Quella di Salvador Dalí è stata sicuramente una delle personalità più prorompenti del ‘900. A detta di alcuni talmente prorompente da aver messo in ombra addirittura il suo talento artistico, che da certi punti di vista era senza pari sia nella sua epoca, sia nella storia dell’arte mondiale.

Nato 1904 a Figueres, in Catalogna, da una famiglia agiata, ben presto passò a studiare a Madrid, assecondato dal padre nella sua naturale predisposizione per il disegno. Dopo una prima, ma ingenua, adesione al cubismo, già a vent’anni si avvicinò al dadaismo.

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In questa fase conobbe tra gli altri Luis Buñuel, che poi avrebbe aiutato nella realizzazione dei suoi primi film, Un chien andalou [1] e L’âge d’or. Ma un’altra famosa incursione di Dalí nel cinema si ebbe anche una quindicina d’anni dopo, quando collaborò con Hitchcock a Io ti salverò [2].

Strinse inoltre amicizia con Federico García Lorca, che, a detta di Dalí stesso, si innamorò del giovane di belle speranze, non mancando di metterlo a disagio con le sue avances.

Dalí a Parigi

Nella seconda metà degli anni ’20 si trasferì a Parigi, dov’era già nutrita la colonia di artisti, soprattutto spagnoli, tra cui anche il suo mito Pablo Picasso.

Qui avvenne la sua definitiva adesione al surrealismo, che l’avrebbe accompagnato per gran parte della vita sia nella realizzazione di opere d’arte, sia nelle provocazioni da dandy.

Fu un’adesione non certo facile. Negli anni ’30, infatti, il suo rifiuto di avvicinarsi a posizioni politiche di sinistra o comunque antifasciste ne avrebbe comportato l’anatema del movimento. E l’avrebbero posto al centro di una polemica infinita (quasi una faida, visto che durò almeno trent’anni) con André Breton, il fondatore della corrente [3].

Ciononostante, Dalí fu forse il più grande artista surrealista mai vissuto. Per dimostrarvelo, ripercorriamo assieme la storia di cinque tra le sue opere più famose ed importanti.

 

1. Il grande masturbatore

In genere anche i più grandi artisti hanno bisogno di un lungo apprendistato prima di riuscire a produrre i loro più grandi capolavori. E questo è vero sia dal lato tecnico che da quello della concezione dell’opera.

Già a 25 anni, invece, Dalí era in grado di realizzare dei quadri che meritano a pieno titolo di entrare in questa cinquina. Come ad esempio Il grande masturbatore, una delle sue opere più note ed importanti, in cui sono già presenti tutti gli elementi della sua produzione matura.

Il grande masturbatoreIl soggetto è evidentemente surrealistico, richiamandosi – almeno nell’ideazione – al Manifesto elaborato appena cinque anni prima da André Breton [4]. Un manifesto che richiedeva agli artisti di scandagliare il sogno e l’inconscio, mettendolo in scena senza preconcetti morali e razionali.

Il rifiuto dell’automatismo psichico

L’unica cosa che stride con gli ideali surrealisti in senso stretto è che Breton pretendeva una realizzazione dell’opera tramite una sorta di automatismo psichico. Ovvero un meccanismo che non permettesse neppure agli ideali estetici di “mettere il becco” all’interno del proprio sogno e del proprio inconscio.

Questo Dalí non se la sentì di farlo, com’è evidente dalla grande perizia di questo quadro. Il colore ed il disegno sono infatti realizzati in modo impeccabile e non certo istintivo.

L’incontro con Gala e col surrealismo

Ispirato dall’incontro con l’amata Gala – al secolo Elena Dmitrievna D’jakonova [5] –, che secondo lo stesso Dalí l’aveva allontanato dalla dipendenza per la masturbazione, il quadro presenta tutta una serie di simboli di natura sessuale.

Oltre all’evidente membro maschile al quale si avvicina la testa di donna, si segnalano la calla e la lingua del leone. La testa dell’animale richiama tra l’altro la Medusa già analizzata da Freud.

Soprattutto, il quadro anticipa l’interesse del pittore spagnolo per le forme molli. Le conchiglie, i sassi e perfino le cavallette diventeranno infatti decisive nella sua produzione successiva.

L’influenza di Bosch

Inoltre non è difficile individuare anche un’influenza dell’opera ad esempio di Hieronymus Bosch, che molti commentatori hanno ravvisato nella figura dell’occhio chiuso e del naso che si rivolgono verso terra.

Il quadro, per espresso desiderio dell’artista, è oggi conservato al Museo Nacional Centro de Arte Reina Sofia di Madrid.

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2. La persistenza della memoria

Appena due anni dopo Dalí dipinse quello che a tutt’oggi è il suo quadro più famoso: La persistenza della memoria. Esposto a New York nel gennaio del 1932, fu prontamente (e con lungimiranza) acquistato dal Museum of Modern Art, dove si trova ancora oggi [6].

Il successo del quadro si deve a un altro tema surrealistico, che ben però si sposava con lo spirito dei tempi. Abbiamo visto infatti come già alla fine degli anni ’20 le forme molli esercitassero un notevole fascino sull’immaginario del pittore catalano.

La persistenza della memoria, la più famosa tra le opere di Salvador Dalí e più in generale tra i quadri surrealistiQui però questa mollezza viene per la prima volta applicata agli orologi, acquisendo una valenza quasi filosofica e metafisica.

Le molte interpretazioni del quadro

Se infatti i surrealisti leggevano nel quadro una critica alla scienza e alla automatizzazione dell’esperienza umana, alla quale gli orologi sembravano negare la libertà del sogno e della fantasia, i più navigati potevano benissimo trovarvi l’eco della demolizione dell’idea di tempo assoluto operata da Albert Einstein tramite la sua teoria della relatività.

Gli appassionati di filosofia potevano invece ritenerla una raffigurazione artistica delle idee di Henri Bergson – tra l’altro da poco insignito del premio Nobel – sulla memoria.

Il capolavoro degli orologi molli

In realtà, molto più prosaicamente, Dalí cercava qualcosa di sorprendente. Come ebbe lui stesso a raccontare, prima realizzò il paesaggio ispirandosi a un sogno sulla sua terra natale.

Poi, cercando qualcosa di onirico, ebbe l’illuminazione di disegnare questi orologi come se fossero dei pezzi di formaggio che si sciolgono al sole. Non aveva però in mente nessuna teoria o significato metaforico da attribuire loro.

La tecnica surrealista e il “sequel”

D’altronde, proprio così funzionava il surrealismo, convinto che la verità sul mondo e su di noi potesse emergere solo dando libero sfogo in maniera istintiva ai propri sogni e lasciando ad altri il compito di interpretarli.

Il quadro ebbe poi una sorta di seguito, realizzato in quello stesso 1931 e intitolato La disintegrazione della persistenza della memoria. L’opera è oggi conservata a St. Petersburg, in Florida.

In questo quadro lo stesso soggetto sembra quasi scontrarsi con una serie di mattoni disposti in uno schieramento prospettico altrettanto onirico ma che carica ancora di più il quadro di una certa inquietudine.

 

3. Morbida costruzione con fagioli bolliti: premonizione di guerra civile

I quadri di Dalí, o quantomeno quelli migliori, quelli dipinti tra gli anni ’20 e ’30, sembrano dimostrare come a volte l’inconscio delle persone ed in particolare degli artisti sappia vedere più in là del più preparato studioso di sociologia, storia o filosofia.

Morbida costruzione con fagioli bolliti: premonizione di guerra civile

Nel 1936, sei mesi prima che in Spagna scoppiasse quella Guerra civile che avrebbe martoriato quella terra per tre anni e avrebbe portato al potere Francisco Franco, il pittore infatti dipinse un quadro che decise di intitolare Morbida costruzione con fagioli bolliti: premonizione di guerra civile. Quasi che Dalí avesse previsto quegli eventi.

Ed in effetti, a ben guardare, l’aria in Spagna non era tranquilla già da un pezzo. Solo nel 1934 lo stesso pittore e la sua compagna Gala avevano dovuto in fretta e furia lasciare la Catalogna e rifugiarsi a Parigi – dove tra l’altro si sarebbero sposati – a causa del sollevamento di alcuni separatisti catalani.

La mancata condanna del fascismo e di Francisco Franco

Il fatto aveva impressionato l’eclettico artista, che d’altro canto di politica non si era mai voluto occupare, né avrebbe voluto occuparsene nemmeno in seguito.

Non condannò mai neppure il fascismo di Franco e forse anche per questo poté liberamente tornare in Spagna dopo la fine della Seconda guerra mondiale, nonostante la sua pittura non fosse certo ben gradita agli ambienti reazionari che appoggiavano la dittatura.

D’altronde, il suo riavvicinarsi al cattolicesimo, così come certi telegrammi di stima inviati, probabilmente per interesse, al caudillo, ebbero un certo penso nell’addolcire la pillola nei confronti della destra spagnola [7].

I corpi orribili che si sovrastano e stringono

Il quadro è uno dei più belli e inquietanti dell’artista spagnolo. La tela è dominata dalla figura mostruosa di due corpi deformi, che si sovrastano e quasi strozzano l’un con l’altro. L’impressione è quella di due fazioni in lotta appunto in una guerra civile – entrambe malate e spaventose, nell’ottica di Dalí – che tentano di eliminarsi a vicenda.

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Il paesaggio è quello dell’infanzia del pittore, che lui stesso definiva come un «paesaggio geologico che era stato inutilmente rivoluzionato per migliaia di anni».

A sorreggere i corpi si trovano invece una cassettiera e un piede fossilizzato, davanti ai quali si stagliano alcuni fagioli, citati anche nel titolo dell’opera. Il quadro è oggi conservato al Philadelphia Museum of Art.

 

4. Metamorfosi di Narciso

In una delle sue varie autobiografie – Diario di un genio, libro dal titolo come al solito modesto scritto tra il 1952 ed il 1963 – Dalí scriveva:

Tutti, soprattutto in America, vogliono sapere il metodo segreto del mio successo. Questo metodo esiste. Si chiama il metodo paranoico-critico.
 
Da più di trent’anni l’ho inventato e lo applico con successo, benché non sappia ancora in cosa consista. Grosso modo, si tratterebbe della sistemazione più rigorosa dei fenomeni e dei materiali più deliranti, con l’intenzione di rendere tangibilmente creative le mie idee più ossessivamente pericolose. Questo metodo funziona soltanto alla condizione di possedere un dolce motore d’origine divina, un nucleo vivo, una Gala. E ce n’è soltanto una.

Metamorfosi di NarcisoAl di là delle dichiarazioni d’amore per la sua compagna, il metodo trovò più viva applicazione a partire dalla seconda metà degli anni ’30 e in particolare da questa Metamorfosi di Narciso. Un quadro che riprende la leggenda della trasformazione del personaggio mitologico ma la cala nell’estetica e nel surrealismo tipici di Dalí.

L’illusione ottica al servizio del narcisismo

A sinistra del quadro infatti si vede, dipinta con colori caldi, la figura umana di Narciso, quasi in posizione fetale e pronto alla trasformazione.

Sulla destra, con colori più freddi e con una qualche precognizione della morte (le formiche che vi si arrampicano sopra, la presenza di uno sciacallo lì di fianco), si staglia una mano che ha le medesime forme del corpo di Narciso. Una mano che tiene tra le dita un uovo dal quale nasce un fiore di narciso.

Sullo sfondo, infine, una serie di paesaggi, statue e figure che si richiamano al Rinascimento.

Le due interpretazioni principali

L’illusione ottica, che da quel momento poi tanto alimenterà l’interesse del pittore, viene qui scandagliata nell’interpretazione che alcuni dettagli e colori permettono di dare a due figure sostanzialmente identiche.

Al tutto però si aggiungono elementi come al solito dal significato contrastante, in modo da dare libero sfogo all’inconscio e però complicare il lavoro interpretativo dei critici.

C’è chi, infatti, in quella mano ha visto un riferimento ancora una volta all’onanismo, vecchio vizio di Dalí tra l’altro legato proprio al suo narcisismo. Chi, invece, appellandosi anche a una poesia con cui Dalí accompagnò il quadro, vi vede un messaggio positivo in cui Narciso sarebbe da identificare con la onnipresente Gala.

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5. Sogno causato dal volo di un’ape intorno a una melagrana un attimo prima del risveglio

Con l’approssimarsi della fine della Seconda guerra mondiale lo stile di Dalí cominciò a cambiare. Da un lato il surrealismo come movimento artistico stava entrando in crisi, come d’altronde tutte le avanguardie di inizio ‘900, superate dagli immani eventi che erano capitati in Europa e nel resto del mondo.

Dall’altro, Dalí era ormai un artista, e sarebbe forse meglio dire uno showman, arrivato.

Sogno causato dal volo di un'ape intorno a una melagrana un attimo prima del risveglio

Negli Stati Uniti era idolatrato e nel vecchio continente ammirato, e anche se non mancavano le voci critiche nei suoi confronti. Il suo vecchio compagno d’avanguardia Breton ne anagrammò il nome in Avida Dollars, “avido di dollari”, mentre George Orwell lo definì «un grande artista ed un disgustoso essere umano».

Inoltre notò che «quando in Europa si avvicinano le guerre egli ha una sola preoccupazione: come riuscire a trovare un posto dove si mangi bene e da cui si può scappare in fretta se il pericolo si avvicina troppo». A parte questo, però, Dalí non aveva più bisogno di convincere nessuno del proprio talento.

Doveva, questo sì, continuare a stupire, perché su quello aveva fondato gran parte della sua carriera. Lo stupore però poteva destarlo con i quadri ma anche, come si rese conto con sempre maggior forza col passare degli anni, con le fotografie, i film, le apparizioni pubbliche, i telegrammi, le dichiarazioni e perfino con i suoi baffi arcuati.

L’evoluzionismo secondo Salvador Dalí

Sogno causato dal volo di un’ape intorno a una melagrana un attimo prima del risveglio è uno degli ultimi grandi quadri di Dalí, realizzato nel 1944 e oggi conservato al Museo Thyssen-Bornemisza di Madrid.

La scena è dominata da una donna nuda che dorme, mentre dietro di lei da una melagrana fuoriesce un pesce, dal quale a sua volta escono due tigri, precedute a loro volta da una baionetta. Sullo sfondo, infine, un elefante probabilmente ispirato dell’Obelisco della Minerva del Bernini cammina su lunghissime zampe.

Come in ogni quadro surrealista, il significato dell’opera è di difficile interpretazione. Probabilmente è una sorta di riferimento alla teoria darwiniana dell’evoluzione, visto che da una sostanza vegetale sarebbero nati i pesci, poi gli animali ed infine la tecnologia dell’uomo.

 

 

Note e approfondimenti

[1] Il film può oggi essere visto per intero su YouTube, cliccando qui. Si trattava di un cortometraggio che Buñuel e Dalí scrissero e recitarono assieme, pieno di immagini surrealiste e perlopiù disturbanti.
[2] La celebre sequenza del sogno, piena di riferimenti alla pittura di Dalí e anche a Un chien andalou, si può rivedere qui, col doppiaggio in italiano.
[3] Qui, anche se in spagnolo, trovate qualche notizia sulla rottura tra i due, motivata in origine da un quadro su Guglielmo Tell in cui in realtà Dali ritrasse Lenin.
[4] Oggi lo si può leggere acquistandolo qui.
[5] A questo link potete leggere una biografia della musa russa di Dalí.
[6] [6] Qui potete vedere la pagina che il prestigioso museo statunitense dedica al quadro.” target=”_blank”>Qui potete vedere la pagina che il prestigioso museo statunitense dedica al quadro.
[7] Sulla vicinanza tra Dalí e il fascismo, si può consultare questo articolo di Vicente Navarro, professore alla John Hopkins University di Baltimora. Lì si fa notare, tra le altre cose, che quando la salute di Franco cominciò a degenerare, il pittore iniziò a temere per la propria vita. Le forze popolari spagnole, infatti, non gli perdonarono mai le sue ambiguità nei confronti della dittatura.

 

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