Protagonista indiscusso del Novecento, forse addirittura il pittore più rappresentativo di quel secolo, Pablo Picasso è stato un artista eclettico, sia nella forma che nei contenuti. E le opere di Pablo Picasso, ancora oggi amate e studiate (oltre che comprate a lauti prezzi) sono simboli perfetti e cangianti di un’epoca lunga e particolare.

Pittore ma anche scultore, cubista ma anche influenzato dal classicismo e dall’arte africana, comunista ma anche disinteressato alla politica, a seconda delle varie fasi della sua vita Picasso è stato probabilmente tutto e il contrario di tutto. È stato infatti un artista poliedrico e difficile da inquadrare sotto un’etichetta che rimanesse valida a lungo.

Per questo, è anche difficile tracciare una selezione della sua produzione artistica, data la difformità di ispirazioni e periodi. Il rischio concreto è infatti quello di lasciare fuori pezzi importanti della sua storia.

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Ciononostante, ci siamo anche resi conto che troppo spesso del pittore spagnolo si finiscono per ricordare due o al massimo tre quadri. Ovvero, in genere, Guernica e Les demoiselles d’Avignon. Dimenticando tutto il resto.

Ci sembrava invece opportuno accompagnare questi due indubbi capolavori con almeno altre tre proposte. E quindi, ecco la nostra scelta per cinque famose e importanti opere di Pablo Picasso.

 

1. Ragazzo con pipa

1905, collezione privata, Parigi

Dipinto appena stabilitosi a Montmartre [1], quando Picasso aveva ventiquattro anni, Ragazzo con pipa (Garçon à la pipe nell’originale francese) è un dipinto ad olio che viene comunemente fatto rientrare nel periodo rosa dell’artista, di cui costituisce una delle prime espressioni.

Nei primi anni della sua carriera, infatti, Picasso aveva dipinto quadri malinconici, dai toni freddi, incentrati sulla povertà e la miseria anche interiore. Questa sorta di pessimismo pittorico proprio dal 1905 aveva ceduto il passo a tonalità più calde e rappresentazioni più allegre – anche se venate ancora di una meno manifesta malinconia.

Ragazzo con pipa riassume tutte queste caratteristiche. Su uno sfondo rosso e ricco di fiori – richiamati anche nella corona indossata dal soggetto – si staglia un ragazzo senza nome.

Si tratta probabilmente di un certo Louis, che bazzicava attorno allo studio del pittore e apparteneva a quella fauna di acrobati, saltimbanchi e, a volte, piccoli delinquenti che Picasso amava ritrarre. Il ragazzo ha pelle però emaciata, quasi lugubre, con in mano una pipa.

Passato di mano nel 1950 per 30mila dollari, è stato battuto all’asta nel 2004 da Sotheby’s per 104,1 milioni di dollarib, stabilendo un record che è durato fino al 2010 [2].

 

2. Les demoiselles d’Avignon

1907, MoMA, New York

A partire dal 1907, l’arte di Picasso cominciò a subire una nuova metamorfosi. Al suo interno trovavano sempre più spazio elementi tradizionali iberici e, dopo una visita al Trocadero – dov’era ospitato il primo Museo Etnografico parigino [3] –, anche reminiscenze africane. Inoltre stava prendendo avvio quel percorso che di lì a poco l’avrebbe portato al cubismo.

Il quadro certamente più famoso di questo periodo è Les demoiselles d’Avignon, che in realtà Picasso aveva intitolato Il bordello d’Avignone. Il titolo fu poi modificato in fase di esposizione dai curatori.

Il quadro, conservato al MoMA, metteva in scena cinque prostitute di calle Avignone, a Barcellona, rifiutando ogni dettame prospettico e ogni tradizione occidentale. Si riallacciava invece ad una sorta di primitivismo e abbracciava la dottrina dei diversi punti di vista che tanto successo avrebbe avuto qualche anno più tardi.

Le cinque ragazze, due delle quali indossano o hanno la faccia deformata sullo stile di maschere africane, sembrano infatti seguire con gli occhi lo spettatore, mentre i loro corpi assumono forme spigolose e quasi geometriche.

Il significato del quadro

Il significato del quadro, che alla sua prima uscita destò grande scandalo e divise la critica, è ancora oggi oggetto di discussione tra gli esperti.

C’è chi lo vede come un tentativo di unificare i lavori precedenti alle nuove avanguardie. Altri ne sottolineano il carattere ambivalente – di attrazione e insieme di repulsione – che sembra attribuire alla sessualità e al corpo femminile. Altri ancora lo vogliono vedere come una metafora dell’ateismo e un memento mori.

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In ogni caso, il grande dipinto – un quadrato di quasi due metri e mezzo di lato – è oggi conservato al Museum of Modern Art di New York. Ed è da alcuni (come la rivista Newsweek, che dedicò un articolo sull’argomento [4]) considerato l’opera d’arte più influente del Novecento.

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3. I tre musici

1921, MoMA, New York

Facciamo ora un balzo in avanti e arriviamo al 1921. Rispetto ai primi anni del ‘900 in quel momento erano cambiate sia l’Europa, sia Picasso. La prima aveva affrontato la Guerra mondiale, che aveva investito pesantemente anche la Parigi che era ormai stabilmente città d’adozione del pittore spagnolo.

Lui, dal canto suo, era passato attraverso il cubismo analitico, fondato sostanzialmente insieme a Georges Braque, e aveva poi abbracciato da qualche tempo il cubismo sintetico, più aperto al colore, agli incastri e al collage.

L’opera che forse meglio rappresenta questo nuovo stile è I tre musici, titolo col quale in realtà si identificano due tele quasi identiche realizzate nelle stesse settimane. Una è conservata al Philadelphia Museum of Art e l’altra, la più famosa, al MoMA di Manhattan.

In scena ci sono tre musicanti mascherati: un Arlecchino che suona la chitarra, un Pulcinella che suona il clarinetto e un monaco che canta.

Picasso, Apollinaire e Jacob

Il riferimento, con ogni probabilità, è a un trio di amici da poco dissolto, quello composto da Picasso (che suona la chitarra), Guillaume Apollinaire (morto nel 1918 di febbre spagnola) e Max Jacob. Quest’ultimo era poeta, ebreo convertito al cattolicesimo, e proprio in quel periodo meditava di entrare in convento [5].

L’amicizia di inizio Novecento

I tre avevano stretto una forte amicizia prima della Grande Guerra, presentandosi a vicenda e discutendo spesso di arte. Il tema principale era soprattutto il nascente cubismo, ma gli anni e gli accidenti personali avevano finito per separarli.

La piattezza delle figure principali (c’è, poco visibile, anche un cane) è ottenuta tramite la tecnica del collage, tipica di quel periodo. È però da notare anche lo sfondo, in cui si recupera un barlume di prospettiva, anche se irreale.

 

4. Il sogno

1932, collezione privata di Steven A. Cohen, Greenwich (Connecticut)

Quanto può valere un’opera d’arte? È difficile dirlo, è difficile trovare dei parametri scientifici o pseudoscientifici per valutare il lavoro di un artista. Probabilmente la risposta più corretta e l’unica possibile è: un’opera d’arte vale il prezzo che qualcuno è disposto a sborsare per averla.

Ebbene, l’opera d’arte al momento più cara mai comprata da un collezionista statunitense è sì un quadro di Picasso, ma non Les demoiselles d’Avignon o Guernica. Quadri che d’altronde, di proprietà di musei, non sono sul mercato.

Si tratta invece di un piccolo quadro di un metro e trenta per un metro, sconosciuto ai più, ma non agli appassionati d’arte. Il suo titolo è Il sogno ed è stato venduto di recente per la cifra record di 155 milioni di dollari [6].

Realizzato, pare, in un unico pomeriggio, il 24 gennaio 1932, il quadro rappresenta l’allora giovane amante di Picasso, Marie-Thérèse Walter. Una ragazza cioè ventiduenne che già da cinque anni aveva scalzato la moglie ufficiale Olga Khokhlova sia dai quadri che dalla vita amorosa del pittore.

Erotismo e influenze fauves

Stilisticamente c’è un avvicinamento ai Fauves, sia per l’uso di linee semplici, sia per i colori in deciso contrasto tra loro.

Ciò che salta più fortemente all’occhio, però, è il forte contenuto erotico del dipinto, riscontrabile sia nella posa languida del soggetto, sia soprattutto in un vistoso pene eretto – simbolicamente quello dello stesso artista – che delinea la metà alta della faccia di Marie-Thérèse.

L’opera è passata varie volte di mano ed è stata pure sbadatamente danneggiata dal collezionista e magnate di Las Vegas Steve Wynn: la riparazione costò 90mila dollari per un taglio di 15 centimetri. Ora però il quadro è di proprietà di Steven A. Cohen, ricco investitore e collezionista d’arte del Connecticut.

 

5. Guernica

1937, Museo Nacional Centro de Arte Reina Sofia, Madrid

Come detto, Picasso abbandonò la Spagna agli inizi del ‘900 per stabilirsi a Parigi, dove passò gran parte della sua restante vita. Disinteressato alla politica, guardò da lontano anche gli eventi della Guerra civile spagnola che si combatté tra il 1936 e il 1939 e che da molti è considerata il banco di prova generale della Seconda guerra mondiale.

Ma questa lontananza non deve confondersi con l’indifferenza, come dimostra Guernica, quadro-simbolo di quella guerra assieme alle foto di Robert Capa.

Guernica, il celebre dipinto antimilitarista di Pablo PicassoCommissionatogli dal Governo repubblicano nel 1937 per esporlo all’Esposizione Universale di Parigi, il quadro, alto tre metri e mezzo e lungo quasi otto, fu realizzato da Picasso per denunciare il terribile bombardamento della città basca di Guernica.

Quel fatto tragico si verificò il 26 aprile 1937 ad opera degli aerei tedeschi (della terribile Legione Condor) e italiani, primo caso di bombardamento sui civili.

La lampadina-bomba

Realizzato in toni di grigio, bianco e nero, presenta soprattutto il dolore più che la distruzione, evocandolo anche grazie a linee spezzate, pose deformate, lingue aguzze.

Emblematici poi i simboli della spada da cui nasce un fiore, della lampadina (bombilla in spagnolo, che significa anche bomba) contrapposta alla speranza della lampada portata a mano, del toro e del cavallo. Questi ultimi in particolari sono riferimenti al popolo spagnolo sofferente.

Conservata per molto tempo anch’essa al MoMA, l’opera ha fatto ritorno in Spagna solo dopo la morte sia di Picasso che di Francisco Franco, nel 1981. È ora ospitata dal Museo Nacional Centro de Arte Reina Sofia di Madrid.

 

 

Note e approfondimenti

[1] Picasso era nato a Malaga nel 1881, da una famiglia della classe media. Anche suo padre era pittore e anzi si manteneva proprio insegnando quell’arte in varie accademie sparse per il paese. Così anche il giovane Picasso riuscì a perfezionarsi, soprattutto a Barcellona, e iniziò a sognare il trasferimento verso quella che all’epoca era la capitale dell’arte mondiale. Dopo alcuni viaggi “esplorativi”, si trasferì infine a Parigi nel 1904.
[2] Qui la notizia sul sito della BBC.
[3] Una breve storia di quell’importante museo potete leggerla qui.
[4] Qui l’articolo originale, redatto nel 2007.
[5] La scelta di entrare in convento secondo i biografi serviva anche a reprimere gli istinti omosessuali che proprio in quel periodo affioravano nella vita di Jacob. Il poeta era stato il punto di contatto da Picasso e Braque e fu amico anche di Amedeo Modigliani. Morì in un campo di detenzione della Gestapo nel 1944.
[6] Qui potete leggere la notizia della compravendita, effettuata dal magnate e filantropo Steven A. Cohen.

 

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