Anche se estremamente eterogeneo, il gruppo di autori della Generazione del ’27 ha lasciato senza ombra di dubbio una grande impronta nella letteratura spagnola del XX secolo. Si tratta di un movimento letterario nato quasi per caso intorno al 1927, in occasione della celebrazione, nell’Ateneo di Siviglia, del terzo centenario della morte di un altro pilastro letterario della Spagna, Luis de Góngora. Gli artisti che vi aderiscono possiedono in realtà caratteristiche così diverse che parte della critica stenta ad abbinarli al termine “generazione”.

Da Federico García Lorca alle Sinsombreros

Sebbene vi appartengano cineasti, pittori e scrittori di vario tipo, la Generazione del ’27 si distingue prevalentemente grazie ai suoi poeti, tra i quali spicca Federico García Lorca. Singolare è anche l’adesione a questa corrente artistica di un gruppo di donne, definite Sinsombreros. Le divergenze dei vari componenti rappresentano senz’altro una debolezza per la generazione, ma sono anche dei veri e propri punti di forza: ogni artista, infatti, ha saputo a suo modo raccontare la Spagna secondo la propria prospettiva.

Quasi tutti hanno subito l’influenza delle avanguardie e il fascino della metafora. Molti di loro hanno portato a una riscoperta della poesia come specchio di quell’epoca. Lasciando da parte García Lorca, già molto famoso, scopriamone cinque tra i più significativi.


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Jorge Guillén

Tra pace, guerra e i colleghi della Generazione del ’27

Jorge Guillén, da Valladolid alla Generazione del '27Originario di Valladolid, il pluripremiato Jorge Guillén si dedica relativamente tardi alla stesura dei propri testi poetici, dal momento che inizia una carriera lavorativa prima come lettore di spagnolo alla Sorbona e successivamente come professore di letteratura all’università di Murcia. Nonostante i numerosi viaggi in Europa, da ragazzo lascia la città d’origine solamente al momento d’intraprendere gli studi universitari.

Si trasferisce quindi a Madrid nella famosa Residencia de Estudiantes, alla quale farà ritorno anche in futuro e in cui entrerà in contatto con altri autori della Generazione del ’27. Insieme a due colleghi fonda una rivista letteraria e infine, all’età di 35 anni, pubblica la sua prima opera, intitolata Cantico. La prima edizione del 1928 contiene solo una settantina di poesie, mentre l’ultima, quella uscita a Buenos Aires nel 1950, ne comprende più di 300.

Siamo gli uomini inquieti
in società.
Guadagniamo, godiamo, voliamo.
Che malessere!

In Cantico dà prova della sua inclinazione verso la poesia pura: il tono ottimista lo rende infatti il discepolo più diretto di Juan Ramón Jiménez, accentua inoltre la bellezza del pianeta e la pienezza dell’essere e descrive l’universo come un luogo meraviglioso in cui il poeta è perfettamente integrato. Tutto cambia invece nell’opera Clamore, che risente della desolazione provocata dalla Guerra civile. Tra i suoi versi traboccano quindi ora la miseria, il dolore e la morte.

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Pedro Salinas

Il “poeta dell’amore”

Pedro Salinas, il poeta dell'amoreUna vita interamente dedicata all’insegnamento e alla ricerca letteraria, quella del poeta e saggista Pedro Salinas, originario di Madrid, in cui è nato nel 1891. L’amore per la letteratura lo spinge infatti ad abbandonare dopo soli due anni gli studi di diritto all’università, per intraprendere quelli di lettere e filosofia. Proprio come il collega Jorge Guillén, diventa lettore di spagnolo alla Sorbona e si stabilisce per molti anni nella capitale francese.

La rinomata università parigina non è tuttavia l’unica in cui Salinas lascia la sua impronta: occupa una cattedra anche a Siviglia e Cambridge e lavora attivamente per quelle di Madrid e Santander. Si avvicina molto presto alla poesia, pubblicando una prima raccolta intitolata Presagios nel 1911 e riscuotendo sin dall’inizio un grande successo. Maggiormente apprezzata è però la trilogia amorosa composta dal 1933 al 1939.

[…] Quello che ti chiedo
è solo che tu sia
anima della mia anima,
sangue del mio sangue
dentro le vene.

Sono queste tre opere, ispirate dall’amante statunitense, a procurargli il soprannome di “poeta dell’amore”. Quest’ultimo è naturalmente il filo conduttore della trilogia e viene trattato da Salinas con un’abilità senza pari. A differenza della maggior parte dei poeti a lui contemporanei e anche a quelli precedenti, infatti, considera l’amore come una forza prodigiosa in grado di regalare più gioia che dolore. Nei suoi versi è quindi il motore del mondo, la risorsa in grado di arricchire gli esseri umani e la linfa che alimenta la vita.

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Vicente Aleixandre

La poesia innovatrice del premio Nobel

Vicente Aleixandre, vincitore del premio Nobel nel 1977Abbastanza comune è, per i poeti appartenenti alla costellazione del ’27, il legame con l’Andalusia, la regione più meridionale della Spagna, nella quale nasce Vicente Aleixandre nel 1898. Anche se originario di Siviglia, trascorre la maggior parte della sua infanzia nella città di Malaga. Sceglie tuttavia di trasferirsi nella capitale spagnola per conseguire la laurea in diritto e commercio e diventare insegnante di diritto mercantile. È l’incontro con Dámaso Alonso negli anni ’20 a scatenare in lui la passione per la poesia.

Nonostante le idee di sinistra, non lascia il paese nemmeno durante la Guerra civile, diventando così un maestro per i giovani poeti e organizzando diverse conferenze letterarie non solo in Spagna, ma anche in Inghilterra e Marocco. L’incontro con i più importanti scrittori spagnoli dell’epoca l’ha senz’altro aiutato a perfezionare la tecnica e ad elaborare uno stile innovatore, tanto apprezzato dalla critica da permettergli di aggiudicarsi due prestigiosi premi nazionali e il Nobel nel 1977.


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[…] Muoio perché m’avvento, perché voglio morire,
perché voglio vivere nel fuoco, perché quest’aria di fuori
non è mia, ma il caldo respiro
che se m’accosto brucia e dora le mie labbra dal profondo.

Le sue opere più conosciute e diffuse al di fuori della Spagna sono La distruzione o l’amore (1935) e Poesie della consumazione (1968), ma la sua intera produzione è considerevole e vanta diverse fasi. Se inizialmente Aleixandre ha imitato il surrealismo di Rimbaud, nell’età più matura si è invece avvicinato alle tematiche amorose e sociali ispirate dalla guerra. Il suo stile si fa poi sempre più introspettivo: la vecchiaia lo porta a riflettere sulla morte e sulla brevità e fugacità della vita.

 

Rafael Alberti

La poesia come arma contro il fascismo

Rafael Alberti, uno dei più famosi esponenti della Generazione del '27Rafael Alberti nasce a Cadice nel 1902 e, sebbene abbia origini sia italiane che irlandesi, diventa un maestro della lingua castigliana. Trasferitosi presto a Madrid, asseconda la sua prima vocazione iniziando la carriera di pittore. Solo negli anni ’20, in seguito alla prematura morte del padre, si avvicina alla poesia e comincia a frequentare la rinomata Residencia de Estudiantes, luogo di ritrovo di tutti i poeti della Generazione del ’27.

Pochi anni più tardi, Alberti soffre di una grave crisi esistenziale, che lo rende più sensibile ai problemi sociali. Il poeta segue quindi attivamente le rivolte degli studenti degli anni ’30, si proclama a favore della Repubblica e simpatizza con il Partito Comunista. I versi composti in questo periodo sono naturalmente tutti contro la dittatura, durante la quale Alberti lascia il paese intraprendendo viaggi in ogni parte del mondo.

L’eternità potrebbe essere benissimo
solamente un fiume
essere un cavallo dimenticato
e il tubare
di una colomba smarrita. […]

Così, mentre i versi dei primi tempi vogliono imitare il surrealismo e il gongorismo, nella fase finale della sua poesia, Rafael Alberti usa un verso più violento, trasmettendo l’idea di un mondo orribile e infernale. Oltre al primo successo letterario intitolato Marinaio a terra (1920), le sue maggiori opere sono la raccolta di componimenti politici Il poeta nella strada (1935), Ritorno dalla vita lontana (1952) e Roma, pericolo per i viandanti (1968).

 

Dámaso Alonso

Tra saggi e poesia

Dámaso Alonso, autore di saggi e poesieNato nel 1898, Dámaso Alonso trascorre la maggior parte della sua vita a Madrid, capitale nella quale rinuncia alle ambizioni dei genitori, lasciando gli studi di ingegneria per iscriversi ai corsi di diritto, lettere e filosofia, assecondando la propria inclinazione per le discipline umanistiche. Come gli altri, decisive per la sua formazione letteraria sono la frequentazione della Residencia de Estudiantes e la lettura dei testi di Rubén Darío.

Si dedica inoltre all’insegnamento nelle prestigiose facoltà di Oxford e Valencia, collabora con diverse riviste, lavora intensamente come filologo e saggista e diventa prima membro e poi direttore della Real Academia Española. La sua è quindi una vita interamente consacrata allo studio della lingua e alla produzione letteraria. Non a caso riceve due riconoscimenti importanti a livello nazionale: il Premio Nacional de Literatura nel 1927 e il Premio Miguel de Cervantes nel 1978.

La poesia è un nesso tra due misteri: quello del poeta e quello del lettore.

La caratteristica principale della sua poesia è la costante ricerca nel linguaggio. Le prime opere, Poemas puros e Poemillas de ciudad, appaiono negli anni ’20 e riflettono lo stile puro inaugurato da Jiménez. A partire dal 1939, però, l’avvento della Guerra civile influisce sui suoi toni delicati e lo porta ad utilizzare un tono più violento e volgare, come si nota in Oscura Noticia (1939) e in Hijos de la ira (1946).

 

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