New York è una città a cui abbiamo spesso dedicato spazio. Si può dire, almeno sotto alcuni punti di vista, che sia la vera capitale del mondo: lì c’è il più grande e importante mercato azionario del mondo, lì trovano spazio tutti i movimenti artistici, culturali e politici più rilevanti, lì si concentrano gli intellettuali e i potenti. Lì, d’altro canto, si decidono anche le sorti della politica internazionale, ufficialmente tramite l’ONU e ufficiosamente nei grattacieli di Manhattan.

Dal ‘900, la capitale del giornalismo mondiale

È logico, quindi, che la metropoli nordamericana sia anche la sede di numerosi giornali e riviste, che da sempre raccontano i fatti principali di Manhattan, Brooklyn e degli altri borough. Da quando Joseph Pulitzer e William Randolph Hearst si sfidarono, all’inizio del ‘900, New York è anzi la città più importante del giornalismo mondiale, dove decollano carriere e si frantumano scoop epocali.

Ma quali sono le testate più prestigiose e iconiche di New York? Noi ne abbiamo scelte per voi cinque, spaziando dai quotidiani (più o meno settoriali) alle riviste di costume. Molte di quelle che vi presentiamo sono consultabili online – a volte dietro il pagamento di un abbonamento – o acquistabili direttamente in qualche edicola molto fornita, perché hanno anche una tiratura internazionale. Scopriamole.


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The Wall Street Journal

Il quotidiano finanziario più venduto al mondo

Una recente prima pagina del Wall Street Journal, il quotidiano di New York più vendutoIl primo quotidiano di New York per vendite è il Wall Street Journal, piuttosto noto anche in Italia. La testata fondata nel 1889, infatti, è sinonimo di informazione finanziaria e politica di grande qualità, che la porta ad essere anche il quotidiano più diffuso degli Stati Uniti e a vantare un’edizione internazionale di ottima tiratura (ne arrivano alcune migliaia di copie anche in Italia).

A fondare il giornale furono tre persone sul finire dell’Ottocento: Charles Dow, Edward Jones e Charles Bergstresser. Da notare che i primi due sono noti anche per aver creato il cosiddetto Indice Dow-Jones, il principale indice del mercato azionario di Wall Street. Le aziende che vengono conteggiate in questa statistica sono ancora oggi decise proprio dai redattori del Wall Street Journal, che ha quindi un forte peso nell’influenzare le stime sul mercato americano.

Il giornale dell’economia

Al di là dell’economia, il giornale comunque dà conto di tutti i principali eventi della politica nazionale e internazionale. Basti pensare che nel suo curriculum può vantare addirittura trentanove Premi Pulitzer vinti. Stampato in un formato piuttosto grande, a lenzuolo, ha ancora oggi una prima pagina piuttosto seriosa, con poche foto e titoli non strillati. Si rivolge, d’altra parte, in primo luogo alla borghesia imprenditoriale e a chi si occupa di economia.

Da qualche anno la proprietà è passata alla News Corp, l’azienda del magnate australiano Rupert Murdoch, che ha acquisito il giornale nel 2007. Da notare, infine, che da tempo il giornale si è buttato anche sul web, offrendo una versione a pagamento che fa registrare numeri molto importanti, con più di 1 milione di abbonati. La sua sede centrale è a Manhattan, al 1211 di Avenue of the Americas.

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The New York Times

La grigia (e prestigiosa) signora

La sede del New York Times – grande e storico giornale di New York – progettata da Renzo PianoIl secondo quotidiano più venduto in città, ma il primo in un certo senso “generalista”, è il prestigioso New York Times, che vanta una storia secolare. Fondato nel 1851, è dalla fine del XIX secolo di proprietà della famiglia Ochs-Sulzberger: attualmente infatti il proprietario è Arthur Sulzberger jr., mentre il giovane figlio – Arthur Gregg – è vice-direttore e suo erede designato.

Il quotidiano è una vera istituzione nella Grande Mela, tanto è vero che il suo motto – All the News That’s Fit to Print – è noto a tutti i newyorkesi. Vanta una tiratura quotidiana di più di mezzo milione di copie, che però raddoppia la domenica, quando se ne stampano 1.100.000 copie di media. A questi dati bisogna poi aggiungere le ottime performance del digitale, su cui si sono proiettati gli sforzi degli ultimi anni.

117 premi Pulitzer

Soprannominato “La grigia signora” (The Gray Lady), il quotidiano vanta nella sua storia la conquista di ben 117 Premi Pulitzer, un numero mai neppure avvicinato dai rivali. Molto famosi sono anche i supplementi domenicali, che portano anche all’aumento delle vendite di cui parlavamo sopra. Ad esempio in quel giorno escono il New York Times Book Review, il New York Times Magazine e T, rivista dedicata allo stile newyorkese.

La sede centrale del quotidiano si trova a Manhattan, sull’ottava strada. Il palazzo che lo ospita è il New York Times Building, in cui hanno sede anche gli uffici dell’editore che pubblica, oltre al Times, altri prestigiosi quotidiani degli States (come il Boston Globe). La torre, alta 319 metri all’antenna e quarta per altezza della città, è stata progettata dal nostro Renzo Piano e ultimata nel 2007.

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New York Post

Un tabloid Murdoch-style

La copertina del New York Post nel giorno in cui si è saputo del divorzio tra Brad Pitt e Angelina JolieIl terzo quotidiano che citiamo nella nostra lista (prima di passare alle riviste) è il New York Post. Non si tratta, in realtà, del terzo più venduto in città, perché davanti a lui si piazza (di non molto) il Daily News. Ma il Post ha dalla sua una maggior fama internazionale e una storia che è un po’ più interessante da raccontare.

Nato addirittura nel 1801, fu fondato infatti da Alexander Hamilton, uno dei padri della Costituzione americana e leader del Partito Federalista che dominò la scena nei primi anni dopo l’indipendenza dalla Gran Bretagna. Portavoce dell’ideologia liberale, nel corso dell’Ottocento il giornale ricevette molti elogi anche da parte del pubblico europeo, ma nel corso del XX secolo ha attraversato un lungo periodo di crisi, cambiando più volte di proprietà.


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La situazione si stabilizzò a partire dal 1976, quando venne acquistato dalla News Corporation del già citato Murdoch, che lo guida ancora oggi. La scelta del magnate delle telecomunicazioni fu quella di convertirlo in un tabloid sensazionalistico, sulla scorta di quanto andava per la maggiore in Inghilterra, dove Murdoch possedeva vari altri giornali. In realtà poi alla fine degli anni ’80 Murdoch fu costretto a vendere il quotidiano per via di una legge antitrust, ma lo riacquistò pochi anni dopo.

Oggi il New York Post – la cui sede sorge nello stesso edificio del Wall Street Journal – ha fama di giornale aggressivo e popolare. Celebre, in questo senso, un titolo pubblicato nel 1983 che è diventato quasi proverbiale: in seguito a un brutto fatto di cronaca nera, il quotidiano lanciò una prima pagina con la scritta «Headless body in a topless bar», che è spesso elencato come uno dei migliori titoli di sempre nel giornalismo americano.

 

The Village Voice

Il giornale del quartiere alternativo

Una delle copertine del Village VoiceSpostiamoci ora come promesso sulle riviste. Perché la vita newyorkese non emerge solo dai quotidiani, che anzi hanno un taglio particolare, quanto piuttosto dai magazine, giornali che trattano perlopiù di costume e società. Di riviste del genere a New York ce ne sono molte, ma due sono particolarmente famose e legate alla città: il Village Voice e il New Yorker.

Il primo è un settimanale fondato nel 1955 da Ed Fancher, Dan Wolf, John Wilcock e Norman Mailer, esponenti della Beat Generation. Viene distribuito gratuitamente e tratta di vari argomenti, dalla cronaca all’economia, dalla cultura alla musica. Proprio nell’ambito artistico e culturale trova il suo punto di forza, con recensioni di spettacoli, musica, film e tutto ciò che fa cultura a New York.

Dal Greenwich Village con furore

Il Village che compare nella testata è infatti il Greenwich Village, quartiere di Manhattan vicino a Washington Square e famoso per la sua apertura alle arti e per i suoi abitanti bohémien. Da qui infatti hanno mosso i primi passi gli esponenti della già citata Beat Generation ma anche del movimento di liberazione omosessuale.

Il settimanale ha conquistato numerosi premi nella sua storia ed è molto stimato anche al di fuori di New York. Negli ultimi anni ha risentito della generale crisi del settore, ma nel 2015 è stato acquistato dall’imprenditore Peter D. Barbey, che ha assunto come direttore l’ex giornalista di Rolling Stone, Joe Levy, e ha in programma un generale rilancio della testata, sia online che in cartaceo.

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The New Yorker

Una voce eccentrica ma di grande qualità

La copertina di Adrian Tomine per il New Yorker dell'8 novembre 2004Chiudiamo con una delle riviste più celebri e rappresentative dell’identità newyorkese, il già citato New Yorker. Fondato nel 1925, esce con cadenza settimanale (anche se in realtà i numeri sono 47 all’anno) ed è pubblicato da Condé Nast, il colosso dell’editoria americana che manda in edicola anche Vanity Fair, Vogue, Wired, Architectural Digest, GQ ed altre riviste ancora.

La rivista tratta di politica, società, cultura e umorismo, spesso con un taglio molto particolare, un po’ eccentrico e originale. È famosa anche per la sua attenzione alla narrativa contemporanea – spesso, anzi, ospita anche racconti –, per la qualità dei suoi articoli e il loro rigore documentale e per le sue vignette satiriche.

Copertine e scrittori

Inoltre, un discorso a parte lo meritano le copertine, spesso realizzate dai più grandi illustratori mondiali. Alcune sono diventate così famose da entrare nell’immaginario americano, e anche noi, tempo fa, ve ne abbiamo presentate cinque particolarmente riuscite.

Tra i grandi nomi che nel corso della storia hanno in qualche modo collaborato con la rivista bisogna annoverare Truman Capote, Alice Munro, Haruki Murakami, Vladimir Nabokov, Dorothy Parker, Philip Roth, J.D. Salinger, John Updike e Stephen King.

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