Cinque grandi fotografi contemporanei da cui lasciarsi ispirare

Una suggestiva immagine di Sebastião Salgado

Quando si parla di fotografia, ci si rivolge spesso al passato. Ai grandi maestri del reportage, a chi ha definito gli standard della fotografia di paesaggio, a ritrattisti ormai morti e sepolti. Questo potrebbe dare l’impressione di un’arte poco vitale, ripiegata su se stessa e poco propensa a cercare nuove strade. Niente di più falso. Perché la fotografia contemporanea, invece, sa regalare ancora emozioni importanti.

Ma quali sono gli interpreti più capaci delle ultime generazioni? Chi è riuscito e sta riuscendo a lasciare un segno e sarà ricordato anche tra cinquanta o cent’anni, diventando un maestro per le epoche successive? Abbiamo fatto una selezione non certo semplice, cercando di dar conto sia delle tendenze più artistiche che di quelle legate alla moda e al mercato, e abbiamo così selezionato cinque nomi. Certo, sono rimasti fuori dei pezzi da novanta come Steve McCurry, Andreas Gursky, Philip-Lorca diCorcia, David LaChapelle, Terry Richardson. Ma i cinque che abbiamo scelto non vi lasceranno insoddisfatti.

 

Sebastião Salgado

Lo sguardo alla società e ai dimenticati

Brasiliano di nascita e, da qualche anno, parigino d’adozione, Sebastião Salgado è uno dei più grandi fotografi contemporanei. La sua scelta di dedicarsi alla fotografia è arrivata tardi, dopo aver compiuto studi di carattere economico. Un viaggio in Africa lo convinse però della necessità di raccontare il mondo per immagini. Nei primi anni di attività si occupò così delle guerre coloniali in Angola e in Mozambico, mentre in Europa ritraeva rivoluzioni e condizioni di vita degli immigrati. Tra il 1979 e il 1994 ha lavorato per la celebre Magnum Photos, per poi fondare una propria agenzia.


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Negli anni ’80 e nei primi anni ’90 si è occupato dell’America Latina e della vita degli agricoltori. In generale, i suoi reportage nascono da lunghi mesi di studio di realtà dimenticate o poco note, e hanno un forte impatto sociale. Inoltre, è interessante pure il suo lavoro su quella parte del pianeta non ancora toccato dall’uomo, con importanti foto naturalistiche. Per lavorare, ha prediletto a lungo le 35 mm della Leica, stimandone soprattutto gli obiettivi. In fase di stampa, poi, tendeva a ridurre il peso delle ombre troppo intense con l’uso di uno sbiancante. In tempi più recenti, si è però convertito al digitale, che per sua stessa ammissione gli consente di ridurre notevolmente il peso del materiale da portarsi dietro per il mondo.

 

Annie Leibovitz

La fotografa delle star

Completamente diverso è lo stile di Annie Leibovitz, una delle più apprezzate e pagate ritrattiste della fotografia americana. Nata nel 1949 in Connecticut, è diventata famosa molto giovane, quando fu assunta da Rolling Stone e cominciò a seguire le principali band della scena rock mondiale. Già nel 1975 immortalava i Rolling Stones in una famosa tournée, mentre nel 1980 la sua foto di John Lennon nudo che abbraccia Yoko Ono vestita – scattata tra l’altro la mattina prima dell’uccisione dell’ex Beatle – divenne celeberrima. Apprezzata dalle star, ha ritratto personaggi del calibro di Demi Moore (la famosa foto nuda e incinta), Angelina Jolie, Leonardo DiCaprio, Johnny Depp, Miley Cyrus, Meryl Streep, Arnold Schwarzenegger, la regina Elisabetta II e altri ancora.


Intensa anche la sua attività nel campo dei calendari. Con Pirelli ha realizzato quello del 1999 mentre è stata di recente assunta per la versione 2016, in cui ha ritratto dodici donne tra cui anche le rockstar Patti Smith e (di nuovo) Yoko Ono. Con Lavazza – giusto per rimanere nell’ambito italiano – ha invece realizzato il calendario 2009. Sul versante privato, ha convissuto per una quindicina d’anni con la scrittrice Susan Sontag, in un rapporto durato fino alla scomparsa di quest’ultima nel 2004 per leucemia.

 

Cindy Sherman

Autoritratti e stereotipi

Rimaniamo su una fotografa donna con Cindy Sherman, una donna che ha anzi fatto della sua femminilità l’elemento centrale dei suoi scatti. Una femminilità, però, intesa in modo completamente diverso da quello a cui state pensando. Fin dall’inizio della sua carriera, la Sherman (classe 1954) ha infatti indagato gli stereotipi con cui veniva e viene ancora rappresentato la donna. Le sue fotografie, infatti, non sono altro che autoritratti in cui lei posa di volta in volta agghindata in maniera da richiamare – in modo esagerato – la tradizionale e spesso superficiale rappresentazione della donna.

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Le foto della Sherman, però, godono di una certa ambiguità di fondo. Lei stessa non le definisce femministe, e infatti ha usato la sua opera anche per fini pubblicitari, cosa che sembrerebbe contraria a un’interpretazione in fondo troppo politicizzata del suo lavoro. D’altro canto, lei è autrice e allo stesso momento interprete dei suoi lavori, fotografa e modella di se stessa. Un’ambiguità che emerge in particolare in uno dei suoi lavori più famosi, la raccolta Untitled Film Stills, in cui la Sherman si fotografava come se fosse un’attrice degli anni ’50 o ’60, in inquadrature simili a quelle del cinema hollywoodiano.

 

Mario Testino

Moda e filantropia

Un po’ d’Italia c’è anche in questa cinquina con Mario Testino, fotografo in realtà peruviano ma nato nel 1954 da madre irlandese e padre italiano. La sua carriera è cominciata a partire dal 1976, quando si è trasferito a Londra e ha iniziato a lavorare per le più prestigiose riviste fashion europee. I suoi ritratti di moda e delle star hanno pian piano conquistato spazio anche nei musei, oltre a finire sulle copertine di Vogue, Elle, Vanity Fair e decine di altre.


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In campo pubblicitario si è occupato delle campagne di marchi molto importanti come Gucci, Burberry, Versace e Chanel. Il suo talento, però, emerge forse maggiormente nei ritratti. Anche lui, come la Leibovitz, è infatti una delle scelte preferite delle star di Hollywood, delle passerelle e della musica. Negli anni ha così immortalato Kim Basinger, Cameron Diaz, Gwyneth Paltrow, Julia Roberts, Meg Ryan, Catherine Zeta-Jones, Claudia Schiffer, Gisele Bündchen, Naomi Campbell, Lady Gaga, Rihanna, Madonna ed altre ancora. Dal punto di vista personale, è un filantropo molto stimato, sia sul versante culturale che su quello delle organizzazioni caritatevoli.

 

Edward Burtynsky

Il panorama industriale

Il più giovane della nostra cinquina è Edward Burtynsky, canadese nativo dell’Ontario e classe 1955. Con lui abbandoniamo il campo della moda e torniamo all’esplorazione degli ambienti, anche in chiave sociale. I suoi lavori – che sono ospitati in più di 50 musei, compresi il Guggenheim di New York e la Bibliothèque Nationale di Parigi – esplorano infatti soprattutto i paesaggi industriali. L’idea di fondo è quella di indagare su come la mano dell’uomo abbia modificato la natura, utilizzando per questo immagini di grande formato e spesso riprese dall’alto.

L’avvicinamento alla fotografia avvenne già ad 11 anni, grazie al padre, che acquistò una sorta di prima camera oscura. Nel giro di pochi anni lui e la sorella maggiore avevano messo in piedi una piccola attività che si occupava di realizzare ritratti della comunità di origini ucraine a cui apparteneva anche la famiglia di Burtynsky. Dopo aver ricevuto un’educazione fotografica più sostanziosa, negli anni ’80 ha cominciato a dedicarsi alla fotografia artistica, prima con macchine tradizionali e, solo in anni recenti, con quelle digitali. Intensa anche l’attività teorica, tanto che Burtynsky ha coniato, per la propria fotografia, l’espressione “The Contemplated Moment”, in antitesi al celebre “The Decisive Moment” di Henri Cartier-Bresson.

 

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