Cinque grandi giallisti italiani contemporanei

Montalbano e gli altri personaggi creati dai più importanti giallisti italiani contemporanei

 
Il giallo come genere letterario è nato tra l’Inghilterra e gli Stati Uniti grazie a maestri come Edgar Allan Poe, Arthur Conan Doyle, Agatha Christie e poi alla scuola hard boiled. È però anche vero che lentamente si è poi diffuso anche altrove, conquistando spazi importanti in tutte le letterature europee. In conseguenza anche di un’attenzione del pubblico sempre molto alta.

I paesi del giallo

Tempo fa, ad esempio, abbiamo visto come in Svezia sia fiorita negli ultimi anni una bella scuola di scrittori di thriller. Non si possono però non citare pure mostri sacri come Georges Simenon in Francia o Manuel Vázquez Montalbán in Spagna, che hanno saputo contaminare il genere con le peculiarità dei loro paesi e della loro cultura.

E in Italia? Il discorso, qui da noi, è piuttosto complesso. Il genere ha sempre avuto un buon successo a livello di vendite, come dimostra la gloriosa storia, ad esempio, del Giallo Mondadori. Sono però forse mancati per molto tempo dei personaggi autoctoni capaci di entrare nell’immaginario collettivo e rivaleggiare coi vari Poirot, Nero Wolfe o Ellery Queen. Questo almeno fino alla comparsa sulle scene del commissario Montalbano, che, come vedremo, ha sparigliato decisamente le carte.

E allora, ripercorriamo la storia delle recenti evoluzioni del giallo italiano tramite la vita e le opere di cinque dei suoi migliori interpreti.

 

Andrea Camilleri

Il prolifico creatore del commissario Montalbano

Andrea Camilleri, il decano dei giallisti italianiIl veterano della schiera dei giallisti italiani, e allo stesso tempo anche il suo esponente più famoso, è senza dubbio Andrea Camilleri, celebre creatore del commissario Montalbano. Nato a Porto Empedocle, in provincia di Agrigento, nel 1925, ha attraversato la vita culturale di tutto il dopoguerra italiano, anche se è arrivato al successo solo in tempi recenti.

Già nel ’49 entrò nella prestigiosa Accademia d’Arte Drammatica “Silvio D’Amico”, a Roma, per studiare regia teatrale. Si specializzò nel teatro dell’assurdo, essendo tra i primissimi a portare in Italia sia Samuel Beckett che Eugène Ionesco e Arthur Adamov.


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Negli anni ’60 poi entrò in RAI. Aveva già vinto un concorso qualche anno prima, ma era stato escluso dall’assunzione a causa della militanza nel Partito Comunista. Ora, complice l’aria nuova che si respirava anche a livello nazionale, poté darsi da fare soprattutto con gli sceneggiati televisivi e con qualche fiction. Tra queste, importantissime anche per il suo lavoro futuro, quelle del tenente Sheridan e del commissario Maigret.

Il primo vero tentativo nella narrativa è però datato 1978 tramite un editore a pagamento, ma fu un insuccesso. Meglio andò con Un filo di fumo, pubblicato due anni dopo presso Garzanti, a cui però seguirono dodici anni di silenzio.

Il successo di “La forma dell’acqua”

L’attività di scrittura riprese nei primi anni ’90 ed esplose nel 1994 col successo di La forma dell’acqua, il primo romanzo con protagonista il commissario Montalbano. Questi divenne rapidamente il suo personaggio più riuscito, evidente omaggio, nel nome, proprio allo scrittore spagnolo Manuel Vázquez Montalbán. E venne presto portato sullo schermo da Luca Zingaretti.

I romanzi ambientati nella cittadina di Vigata ai giorni nostri sono ormai varie decine, ai quali si devono aggiungere raccolte di racconti e anche libri che esulano dalla serie. Questi mantengono comunque un’ambientazione siciliana – con la sua parlata così magnificamente riprodotta su carta da Camilleri – e un certo gusto per il mistero ed il grottesco.

Autore molto prolifico, è capace di sfornare fino a cinque romanzi in un solo anno. Anche perché per sua stessa ammissione – nonostante un’età che ormai supera i novant’anni – ha un approccio molto metodico alla scrittura. Ad esempio, ogni romanzo di Montalbano ha nella sua stesura su computer una durata di 180 pagine esatte, divise in 18 capitoli da 10 pagine ciascuno.

 

Maurizio De Giovanni

Il commissario Ricciardi e l’ispettore Lojacono, tra la Napoli di un tempo e quella di oggi

Maurizio De GiovanniDevo dire che non è stato affatto facile scegliere cinque giallisti italiani ancora in vita da inserire in questa lista. Vari sarebbero stati i candidati degni di nota. Oltre a quelli che alla fine ho scelto, infatti, sono stati in lizza fino all’ultimo anche nomi importanti come quelli di Massimo Carlotto, Sandrone Dazieri o Andrea G. Pinketts. Autori che però alla fine, dovendo operare una scelta e non potendo accontentare tutti, sono rimasti fuori.

Ho preferito, infatti, inserire negli ultimi posti disponibili due scrittori che sono solo da pochi anni sulla breccia dell’onda, ma che mi sembra abbiano già dimostrato di avere le carte in regola per poter continuare a ben impressionare in questo settore anche in futuro. Sto parlando in particolare di Maurizio De Giovanni e Donato Carrisi.

L’esordio grazie a un concorso

Partiamo, seguendo l’ordine dato dalla semplice data di nascita, dal primo. Nato a Napoli nel 1958, De Giovanni si è avvicinato al romanzo giallo solo ben dopo i quarant’anni, partecipando quasi per sfida a un concorso indetto da Porsche Italia. In quell’occasione ha inventato, nel racconto che avrebbe poi vinto il Premio Tiro Rapido, il commissario Ricciardi, il protagonista dei suoi romanzi principali. Ovvero un commissario della squadra mobile che si trova ad operare nella Napoli fascista degli anni ’30.

Questo investigatore ha fatto il suo esordio in grande stile nel 2007 con il romanzo Il senso del dolore, che altro non era che la riedizione di Le lacrime del pagliaccio, uscito l’anno prima presso un editore minore. Lì emergeva già la sua caratteristica principale, cioè una sorta di potere – che lui chiama Il Fatto – che gli permette di percepire l’ultima frase e gli ultimi pensieri dei morti. Una capacità che però non sempre gli consente di ottenere dei particolari vantaggi nel corso dell’indagine.

I libri che hanno per protagonista Ricciardi sono stati pubblicati prima da Fandango e poi da Einaudi ed esportati con successo anche all’estero (soprattutto in Germania, Spagna e Stati Uniti). Recentemente lo scrittore partenopeo ha però creato anche un’altra serie, dedicata al più contemporaneo ispettore Lojacono. Il primo romanzo di questo nuovo filone è Il metodo del coccodrillo, del 2012.

 

Carlo Lucarelli

Da Blu notte all’ispettore Coliandro

Carlo LucarelliOrmai svariati anni fa partecipai a un incontro con le scuole di Carlo Lucarelli. Lo scrittore parmigiano era all’epoca già abbastanza affermato. Aveva scritto il suo romanzo forse più bello, Almost Blue, e conduceva su Raitre il programma Blu notte che, pur andando in onda all’epoca ad ore improbabili, aveva buon riscontro di pubblico.

In quell’incontro Lucarelli raccontò, tra le altre cose, di come il lavoro di scrittore non si esaurisse solo con la stesura dei libri, ma suo malgrado lo vedesse coinvolto in decine di altre iniziative parallele. Così si trovava a dover rispondere al telefono ai vari giornalisti che gli chiedevano un parere sull’efferato omicidio di turno e di come teneva corsi di scrittura. Una serie di incombenze a cui in parte era costretto dal suo ruolo, e in parte si prestava volentieri, anche perché, diceva già allora, «con i soli libri non si campa».

Le indagini anche giornalistiche

Ed effettivamente questa estrema eterogeneità della sua produzione sembra essere rimasta un tratto caratterizzante del suo lavoro. Nel corso degli anni ha scritto numerosi romanzi gialli e noir, visto che il primo è datato 1990 (fu pubblicato dalla Sellerio – che ancora non aveva scoperto Camilleri – col titolo Carta bianca). Ma ha anche portato avanti una lunga serie di collaborazioni spesso importanti con altri mezzi di comunicazione.

La sua opera più maestosa in questo senso è forse la trasmissione Blu notte – Misteri italiani, solido programma di indagine giornalistica. Lì, ricordando la lezione dei maestri della cronaca ma anche dei narratori americani, per vari anni ha ricostruito alcuni dei fatti più inquietanti della recente storia italiana. Ma poi ha lavorato anche ad articoli, iniziative benefiche, fumetti, sceneggiature cinematografiche e quant’altro.

Sul versante letterario, oltre ai romanzi che non appartengono a una serie specifica (tra i quali mi sembra si possa ricordare L’ottava vibrazione, ambientato a fine ‘800 in Africa), si segnalano la serie del commissario De Luca e quella dell’ispettore Coliandro. La prima è stata edita negli anni ’90 da Sellerio, la seconda è stata invece rivitalizzata dalla trasposizione televisiva con Giampaolo Morelli. Infine, va ricordata la serie di Grazia Negro, protagonista del già citato Almost Blue e di Un giorno dopo l’altro.

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Gianrico Carofiglio

Il legal thriller all’italiana con l’avvocato Guerrieri

Gianrico CarofiglioCi sarebbero molti modi per cominciare a parlare di Gianrico Carofiglio, quarto elemento della nostra cinquina, nato a Bari nel 1961. Si potrebbe far leva, ad esempio, sul fatto che finora è l’unico che sappia davvero di cosa sta parlando quando descrive reati, criminali ed imputati, visto che è stato per lungo tempo un magistrato.

Si potrebbe citare la sua esperienza parlamentare, prima come consulente della Commissione Antimafia, poi come senatore nei banchi del PD. Si potrebbe, infine, citare la sua personale visione del legal thriller che l’ha reso celebre non solo in Italia, dove è ormai una presenza fissa ai vertici delle varie classifiche di vendita, ma anche in svariati paesi stranieri. E tra questi soprattutto in Germania, nazione che sembra amarlo particolarmente.


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Partiamo invece dalla Sellerio, casa editrice palermitana che abbiamo già citato. Questo editore ha messo lo zampino anche nelle carriere di Camilleri e Lucarelli, avendo da sempre un debole per il giallo di qualità. Anche l’esordio di Carofiglio avvenne infatti tramite quella sigla editoriale, nel 2002, quando, ancora semplice magistrato, diede alle stampe Testimone inconsapevole, prima avventura del suo personaggio più celebre, l’avvocato Guido Guerrieri.

Il passaggio alla Rizzoli

Il successo arrivò due anni dopo col passaggio alla Rizzoli e la pubblicazione di Il passato è una terra straniera. Questo divenne infatti il soggetto di un film con Elio Germano che ha aiutato ad incrementarne la notorietà ed il successo.

Quindi ci fu l’esperienza parlamentare, che ha segnato un cambiamento nella vita di Carofiglio, tanto è vero che una volta finita la legislatura decise di rinunciare alla carriera in magistratura per dedicarsi completamente al mestiere di scrittore. D’altronde le sue opere stavano andando incontro a un crescente successo non solo in Italia ma anche all’estero.

Nel 2011 è arrivato in finale allo Strega con Il silenzio dell’onda, un romanzo in cui la già presente vena drammatica e psicologica prendeva nettamente il sopravvento su quella gialla e legale. In generale, però, nella sua carriera più recente non ha disdegnato incursioni anche nel mondo della graphic novel, soprattutto grazie al lavoro a quattro mani col fratello Francesco, poi collaboratore anche in altre produzioni letterarie.

 

Donato Carrisi

Mila Vasquez alla ricerca dei serial killer

Donato CarrisiMolto più breve, per puri motivi anagrafici – o sarebbe meglio dire di scoperta letteraria –, è la carriera di Donato Carrisi. Ovvero l’ultimo ma forse anche il più promettente giallista che ho scelto per la cinquina.

Nato in provincia di Taranto nel 1973, si è laureato in giurisprudenza, specializzandosi poi in criminologia e scienze del comportamento. Studi che gli sono sicuramente venuti utili per la sua carriera letteraria, anche se a distanza di parecchi anni. Dopo la laurea, infatti, Carrisi si mise a lavorare in ambito teatrale, venendo quindi notato da Achille Manzotti, noto produttore cinematografico scomparso qualche anno fa. Questi lo fece esordire nell’ambito della fiction, lavorando per Rai e Mediaset.

“Il suggeritore” e i libri successivi

L’esordio letterario è così avvenuto solo nel 2009, ma è stato un esordio travolgente. In quell’anno Longanesi gli ha pubblicato Il suggeritore, subito vincitore del premio Bancarella, un libro in cui è molto forte la componente dell’analisi comportamentale nelle indagini su un serial killer, seguendo la scuola dei più recenti thriller americani.

Il grande successo del volume, che ha venduto più di un milione di copie in tutto il mondo, ha portato Carrisi a cavalcare ancora questo particolare genere. Sono così usciti nel 2011 Il tribunale delle anime, con personaggi diversi rispetto al primo libro ma una tematica tutto sommato simile, e nel 2012 La donna dei fiori di carta. Quest’ultimo libro si svolge invece durante la Prima guerra mondiale e, nonostante sia costruito secondo le tecniche proprie del thriller, narra una storia d’amore.

Più di recente, come abbiamo avuto modo di rimarcare anche noi quando abbiamo scelto i libri più belli del 2013, Carrisi è tornato in un certo senso sulla breccia con L’ipotesi del male. Questo romanzo è infatti il seguito – o forse il prequel – de Il suggeritore, con la presenza ancora dell’agente della sezione investigativa per le persone scomparse Mila Vasquez. Proprio questo libro si è infine aggiudicato anche il prestigioso premio Scerbanenco.

 

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