Quando parliamo d’arte, in genere pensiamo sempre a quella europea. Abituati a studiare il Rinascimento italiano o l’Impressionismo francese, pensiamo che tutti i grandi artisti abbiano operato nel vecchio continente e che altrove la pittura e la scultura siano cose sconosciute o, al massimo, folcloristiche. Per fortuna non è così. L’Asia, per fare un esempio, ha una tradizione artistica secolare, che d’altronde l’Europa ha riscoperto ormai da tempo e da cui si è fatta ampiamente influenzare. Ma non c’è solo l’Asia, al mondo.

Alla scoperta del Brasile

A partire dalla fine dell’Ottocento anche in America si sono sviluppati talenti artistici di un certo peso nel panorama mondiale. E non parliamo solo degli Stati Uniti, di cui, bene o male, conosciamo qualche pittore. Anche dalle parti dell’Equatore e al di sotto di esso si trovano grandi artisti. Oggi ci concentriamo proprio su uno di questi paesi, il Brasile. Dove l’arte è nata come la forma espressiva degli immigrati, ma negli ultimi decenni si è rapidamente evoluta.

Abbiamo scelto, infatti, cinque diversi artisti che ci sembrano rappresentativi delle correnti e dell’evoluzione della pittura nel paese sudamericano. Si va, come vedrete, dall’inizio del ‘900 ai giorni nostri. E da pittori che hanno nomi spiccatamente italiani ad altri dal cognome più autoctono. Scopriamoli.


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Alfredo Volpi (1896-1988)

Da Lucca a San Paolo

La cappella del Cristo operaio, realizzata da Alfredo Volpi (assieme ad altri esponenti del Modernismo brasiliano) a San Paolo (foto di Guilhermeguerraoc via Wikimedia Commons)
La cappella del Cristo operaio, realizzata da Alfredo Volpi (assieme ad altri esponenti del Modernismo brasiliano) a San Paolo (foto di Guilhermeguerraoc via Wikimedia Commons)

Dicevamo, in apertura, che i primi pittori della nostra lista hanno nomi italiani. Alfredo Volpi, in realtà, di italiana aveva anche la nazionalità. Nacque infatti a Lucca nel 1896 ma crebbe in Brasile, diventando uno dei padri del movimento modernista locale. Prima che compisse due anni, infatti, i suoi genitori si erano già imbarcati per San Paolo, città dove Alfredo avrebbe poi passato gran parte della sua vita. Prendendo, anche, la cittadinanza brasiliana.

Dotato di un talento precoce, iniziò a dipingere già a 12 anni, realizzando dei paesaggi naturalistici. Crescendo rimase influenzato dal più grande paesaggista locale, Ernesto De Fiori, ma verso la fine degli anni ’30 cominciò a maturare uno stile più personale. Si avvicinò infatti al cosiddetto Gruppo Santa Helena, di cui, tra l’altro, facevano parte altri figli di immigrati italiani come Mario Zanini e Fulvio Pennacchi.

Lo stile geometrico e concretista

Questo lo portò verso uno stile più peculiare e geometrico, influenzato in parte dall’arte astratta. Lasciò inoltre i colori ad olio per provare la tempera. In questo modo destò, nei primi anni ’40, le attenzioni di molti osservatori e gli furono organizzate delle importanti mostre personali. Dopo un breve periodo concretista, negli anni ’50 si dedicò a decorare le facciate di molte case, in uno stile ricco di colori e forme.

Infine, negli anni ’60, influenzato dal folclore brasiliano, iniziò a dipingere innumerevoli bandeirinhas. Ovvero piccole bandiere usate nelle feste locali, che venivano disposte sulla tela in modi particolari e sfruttando le diverse opportunità cromatiche. Fu proprio tra gli anni ’50 e ’60 che il suo nome divenne estremamente popolare nei circoli artistici del paese, tanto da essere considerato per un certo periodo – assieme a Emiliano Di Cavalcanti e Candido Portinari – il principale artista brasiliano. È scomparso a San Paolo nel 1988.

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Candido Portinari (1903-1962)

Arte sociale in chiave espressionista

O Café, realizzato da Candido Portinari nel 1935
O Café, realizzato da Candido Portinari nel 1935

Un background simile a quello di Alfredo Volpi ce l’aveva anche Candido Portinari, il secondo artista della nostra lista. Anch’egli era figlio di immigrati italiani che si erano stabiliti nella zona di San Paolo. I suoi genitori, però, provenivano dalla provincia di Vicenza e lui nacque già in Sud America, nel 1903. La sua famiglia viveva infatti in una fazenda di caffè, cosa che avrebbe influenzato anche parte della sua produzione pittorica.

Poté studiare prima a San Paolo e poi a Rio de Janeiro, dove frequentò l’Escola Nacional de Belas Artes. Qui, nel 1928, si aggiudicò una borsa di studio che gli permise di spostarsi per qualche tempo a Parigi. Dopo un paio d’anni – e dopo aver visitato anche l’Italia – rientrò in Brasile, ormai pronto a dedicarsi alla pittura. Nel suo primo periodo manifestò interesse nel ritrarre le precarie condizioni sociali dei lavoratori brasiliani.

Le persecuzioni

Già nel 1940 le sue opere venivano esposte al MoMA di New York, mentre il sorgere dei fascismi in Europa rafforzava la sua vocazione sociale. Dopo la Seconda guerra mondiale aderì al Partito comunista, ma fu perseguitato per questo e dovette spostarsi in Uruguay. Nel 1956, dopo essere rientrato in Brasile a seguito di un’amnistia, realizzò due grandi affreschi per il Palazzo dell’ONU a New York. Morì poco dopo, precocemente, nel 1962. Alla base della malattia, probabilmente, c’erano le esalazioni di piombo usato nei suoi colori.

Dal punto di vista stilistico, nella sua pittura si trova una felice sintesi tra elementi delle avanguardie europee e della storia sociale del Brasile. Adattava infatti le tecniche moderniste alle tradizioni sudamericane. Frequente era quindi la rappresentazione delle campagne e delle classi più povere, con toni drammatici. Si è parlato, non a caso, di espressionismo, ma mediato dai colori tropicali e da una certa influenza geometrizzante.

 

Lygia Clark (1920-1988)

L’arte concreta a Parigi

Superficie modulada numero 9 di Lygia Clark
Superficie modulada numero 9 di Lygia Clark

L’unica donna della nostra lista è Lygia Clark, pittrice e realizzatrice di installazioni che ha lavorato nel secondo dopoguerra. Nata a Belo Horizonte nel 1920, è stata una delle più importanti esponenti del Costruttivismo brasiliano e del Tropicalismo. Il primo è un movimento nato in Russia che ebbe ampia diffusione in Sud America e che utilizzava l’arte per scopi profondamente sociali. Il secondo, invece, è un movimento che si sviluppò più avanti, negli anni ’60. E che ebbe i suoi esponenti più celebri nel campo musicale, con Caetano Veloso e Gilberto Gil.

Lygia Clark cominciò a studiare architettura a Rio de Janeiro, trasferendosi anche brevemente a Parigi. Si dedicò poi soprattutto a pittura e scultura, stabilendosi nella capitale francese. Qui ebbe un discreto successo, tanto da diventare insegnante d’arte alla Sorbona. Fu proprio quest’esperienza, soprattutto negli anni ’70, a farle maturare un nuovo concetto di arte. Le sue opere non dovevano essere ferme e lontane dallo spettatore, ma diventare un’esperienza multisensoriale. In cui il fruitore doveva sentirsi immerso e diventare protagonista.

La terapia artistica

Negli anni ’80, invece che creare direttamente nuove opere, si dedicò addirittura alla terapia artistica. Rientrata in Brasile, usò infatti le opere sue e di altri artisti per cercare di curare pazienti con lievi disturbi. Il tutto si legava però al suo percorso intellettuale. Negli anni precedenti, infatti, aveva lavorato molto sul corpo, nel tentativo di dimenticarsene davanti all’arte.

Le sue opere sono oggi ospitate nei principali musei mondiali. E hanno attraversato tutto il secolo scorso, legandosi alle sue istanze e aprendone di nuove. Il tratto comune a tutti i suoi diversi periodi artistici è però forse anche il Concretismo, cioè il tentativo di fare dell’arte qualcosa di utile per la società, qualcosa di concreto. E tra istanze politiche, sensoriali e psicologiche, tutti i suoi lavori abbracciano questa tendenza.

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Vik Muniz (1961)

Fotografie ironiche ma anche pittoriche

Un murale di Vik Muniz realizzato nella metropolitana di New York (foto della Metropolitan Transportation Authority of the State of New York)
Un murale di Vik Muniz realizzato nella metropolitana di New York (foto della Metropolitan Transportation Authority of the State of New York)

Come avevamo promesso in apertura, ci spostiamo ora più avanti nel tempo. Alla contemporaneità. Gli ultimi due artisti che abbiamo scelto sono infatti Vik Muniz e Romero Britto, poco più che cinquantenni che hanno destato l’attenzione dei critici brasiliani negli ultimi dieci o vent’anni. Muniz, in particolare, non si può propriamente definire un pittore, perché di fatto non dipinge. Ma il suo modo di usare la fotografia è sicuramente pittorico.

Nato a San Paolo nel 1961, si è avvicinato al mondo dell’arte praticando, all’inizio, la scultura. Ma proprio fotografando le sue opere ha iniziato a manifestare un interesse nuovo verso questa forma d’arte. E verso le sue infinite possibilità. Anzi, ha scoperto il modo per usare le foto per mettere in risalto gli aspetti più rilevanti della cultura, sia alta che pop. In questo modo, spesso in chiave ironica, si è posto come un destabilizzatore nel mondo artistico, ma ha anche attirato l’attenzione dei non addetti ai lavori.

Le opere più famose

Solo per farvi capire di cosa stiamo parlando, citiamo alcune delle sue opere più famose. C’è, ad esempio, Double Mona Lisa, una sorta di riproduzione della Gioconda di Leonardo creata con marmellata e burro d’arachidi (e poi fotografata). Oppure Spaghetti Medusa, che ricorda lo Scudo con testa di Medusa di Caravaggio ma è fatta, appunto, con gli spaghetti.

Spesso, inoltre, si trova a lavorare coi rifiuti. Proprio questa sua tecnica è stata immortalata nel documentario anglo-brasiliano Waste Land, che è stato candidato agli Oscar e ha vinto il premio del pubblico al Sundance Film Festival. D’altronde, Muniz è oggi considerato uno dei più importanti visual artist mondiali e le sue opere sono ospitate in tutti i principali musei. Particolarmente intenso è il rapporto con gli Stati Uniti, sia a livello di mostre che di iniziative artistiche.

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Romero Britto (1963)

Graffiti, neo-pop e cubismo

Romero Britto con l'allora presidente del Brasile Dilma Rousseff per consegnarle un suo ritratto (foto di Roberto Stuckert Filho/ PR via Flickr)
Romero Britto con l’allora presidente del Brasile Dilma Rousseff per consegnarle un suo ritratto (foto di Roberto Stuckert Filho/ PR via Flickr)

Concludiamo con un altro nome estremamente popolare negli ultimi anni, quello di Romero Britto. Nato a Recife, nel nord del Brasile, nel 1963, ha vissuto un’infanzia piuttosto povera. Membro di una famiglia numerosa, ha evidenziato fin da piccolo un talento precoce, che in un certo senso lo portava a immaginare mondi fantastici per uscire dalla miseria. Questo talento gli ha permesso anche di frequentare l’accademia e di racimolare qualche soldo per andare a formarsi all’estero.

All’inizio degli anni ’80 si è trasferito quindi a Parigi, in Europa. Qui è rimasto impressionato dai lavori di Matisse e soprattutto di Picasso, tanto da incorporare parte degli elementi del cubismo in un proprio personale stile. Considerato uno dei massimi esponenti dell’arte neo-pop, mescola infatti graffitti, cubismo e pop art, in un mix originale, vitalistico e, a suo modo, anche piuttosto chiassoso. Uno stile che però esprime una costante gioia di vivere, ben evidenziata dai colori accesi.

La svolta con la Absolute Vodka

La vera svolta è arrivata alla fine degli anni ’80, quando si è spostato a Miami, in Florida. Qui ha trovato un ambiente ideale per la sua arte, ma anche una serie di aziende che avevano intenzione di investire su di lui. La nota marca di alcolici Absolute Vodka, ad esempio, gli diede l’incarico di realizzare una campagna pubblicitaria, ridisegnando anche la bottiglia del prodotto. Il successo fu enorme, e da lì arrivarono numerosissime commesse. Britto ha disegnato così loghi e prodotti anche per BMW, Pepsi, IBM, Disney, Volvo e altre grandi marche.

Non sono però solo le aziende a rivolgersi a lui. Anche i politici e gli attori hanno voluto farsi immortalare dall’artista brasiliano. Recentemente, Britto si è infatti occupato della campagna elettorale di Jeb Bush, ma in passato ha realizzato ritratti di Roger Federer, Michael Jordan, Gloria Estefan, David Rockefeller, Ted Kennedy e altri. Oggi le sue opere sono ospitate nei principali musei americani.

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