Sembra paradossale, ma una delle domande che, come insegnante di filosofia, mi vengono rivolte più spesso è: «Ma i filosofi esistono ancora?»; come se gli eredi di Platone e Aristotele, alla pari dei dinosauri, si fossero estinti e quei brani che affollano le pagine dei libri di testo fossero solo dei reperti archeologici di un’epoca ormai passata e dimenticata. Ebbene, per quanto spesso lontani dalla luce dei riflettori – o quantomeno dei riflettori televisivi – i filosofi esistono ancora, sono tra noi, e a dir la verità neanche troppo mimetizzati: basta entrare in una libreria per trovare decine di titoli dedicati a nuove ricerche spesso molto interessanti e farsi quindi una cultura sui “nomi nuovi” del panorama filosofico.

Vero è però che, a parte qualche nome noto più per vicende politiche (Cacciari, Vattimo, Negri) o letterarie (Eco), non è sempre facile individuare quali siano i pensatori più influenti, i viventi che vale la pena leggere. Per questo motivo ho deciso di scegliere cinque filosofi italiani nati nel dopoguerra che in questi ultimi anni – al di là dei successi accademici – hanno scritto libri che hanno avuto un certo successo nel settore, travalicando i confini italiani e suscitando spesso un vivace dibattito anche all’estero.

 

Luciano Floridi

Il padre della filosofia dell’informazione

Luciano FloridiIl più interessante giovane (se con giovane intendiamo sotto i sessant’anni) filosofo italiano è sicuramente Luciano Floridi, nome poco noto ai non specialisti ma tra i più importanti in un nuovo campo della ricerca filosofica, quella legata ai computer e all’informatica.

Nato a Roma nel 1964, Floridi si è laureato alla Sapienza, specializzandosi poi nelle prestigiose università britanniche di Warwick, a Coventry, e di Oxford, dove insegna ora logica ed epistemologia, affiancando questo incarico con un altro all’Università di Bari.

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La rivoluzione dell'informazione
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Infosfera. Etica e filosofia
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Dopo i primi studi di impianto più tradizionale, legati in particolare all’epistemologia e alla corrente dello scetticismo, da metà degli anni Novanta in poi ha iniziato a interessarsi di filosofia dell’informazione, una nuova branca – di cui è considerato uno dei padri a livello mondiale – che si occupa da un lato delle dinamiche e dell’utilizzo dell’informazione (in particolare quella digitale), dall’altro di come la moderna scienza informatica possa essere sfruttata per risolvere o comunque intervenire in importanti e storici problemi filosofici.

Il suo esordio nel settore risale al 1996, quando per Armando Editore scrisse l’oggi introvabile L’estensione dell’intelligenza. Guida all’informatica per filosofi, seguito l’anno successivo da Internet, pubblicato da Il Saggiatore e tradotto anche in francese. Alternandolo con i saggi sullo scetticismo – importante in particolare un lavoro su Sesto Empirico pubblicato a Oxford nel 2002 –, l’interesse di Floridi per l’informatica e i suoi risvolti filosofici ed etici si è fatto più pressante all’approssimarsi del nuovo millennio, quando ha dato alle stampe prima Philosophy and Computing: An Introduction e poi Infosfera. Etica e filosofia nell’età dell’informazione e La rivoluzione dell’informazione, testi spesso scritti prima in inglese e solo poi tradotti in italiano che si inseriscono e anzi trainano un dibattito molto vivace nei paesi anglosassoni, tanto è vero che negli ultimi anni sono apparsi anche vari saggi di altri autori dedicati ad analizzare nel dettaglio il suo pensiero. Oggi gli interessi di Floridi si orientano da un lato sull’etica dell’informazione, dall’altro della sua semantica.

 

Paolo Virno

Da Potere Operaio all’analisi delle moltitudini

Paolo VirnoQuella di Paolo Virno è la storia, forse, di una generazione di intellettuali di sinistra, dei loro fallimenti, delle loro cadute e delle loro rinascite. Nato a Napoli nel 1952, crebbe a Genova ma studiò a Roma, seguendo le peregrinazioni della propria famiglia. Aderì, all’epoca dell’università, a Potere Operaio, diventandone in breve tempo uno dei personaggi di maggior rilievo e legandosi in particolare ad Oreste Scalzone e Franco Piperno, i due leader romani del movimento; nel contempo, continuò gli studi di filosofia, laureandosi nel 1977 con una tesi su Adorno e cominciando poi a collaborare con la rivista Metropoli, da lui stesso fondata assieme proprio a Scalzone e Piperno.

Nel 1979 però un’inchiesta padovana portò all’arresto di tutti i principali nomi di Autonomia Operaia, tra cui lo stesso Virno, che passò alcuni anni tra il carcere preventivo, gli arresti domiciliari e alcuni momenti di libertà, fino alla condanna a 12 anni in primo grado per attività sovversive e costituzione di banda armata.

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Assolto da tutte le accuse nel 1987 e poi definitivamente nel 1988, Virno ha potuto solo allora ricostruirsi una vita, prima lavorando ad un’altra rivista (Luogo Comune), poi iniziando a insegnare prima a Urbino, poi all’Università della Calabria e infine a Roma Tre, dove tiene attualmente il corso di filosofia del linguaggio.

I suoi studi riguardano, com’è facile intuire, soprattutto la politica, e in particolare ha avuto grande risonanza anche all’estero il suo saggio Grammatica della moltitudine del 2003, in cui, riprendendo un dibattito seicentesco tra Hobbes e Spinoza, affronta il senso politico del termine “moltitudine” contrapposto a “popolo”, sul quale si sono fondati gli stati moderni, e proponendo un recupero proprio di “moltitudine”, a suo parere più adatto forse a descrivere la cittadinanza meno uniforme e massificata all’interno dello Stato contemporaneo.

 

Paola Cavalieri

L’etica delle grandi scimmie

Paola CavalieriSe una cosa si può imparare dalla storia della filosofia è che spesso i filosofi non hanno bisogno di apparire e mostrarsi al pubblico, e anzi ripudiano l’eccessiva pubblicità, preferendo vivere rintanati (come suggeriva a suo tempo già Epicuro), lontani dagli ammiratori e a volte perfino dalla vita accademica: Kant, Spinoza, in parte Heidegger sono solo alcuni degli esempi che si potrebbero citare.

Così non deve destare stupore se, nella nostra cinquina, introduciamo Paola Cavalieri, filosofa di cui in Italia si sa pochissimo ma che è autrice di alcuni dei libri più importanti a livello internazionale per quanto riguarda il dibattito sui diritti degli animali (e che, a differenza di Kant, non è certo un’asociale, visto che partecipa a incontri e dibattiti in giro per il mondo).

The Great Ape Project: Equality
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Residente a Milano, classe 1950, la Cavalieri ha infatti collaborato con l’australiano Peter Singer scrivendo nel 1993 Il Progetto Grande Scimmia. Eguaglianza oltre i confini della specie umana, in cui si propone di estendere alle scimmie antropomorfe (scimpanzé, gorilla e oranghi) alcuni dei diritti già assicurati all’uomo dall’ONU, come quello alla vita, alla libertà individuale e la proibizione della tortura.

Al libro, che ha avuto un notevole successo e che ha dato origine a un’associazione di pressione sulle Nazioni Unite, è poi seguito qualche anno dopo La questione animale. Per una teoria allargata dei diritti umani, tradotto anch’esso con successo in inglese e molte altre lingue, che ha ridato nuova linfa al dibattito filosofico su animalismo e diritti. Inoltre la Cavalieri collabora con il britannico Guardian ed è stata editor della rivista filosofica Etica & Animali, interessandosi anche ai temi della globalizzazione.

 

Maurizio Ferraris

L’Ontologia che vira verso il Realismo

Maurizio Ferraris, uno dei più importanti filosofi italiani nati nel dopoguerraDopo aver visto gli esperti di due aree nuove e innovative della filosofia contemporanea, ributtiamoci sul classico, su uno anzi degli ambiti più nobili e antichi della scienza del pensiero: l’ontologia. Il torinese Maurizio Ferraris, classe 1956 e ordinario di filosofia teoretica proprio a Torino, è infatti uno dei massimi esponenti internazionali di questa disciplina.

Allievo di Gianni Vattimo e, successivamente, di Jacques Derrida e Hans-Georg Gadamer, Ferraris – affiancando la carriera accademica a una corposa produzione sia di saggi che di articoli spesso di stampo divulgativo (oltre ad alcune apparizioni televisive sui canali di RAI Scuola) – ha col tempo intrapreso un cammino di allontanamento progressivo dai suoi maestri, criticando sia l’ermeneutica di Gadamer che la decostruzione di Derrida e proponendo, soprattutto negli ultimi anni, un Nuovo Realismo che, accettando l’impossibilità del mondo esterno di ridursi ai nostri schemi conoscitivi, non si rinchiude però in se stesso ma prende questa impossibilità come una risorsa da cui partire.

L'imbecillità è una cosa
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Gli anni Duemila, fecondi nella produzione bibliografica, si possono anzi vedere proprio come un percorso di avvicinamento a questo Nuovo Realismo, spesso accompagnato da buone vendite e da grande riscontro internazionale: nel 2001 esce da Bompiani Il mondo esterno, nel 2004 Goodbye Kant!, nel 2005 il bestseller Dove sei? Ontologia del telefonino, nel 2006 Babbo Natale, Gesù adulto. In cosa crede chi crede? e, appunto, nel 2012 il Manifesto del nuovo realismo che rappresenta a tutt’ora la summa del suo pensiero.

 

Roberto Esposito

Comunità e biopolitica

Roberto EspositoChiudiamo la nostra cinquina con Roberto Esposito, classe 1950, napoletano di nascita e di sede accademica, visto che insegna alla Facoltà di Scienze Politiche dell’Istituto Orientale – oltre che all’Istituto Italiano di Scienze Umane di Firenze.

Italianista di formazione, fin nei primi anni della sua ricerca si è spostato alla letteratura alla filosofia politica, in particolare tramite la figura – cardine in entrambi i settori – di Niccolò Machiavelli; e proprio da Machiavelli, confrontato e riletto in un percorso che passa anche per Carl Schmitt, Hannah Arendt e tutti i principali pensatori politici del Ventesimo Secolo, Esposito è approdato negli anni Novanta a una propria teoria con la quale si vorrebbero rifondare i cardini del lessico politico, basandoli sulle influenze anche antropologiche, letterarie e addirittura teologiche.

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Così, a partire dal 1998 ha dato alle stampe, sempre presso Einaudi, una trilogia filosofica che parte da Communitas. Origine e destino della comunità, prosegue con Immunitas. Protezione e negazione della vita e si conclude con Bíos. Biopolitica e filosofia, in cui il vivere comune viene messo a confronto con il concetto di biopolitica proposto a metà degli anni ’70 da Michel Foucault e con il peso che questi temi hanno assunto anche nel dibattito politico odierno (soprattutto per quanto riguarda il cosiddetto “fine vita”, la morte, il dolore e così via). Direttore editoriale e collaboratore di molte collane filosofiche per vari editori (Liguori, Laterza, FrancoAngeli, Einaudi), è anche consulente editoriale di MicroMega.

 

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