Cinque grandi film tratti dai libri di Stephen King

Shining, uno dei migliori film tratti dai libri di Stephen King

Stephen King non è certo un autore che ha bisogno di presentazioni: in circa quarant’anni di carriera ha pubblicato una sessantina di libri – a volte romanzi, a volte raccolte di racconti, a volte saghe e più raramente saggi – vendendo più di 500 milioni di copie delle sue opere. Chiaro, però, che quando il successo è così globale e così continuativo, non si può fermare alla sola forma cartacea: fin dai primi anni come scrittore, infatti, le sue opere sono state opzionate dal cinema e dalla TV, che ne hanno tratto svariati adattamenti.

Dal 1976 ad oggi sono più di 170 le volte in cui i racconti o i romanzi di King, in alcuni casi anche più volte, hanno ispirato lungometraggi e cortometraggi, serie televisive o episodi singoli; una sequela pressoché infinita che di certo può spaventare il neofita che vorrebbe avvicinarsi al genere. Per questo abbiamo selezionato quelli che a nostro avviso sono i cinque migliori film tratti dai libri di Stephen King. Eccoli.

 

Carrie – Lo sguardo di Satana

L’esordio nei libri e al cinema

Carrie è senza dubbio l’opera che segna una carriera. Fu il primo romanzo che Stephen King riuscì a pubblicare dopo vari tentativi infruttuosi e fu anche il primo film tratto da una sua opera: in entrambi i casi, nonostante le difficoltà degli esordi, fu un successo clamoroso, capace di spingere il giovane professore di letteratura ad abbandonare l’insegnamento e a dedicarsi con tutte le proprie energie alla scrittura.

Nella trama, d’altro canto, erano già presenti alcuni elementi che sarebbero diventati tipici dello stile di King: la Carrie del titolo era infatti una ragazza del Maine, dotata di poteri telecinetici ma cresciuta da una madre intollerante e pazza, che non le aveva spiegato neppure cosa fossero le mestruazioni; perenne vittima dei bulli della scuola, Carrie subiva l’ultimo clamoroso affronto durante il ballo di fine anno, cosa che la portava però a dare libero sfogo alla sua rabbia.

Il film fu opzionato da Brian De Palma, all’epoca un giovane regista di belle speranze che però non aveva ancora sfondato sul mercato nonostante da 8 anni sfornasse film a ritmo indemoniato; lui decise di puntare, per il ruolo della protagonista, sulla quasi esordiente Sissy Spacek, a cui affiancò un cast costituito da Amy Irving (futura moglie di Steven Spielberg), William Katt (il protagonista, negli anni ’80, di Ralph Supermaxieroe), Nancy Allen (poi moglie dello stesso De Palma) e John Travolta (che dopo questa parte avrebbe inanellato due successi clamorosi come La febbre del sabato sera e Grease), oltre alla veterana Piper Laurie.

Il film è piuttosto fedele al libro, anche se cambia parzialmente nel finale. In ogni caso, è una delle poche pellicole di cui King si è detto soddisfatto; ottenne due nomination agli Oscar (per la Spacek e la Laurie) e una ai Golden Globe, mentre la storia è stata riadattata prima in un film per la TV e poi – nel 2013 – in un remake intitolato direttamente Lo sguardo di Satana.

Carrie – Lo sguardo di Satana – TRAILER – Brian De Palma

 

Shining

Con Kubrick dentro all’Overlook Hotel

Se più che convincente era stato il primo film tratto dal primo romanzo di Stephen King, ancora meglio andò col terzo adattamento: dopo la miniserie TV Le notti di Salem realizzata nel 1979 dalla CBS, infatti, nel 1980 uscì Shining, film realizzato da Stanley Kubrick e considerato da molti uno dei migliori film horror di tutti i tempi.

Il libro, ispirato a King da una vacanza assieme alla famiglia sulle montagne del Colorado, raccontava di una famiglia formata da Jack Torrance, sua moglie Wendy e suo figlio Danny, che si recavano a fare da guardiani invernali allo sperduto Overlook Hotel; in questo ambiente misterioso, in cui in passato erano già accaduti terribili fatti di sangue, Jack vorrebbe lavorare al proprio romanzo ma in realtà la pazzia prende lentamente il sopravvento su di lui, mentre il figlio Danny, dotato di un particolare potere extrasensoriale, inizia a rivivere alcuni dei fatti lì accaduti. Presto Jack finisce per tentare di uccidere la propria famiglia, incontrando la resistenza della moglie e poi l’intervento di un cuoco che è legato a Danny dal potere della “luccicanza”, finendo per trovare la morte.

Il film, pur fedele nell’impianto generale della storia, differisce sotto vari punti di vista dal libro: lo stesso King, quando lo vide, si disse deluso, soprattutto per la rappresentazione di Wendy, ridotta semplicemente a un “soggetto urlante” e priva di spessore; Kubrick rispose piccato, affermando che il libro «non era poi un gran capolavoro».

Al di là di queste schermaglie, il regista – con la sua cura maniacale della messa in scena e anche soprattutto grazie all’uso della steadycam, allora ai suoi esordi – seppe riprodurre con grande efficacia il senso claustrofobico dell’hotel e la crescente ansia generata dalla situazione; inoltre, si avvalse di un Jack Nicholson che ha sempre reso bene quando ha dovuto rappresentare la pazzia ma che qui riuscì senza dubbio a produrre una delle sue interpretazioni più memorabili.

Shining – trailer ITA HD

 

Stand by Me – Ricordo di un’estate

Una storia di crescita

Di genere completamente diverso è Stand by Me – Ricordo di un’estate, che uscì nei cinema nel 1986 interrompendo la lunga sequenza di libri, serie TV e film che ormai avevano reso Stephen King il re indiscusso dell’horror mondiale. Il lungo racconto e il film, infatti, non raccontano storie di terrore ma possono essere intesi come romanzi di formazione: protagonisti sono dei ragazzini di dodici o tredici anni che lasciano la loro città d’origine, Castle Rock, per andare in cerca del cadavere di un loro coetaneo, scomparso da qualche giorno e individuato dalla banda del fratello di uno dei quattro protagonisti senza che questa avesse però denunciato il ritrovamento alla polizia.

Il viaggio fa maturare i ragazzi, li spinge ad affrontare le loro paure e i loro problemi familiari nonostante termini con uno scontro con la banda dei ragazzi più grandi che ha la meglio su di loro. La storia, come accennato, non è tra l’altro tratta da un romanzo vero e proprio ma da una novella, Il corpo, contenuta all’interno della raccolta Stagioni diverse.

La realizzazione cinematografica fu affidata a Rob Reiner, regista che ritroveremo ancora in quest’elenco e che abbiamo già avuto modo di presentare in altri articoli del nostro sito, sia per le sue doti d’attore, sia come regista di film romantici e fantastici; Reiner, coetaneo di King, riuscì a far propria la storia e a modificarla – come spesso una realizzazione per il grande schermo impone – pur mantenendone inalterato il senso generale.

Lo stesso King, che di solito non è benevolo nei confronti dei film tratti dalle sue opere, ebbe a complimentarsi con le scelte effettuate in questo caso: «[I cambiamenti] non sono stati un problema, perché film e libri sono come mele e arance: sono entrambi buonissimi ma hanno sapori completamente diversi. Se funziona, sono felice. È fantastico». Nel cast, tra l’altro, figuravano futuri divi come River Phoenix, scomparso tragicamente 7 anni più tardi, Wil Wheaton, poi star di Star Trek: the Next Generation, Corey Feldman, che solo l’anno prima era stato tra i protagonisti de I Goonies, e i più maturi Kiefer Sutherland e John Cusack.

Stand By Me Ricordo Di Un'Estate Clip ITA – La Pistola

 

Misery non deve morire

I pericoli dell’essere uno scrittore di successo

Restiamo nell’orbita di Rob Reiner, di cui abbiamo appena finito di parlare. Come appena detto, si tratta di un regista specializzato in commedie, spesso con un tono rosa o nostalgico, e quindi piuttosto distante dall’immaginario di Stephen King, che certo nei suoi romanzi immette sempre una certa dose di nostalgia per il periodo della sua infanzia ma che allo stesso tempo ama storie in cui emerge il lato più macabro della vita.

Eppure, proprio Rob Reiner è il regista di uno dei più terrificanti film tratti da un libro di Stephen King, cioè Misery non deve morire, uscito nel 1990 e arricchito dalla straordinaria interpretazione di Kathy Bates, attrice allora ignota al grande pubblico ma capace di conquistarsi – con il ritratto terrificante e verosimile dell’infermiera Annie Wilkies – riconoscimenti importantissimi come il premio Oscar per la miglior attrice protagonista e il Golden Globe.

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La storia – raccontata da King all’interno del romanzo Misery, uscito nel 1987 e vincitore del Premio Bram Stoker – è quella di uno scrittore di successo, Paul Sheldon, che si ritrova in casa di un’infermiera, Annie Wilkies, che l’ha salvato da un terribile incidente, prendendosi cura di lui. L’infermiera, tra l’altro, si rivela essere una grande fan della sua saga di libri dedicati all’eroina Misery, che gli hanno dato fama e successo.

Purtroppo, però, Sheldon viaggiava col manoscritto del suo successivo ed inedito romanzo, in cui Misery trovava la morte; la notizia non fa la felicità di Annie, che si rivela anzi mentalmente disturbata e già colpevole, in passato, di una serie di omicidi. Quella dello scrittore si trasforma così, rapidamente, in una vera e propria prigionia finalizzata alla produzione di un nuovo romanzo in cui Misery deve essere fatta tornare in vita e che però potrebbe segnare la fine della sua, di vita.

 

Le ali della libertà

Il film più bello?

Concludiamo ancora una volta con un film che con l’orrore non ha molto a che spartire, essendo tratto da un’altra delle novelle di Stagioni diverse, Rita Hayworth e la redenzione di Shawshank: si tratta di Le ali della libertà, diretto nel 1994 da Frank Darabont, uno specialista della trasposizione kingiana visto che avrebbe poi diretto un altro capolavoro come Il miglio verde e, più recentemente, l’horror The Mist.

Il racconto di Stephen King aveva come protagonista il banchiere Andy Dufresne, incarcerato, nonostante si professasse innocente, nel 1947 nella prigione di Shawshank con l’accusa di aver ucciso la moglie e il di lei amante. Lentamente, il protagonista riusciva ad abituarsi alla vita del carcere, prima dando consigli finanziari alle guardie e al corrotto direttore, poi prendendosi cura della biblioteca interna, migliorandola fino a farla diventare un gioiello all’interno del sistema carcerario del Maine; nascostamente, però, Dufresne lavorava anche alla sua fuga, che sarebbe riuscito a compiere dopo molti anni, vendicandosi anche del direttore e delle guardie.

Come detto, la storia è stata portata sul grande schermo da Darabont, che ne ha curato anche la sceneggiatura, avvalendosi di Tim Robbins e Morgan Freeman nei due ruoli principali, cosa piuttosto particolare perché nel libro il personaggio di Freeman era un bianco dai capelli rossi (da cui il soprannome “Red”). Il risultato è straordinario e non a caso Le ali della libertà è uno dei film più amati degli ultimi venticinque anni, sempre in vetta nelle classifiche dei vari siti di settore.

Anche a livello di premi, il film ha incassato tantissime nomination, anche se spesso non “convertite”, forse anche per la natura un po’ particolare della pellicola (il regista era allora sconosciuto, la storia piuttosto lontana dai consueti canoni di Stephen King): così, delle sette nomination agli Oscar – tra cui quelle per il miglior film, per la miglior regia e per il miglior attore protagonista – nessuna si trasformò nella statuetta, mentre anche dai Golden Globe arrivarono solo due candidature.

Le ali della libertà – trailer ita HD (The Shawshank Redemption)

 

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