Cinque importanti riviste di filosofia

Alla scoperta delle riviste di filosofia italiane

C’è stato un tempo in cui le riviste culturali avevano un diffusione che, se non si può definire imponente, sicuramente era importante. Lette dagli studiosi nelle varie università italiane e straniere, non era raro trovarle però anche nelle biblioteche di paese, dove lettori di una certa età – magari professori liceali in pensione o semplici appassionati – ogni tanto le sfogliavano, in cerca di un articolo interessante o di una gustosa polemica.

Oggi le cose sono in buona parte cambiate. Le idee meno complesse ma più appetibili trovano spazio sui quotidiani e a volte perfino in TV, amplificate e semplificate ad uso e consumo dello show, rimandando le precisazioni ad un volume monografico che però poi leggeranno in pochi.

Le idee più complesse, invece, continuano ad essere esposte nei libri e nelle riviste, che però ci sembrano sempre più appannaggio quasi esclusivo di quegli stessi che su quelle riviste scrivono. Insomma, una cultura almeno in parte ripiegata su se stessa, che manifesta sempre maggiori difficoltà anche a farsi leggere all’estero.


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Non fanno eccezione neppure le riviste di filosofia, che spesso vantano un passato più che prestigioso ma che oggi, in alcuni casi, hanno dovuto perfino rinunciare all’edizione cartacea, diventando semplici bollettini inviati per via telematica.

Ad ogni modo, qualcuno stoicamente resiste, grazie ad editori importanti che, badando anche poco agli introiti, si impegnano a tenere in vita alcune collane prestigiose. Vediamo allora quali sono alcune delle più importanti riviste di filosofia italiane che resistono ed escono tuttora.

Paradosso. Rivista di filosofia
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Teoria. Rivista di filosofia
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Il pensiero. Rivista di filosofia
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1. Rivista di filosofia

Forse la più prestigiosa – per storia e tradizione – e sicuramente la più antica rivista filosofica italiana è la Rivista di filosofia, edita dal Mulino di Bologna.

Rivista di filosofia, la decana tra le riviste di filosofiaNacque nel 1909 dalla fusione tra due riviste storiche, la positivista Rivista di filosofia e di scienze affini e la neokantiana Rivista filosofica, ed è stata diretta a lungo da Piero Martinetti, al quale la rivista dedica ogni anno un saggio.

D’altronde, quella di Martinetti è una storia poco nota a livello di produzione accademica, ma decisiva dal punto di vista morale, visto che il professore piemontese fu l’unico docente universitario di filosofia in Italia a rifiutare di prestare giuramento di fedeltà al fascismo.

Un rifiuto che gli costò un pensionamento anticipato e forzoso e un ritiro in campagna, lontano dalla vita culturale torinese di cui era stato uno dei protagonisti.

Bobbio, Abbagnano, Geymonat

La rivista tra l’altro proprio negli anni del fascismo visse forse i suoi anni migliori, con l’esordio di due giovani e promettenti filosofi neoilluministi come Norberto Bobbio, che poi ne avrebbe assunto la direzione assieme a Nicola Abbagnano, e Ludovico Geymonat.

Divenne così, in quell’epoca, il punto di riferimento non tanto dell’antifascismo, quanto di una ricerca filosofica libera da ogni costrizione autoritaria.

Oggi la rivista è diretta da Massimo Mori (allievo proprio di Nicola Abbagnano e apprezzato docente di Storia della Filosofia a Torino) e annovera, nel comitato di direzione, pensatori del calibro di Paolo Rossi, Pietro Rossi e Salvatore Veca.

Esce con periodicità trimestrale e si può comprare dal sito della casa editrice.

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2. Rivista di storia della filosofia

L’entusiasmo post-unitario aveva portato, tra la fine dell’Ottocento e i primi del Novecento, alla comparsa di un discreto numero di riviste filosofiche. Un numero importante se paragonato alla scolarizzazione ancora molto bassa e al provincialismo che regnava in una certa parte dell’università italiana.

Copertina della Rivista di storia della filosofiaQuesto proliferare si era interrotto durante il ventennio fascista, con i filosofi italiani spaccati tra il Manifesto degli intellettuali fascisti di Gentile e quello degli antifascisti di Croce, senza contare il già citato Martinetti, che per amor di libertà preferiva non aderire né al primo, né al secondo.

Dopo il ’45, però, le cose cambiarono. Nel paese si respirava un’aria nuova, desiderosa di libera espressione sia nelle arti – che rifiorivano – sia sul versante filosofico e accademico.

Una delle prime riviste a catturare quest’aria di rinnovamento fu la Rivista di storia della filosofia, fondata nel 1946 da Mario Dal Pra.

Da Mario Dal Pra ai suoi eredi

All’epoca solo ventisettenne, Dal Pra stava iniziando in quegli anni ad insegnare alla Statale di Milano, coltivando quell’interesse per la storia della disciplina che l’avrebbe reso una delle personalità più importanti nell’ambito europeo di questa materia.

Ma era anche, oltre che studioso, un ex partigiano che nel 1943 si era trasferito dalla natia Vicenza a Milano proprio per combattere nelle fila di Giustizia e Libertà, diventando uno degli esponenti di quella generazione di giovani studiosi che guidarono il paese fuori dal fascismo e dalla dittatura.

Diretta da Enrico Isacco Rambaldi

Diretta per molti anni dallo stesso Dal Pra (che è però scomparso nel 1992), la rivista è oggi nelle mani di Enrico Isacco Rambaldi, uno dei primi e più fedeli allievi del docente veneto, per anni ordinario a Milano e collaboratore della rivista dagli anni ’60.

Anche la Rivista di storia della filosofia esce ogni tre mesi grazie a un editore come Franco Angeli, che vanta una lunga storia di pubblicazioni nel campo delle scienze umane, e può essere acquistata sul sito dell’editore.

 

3. aut aut

Sempre figlia del dopoguerra e della Milano vitale ed aperta all’Europa di quegli anni è anche aut aut, fondata nel 1951 da Enzo Paci, che in quel periodo insegnava a Pavia ma che sarebbe presto passato anch’egli alla Statale.

Copertina recente di aut autDi impianto esistenzialista e fenomenologico (come d’altronde il titolo lasciava intuire), il giornale si caratterizzò fin da subito per essere una rivista meno accademica di quelle che abbiamo presentato finora, meno legata ai dipartimenti universitari e ai loro studi, aperta quindi ad intrecci che avrebbe dato, nel tempo, ottimi frutti.

Oltre ai saggi di argomento filosofico, infatti, trovavano spazio riflessioni sulle lettere, la musica, la sociologia, l’urbanistica, la psichiatria, l’astrattismo e così via. Molte le firme che fin da subito diedero una mano a Paci, che alla rivista dedicò tutta la sua vita.

Tra i tanti, si segnalano Gillo Dorfles (che lavorò a lungo come redattore capo), Luigi Rognoni, Giovanni Raboni, Salvatore Veca, Nicola Abbagnano, Carlo Bo, Elio Vittorini, Luciano Anceschi, Fernanda Pivano, Ludovico Geymonat.

E poi ancora Massimo Cacciari, Remo Bodei, Gianni Vattimo, Franco Ferrarotti, Paolo Rossi, Umberto Galimberti, Edoardo Sanguineti, Franco Fortini, Mario Vegetti, Maurizio Ferraris e molti altri nomi della nostra cultura degli ultimi cinquant’anni.

Quando la filosofia si lega all’arte, alla letteratura e a tutti gli ambiti del vivere

Oggi la rivista è diretta da uno degli allievi storici di Paci, Pier Aldo Rovatti, che insegna Filosofia contemporanea all’Università di Trieste.

Dopo vari cambi di editore avvenuti nel corso degli anni – che l’hanno vista a lungo stampata da La Nuova Italia e RCS – aut aut è oggi edita da Il Saggiatore con cadenza trimestrale. I nuovi numeri si possono acquistare, in cartaceo o in digitale, anche dal sito dell’editore.

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4. Filosofia politica

Oltre ai mostri sacri che tengono duro da decenni e che hanno saputo andare al di là della grande personalità di chi li ha fondati, esistono anche riviste dalla storia più breve ma non per questo meno importante.

Copertina di Filosofia politicaUna di queste è Filosofia politica, fondata nel 1987 da Nicola Matteucci per la casa editrice Il Mulino che lui stesso aveva contribuito a costituire molti anni prima.

Bolognese di nascita, liberale di formazione, Matteucci crebbe distante sia dalla posizione fascista dominante durante i suoi anni scolastici, sia da quella socialcomunista che si sarebbe poi affermata nella sua città, rimanendo affascinato piuttosto dall’impostazione anglosassone della politica.

E proprio sulla politica, anche grazie al confronto con le idee di molti suoi colleghi (su tutti lo stesso Bobbio) ma anche con i maestri del passato come Alexis de Tocqueville, si è delineata tutta la sua carriera e l’attività de Il Mulino, prima rivista di attualità politica e poi casa editrice specializzata in storia e filosofia, per la quale ha pubblicato quasi tutti i suoi lavori.

Da Nicola Matteucci all’onorevole Carlo Galli

Mentre però la prima rivista, fondata nel 1951 e diretta a più riprese anche da Matteucci, era strutturata su un taglio più generalista, a partire dalla fine degli anni ’60 il politologo bolognese sentì l’esigenza di qualcosa di più specifico dedicato ai suoi studi filosofici.

Nacquero così prima Il pensiero politico, poi il quadrimestrale Filosofia politica che ha avuto tra i suoi collaboratori anche Stefano Rodotà, Enrico Berti, Gianfranco Ravasi, Umberto Curi, Paul Ricoeur, Franco Volpi, Roberto Esposito e molti altri personaggi di spicco non solo della vita accademica italiana, ma anche della politica combattuta e vissuta nelle aule del potere.

L’attuale direttore, infatti, è non a caso Carlo Galli, vicino a Matteucci nella fondazione della rivista e da molti anni docente universitario a Bologna ma anche eletto, durante le ultime elezioni politiche del 2013, alla Camera dei Deputati nelle liste del PD.

Anche in questo caso, per l’acquisto e per altre informazioni bisogna rivolgersi al sito della casa editrice.

 

5. Lo sguardo

Per la verità, come detto all’inizio, le riviste di questo ambito sono ben più di cinque e, tra quelle di più recente costituzione, è difficile individuarne poche che emergano sulle altre.

Se, infatti, i primi giornali che abbiamo scelto per la nostra graduatoria hanno dalla loro il peso della storia, che da sempre taglia le gambe e costringe alla chiusura chi non è meritorio o fortunato, non esistevano criteri altrettanto affidabili per scegliere la rivista con la quale chiudere la nostra cinquina.

Alla fine, per vari motivi, abbiamo optato per Lo sguardo, giornale fondato nel 2009 ed edito prima da Gaffi Editore ed ora dalle Edizioni di Storia e Letteratura.

Una giovane rivista di storia della filosofia

L’abbiamo scelta da un lato per la buona caratura del livello dei suoi interventi, sottoposti – come in molte delle riviste che abbiamo già citato – a un doppio blind review, cioè a una revisione da parte di due titolati accademici senza che questi conoscano l’autore dell’articolo.

Il primo numero de Lo sguardoDall’altro, perché in mezzo a tante riviste legate in qualche modo al nord (Torino, Milano e Bologna) ne volevamo una che presentasse sì la storia della filosofia moderna e contemporanea, ma legandosi a una realtà del centro o del sud, com’è appunto Lo sguardo, rivista che, pur ospitando articoli ovviamente da tutta Italia, ha un nucleo redazionale che gravita attorno a Roma e alle sue università.

Direttore della rivista è la giornalista Maria Serena Palieri, ma il comitato scientifico è composto da filosofi già affermati o giovani speranze come il già citato Roberto Esposito, Corrado Ocone, Paola Rodano, Maria Emanuela Scribano, Francesco Saverio Trincia, Nicla Vassallo ed altri.

Esce ogni quattro mesi ed ospita spesso articoli approntati anche da stranieri.

 

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