Cinque importanti esempi di arte romanica

L'interno del Duomo di Modena, uno dei massimi esempi di arte romanica in Italia

Il romanico è comunemente ritenuto la prima fase del risveglio delle arti in epoca medievale. A partire dal X secolo, parallelamente a un miglioramento economico e delle condizioni di vita, varie città in giro per l’Europa cominciarono a destinare sempre maggior denaro alle costruzioni architettoniche, in particolare alle chiese. E queste chiese, edificate anche grazie alle donazioni dei ricchi signori e dei primi borghesi, si svilupparono secondo i dettami di uno stile che era sì nuovo, ma solo fino a un certo punto.

Il fatto stesso che gli studiosi dell’arte successivi l’abbiano chiamato “romanico” testimonia infatti il legame che legava quest’architettura a quella del passato. Dopo secoli di costruzioni non sempre degne di essere ricordate, gli architetti e gli artisti della fase di passaggio tra alto e basso Medioevo riscoprivano la classicità, mediandola col sentire degli uomini del loro tempo. Il romanico, così, recuperava la monumentalità dell’architettura romana, ma anche elementi strutturali come l’arco a tutto sesto, la volta, il pilastro e la colonna.


Leggi anche: Cinque maestose cattedrali gotiche

Nacquero così castelli – oggi perlopiù perduti o irrimediabilmente modificati – e chiese, che traghettarono l’Europa verso la sua rinascita culturale. La cosa più particolare, però, fu che, in un periodo in cui i collegamenti erano ancora difficili, uno stesso stile – pur con le inevitabili variazioni regionali – toccasse tutta la parte occidentale del continente, unendo Inghilterra e Italia, Francia e Germania. Fu, insomma, la riscoperta di una dimensione artistica europea, che poi si sarebbe evoluta nel gotico. Ma quali sono, a tutt’oggi, gli esempi più rappresentativi di quell’esperienza? Ne abbiamo selezionati cinque.

 

Cattedrale di Durham

Un grande esempio di architettura normanna

Invece di seguire una presentazione cronologica degli edifici, abbiamo deciso di esplorare la nostra cinquina in maniera geografica. Partiremo, quindi, da nord e man mano scenderemo verso sud. In Inghilterra, forse l’esempio maggiore di architettura romanica è la Cattedrale di Durham, che sorge nell’estremo nord del paese, quasi al confine con la Scozia. Edificata a partire dal 1093, la chiesa è intitolata a Cristo, alla Beata Vergine Maria e a San Cutberto e anticipa, per qualche verso, anche alcuni elementi del futuro gotico.

Volte a coste e archi rampanti

L’edificio, costruito per volere dei principi-vescovi della città, esibisce delle bellissime volte a coste, con archi sostenuti da pilastri sottili e da possenti colonne. A fare da contraltare alle volte, sopra alle navate ci sono archi rampanti e triforio, che segnano i punti più alti dell’architettura normanna. Oltre alle bellezze architettoniche, che danno a tutto l’edificio una certa maestosità e austerità, la chiesa è ricordata per le numerose reliquie (tra cui proprie quelle di San Cutberto) e per la prestigiosa biblioteca. Qui, tra le altre cose, sono anche custodite tre copie della Magna Carta.

Completata nel 1133, la chiesa oggi è annoverata dall’UNESCO tra i patrimoni dell’umanità ed è stata usata come set o elemento di contorno di numerosi film. Tra i tanti che hanno approfittato del suo carattere così tipicamente medievale bisogna ricordare la saga di Harry Potter e Elizabeth.

 

Cattedrale di Spira

Il Westwerk e il romanico tedesco

Spostiamoci ora in Germania e in particolare a Spira, cittadina della Renania-Palatinato (tra Stoccarda e Francoforte) famosa per aver ospitato varie diete imperiali all’epoca della riforma luterana. Dal punto di vista architettonico, comunque, a tenere alto l’onore di Spira nel mondo è la sua imponente cattedrale, insignita anche del rango di Basilica minore.

Per volere di Enrico IV

Costruita a partire dal 1080, la chiesa sorse sul luogo di un altro duomo che per la verità era stato ultimato da pochi anni, in stile ottoniano. La “Spira II”, come viene ricordata dagli studiosi, fu costruita per volere di Enrico IV (sì, quello di Canossa), che ne affidò i lavori a Ottone di Bamberga. Ne venne fuori una chiesa monumentale, caratterizzata in particolare dai pilastri a fascio. La navata centrale – alta 33 metri – infatti presenta un triplo strato di colonne e semicolonne, adornate con capitelli per sorreggere i vari archi della volta a crociera.

Bello anche l’esterno, col deambulatorio del matroneo con archetti e colonne, mentre lungo tutto il perimetro si rincorrono lesene e archi ciechi. La facciata presenta la fisionomia del Westwerk, cioè di quelle costruzioni medievali tedesche che volevano mostrare il legame tra potere spirituale e temporale. Anche qui, infatti, ritroviamo le alte torri agli angoli dell’edificio e la struttura a più piani (il nartece, lo spazio interno con tanto di rosone e la galleria).

 

Duomo di Pisa

Il simbolo della potenza della repubblica marinara

Arriviamo, finalmente, in Italia, dove abbiamo deciso di fotografare tre realtà tra loro anche abbastanza diverse. Nella nostra penisola, infatti, il romanico si mescolò alle tendenze locali, assumendo caratteri regionali e a volte addirittura cittadini. Come abbiamo già visto, esiste infatti un romanico lombardo, ma ne vedremo esempi anche emiliani e pugliesi. In Toscana, invece, il romanico – che pure ebbe un’ampia diffusione – cambiò di città in città, complice le rivalità dei vari Comuni.

Pisa, in particolare, viveva nell’XI e XII secolo un periodo di grande splendore economico e sociale. La potenza della repubblica marinara rivaleggiava con quella di Venezia, e questa concorrenza si riversò in un certo senso anche sui luoghi di culto. Nel 1063 sia nella città toscana che in quella veneta iniziarono infatti dei grandi lavori per la chiesa principale. A Venezia si trattava del restauro della Basilica di San Marco, mentre a Pisa si voleva edificare un nuovo edificio. La chiesa, che sorgeva nello stesso luogo di altri edifici sacri precedenti, fu intitolata a Santa Maria Assunta e completata nel 1092.

La facciata e i marmi

L’edificio era in origine a croce greca, anche se oggi – complici i rimaneggiamenti – è a croce latina. Presenta in facciata dei sontuosi archi a sesto rialzato e marmi bianchi e neri. L’eredità bizantina e qualche influenza moresca, giunta grazie alle navigazioni pisane, si vedono ad esempio anche nella cupola ellittica e nei matronei rialzati. Responsabile ne fu infatti l’architetto Buscheto, che aveva studiato l’architettura orientale e armena.

Infine il bronzo, proveniente da un bottino di guerra conquistato a Palermo, rende l’edificio ancora più ricco. Bronzo che ritorna poi all’interno, con anche colonne in stile corinzio che arrivavano direttamente dalla moschea del capoluogo siciliano. Inoltre sono da segnalare i mosaici e i capolavori successivi di Giovanni Pisano, di Cimabue, del Sodoma e di altri artisti.

 

Duomo di Modena

Il capolavoro di Lanfranco e Wiligelmo

Spostiamoci, come anticipato, in Emilia e in particolare a Modena, dove troviamo una delle creazioni più importanti del romanico italiano. Il Duomo di Modena, intitolato a Santa Maria Assunta in Cielo e a San Geminiano, fu edificato a partire dal 1099 dall’architetto Lanfranco, ma presenta lavori anche di quello che fu forse il principale scultore romanico, Wiligelmo.


Leggi anche: Cinque grandi esempi di stile romanico in Lombardia

Consacrato nel 1184 e completato nel 1319, l’edificio fu eretto sul luogo in cui era sepolto San Geminiano, patrono della città. Voluto dalla popolazione oltre che dai nobili locali, sostituiva anche in questo caso una chiesa ultimata da pochi decenni, che però non sembrava più consona al prestigio conquistato dalla diocesi emiliana. La facciata fu in realtà probabilmente opera di Wiligelmo e dei suoi allievi, mentre Lanfranco partì dalle absidi. Ne venne fuori un edificio che riflette in facciata le navate interne, intervallandola con un giro di loggette e arcate cieche.

All’interno le tre navate sono prive di transetto, con pareti separatorie che vengono scandite da archi a tutto sesto. Da notare il finto matroneo, ripreso da modelli carolingi, e l’uso alternato di pilastri e colonne. Di solito, questa alternanza era dovuta a precisi calcoli legati al peso delle volte, ma qui fu una scelta puramente stilistica. Dal punto di vista scultoreo, si segnalano in facciata i pannelli con le Storie della Genesi di Wiligelmo, bassorilievi considerati uno dei punti più alti del romanico. Altri lavori dei suoi allievi si ritrovano in varie zone della chiesa.

 

Basilica di San Nicola a Bari

Per le reliquie del santo

Concludiamo con la Puglia e in particolare la Basilica di San Nicola a Bari. Il 9 maggio 1087 entrarono al porto della città sessantadue marinai che erano stati a Myra, città della Licia, nel sud dell’Anatolia. Portavano con loro una parte delle reliquie di San Nicola (altre arrivarono a Venezia), santo che era stato vescovo di quella città oggi turca. E fu proprio per sottrarle ai musulmani – che avevano appena conquistato la città – che i marinai cristiani le portarono in Occidente. A Bari decisero di traslarle subito in una nuova grande basilica da costruire al più presto.

Subito sede di concilio

Già a luglio furono avviati i lavori, lavori che furono benedetti dal papa, che anzi convocò qui un concilio che doveva riunire chiesa latina e greca. D’altronde, l’edificio è elegante e maestoso, con una facciata a salienti, tripartita da lesene, aperta da qualche bifora e con tre portali in basso. Particolarmente rilevante, per i rilievi scolpiti su di esso, quello di mezzo, mentre la facciata si chiude, ai due lati, con due torri mozze.

All’interno, da segnalare il matroneo a trifore, mentre gli arconi sulla navata centrale non sono romanici ma frutto di aggiunte successive. Di particolare pregio è il ciborio del XII secolo – anzi, probabilmente antecedente al 1150 – che si erge al di sopra dell’altare maggiore, in marmo, con capitelli molto belli ed elaborati. Inoltre, un’ultima menzione la merita la Cattedra di Elia, seggio episcopale realizzato probabilmente sempre all’inizio del XII secolo, con decorazioni, ornamenti e trafori che è difficile trovare in opere coeve.

 

Segnala altri importanti esempi di arte romanica nei commenti.