Una statua di Shiva, una delle più importanti divinità induiste, a Bijapur, nel sud dell'India

L’India è un paese affascinante per diversi motivi. La sua storia millenaria, la vastità del territorio, la presenza di grandi pensatori e uomini politici come Gandhi hanno spesso attratto gli occidentali. Ma più di tutto ci incuriosisce la sua religione, che, pur antichissima, non smette di parlare all’uomo moderno. Una religione che per noi rimane, spesso, ammantata di un certo mistero. Quali sono i suoi precetti? E quali sono le più importanti divinità induiste?

Tante divinità

Oggi cerchiamo di rispondere ad almeno la seconda di queste domande. Impresa non semplice, perché le divinità indiane sono assai numerose. L’induismo è infatti una religione politeista, erede tra l’altro di tradizioni tra loro diverse che si sono evolute e legate tra loro. Una religione in cui non è presente una gerarchia tra gli dei, né vi è l’obbligo di fare determinate professioni di fede.

Questo rende molto più liberi i fedeli, ma complica notevolmente le cose quando si cerca di spiegare le divinità induiste. Ne abbiamo pertanto scelte cinque, le principali, di cui vi presenteremo storia, nomi e immagini. Tra tutte le domande, “Quante sono le divinità dell’induismo”, d’altronde, è forse la più complessa, a cui non si può rispondere con un solo articolo. Cominciamo però a diradare, per quanto possibile, la nebbia.


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Shiva

Il benevolo distruttore

Una statua di Shiva, una delle più importanti divinità induiste, a Bijapur, nel sud dell'IndiaCominciamo da Shiva, il cui nome, più correttamente, andrebbe scritto Śiva. È una divinità maschile, una delle più importanti. Fa parte, non a caso, della Trimurti, la triplice forma dell’Essere Supremo. Oltre a Shiva, rientrano in questa sorta di “trinità induista” anche Brahmā (il creatore) e Viṣṇu (il ricostruttore). Śiva è invece definito il distruttore, anche se a volte viene chiamato pure creatore.

La devozione verso questa divinità è così forte che esiste anche una confessione monoteista che lo riconosce come unico Dio, lo Shivaismo. Per gli adepti di questo credo, Śiva crea, mantiene e distrugge l’universo. Tutti gli altri dei sono per loro emanazioni dell’unico principio. Il mondo stesso, anzi, non è altro che una sua manifestazione, evoluzione della sua coscienza.

Il terzo occhio

Nonostante il suo epiteto, Shiva è un dio benevolo. Il suo nome pare, non a caso, che significhi “il buono” o “il generoso”, ma spesso gli vengono attribuiti molti altri aggettivi dalla valenza positiva e beneaugurale. Non a caso distrugge il male e i peccati, agendo soprattutto tramite il terzo occhio, l’occhio della saggezza. Tramite questo strumento la divinità infatti vede al di là dell’apparenza. Vicino al terzo occhio c’è poi una luna crescente, ad indicare il suo potere di creazione e distruzione, oltre che di controllo del tempo.

Dalla sua testa sprizza in genere dell’acqua, simbolo del Gange, fiume sacro. Inoltre i suoi capelli arruffati indicano il suo legame col vento, e quindi col soffio vitale che dà vita a tutti gli esseri. Infine, intorno al collo ha un cobra. Questo gli fu legato, secondo la leggenda, dalla moglie Parvati, per impedire che Shiva si avvelenasse col veleno. Un veleno ingoiato per evitare che questo contaminasse l’universo.

 

Vishnu

Anche tramite gli avatar di Krishna e Rama

Vishnu con le sue quattro bracciaProseguiamo nell’analisi della Trimurti con Vishnu, o più propriamente Viṣṇu. Come detto, in quella triade è il ricostruttore o il conservatore. È una divinità maschile e considerata onnicomprensiva. Per questo è conosciuta anche come Totalità, o Anima Suprema: in Vishnu sono infatti contenute tutte le anime.

Le qualità principali di questa divinità sono sei: l’onniscienza, l’autorevolezza, la potenza, l’energia, l’immutabilità e la lucentezza. Spesso viene identificata con le sue incarnazioni, tra le quali sono particolarmente famose quelle di Krishna e Rama.

Secondo l’iconografia indossa una corona, in quanto Signore dei mondi, ed ha quattro braccia. In ognuna di esse porta degli attributi. C’è la ruota (chakra) che indica sia il Sole che la protezione. C’è la mazza con cui, secondo la leggenda, uccise un demone e che quindi indica ancora una volta la protezione. Tiene inoltre una conchiglia, soffiando dentro alla quale fa fuggire i demoni. Infine, nell’ultima mano mostra un fiore di loto.

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Brahma

Il creatore senza culto

Brahma seduto, in una statuetta del XV secolo oggi conservata negli USA, a Baltimora, presso il Walters Art MuseumConcludiamo la Trimurti con Brahma, o più propriamente Brahmā. Questa è una tra le più importanti divinità induiste perché è quella creatrice. Brahma è infatti il primo essere che viene creato quando si genera un nuovo ciclo cosmico. Per questo è il vero e proprio architetto dell’universo, il padre di tutti gli esseri. Non a caso, all’interno della Trimurti è spesso considerato la prima Persona.

Non bisogna però confondere Brahma con il quasi omonimo Brahman. Con quest’ultimo termine, infatti, viene identificata quell’unità cosmica da cui tutto procede. Brahma è infatti solo un agente – come d’altronde le altre divinità induiste – di Brahman, ma non si identifica con esso.


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Brahma è generalmente rappresentato con quattro teste, quattro facce, quattro braccia e quattro gambe. Ogni testa recita uno dei quattro Veda, gli antichissimi testi sacri da cui ha avuto origine l’induismo. Nelle rispettive quattro mani, inoltre, tiene un bicchiere d’acqua (per creare vita), un rosario (per lo scorrere del tempo), il testo dei Veda e un fiore di loto.

A differenza delle altre divinità induiste della Trimurti, a Brahma non viene riservato un culto specifico. Questo si spiega col fatto che il fedele dovrebbe liberarsi dal mondo materiale creato da Brahma. Inoltre, secondo la tradizione questa divinità avrebbe mentito nel sostenere di aver raggiunto la cima del linga.

 

Kali

Una delle più terribili divinità induiste

Una rappresentazione ottocentesca di Kali, terribile dea induistaEsaurito il discorso sulla Trimurti, passiamo ad altre divinità induiste particolarmente famose in Occidente. Kali – o, nella forma più corretta, Kālī – è tra le più affascinanti, perché ha un aspetto decisamente feroce. Si tratta infatti di una divinità femminile che manifesta le caratteristiche non materne ma aggressive e terribili della dea.

Viene rappresentata con carnagione scura, simbolo della dissoluzione dell’individualità. È inoltre nuda, perché non vela la sua realtà dietro ad alcuna illusione. Sul suo corpo abbondano i simboli di morte: al collo porta una collana con i teschi di vari demoni e le quattro braccia portano strumenti di morte. Ha infine un laccio con cui mozza le teste, simbolo della caducità, mentre sul suo corpo si scorgono strisce di sangue.

Il rapporto con Shiva

Il mito racconta infatti che fu inviata sulla Terra per uccidere un gruppo di demoni, ma presto si rivolse anche contro gli umani. Per fermarla, Shiva, suo marito, si distese tra i cadaveri. Quando lei si accorse della sua presenza, proprio nel momento in cui stava per calpestarlo, la furia di Kali si placò. L’unione con Shiva, d’altronde, è complementare. Non a caso la dea ha la pelle nera, mentre il corpo del marito è spesso ricoperto di cenere bianca.

Il centro del suo culto è, ancora oggi, Calcutta. Il nome della città deriva infatti dall’espressione “I gradini di Kali”, che i fedeli dovevano percorrere per scendere al Gange. In particolare, i suoi adoratori si riuniscono attorno al tempio di Kālīghāt.

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Parvati

La madre del dio con la testa d’elefante

Parvati con il figlio Ganesha, dio dalla testa d'elefanteConcludiamo il nostro excursus tra le divinità induiste con Parvati, dea benevola che non è altro che la controparte di Kali. Lei è infatti la moglie di Shiva e per questo viene quasi sempre ritratta assieme al consorte. Agisce anche in quanto sposa di quest’ultimo per il bene dell’umanità, ma sa presentarsi anche in forme terribili. Per questo può mostrarsi come Kali o Durga, che cavalca una tigre e usa numerose armi.

Il nome di Parvati significa “figlia della montagna”, perché, secondo il mito, la dea avrebbe come genitori Menā e Himavat, personificazione dell’Himalaya. Inoltre c’è da sottolineare che Parvati è considerata la reincarnazione di Sati, prima moglie di Shiva.

L’unione con Shiva

Quest’ultima, infatti, sposò il dio senza l’approvazione del di lei padre. Quando scoprì il disgusto che quest’ultimo provava per l’unione, decise di immolarsi lanciandosi nel fuoco. Shiva, innamorato, conservò però il corpo dell’amata, fino a quando essa non si reincarnò, appunto, in Parvati. Quest’ultima era ovviamente innamoratissima di Shiva, ma questi all’inizio non la notava. Perciò chiese l’intercessione di Kama, il dio dell’amore, che scoccò una freccia verso il dio.

Shiva, distratto dalla freccia, finì per aprire il terzo occhio e incenerire involontariamente Kama. L’amore, soprattutto nella sua forma di desiderio sessuale, scomparve quindi dal mondo. Fu solo dopo il matrimonio tra Parvati e Shiva che la dea convinse il marito a far resuscitare Kama. Dall’unione tra lei e Shiva nacquero inoltre diversi figli, tra cui merita una menzione Ganesha (o Ganesh), il primogenito. Questo dio è infatti famoso per essere sempre rappresentato con la testa d’elefante, ma con una sola zanna.

 

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