Il calcio, come ogni sport, si compone di vari gesti che sanno incantare il pubblico. Un buon dribbling può far sobbalzare sulla sedia, un cross perfetto può rivelarsi fondamentale, un passaggio millimetrico è spesso ciò che fa la differenza tra il vincere e il perdere. È innegabile, però, che il gesto tecnico più importante e memorabile è il gol, perché di fatto è questo a decidere le partite.

Una classifica che va indietro nel tempo

Di gol, in più di un secolo di storia del calcio, se ne sono visti migliaia, forse milioni. In molti hanno cercato di stabilire quali sono i più belli, i più impossibili, i più fantasiosi. Il difetto di queste classifiche, però, è spesso quello di concentrarsi su reti piuttosto recenti, anche perché è molto più facile reperire filmati degli ultimi cinque anni che degli anni ’50 o ’30.

Noi abbiamo cercato di correggere questo limite. Abbiamo cioè scelto quelli che sono forse i gol più belli del mondo di tutti i tempi, andando indietro nel tempo fino a quasi sessant’anni fa. Ve li elenchiamo qui di seguito. Come vedrete, furono realizzati da alcuni dei più grandi campioni di sempre, come Pelé, Johan Cruijff o Diego Armando Maradona. Se voi ne avete in mente altri, proponeteli nei commenti.

 

Pelé al Club Atlético Juventus nel 1959

Il gol perso e ricostruito al computer

Pelé è unanimemente considerato il più grande calciatore di tutti i tempi. Il suo problema, almeno dal punto di vista di un appassionato di oggi, è che il campione brasiliano ha cominciato a giocare troppo presto, e spesso abbastanza lontano dai riflettori, cosa che rende pressoché impossibile recuperare alcune delle sue più epiche imprese. Edson Arantes do Nascimento – questo il suo vero nome – esordì infatti nella prima squadra del Santos un mese prima di compiere 16 anni, e nella squadra di San Paolo giocò per praticamente tutta la carriera.

Il Brasile di allora non era quello di oggi, né assomigliava all’Europa. Se, quindi, è abbastanza facile recuperare i filmati delle partite della Juve, dell’Inter o del Milan dell’epoca, è praticamente impossibile fare lo stesso con quelli del Santos. Semplicemente perché quasi mai quelle partite venivano riprese. Abbiamo quindi una buona copertura di ciò che Pelé fece in Nazionale o nelle partite più importanti, ma non di quello che riuscì a fare nelle gare quotidiane.

E invece proprio in una di queste gare “qualsiasI” Pelé realizzò quello che è considerato il più bel gol della sua carriera. Il suo Santos giocava contro il Club Atlético Juventus, altra squadra di San Paolo. Il cui nome si doveva al fatto di essere stata fondata da un industriale italiano gran tifoso proprio della Juve, anche se, per ironia della sorte, era il Santos a vestire in bianconero, mentre la Juventus locale giocava coi colori granata. In quella partita, che si svolse il 2 agosto 1959, un Pelé ancora diciottenne segnò un gol memorabile.

A vederlo c’erano appena 8.000 persone, ma quella rete restò impressa nella memoria di tutti gli spettatori. Anche grazie a questo ricordo è stato possibile ricostruire la rete grazie un’animazione al computer che pare essere molto veritiera. La potete ammirare qui di seguito.

Pelè: il più bel goal della storia (Santos Juve 1959)

 

Cruijff all’Atlético Madrid nel 1973

Il colpo di tacco al volo

Se Pelé fu il più grande talento sudamericano del suo tempo, Cruijff fu senz’altro il suo corrispettivo europeo. Nonostante abbia giocato in stagioni solo di poco successive a quelle di Pelé (era più giovane di 7 anni), abbiamo una documentazione abbastanza precisa delle sue reti, anche perché passò gran parte della carriera in club di primo piano come l’Ajax e il Barcellona.

In maglia blaugrana ci arrivò nel 1973, non senza polemiche. Con la maglia dell’Ajax, la squadra della sua città, aveva giocato 9 stagioni, vincendo 7 campionati nazionali, 5 Coppe d’Olanda, 3 Coppe dei Campioni e 1 Coppa Intercontinentale. Un palmares difficilmente eguagliabile, soprattutto se si considera che Cruijff aveva appena 26 anni e avrebbe potuto facilmente renderlo ancora più corposo.


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Nell’estate del 1973, però, la Spagna riaprì le frontiere ai calciatori stranieri e subito il Real Madrid tentò di accaparrarsi i servigi dell’asso olandese. Nonostante l’accordo con l’Ajax fosse già stato trovato, Cruijff fece saltare tutto, preferendo il Barcellona. Alla squadra catalana – visti i ritardi delle trattative – arrivò solo a campionato iniziato, quando i blaugrana erano penultimi in classifica dopo 7 giornate.

Scudetto e Pallone d’Oro

In quella che fu forse la miglior stagione della sua carriera, Cruijff riuscì però quasi da solo a ribaltare le sorti del torneo. Il Barcellona, infatti, inanellò una serie di impressionanti risultati utili consecutivi, andando a vincere lo scudetto dopo 14 anni di digiuno. Per l’attaccante, dal punto di vista personale, arrivò anche il terzo Pallone d’Oro, anche a coronamento di uno straordinario Mondiale di Germania.

A lanciare quella straordinaria cavalcata fu il biglietto da visita che Crujff presentò ai suoi nuovi tifosi il 22 dicembre 1973. Quel giorno, infatti, il Barcellona affrontò l’Atlético Madrid, vincendo 2-1 grazie ad un gol quasi impossibile della sua punta di diamante. Cruijff – come potete vedere qui di seguito – riuscì a mettere in porta un cross colpendolo con un prodigioso colpo di tacco al volo. Cose che oggi solo un campione come Ibrahimovic – che non ha però la velocità di Crujff – riuscirebbe a fare. Da quel momento in poi l’attaccante divenne, per i suoi tifosi, l’Olandese Volante.

El golàs de Cruyff al Atlético de Madrid (1973/1974)

 

Maradona all’Inghilterra nel 1986

Il gol del secolo

Il più famoso tra tutti i gol della nostra cinquina però dobbiamo ancora presentarlo. È quello che Diego Armando Maradona segnò all’Inghilterra durante la Coppa del Mondo del 1986, quella vinta dalla sua Argentina in Messico. Una rete che è stata definita subito “il gol del secolo”, un’etichetta che in questi ultimi trent’anni nessuno ha osato mettere in discussione.

All’epoca Maradona aveva 25 anni, quasi 26. Era cresciuto tra l’Argentinos Juniors e il Boca Juniors, prima di arrivare in Europa, quattro anni prima. Dopo un paio di stagioni al Barcellona era giunto al Napoli, dove era adorato come un Dio e dove, nel giro di pochi mesi, avrebbe conquistato il primo scudetto della storia per i partenopei.

Tutti sapevano che era il calciatore più forte del mondo, ma il suo palmares, in quell’estate del 1986, era ancora quasi vuoto. Aveva vinto un Campionato Metropolitano in Argentina e un paio di coppe nazionali in Spagna, oltre a vari titoli individuali, mentre a livello giovanile la sua Argentina era diventata Campione del Mondo Under-20. Bisognava, insomma, fare il salto di qualità, e cominciare a vincere qualcosa di importante.

Ai Mondiali l’Argentina arrivò particolarmente in forma. Vinse subito il suo girone – quello in cui giocava anche l’Italia campione in carica – e arrivò agli ottavi, in cui regolò l’Uruguay con un 1-0. A quel punto incontrò l’Inghilterra, che aveva deluso nel girone, perdendo col Portogallo, ma si era rifatta agli ottavi, superando con un bel 3-0 il Paraguay. La sfida, però, era importante anche per motivi extracalcistici: quattro anni prima tra i due paesi era scoppiata la Guerra delle Falkland, e il risentimento degli argentini era palese.

Le due reti più famose di un’intera carriera in appena 3 minuti

Tutti i quarti di finale di quell’edizione si conclusero ai calci di rigore tranne proprio quello tra Argentina e Inghilterra. I sudamericani, dopo un primo tempo concluso sullo 0-0, sfoderarono la loro arma migliore, cioè Diego Armando Maradona, che mise a segno due reti in tre minuti, tra il 51′ e il 54′, che riuscirono a mandare al tappeto i britannici. A poco valse il gol della bandiera di Lineker, segnato a 10 minuti dalla fine.

Ma i gol di Maradona non sono memorabili solo perché decisero la partita. Sono ancora oggi considerati i due gol più importanti di tutta la sua carriera. Il primo fu quello, celeberrimo, realizzato col pugno per anticipare l’uscita di Peter Shilton, il gol della “mano di Dio”. Il secondo, più bello, fu il “gol del secolo”. Lo potete rivedere qui di seguito, con la telecronaca originale di Víctor Hugo Morales, che, tra l’altro, era in realtà uruguaiano ma lavorava in Argentina da qualche anno.

Le sue parole divennero memorabili e quasi commuovo, per il trasporto, ancora oggi. In Argentina, da allora, sono comparse su magliette, memorabilia e oggetti di vario tipo: «Diegol, Diego Armando Maradona… Gracias Dios, por el fútbol, por Maradona, por estas lágrimas, por este Argentina 2 – Inglaterra 0».

Maradona Goal of the Century – Víctor Hugo Morales commentary – Argentina-England 2-1 1986

 

Van Basten all’URSS nel 1988

Una volée che valse un Europeo

Se il gol di Maradona è il più bello della storia dei Mondiali – tanto è vero che la FIFA, qualche anno fa, l’ha appositamente premiato – il più bello degli Europei è probabilmente quello di Marco Van Basten. L’attaccante della Nazionale olandese e del Milan, infatti, nel 1988 segnò un gol memorabile proprio in finale, portando la sua squadra al primo grande trofeo.

Dopo aver esordito giovanissimo nell’Ajax – tra l’altro subentrando in una partita di campionato proprio a Cruijff – e aver conquistato tre campionati olandesi e una Coppa delle Coppe, Van Basten approdò al Milan nel 1987. Subito vinse lo scudetto, nonostante uno stop iniziale, e si presentò così agli Europei di Germania in massima forma. La Nazionale olandese poteva contare, oltre che su di lui, su campioni del calibro di Ronald Koeman, Frank Rijkaard e Ruud Gullit. In panchina, inoltre, c’era Rinus Michels, l’inventore del calcio totale.


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L’esordio degli olandesi, per la verità, non fu dei più semplici. La prima partita, contro l’Unione Sovietica, la persero 1-0. Faticarono anche nella terza, superando l’Irlanda solo con un gol all’82’, mentre fu più facile la gara contro l’Inghilterra, decisa da una tripletta proprio di Van Basten.

La semifinale con la Germania Ovest

In semifinale affrontarono i padroni di casa della Germania Ovest, già finalisti ai Mondiali due anni prima e pronti a salire sul tetto del mondo, come avrebbero fatto nel 1990. Tutto sembrava pendere dalla parte dei tedeschi, che in effetti passarono in vantaggio con Matthäus su rigore, ma gli olandesi seppero ribaltare la gara e vincere con un gol a due minuti dalla fine ancora di Van Basten.

In finale gli orange incontrarono di nuovo l’URSS, che si era sbarazzata nettamente della nostra Italia. La corazzata di Lobanovs’kyj, però, nulla poté contro gli olandesi di Michels, che passarono in vantaggio nel primo tempo con Gullit e chiusero l’incontro nel secondo, con la splendida mezza rovesciata di Van Basten.

Marco Van Basten amazing goal in Euro 1988 final

 

Messi al Getafe nel 2007

La consacrazione del campione

Nella nostra cinquina, Leo Messi è l’unico giocatore ancora in attività. E l’unico tra quelli che giocano oggi – almeno assieme a Cristiano Ronaldo – a poter essere paragonato a campioni del calibro di Pelé, Maradona, Cruijff e Van Basten. D’altronde, i numeri parlano per lui: ha vinto 8 campionati spagnoli, 4 Champions League, 3 Coppe del Mondo per club, 1 Oro olimpico, 5 Palloni d’Oro, 3 Scarpe d’Oro, 5 volte il titolo di capocannoniere della Champions. E ci siamo limitati solo ai titoli più importanti.

Certo, gli manca un grande trionfo con la Nazionale, visto che negli ultimi due anni ha visto sfumare davanti ai suoi occhi sia il Mondiale che la Coppa America. Ma rimane uno dei campioni più forti di sempre, visto e considerato, comunque, che ha appena compiuto 29 anni e ha ancora qualche stagione davanti.

Di gol ne ha sempre segnati tanti. Al momento in cui scriviamo, se ne contano più di 300 con la maglia del Barcellona e più di 50 con la Nazionale maggiore, di cui è il miglior marcatore di tutti i tempi. Molti di questi sono rimasti impressi nella memoria dei suoi tifosi, perché di notevole fattura. Uno però secondo noi si staglia sopra agli altri: quello che il 18 aprile 2007 segnò al Getafe nella semifinale di Coppa del Re.

La prima stagione da titolare

La “pulce” aveva esordito in prima squadra due stagioni prima, nel 2004/05, ad appena 17 anni. In quell’annata, però, aveva giocato solo alcuni spezzoni di partita. L’anno dopo aveva trovato un po’ più spazio, ma la stagione 2006/07 fu la prima a vederlo titolare nell’attacco blaugrana. In panchina c’era, a quel tempo, il già citato Frank Rijkaard, passato dall’altra parte della barricata.

Quell’anno il Barça non vinse granché (solo la Supercoppa di Spagna, poca roba rispetto a quello che sarebbe arrivato dopo), ma nella semifinale di Coppa del Re il giovane Messi fece vedere di che pasta era fatto. Cioè la stessa di Maradona, visto che il suo gol somiglia incredibilmente a quello del suo connazionale che abbiamo già presentato. E, soprattutto, fece vedere di essere pronto per diventare il faro della nuova squadra che, con Iniesta e Xavi, si sarebbe presto formata.

Barcelona Getafe 2 0 Messi come Maradona Sky Sport Marco Cattaneo

 

 

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