Notte stellata sul Rodano

Una delle cose più tristi del successo e della fama in campo artistico è che a volte non solo esse arrivano postume, ma spesso sono inversamente proporzionali al successo e alla fama di cui si era goduto in vita. Vincent van Gogh è forse il caso più emblematico di questa tendenza: solo, depresso e incompreso nei suoi giorni francesi almeno tanto quanto è stato celebrato, apprezzato e studiato dopo la morte; quasi nessuno sapeva alcunché della sua vita e dei suoi quadri quand’era vivo, mentre oggi la sua biografia è probabilmente la più celebre della storia dell’arte degli ultimi due secoli.

E allora ripercorriamo anche noi le tappe principali della carriera di van Gogh, concentrandoci sui cinque dipinti a nostro avviso più rappresentativi, realizzati, come vedrete, tutti negli ultimi due anni della sua vita, quando il suo stile era ormai completamente formato e maturo ma il suo equilibrio psichico cominciava inesorabilmente a vacillare.

Lettere a Theo
EUR 11,05 EUR 13,00
Generalmente spedito in 24 ore
Van Gogh. Tutti i dipinti
EUR 25,00 EUR 29,99
Generalmente spedito in 1-2 giorni lavorativi
Van Gogh
EUR 8,49 EUR 9,99
Generalmente spedito in 24 ore
Van Gogh. Tutti i dipinti
EUR 13,26 EUR 14,99
Temporaneamente non disponibile. Se fai subito un ordine, effettueremo
Van Gogh
EUR 4,17 EUR 4,90
Generalmente spedito in 24 ore
Follia? Vita di Vincent van
EUR 4,75 EUR 9,00
Generalmente spedito in 1-2 giorni lavorativi
Van Gogh
EUR 6,00 EUR 9,90
Generalmente spedito in 1-2 giorni lavorativi
Van Gogh il suicidato della
EUR 14,45 EUR 17,00
Generalmente spedito in 24 ore
Van Gogh
EUR 5,87 EUR 6,90
Generalmente spedito in 24 ore

 

Terrazza del caffè la sera

1888, olio su tela, Kröller-Müller Museum (Otterlo)

Terrazza del caffè la seraPartiamo col nostro breve excursus dal settembre 1888, meno di due anni prima della morte dell’artista: van Gogh aveva 35 anni e da 7 mesi risiedeva ad Arles, dove si era trasferito – dopo aver vissuto per qualche tempo a Parigi – per cercare pace e tranquillità in seguito ai contrasti avuti con l’amato fratello Theo, anch’egli affetto di lì a poco da problemi psichici.

Alloggiò in un primo momento in albergo e, da maggio, in un piccolo appartamento che si affacciava sulla piazza principale, dove avrebbe ospitato anche Gauguin e che avrebbe lasciato solo per entrare in manicomio mesi dopo. Leggeva molto, soprattutto libri che gli spediva il fratello, e una sera rimase colpito da un locale che si trovava vicino ai resti romani della città: lo rappresentò in Terrazza del caffè la sera, la sua prima opera in cui si intravedeva uno scorcio di notte stellata, tema che poi sarebbe divenuto centrale in altri quadri successivi di cui parliamo più avanti.

Il ricordo di Maupassant

A colpirlo, soprattutto, fu il fatto che quella scena gli ricordava fortissimamente l’inizio di Bel-Ami, il celebre romanzo di Guy de Maupassant pubblicato appena tre anni prima in cui la storia si apriva proprio con la descrizione di una notte parigina (anche se non si faceva menzione di stelle, a differenza di quanto ricordava il pittore) illuminata dai caffè. Ad attrarre van Gogh qui era il gioco di luci ed ombre, ricreato con un contrasto netto tra il giallo del locale – che influenzava anche il ciotolato lì vicino – richiamato poi anche dalle stelle e i colori scuri della notte che si stagliava negli spazi lasciati vuoti.

Oggi il quadro è conservato a Otterlo, in Olanda, mentre il locale che vi è rappresentato ha assunto giustamente il nome di Café van Gogh.

 

Notte stellata sul Rodano

1888, olio su tela, Musée d’Orsay (Parigi)

Notte stellata sul RodanoSe siete stati ad Arles, cittadina del sud della Francia dalle parti di Avignone, probabilmente vi potreste ritrovare più nel giudizio che ne diede Gauguin rispetto a quello di van Gogh: se il secondo infatti era esaltato dalla calma e dai colori del sud, il primo – all’epoca già celebre e importante – scrisse all’amico Jules Bernard: «Trovo tutto piccolo, meschino, i paesaggi e le persone».

Forse il pittore olandese aveva effettivamente bisogno di un ambiente diverso alla grande città, dove tutto fosse davvero più piccolo, più sereno, più tranquillo, in modo da poter indagare con maggior calma i colori della natura cercando di imparare dagli impressionisti, l’unica cosa che in quel momento sembrava realmente interessarlo.

Il primo tentativo con i soli toni scuri

Nel settembre del 1888, all’incirca un mese prima dell’arrivo di Gauguin e pochi giorni dopo la realizzazione de Terrazza del caffè, van Gogh provò quindi a dipingere anche di notte fuori dalle principali vie cittadine, portando a termine quella Notte stellata sul Rodano, oggi conservata a Parigi, che rappresenta il suo primo tentativo coraggioso ed estremo di dedicare un’intera tela ai toni scuri del cielo notturno in contrasto da un lato con la luce naturale delle stelle e dall’altro con quella artificiale della cittadina.

Ripreso da un punto che distava appena un paio di minuti a piedi dall’appartamento in cui abitava in Place Lamartine, il soggetto fu a lungo meditato – com’era consuetudine per il pittore – e fu apprezzato l’anno successivo quando fu esposto a Parigi, anche se, all’epoca, la malattia mentale di van Gogh era ormai degenerata.

 

La serie dei Girasoli

1887/1889, olio su tela, vari musei

I girasoli - versione conservata alla National GalleryNei due anni che vanno dal 1888 al 1890 van Gogh dipinse in maniera forsennata, un po’ per recuperare il tempo perduto – era arrivato relativamente tardi alla pittura, attorno ai trent’anni – un po’ per placare quel malessere che di tanto in tanto, e poi sempre più spesso, lo prendeva.

E questa pittura forsennata, più che variare i soggetti e gli ambienti, tendeva a ripetere e riprendere temi già utilizzati, a volte in maniera addirittura ossessiva: così ritornano i campi di grano, gli iris, i cipressi ed altri elementi naturali, che, nell’interpretazione a posteriori, assumono spesso e volentieri pure un significato simbolico ben preciso. Ma, soprattutto, ritornano i girasoli, fiori che probabilmente erano i preferiti di van Gogh, ai quali dedicò almeno undici importanti opere in meno di due anni e che verranno scelti anche per accompagnare la sua bara dopo il suicidio.

L’interesse per questi fiori era nato già a Parigi, dove aveva dipinto quattro quadri per la verità piuttosto cupi che rappresentavano girasoli recisi o appassiti, ma è ad Arles che il tema diventa di primo piano, coi girasoli non più abbandonati e distesi ma posizionati all’interno di un vaso. Anche qui c’è, indirettamente, lo zampino di Gauguin: fu infatti proprio attendendo l’arrivo del collega che van Gogh cominciò a dipingere girasoli, per adornare la stanza che stava preparando per lui, un’operazione che lo impegnò per buona parte dell’estate del 1888.

La difficile amicizia con Gauguin

Il rapporto con Gauguin, come anticipato, non si sviluppò però nella maniera sperata dall’olandese: il pittore, che van Gogh considerava suo maestro, non comprendeva più di tanto la pittura del suo ospite e aveva accettato di vivere ad Arles solo per accumulare un po’ di denaro per partire per l’amata Tahiti. I due vennero ai ferri corti a dicembre. Gauguin realizzò un quadro che ritraeva van Gogh mentre dipingeva girasoli (lo faceva, nonostante l’inverno e la mancanza di fiori, prendendo a soggetto i suoi quadri precedenti) che irritò l’olandese, che commentò: «Sono certamente io, ma divenuto pazzo».

Quella sera stessa i due si ubriacarono e, secondo le memorie di Gauguin, van Gogh improvvisamente gli scagliò contro un bicchiere, episodio seguito qualche giorno dopo da una vera e propria aggressione, con l’artista intento a rincorrere il maestro in strada armato di rasoio, salvo poi tornare in stanza e tagliarsi da solo un pezzo dell’orecchio. Oggi i principali quadri coi girasoli sono conservati alla National Gallery di Londra e al van Gogh Museum di Amsterdam.

 

Notte stellata

1889, olio su tela, MoMA (New York)

Notte stellataDopo il crollo di cui abbiamo appena parlato, avvenuto nel dicembre 1888, van Gogh si sottopose a qualche cura e soprattutto decise di farsi internare, nel maggio del 1889, in un manicomio a Saint-Rémy-de-Provence, a pochi chilometri da Arles. Rimarrà lì per circa un anno, trovando all’inizio sollievo nell’accorgersi di non essere l’unico a soffrire di allucinazioni e problemi mentali, ma poi, con l’andare del tempo, provando sempre più insofferenza verso quell’ambiente noioso e quelle giornate solitarie.

Ad ogni modo, nel giugno 1889 la situazione era relativamente buona: Vincent si sentiva sollevato, accudito, e aveva molto tempo per dipingere anche all’aperto. Secondo quanto raccontava lui stesso, una mattina di giugno, molto presto, prima dell’alba, gli capitò di osservare il cielo dalla sua finestra, notando la grande lucentezza della stella del mattino; una scena che cercò di rappresentare in questo quadro, che dalla Seconda guerra mondiale in poi è sempre stato al centro del dibattito dei critici, che vi hanno visto di volta in volta una rappresentazione relativamente fedele di quanto van Gogh aveva visto (per avvalorare questa interpretazione si è studiata, tramite degli astronomi dell’UCLA, la disposizione delle stelle alle 4 del mattino del 19 giugno 1889, trovando alcune corrispondenze) o una sua allucinata deformazione ispirata dalla lettura della Bibbia (dal sogno di Giuseppe a un allegorico Cristo nel Getsemani) o di alcune poesie di Walt Whitman.

La trasfigurazione del paesaggio

Comunque sia, il dipinto è entrato nel novero dei quadri famosi – e forse il più celebre in assoluto – realizzati da van Gogh, un dipinto in cui il suo seppur esile attaccamento al naturalismo viene spazzato via in favore di una rappresentazione in cui domina da un lato il vigore della pennellata e dall’altro la trasfigurazione del paesaggio, modificato dallo stato d’animo interiore, tumultuoso come i vortici di blu che circondano le stelle nel cielo.

 

Campo di grano con volo di corvi

1890, olio su tela, van Gogh Museum (Amsterdam)

Campo di grano con volo di corviDopo aver lasciato Saint-Rémy-de-Provence, van Gogh si diresse a Parigi, dal fratello Theo, accettando dopo pochi giorni di stabilirsi ad Auvers-sur-Oise, una cittadina a una trentina di chilometri dalla capitale dove doveva trovare un ambiente più tranquillo e sarebbe stato seguito dal dottor Paul-Ferdinand Gachet, un medico piuttosto noto in paese, appassionato d’arte e a sua volta pittore e incisore dilettante.

Con quest’ultimo van Gogh legò come non gli accadeva da tempo, condividendo col medico interessi e gusti artistici; furono alcuni mesi piuttosto sereni, e pure a Parigi qualcuno cominciava ad accorgersi di lui tanto che era uscito, sul Mercure de France, un lungo elogio firmato dal giovane ma importante critico Albert Aurier e poco dopo era stato venduto il suo primo (e unico con lui vivente) quadro.

I litigi e la depressione

Le cose però cambiarono rapidamente: in estate ricevette la visita del fratello, che però aveva problemi di lavoro e di salute e non poté prestargli più di tanto attenzione; a luglio, poi, litigò furiosamente con Gachet per una questione di poco conto, come aveva già fatto un anno e mezzo prima con Gauguin, cosa che lo portò a sentirsi ancora più solo e preoccupato per la propria salute mentale. In questo periodo realizzò quelli che sono di fatto i suoi ultimi quadri: Paesaggio con cielo tempestoso, Il giardino di Daubigny e soprattutto Campo di grano con volo di corvi, in cui la modificazione dell’ambiente sulla base del proprio stato d’animo è ormai evidente e sfrenata.

La tela, conservata ad Amsterdam al museo van Gogh, è solitamente interpretata come un presagio di morte (i corvi ne sono un simbolo classico), ma è anche vero che non si capisce se tali corvi siano in avvicinamento o in allontanamento; in ogni caso quello che van Gogh voleva probabilmente esprimere è il senso di smarrimento davanti alle forze interiori che non riusciva a governare, come sosteneva egli stesso nella lettera 649: «[…] non mi sento assolutamente imbarazzato nel tentare di esprimere tristezza, e un’estrema solitudine. Spero che li [i quadri dipinti in quel periodo] vedrete fra poco – perché spero di portarveli a Parigi il più presto possibile, perché ho persino fiducia che tutti questi quadri vi potranno dire ciò che non riesco a dire a parole». Pochi giorni dopo si sparerà un colpo al petto in un campo in cui si era recato per dipingere.

 

Segnala altre importanti opere di Vincent van Gogh nei commenti.

1 COMMENTO

LASCIA UN COMMENTO