognuno dei superstiti incanalato verso una propria strada ben precisa – e ad orientarsi verso una commedia hollywoodiana più tradizionale, anche se con l’aggiunta qua e là di qualche elemento bizzarro.

Un boss in crisi

Terapia e pallottole, film del 1999 che vantava un cast di prim’ordine in grado di spaziare da Robert De Niro a Billy Crystal, è in questo senso emblematico. Scritto assieme a Kenneth Lonergan e Peter Tolan, che ne avevano elaborato il soggetto, raccontava di un boss della mafia in crisi, stressato dalla tensione e dai rischi del suo “mestiere”, che veniva soccorso da un riluttante psichiatra che, dopo qualche disavventura, finiva però per calarsi fin troppo bene nella parte del malavitoso provetto.

La pellicola, pur non convincendo la critica quanto i film da noi già citati, ebbe comunque un ottimo riscontro al botteghino, forse anche per la capacità di sfruttare al massimo le capacità recitative di De Niro, Crystal e di tutta una serie di personaggi di contorno – Chazz Palmintteri in primis – calati in ruoli che già avevano rivestito ma virati ora in chiave comica: il film portò a casa infatti ben 177 milioni di dollari e diede origine a un sequel, Un boss sotto stress, sempre diretto e cosceneggiato da Ramis.

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Anno uno

2009: l’ultimo film con Jack Black

Anno unoChiudiamo con l’ultima pellicola sia da regista che da sceneggiatore e attore di Harold Ramis, Anno uno, uscito nel 2009 per i tipi della Columbia Pictures, una pellicola che è andata maluccio al botteghino (è passata quasi in sordina pure in Italia) ma, soprattutto, ha ricevuto critiche tremende da parte della stampa americana.

Il tentativo, orchestrato da Ramis assieme alla coppia di sceneggiatori televisivi Gene Stupnitsky e Lee Eisenberg, era quello di recuperare la comicità delle origini, surreale, fisica e a tratti pure volgare e demenziale, affidando il ruolo di mattatore della pellicola a Jack Black – quasi un novello John Belushi – a cui si doveva affiancare lo stralunato Michael Cera.

I cavernicoli e la Bibbia

La storia, ambientata senza particolare coerenza storica durante le prime fasi dell’Antico Testamento, descriveva il viaggio di due cavernicoli attraverso varie terre del Medio Oriente, dove entravano in contatto con personaggi biblici quali Caino, Abele, Abramo, Isacco e in particolare la città di Sodoma, tra slapstick comedy e riferimenti sessuali per nulla velati. Ramis, che proprio nel periodo di lavorazione si scoprì malato, interpretava tra l’altro la figura di Adamo in una breve apparizione.

Secondo le sue stesse dichiarazioni, dopo questo film il regista – forse a causa dell’interesse suscitato dal videogame uscito nel 2009 – si sarebbe voluto mettere a lavorare su un possibile nuovo sequel di Ghostbusters, un Ghostbusters III che programmava di far uscire tra il 2011 e il 2012 ma che a questo punto non vedrà probabilmente mai la luce (anche perché già a suo tempo i suoi colleghi si erano dimostrati poco interessati all’idea).

 

Segnala altri grandi film scritti (e a volte recitati e diretti) da Harold Ramis nei commenti.