Cinque gruppi punk che hanno fatto la storia

I Ramones nel loro momento d'oro, quando rivoluzionarono la scena punk

“Punk’s not Dead”, titolava un celebre disco degli Exploited. Era solo il 1981, e già si sentiva il bisogno di dire che il punk non era morto, che la nuova tendenza, scoppiata nel 1976, non aveva ancora intenzione di cedere il passo. Per la verità, già nel 1979 la prima ondata punk rock era andata esaurendosi, e la scena cominciava a riempirsi di nuove sonorità, spesso derivate dal punk ma da esso ben diverse.

Nel corso degli anni ’80, ’90 e ’00 si è poi scoperto che il rock veloce e duro era un’onda, e sarebbe tornato in auge, anche se configurato in maniera sempre un po’ diversa. Ma oggi vogliamo rimanere agli albori di questo movimento, cioè ai gruppi punk che hanno fatto la storia del rock, grazie soprattutto ad album innovativi ed in anticipo sui tempi. Ne abbiamo scelti cinque, sia britannici che americani. Eccoli, in rigoroso ordine cronologico.


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Ramones

I capofila del genere, da New York all’Olimpo

Formati nel 1974 a New York, e per la precisione nel Queens, i Ramones sono stati il primo e forse più rivoluzionario gruppo della scena punk non solo americana ma mondiale. Quattro i componenti originari: Joey Ramone (pseudonimo di Jeffrey Ross Hyman), Johnny Ramone (John William Cummings), Dee Dee Ramone (Douglas Glenn Colvin) e Tommy Ramone (Tamás Erdély).

Dopo una bella dose di gavetta, il primo album, Ramones, uscì nel 1976. In quel disco c’è già tutta la quintessenza della band. In copertina i quattro comparivano col loro look proverbiale: giubbotti di pelle, jeans strappati, scarpe da tennis. E anche all’interno non mancavano i classici come Blitzkrieg Bop o I Wanna Be Your Boyfriend.

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Il disco in realtà non andò subito benissimo. Meglio fece, soprattutto in Gran Bretagna, il successivo Leave Home, a cui seguirono Rocket to Russia e Road to Ruin. Tommy venne poi sostituito da Marky Ramone, poco prima dell’uscita di End of the Century, l’ultimo grande successo, datato 1980. In seguito uscirono altri 9 album di studio, dagli esiti però più modesti. La band ha continuato a esibirsi fino al 1996. Pochi anni dopo sono morti Joey, Dee Dee (uscito dal gruppo già nel 1989), Johnny e, più di recente, Tommy.

 

Sex Pistols

Gli anarchici inglesi

Se i Ramones possono essere considerati la prima vera punk rock band americana, il corrispettivo titolo inglese non può che essere assegnato ai Sex Pistols. I quattro componenti cominciarono a suonare assieme nel 1975 a Londra. I membri originari, però, non furono quelli che giunsero al grande successo. Oltre al cantante Johnny Rotten, al chitarrista Steve Jones e al batterista Paul Cook, la prima versione della band vedeva nei suoi ranghi il bassista Glen Matlock, che sarebbe stato sostituito poco dopo da Sid Vicious.

I membri erano giovanissimi e la loro parabola fu particolarmente rapida. Il primo disco uscì nel 1977: si trattava di Never Mind the Bollocks, Here’s the Sex Pistols, che arrivò subito al numero uno della classifica britannica. A fine 1978, appena dodici mesi dopo, Johnny Rotten lasciò il gruppo, che si sciolse all’inizio dell’anno successivo. Sid Vicious, dal canto suo, morì nel 1979 per overdose, appena ventunenne, concludendo una parabola che sarebbe entrata nella storia.

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Da allora, la band ha dato vita ad alcune reunion, soprattutto negli anni ’90 e Duemila. Numerose anche le raccolte, l’ultima delle quali, Agents of Anarchy, è uscita nel 2008.

 

Clash

Il punk politico

Se i Sex Pistols bruciarono in fretta, i Clash riuscirono invece ad entrare per un decennio nelle grazie del fandom punk britannico e della critica. La formazione più celebre è quella che si impose a partire dal 1977, formata da Joe Strummer (voce), Mick Jones (chitarra), Paul Simonon (basso) e Topper Headon (batteria). Questi ultimi due, però, lasciarono la band rispettivamente nel 1983 e nel 1982, e furono brevemente sostituiti da Nick Sheppard e Vince White il primo e da Terry Chimes (che era stato anche il primo batterista della band) e Pete Howard il secondo. I Clash si sono comunque sciolti definitivamente nel 1986.

Dopo un tour in cui fecero da supporto proprio ai Sex Pistols, i Clash diedero alle stampe il primo album nel 1977. Si intitolava semplicemente The Clash e andò benissimo soprattutto nel Regno Unito, trascinato da brani di protesta come London’s Burning. Ancora meglio fece Give ‘Em Enough Rope, che arrivò al numero 2 in Inghilterra (risultato più alto di sempre per la band). Il vero colpo gobbo i quattro lo piazzarono però con London Calling, datato 1979.


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Quell’album è ancora oggi spesso inserito nelle liste dei dischi più belli di tutti i tempi. La grafica di copertina parodiava i lavori di Elvis Presley, ma all’interno la musica era molto diversa, come dimostravano la stessa London Calling, Lost in the Supermarket, The Guns of Brixton o Train in Vain. Molto bene andarono anche Sandinista! del 1980 e soprattutto Combat Rock del 1982. L’ultimo disco, Cut the Crap, pubblicato dopo l’uscita di Headon e Jones, fu invece un flop.

 

Black Flag

La nascita dell’hardcore

Ritorniamo ora in America, spostandoci però sulla costa ovest. Se infatti a New York, all’interno di una scena intellettualmente molto vivace, erano nati i primi germi del punk rock a stelle e strisce, fu in California che questi fermentarono. Qui, per opera in particolare del chitarrista Greg Ginn, si formarono i Black Flag, che sono considerati una delle prime band hardcore punk della storia.

Oltre a Ginn, che negli anni è stato l’unico membro stabile del gruppo, hanno suonato a lungo nei Black Flag anche Henry Rollins – il cantante dei primi importanti album –, il bassista Chuck Dokowski, il batterista Bill Stevenson e molti altri. Il disco d’esordio, Damaged, uscì nel 1981, conquistando subito la critica e una forte base di fan, affascinati dalla velocità e dalla potenza dei brani.

Già il successivo My War, però, mostrò una volontà di cambiamento, con un lato B in cui vari erano i pezzi più lunghi e influenzati anche da altre sonorità. Una mescolanza di generi e di sperimentazioni che si fece più intensa negli anni ’80, man mano che i membri della band cambiavano. Da menzionare, tra gli album più belli, anche Slip It In del 1984, anche se nel 1986 arrivò il primo scioglimento. Nel 2013 comunque la band si è riunita, pubblicando un album dal titolo What the…, per la verità piuttosto deludente.

 

Dead Kennedys

Il punk di Jello Biafra e soci

Sempre dalla California, ma dalla zona di San Francisco, arriva anche l’ultima band della nostra cinquina, i Dead Kennedys. Formatisi nel 1978, quando l’ondata punk iniziava a far vedere i primi segni di stanchezza, i DK tentarono di mettere insieme l’intellettualismo di New York con l’energia della costa ovest. Leader di quei primi anni fu senza dubbio il cantante Jello Biafra (ovvero Eric Reed Boucher), al fianco del quale suonavano East Bay Ray (chitarra), Klaus Flouride (basso) e D.H. Peligro (batteria).

L’esordio in studio arrivò nel 1980 con Fresh Fruit for Rotting Vegetables, un disco fondamentale nella scena hardcore. Lì erano contenuti anche alcuni tra i più famosi classici del gruppo, come Kill the Poor, California Über Alles e Holiday in Cambodia. Ottimo fu anche il disco successivo, datato 1982, Plastic Surgery Disasters, a cui tra 1985 e 1986 seguirono Frankenchrist e Bedtime for Democracy.

L’addio di Biafra, nel 1986, coincise con la fine della produzione dei Dead Kennedys. Nel 2001 però i membri originari decisero di riunirsi con un nuovo cantante, Brandon Cruz, presto sostituito da Ron Greer. In questa nuova formazione i quattro hanno continuato ad esibirsi negli ultimi anni, realizzando anche un paio di album dal vivo.

 

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