Se avete dei figli piccoli, sapete quant’è difficile portarli in viaggio; non solo perché bisogna caricare l’auto di passeggini, mille ricambi di vestiario e giochi per intrattenerli durante la vacanza, ma anche perché lo stesso viaggio in sé, soprattutto a certe età, può essere una vera tortura.

Se infatti avete come obiettivo delle mete particolarmente distanti e non potete sfruttare il viaggio notturno con conseguente pisolino dei pargoli, il tragitto può diventare un susseguirsi infinito di “ma quando arriviamo?”, “manca ancora tanto?”, “dovrei andare in bagno”, “sono stufo” e cose di questo genere.

Il rifugio di molti genitori, a quanto ci è dato vedere in questi ultimi tempi, è divenuta ormai l’elettronica: l’iPad, lo smartphone o un lettore di DVD portatile possono infatti fare miracoli per intrattenere i figli.

Se però volete provare qualcosa di più “analogico”, esistono anche parecchi giochi che, nel corso dei decenni, i genitori di tutto il mondo hanno affinato e che si continuano a consigliare e passare. Scopriamo assieme i migliori per i quali non servono né penna, né carta, ma basta solo la parola e al limite la vista.

 

Lemonsoda

Il gioco delle sillabe e le sue varianti

I giochi con le lettere e le parole funzionano sempre per i lunghi viaggiIl primo gioco della nostra lista è probabilmente il più diffuso, conosciuto più o meno da tutti gli italiani anche se a volte presentato in diverse versioni e con regole lievemente differenti: stiamo parlando del cosiddetto Lemonsoda, un gioco che ha anche il vantaggio di aiutare i bambini ad imparare a gestire le sillabe e a fare lo spelling delle parole.

Il meccanismo è molto semplice: il primo giocatore dà il via alla partita pronunciando la parola “Lemonsoda”; il secondo, a questo punto, deve prendere la sillaba finale della parola (in questo caso “-da”) e pronunciare un nuovo termine che cominci con quella stessa sillaba (ad esempio “Dado”); a questo punto il terzo prende l’ultima sillaba della parola appena pronunciata (“-do”) e trova una nuova parola che cominci con quella (ad esempio “Dono”) e così via.

In genere, sono vietati i nomi propri anche di città, i verbi e le loro varie coniugazioni e, ovviamente, le parole che sono già state dette nella stessa partita. Vince chi per primo dice “Lemonsoda”, ovvero chi si accorge di essere stato preceduto da una persona che – inavvertitamente – ha scelto una parola che finisce con “-le”.

Le variazioni sul tema sono infinite e probabilmente ogni famiglia ne crea a proprio uso e consumo. Ad esempio, molto diffusa è la versione secondo cui, invece di usare la sillaba finale, si usano le ultime due lettere delle parole, cosa che semplifica molto la vita con parole che si concludono con sillabe strane (ad esempio con “regno” si usa “-no” invece di “-gno”, con “voglia” si usa “-ia” invece di “-glia”).

Inoltre si può dare un tempo massimo per trovare la parola di 5 secondi, in modo che, man mano che la partita va avanti, anche il passare del tempo metta maggior pressione ai giocatori e li porti a non trovare la parola indicata.

Infine, una variante interessante anche se adatta, per la sua difficoltà, a bambini più cresciuti è quella di invertire il meccanismo: invece di costruire una parola che cominci con l’ultima sillaba della precedente, si può cercare un termine che finisca con la prima della precedente; ad esempio a “Lemonsoda” dovrebbe seguire “Regole”, dopo la quale arriverebbe “More”, e poi “Promo”, e poi “Ginepro” e così via.

 

Sto pensando ad un animale

Domande per scoprire l’oggetto nascosto

Giochi per pensareAvete mai giocato ad Akinator, una delle app che va per la maggiore sia su web che su smartphone e che presenta una sorta di genio in grado di indovinare la persona a cui state pensando? Oppure a Magic Jinn, il pupazzetto che è in grado di fare lo stesso con gli animali?

Ebbene, forse già sapete che questi due giochi elettronici non fanno altro che ispirarsi a uno dei più tipici giochi per bambini, Sto pensando ad un animale. Le regole sono elementari: in pratica chi “sta sotto” (ed è meglio agli inizi far ricoprire questo ruolo ad un adulto, visto che i bambini più piccoli tendono ad essere incoerenti nelle risposte) deve pensare ad un animale; dopodiché tutti gli altri, a turno, hanno diritto a porre una domanda a cui si possa rispondere solo con un “sì” o con un “no”.

Ad esempio domanderanno se questo animale ignoto vive nella savana, se è carnivoro, se è peloso, se è veloce, se sta in acqua e così via. Quando un giocatore si sentirà abbastanza sicuro, potrà infine usare la sua domanda per tentare di indovinare l’animale (“È un leone?”, “È una balena?”), ben sapendo però che in caso di errore lascerà un indizio e un nuovo tentativo al giocatore che lo segue.

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In genere all’interno di questo gioco si utilizzano gli animali proprio perché sono abbastanza conosciuti dai bambini, ma ovviamente si può usare qualsiasi tipo di oggetto o persona, a propria scelta: ad esempio funzionano bene i personaggi dei cartoni animati e delle favole, i compagni di scuola e i parenti, gli oggetti che si trovano in casa e qualsiasi altra cosa di cui i bambini siano a loro modo esperti.

Come dicevamo, è comunque meglio, nelle prime partite, lasciare i piccoli ad indovinare ed essere noi adulti a scegliere l’animale o l’oggetto; poi si possono invertire i ruoli, aiutando però i bambini che da un lato potrebbero non essere in grado di rispondere ad ogni singola domanda (in quel caso, oltre al “sì” e al “no” si può introdurre anche il “non lo so”), dall’altro potrebbero avere la tentazione di cambiare l’animale scelto nel corso della partita per paura di essere scoperti troppo facilmente.

 

Il gioco delle targhe

E le altre sfide da poter lanciare in mezzo al traffico

Le targhe e il modo ludico per sfruttarleVisto che stiamo parlando di giochi da svolgere in auto, cerchiamo di sfruttare anche quello che inevitabilmente vedrete a iosa durante il lungo percorso: le altre auto.

Il gioco delle targhe è infatti uno dei molti passatempi che tentano di sfruttare le macchine che vi accostano, vi sorpassano, che avete davanti e che lasciate dietro: la versione più comune, almeno negli ultimi decenni in cui le targhe “nuove” hanno sostituito quelle con l’indicazione della provincia, consiste nel prendere la prima targa che capita davanti e cercare di formare una frase di senso compiuto in cui ogni parola deve cominciare con le lettere della targa.

Ad esempio, se ne doveste vedere una che comincia con DR e termina con AB, una possibile frase potrebbe essere “Devo Restare Ancora Buona”, oppure “Domani Raccolgo Altre Bambole”.

Certo è che in certi casi le frasi possono venir fuori abbastanza facilmente, mentre in altri – soprattutto quando sono presenti lettere straniere – può risultare quasi impossibile, per un bambino, dare una risposta. A quel punto di possono tentare dei giochi più semplici.

Uno dei più comuni, ad esempio, consiste nel far scegliere ad ogni viaggiatore un colore e poi contare il numero di automobili che si vedono per ogni tinta: alla fine, il giocatore che individuerà più macchine del colore da lui scelto vincerà la gara.

Se poi volete migliorare la matematica dei vostri pargoli, potete utilizzare i numeri: in questo caso ogni giocatore sceglie una sequenza di numeri tra 1 e 9 (ad esempio, se si gioca in due uno prende i pari e uno i dispari, oppure uno i numeri 1-2-3, il secondo 4-5-6 e il terzo 7-8-9) e poi si sommano le cifre delle targhe che si vedono, per capire a chi appartiene il numero che ne viene fuori.

 

È arrivato un carico pieno di…

Come migliorare il proprio lessico

I migliori giochi per bambini da fare in autoConcludiamo con altri due giochi basati sulle parole, i più semplici da fare quando si è in auto, ma che costituiscono delle interessanti variazioni che permettono di non ridursi a giocare sempre allo stesso gioco, cosa che può diventare alquanto noiosa.

Il primo è di solito noto col nome di È arrivato un carico pieno di…: qui c’è un giocatore che “sta sotto” e che pronuncia la formula di partenza, annunciando che è arrivato un carico pieno di una determinata lettera da lui scelta; a quel punto, tutti i giocatori a turno devono dire una parola che cominci con quella lettera, e il giro va avanti all’infinito o almeno fino a quando un giocatore non riesce più a trovare una parola ed esce dal gioco; anche qui in genere sono esclusi i nomi propri ed i verbi. Ovviamente, nelle mani successive starà sotto un giocatore diverso.

Pure in questo caso sono comunque possibili diverse variazioni sul tema. Ad esempio, si possono limitare le parole a un certo ambito (solo i nomi di persone e città, oppure facendo in modo che chi “sta sotto” proponga non una sola lettera ma due, lasciano la scelta di quale utilizzare al giocatore) oppure, se si è particolarmente bravi, scegliendo non la lettera iniziale ma le due lettere iniziali, ad esempio richiedendo tutte parole che comincino con “ch” o con “ma”.

Di sicuro è un gioco che aiuta i bambini ad aumentare il loro lessico, perché se è vero che le prime volte sarebbe facile vederli sconfitti, è vero allo stesso modo che si può sfruttare l’occasione per insegnare loro parole nuove, parole che loro – per vincere la mano successiva – faranno di tutto per memorizzare.

 

In ordine alfabetico

Imparare l’ordine delle lettere divertendosi

L'ordine alfabetico può fornire importanti spunti per giochi in autoL’ultimo gioco della nostra cinquina è adatto se avete bambini di una certa età, che non solo sanno scrivere, ma che conoscono abbastanza bene l’ordine alfabetico, conoscenza che comunque questa attività tende a rafforzare notevolmente.

In ordine alfabetico è infatti un gioco in cui si deve essere ben consapevoli dell’ordine delle lettere: si parte infatti con la lettera A e il primo giocatore deve dire una parola che inizia con la A; quello successivo, deve trovare una parola che cominci sempre per A ma che nel dizionario venga dopo rispetto a quella appena pronunciata (ad esempio, se il primo giocatore ha detto “Acqua”, il secondo non potrà dire “Abete” ma qualcosa tipo “Acquisto” o “Afa”); si va poi avanti così fino a quando un giocatore non sarà più in grado di trovare parole successive con la A e dovrà passare alla B, incappando però così in un punto di penalità. Vince alla fine, cioè una volta arrivati alla Z, chi ha preso meno penalità.

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Ovviamente, pur togliendo dall’elenco le lettere straniere, una partita di questo tipo può essere particolarmente lunga, soprattutto se il bambino ha un buon lessico; per velocizzare le cose si può quindi optare per qualche variante, come ad esempio il restringere il campo delle parole che si possono usare ad un particolare ambito (ancora una volta animali, oppure cose che si trovano in casa, o cose che si possono vedere dalla macchina e così via).

 

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