Cinque grandi giocatori del passato del Leeds United

John Charles davanti a Elland Road

Ogni squadra sportiva ha le sue leggende, quei giocatori che – in pochi anni come in un’intera carriera – sono riusciti a lasciare un segno indelebile nella memoria dei tifosi.

Conosciamo bene questo genere di giocatori anche in Italia: Francesco Totti, per citarne uno di cui si continua giustamente a parlare anche in queste settimane, è alla ventiduesima stagione in serie A, sempre con la medesima casacca, ed è ancora un elemento importantissimo della Roma, di cui è capitano, simbolo e bandiera.

I migliori giocatori della storia di una società

Certo non è facile trovare, in altre squadre, elementi dal vissuto paragonabile a quello di Totti, ma si possono comunque individuare i migliori giocatori della storia di una società. Per questo oggi diamo il via a una serie di articoli in cui presenteremo le grandi leggende dei principali club europei, toccando non solo le società più note come le grandi italiane o il Real Madrid, il Barcellona, il Bayern Monaco, il Manchester United o il Liverpool, ma anche quelle di seconda fascia, a volte dimenticate ma ricche di storia.

Una di queste è sicuramente il Leeds United, da qualche anno lontana dai grandi risultati di un tempo ma comunque al centro delle cronache grazie ai film e ai libri che sono stati dedicati alla sua storia e soprattutto alla recente operazione di mercato messa a punto da Massimo Cellino, che dopo alcuni contrasti legali ne ha acquisito la proprietà, vendendo nel contempo il Cagliari, la sua storica società italiana, al gruppo industriale Fluorsid.

Quali sono stati, quindi, i giocatori più rappresentativi della storia del Leeds? Ecco i cinque che gli stessi tifosi della squadra bianca, gialla e blu hanno scelto nel 2006.

 

John Charles

Il cannoniere che passò alla Juventus

Il giocatore che si è classificato alla posizione numero 2 della classifica dei fan dei “pavoni” è una vecchia conoscenza anche del calcio italiano, John Charles. Gallese nativo di Swansea, classe 1931, si aggregò al Leeds già a 17 anni in seguito ad un provino in cui fu scelto esclusivamente per la sua stazza fisica, che era già importante; la sua carriera giovanile, infatti, era limitata ad alcune squadre gallesi di seconda fascia, e non era caratterizzata da particolari successi.

Da difensore centrale a capocannoniere

Nel giro di pochi anni, però, riuscì a conquistare la fiducia negli allenatori del team, prima facendosi spazio tra le riserve e accedendo poi alla prima squadra. L’esordio arrivò nel 1949, addirittura come difensore centrale, mostrando un grande talento nella marcatura anche di indiscussi campioni dell’epoca come Billy Houliston; per qualche anno alternò partite in difesa ad altre come centravanti, fino a quando, nell’ottobre del 1952, non iniziò a segnare gol a raffica, togliendo ogni dubbio ai suoi allenatori. Nelle cinque annate successive siglò 146 gol in 200 partite, con stagioni indimenticabili come quella del 1953/54 (con 42 gol in 39 partite) e soprattutto quella in First Division, l’unica con la maglia della compagine dello Yorkshire nella massima serie, in cui realizzò 38 gol in 40 partite di campionato, portando la sua squadra a un inatteso ottavo posto e conquistando la classifica dei cannonieri.

Proprio quella stagione straordinaria suscitò l’interesse di varie società straniere: il giocatore fu così acquistato dalla Juventus per 65mila sterline, cifra che raddoppiava il record precedente del campionato inglese. Con i bianconeri il gallese giocò cinque stagioni, formando un indimenticabile trio d’attacco con Omar Sivori e Giampiero Boniperti: già nel primo anno vinse la classifica cannonieri e in quelli successivi condusse la squadra di Torino alla conquista di tre scudetti.

Le qualità umane

Dopo una fugace apparizione alla Roma e un breve ritorno proprio a Leeds, chiuse la carriera tra il Galles e le serie minori inglesi, facendo registrare anche 38 presenza in Nazionale. Dopo il ritiro gestì a lungo un pub e un negozio di articoli sportivi, ricevendo grandi onori soprattutto nell’ultima parte della sua vita, con la nomina a Comandante dell’Ordine dell’Impero Britannico e la nomina a vicepresidente della Football Association gallese; inoltre fu scelto come il più forte calciatore gallese di tutti i tempi e nominato pure in Italia come il più forte calciatore straniero nella storia della Juventus. Soprattutto, è ricordato – oltre che per il suo talento – per le sue doti umane: soprannominato il gigante buono, non ricevette mai neppure un cartellino giallo in tutta la sua carriera. Come scrisse Bobby Robson: «John non fu solo uno dei più grandi giocatori di sempre. Fu uno dei più grandi uomini che abbiano mai giocato in questo sport». È scomparso nel 2004.

 

Billy Bremner

Il capitano dei grandi successi

John Charles fu un giocatore che riuscì a incidere nel Leeds in tutto sommato poche stagioni, facendo della sua prorompente fisicità il suo marchio di fabbrica; più o meno negli stessi anni del suo fugace e tardo ritorno in Inghilterra, però, iniziava a giocare nella squadra biancogialla anche un giovane centrocampista che sarebbe diventato una bandiera a Elland Road, trascinando la squadra – in diciassette anni e 587 presenze – alla conquista di una Coppa di Lega, una Coppa d’Inghilterra e due dei tre unici scudetti vinti dalla compagine dello Yorkshire: Billy Bremner.

Bremner fu il capitano storico della squadra, il leader del periodo d’oro che portò il Leeds a primeggiare sia in patria che in Europa tra la fine degli anni Sessanta e i primi anni Settanta: oltre ai titoli nazionali, in quel periodo arrivarono infatti anche due Coppe delle Fiere, nel 1968 e nel 1971, ottenute la prima contro il Ferencvaros e la seconda contro la Juventus di Bettega e Capello.

Piccolo ma coriaceo

Scozzese, Bremner era stato a lungo tenuto d’occhio dal Leeds già nel periodo scolastico, e messo sotto contratto il giorno dopo il suo diciassettesimo compleanno, nel 1959; alto solo 1 metro e 65, era stato scartato, in precedenza, sia dall’Arsenal che dal Chelsea, che lo ritenevano troppo minuto per il calcio britannico; esordì però in prima squadra nel gennaio del 1960, in una stagione che si sarebbe in realtà conclusa con la retrocessione, diventando ciononostante già dall’anno successivo un punto fermo del centrocampo dei bianchi, ruolo che avrebbe mantenuto fino al 1976.

Giocatore tenace e coriaceo, era il perfetto rappresentante del tipico centrocampista britannico, che concede poco allo spettacolo e che lotta su ogni pallone, a volte anche andando oltre quanto consentito dal regolamento; aggressivo fin quasi alla rissa, aveva però anche l’innata capacità di segnare gol decisivi, come accadde in almeno quattro semifinali, e di essere il vero leader in campo di una squadra che forse ottenne addirittura meno di quanto avrebbe meritato, con titoli nazionali persi all’ultima giornata e numerose finali e semifinali europee.

Per capire il peso specifico di quello che è considerato il più grande giocatore della storia del Leeds (con tanto di statua fuori dallo stadio), basta citare l’inno più famoso cantato dai tifosi, il Glory Glory Leeds United che viene eseguito sull’aria della Canzone di John Brown, e in cui una strofa è dedicata interamente a lui:

Little Billy Bremner is the captain of the crew
For the sake of Leeds United he would break himself in two
His hair is red and fuzzy and his body’s black and blue
But Leeds go marching on.

(cioè: Il piccolo Billy Bremner è il capitano della ciurma / per il bene del Leeds United si spezzerebbe in due / I suoi capelli sono rossi e crespi e il suo corpo è nero e blu / Ma il Leeds avanza ancora). Dopo aver allenato per tre stagioni il Leeds negli anni ’80, Bremner ha lavorato soprattutto come commentatore sportivo. È scomparso prematuramente a 55 anni.

 

Bobby Collins

Il maturo centrocampista che sfiorò il double

Alto appena 1 metro e 60 era anche l’altro pilastro scozzese del centrocampo del Leeds degli anni Sessanta, il più maturo Bobby Collins, che vestì la maglia bianca per 149 volte in cinque anni, quando comunque aveva già superato i trent’anni d’età ed era già stato una bandiera prima del Celtic di Glasgow e poi dell’Everton.

Il maledetto United

Erano gli anni che avrebbero alimentato il mito del maledetto United, epiteto nato da un famoso romanzo di David Peace portato qualche anno fa anche sul grande schermo: il Leeds era allenato da Don Revie e giocava un calcio molto aggressivo e in parte scorretto che sarebbe diventato il marchio di fabbrica della squadra, ma che poi sarebbe stato criticato dal successore di Revie sulla panchina della squadra, l’odiato Brian Clough. Collins, che contribuì a costruire l’ossatura di quella compagine vincente, lasciò però la squadra prima dei grandi successi: nel suo curriculum a Leeds, infatti, inanellò solo una serie di secondi posti sia in campionato che nelle coppe nazionali, anche se personalmente raggiunse il traguardo di essere nominato Giocatore dell’anno in Inghilterra, primo scozzese ad aggiudicarsi quel premio.

L’annata d’oro fu appunto il 1965: l’anno prima la squadra era stata promossa dalla seconda divisione al campionato maggiore, e subito fu in grado di puntare al titolo e anzi addirittura a un double, visto che arrivò contemporaneamente a chiudere il campionato in vetta alla classifica e alla finale di FA Cup. Lo scudetto, però, andò al Manchester United, che aveva gli stessi punti del Leeds ma una miglior differenza reti, mentre la Coppa d’Inghilterra se la aggiudicò il Liverpool.

L’infortunio contro il Torino

Aveva già trentacinque anni quando, nel 1966, subì un terribile infortunio in Coppa delle Fiere durante una partita contro il Torino; riuscì a rimettersi e a tornare in campo per qualche altra partita, ma non riuscì – complice l’età – a ritrovare la forma perduta, passando presto ad altre squadre minori. Negli anni dopo il ritiro ha lavorato come osservatore proprio per il Leeds, convincendo il manager Revie ad acquistare il giovane Joe Jordan, poi importante attaccante della squadra e visto pure in Italia col Milan negli anni ’80 (oltre che assistant coach tra i più focosi del calcio inglese di oggi, che qualche anno fa tornò al centro dell’attenzione per uno scontro con Rino Gattuso in Champions League). Ha poi anche allenato alcune squadre minori e le giovanili dei pavoni. È scomparso nel gennaio di quest’anno.

 

Eddie Gray

L’ala che segnò il più bel gol nella storia di Elland Road

Finora abbiamo visto due scozzesi e un gallese, ma nessun inglese. Anche il quarto elemento della classifica stilata dai tifosi del club è in realtà uno “straniero” o quantomeno un giocatore non eleggibile per la Nazionale locale, lo scozzese Eddie Gray, che va a completare il terzetto del centrocampo proveniente dalle highlands che dominò la scena a Leeds tra gli anni ’60 e ’70.

17 stagioni in maglia bianca

In realtà ala di buona intelligenza, grande velocità e impressionante dribbling e capace di pregevoli gol, Gray è nato a Glasgow nel 1948, e da ragazzino sognava di poter giocare nel Celtic; già a 16 anni fu però messo sotto contratto dal Leeds, che in quei primi anni ’60 aveva fatto della Scozia la sua riserva di caccia preferita per pescare giovani promesse; debuttò in prima squadra, ancora minorenne, nel giorno di Capodanno del 1966 e giocò con la casacca bianca per tutta la propria carriera, ritirandosi 17 anni dopo, nel 1983.

Le sue stagioni migliori le disputò probabilmente tra il 1969 e il 1971, prima che gli infortuni – che già avevano cominciato a infastidirlo – iniziassero a tenerlo con maggior frequenza lontano dai campi di calcio: in quel periodo fu uno dei trascinatori della squadra che vinse il primo scudetto della sua storia stabilendo un record di punti e che arrivò al secondo posto nel 1970, 1971 e 1972; inoltre conquistò la sua seconda Coppa delle Fiere e una FA Cup.

Come detto, però, gli infortuni si fecero man mano sempre più gravi e Gray riuscì a contribuire solo in minima parte allo scudetto del 1974; inoltre il nuovo allenatore Brian Clough, che come detto sostituì Revie con scarso successo, iniziò la sua prima riunione alla guida della squadra, proprio nel 1974, affermando che se Gray fosse stato un cavallo, sarebbe stato abbattuto da tempo, cosa che di sicuro non fece bene al morale della veloce ala.

L’indimenticabile gol al Burnley

Nonostante la sfortuna, è ricordato e ancora amatissimo dai tifosi sia perché elemento fondamentale del grande Leeds che dominò in patria e in Europa, sia per alcune sue reti indimenticabili e in particolare per le due segnate al Burnley nel 1970, una delle quali è stata votata come la rete più bella della storia del club e una delle cinque più memorabili di tutti i tempi. Inoltre era di carattere mite e, come Charles, non incassò mai neppure un cartellino nella sua lunghissima carriera. Appena ritirato dal calcio giocato, nel 1982, passò anche ad allenare il team per qualche stagione, e soprattutto fu il responsabile del settore giovanile che portò in prima squadra giocatori come Harry Kewell, Alan Smith e Jonathan Woodgate. Oggi fa il commentatore radiofonico e televisivo per le partite della squadra.

 

Allan Clarke

Il ragazzo dall’incredibile fiuto per il gol

Concludiamo la cinquina con l’unico giocatore inglese che i fan hanno fatto rientrare nella cinquina finale, ancora una volta un membro, anche se uno dei più giovani, del grande Leeds di Revie: il centravanti Allan Clarke.

La scelta di Revie

Giovane promessa del calcio inglese che ben aveva impressionato, appena ventenne, al Fulham e che poi aveva condotto il Leicester City fino alla finale dell’FA Cup, Clarke fu acquistato dal Leeds nel 1969 per preciso volere dell’allenatore, che lo pose subito al centro dell’attacco della sua macchina da guerra; lì, già alla prima stagione, si meritò il soprannome di sniffer, fiutatore, proprio per lo straordinario fiuto del gol che lo portava a segnare in situazioni spesso impensabili.

Continuò su ottimi livelli praticamente in ogni stagione della prima metà degli anni ’70, incassando però meno successi di quanto la sua fortissima squadra avrebbe meritato, con una serie impressionante di secondi posti tra campionato e coppe; lasciò la squadra nel 1978, ormai trentaduenne e con 273 presenze all’attivo, oltre a 110 gol, per accasarsi per un paio di stagioni al Barnsley come allenatore-giocatore.

La parentesi come allenatore

Nel 1980 però venne richiamato, come manager, proprio al Leeds, ottenendo subito un buon nono posto ma venendo retrocesso nella stagione successiva; cambiò poi varie squadre, ottenendo risultati alterni, senza riuscire a tornare in massima serie. Dopo il 1990 non ha più allenato, passando ad una carriera nel mondo delle vendite; in ogni caso rimane un commentatore spesso ricercato sia per le partite del Leeds che per la storia del calcio inglese. Ha avuto altri quattro fratelli che hanno giocato a calcio ad un buon livello professionistico (il più giovane, Wayne, vinse anche un campionato con l’Everton) e vanta 19 presenze in Nazionale con ben 10 gol, ma ebbe la sfortuna di far parte della generazione che, dopo la vittoria del Mondiale del ’66, mancò spesso la qualificazione alle più importanti competizioni continentali e internazionali.

 

Segnala altri grandi giocatori del passato del Leeds United nei commenti.

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