15 importanti simboli del cristianesimo

Il monogramma di Cristo accompagnato dall'alfa e dall'omega, cioè alcuni dei più celebri simboli del cristianesimo (foto di Udimu via Wikimedia Commons)

Come con tutte le religioni antiche, esiste anche un complesso apparato di simboli del cristianesimo. Nel passato, infatti, il simbolo aveva un ruolo diverso rispetto a quello attuale. Oggi serve a configurare un concetto, stimolando nel pubblico una serie di emozioni. Allora serviva da un lato a sopperire all’analfabetismo dei fedeli, dall’altro a passare indenni attraverso la censura e le persecuzioni.

Pensate, ad esempio, a come doveva essere la vita dei primi cristiani sotto l’Impero romano, soprattutto in quelle fasi storiche o in quelle zone in cui gli adepti erano sottoposti alle persecuzioni. Dovevano da un lato celare la loro fede, ma dall’altro manifestarla, nelle case e nei luoghi di culto, senza però dare troppo nell’occhio.

Dovevano, inoltre, avere qualcosa di sacro da tenere in mano, per cercare il contatto col divino. Qualcosa che difficilmente poteva essere un insieme di pergamene, visto che non le sapevano leggere, né oggetti di uso comune, che nella quotidianità perdevano la loro funzione sacra. E quindi a rendere sacro un oggetto arrivava il simbolo, che lo legava a Dio.

Leggi anche: Le cinque fedi cristiane più diffuse

Ancora oggi, non a caso, i simboli del cristianesimo ricorrono in tutto quello che viene utilizzato in Chiesa. Sono presenti nelle vesti del sacerdote, sull’altare, a volte perfino nelle particole. Sono il contrassegno che rende sacri quegli oggetti che altrimenti sarebbero dei banali vestiti o dei banali muri.

Il fatto è che alcuni di questi simboli hanno mantenuto il loro valore ancora oggi, mentre il significato di altri è andato in parte perduto.

Tutti sanno cosa rappresenta un crocifisso o la scritta I.N.R.I. che fu posta al di sopra della croce di Cristo, ma pochi conoscono il significato di certe scritte che compaiono nelle vetrate delle chiese o in antichi mosaici.

Proprio per chiarire un po’ i dubbi e cercare di fare un po’ di chiarezza, vi proponiamo una veloce guida ad alcuni importanti simboli del cristianesimo. Eccola.

La foto di copertina è stata effettuata al British Museum ed è opera di Udimu (via Wikimedia Commons).

 

1. Tau e Rho, Chi e Rho

Spesso, nei quadri e nelle decorazioni delle chiese più antiche scorgiamo delle lettere greche intrecciate tra loro. E anche se conosciamo un po’ di quella lingua e se riusciamo a riconoscerle, non sempre ce ne è chiaro il significato. Cerchiamo di capirci qualcosa.

I simboli sono generalmente due, e li vedete qui di seguito. A sinistra il cosiddetto staurogramma, formato dall’unione di Tau (T) e Rho (P) scritte in maiuscolo. A destra il monogramma di Cristo, dato da Chi (X) e Rho (P), sempre maiuscole.

Lo staurogramma, a sinistra, e il monogramma di Cristo, a destraLo staurogramma è un simbolo che indica la croce. Infatti in greco non esisteva una parola specifica per indicare la croce romana, ma si usava il termine stauros, che indicava un palo conficcato nel terreno. E le quattro lettere centrali di quella parola, “taur”, si ottengono leggendo proprio la Tau e la Rho.

Ma il simbolo ha anche un significato più esteriore. La Tau maiuscola infatti rappresenta già da sola, per la sua forma, una croce, e l’aggiunta della Rho non fa altro che disegnare una sorta di capo di Cristo in aggiunta.

Il monogramma di Cristo

Altrettanto diffuso è il cosiddetto Monogramma di Cristo, il più famoso tra i vari cristogrammi. Come tutte queste espressioni lasciano capire, in questo caso l’intreccio di lettere serve ad indicare il nome di Gesù Cristo.

La Chi e la Ro, associate, erano infatti le iniziali del termine “Cristo”, e fu anche per questo che l’imperatore Costantino decise di forgiare questo simbolo sugli scudi dei suoi soldati.

E non pensiate che si tratti solo di monogrammi superati. Avrete visto mille volte, nel mondo americano, abbreviare la parola “Christmas” (Natale) nella forma “X-Mas“. Ebbene, l’origine di quella “X” è la stessa del monogramma, cioè la Chi greca.

      

 

2. Il pesce

Un altro simbolo cristologico piuttosto celebre è il pesce, anche se non tutti sanno per quale motivo Gesù venga rappresentato in questo modo. Anche in questo caso c’è di mezzo il greco, la lingua in cui furono non a caso scritti i quattro Vangeli canonici.

Un pesce (simbolo cristiano) in un mosaico anticoLa parola greca per “pesce” è infatti ichthys, da cui deriva anche il nostro termine “ittico”. Ma ichthys può essere anche considerato l’acronimo della sigla Iēsous Christos Theou Hyios Sōtēr. Ovvero: Gesù Cristo, figlio di Dio, salvatore.

Leggi anche: Cinque grandi esempi di arte paleocristiana

Anche in questo caso, però, c’è pure un secondo significato. Ed è un significato meno esoterico e più evangelico. Gesù, infatti, fece spesso riferimento ai pesci nelle sue parabole e nei suoi discorsi. Basti pensare che i suoi discepoli dovevano diventare “pescatori di uomini“.

 

3. L’ancora

Un altro simbolo piuttosto comune nel mondo cristiano – e sempre a carattere marinaresco – è quello dell’ancora. In questo caso, c’è un preciso riferimento biblico che ha fatto la fortuna di questa particolare forma.

In un passo della Lettera agli ebrei (6,17-20), infatti si legge:

Perciò Dio, volendo mostrare più chiaramente agli eredi della promessa l’irrevocabilità della sua decisione, intervenne con un giuramento, affinché, grazie a due atti irrevocabili, nei quali è impossibile che Dio mentisca, noi, che abbiamo cercato rifugio in lui, abbiamo un forte incoraggiamento ad afferrarci saldamente alla speranza che ci è proposta.

Un'ancora tra i pesciLa lettera poi continua:

In essa infatti abbiamo come un’àncora sicura e salda per la nostra vita: essa entra fino al di là del velo del santuario, dove Gesù è entrato come precursore per noi, divenuto sommo sacerdote per sempre secondo l’ordine di Melchìsedek.

Il giuramento di Dio è la nostra àncora, e a suo modo quindi questo segno finisce per simboleggiare la figura di Cristo.

      

 

4. Il pellicano

Concludiamo la lista dei simboli animali o marinareschi col pellicano, un volatile che non è raro trovare (vicino anche al pavone) rappresentato su vetrate medievali. Di solito, anzi, questo animale è rappresentato in una posa abbastanza inquietante, mentre si pugnala il petto da solo col proprio becco.

In questo caso, l’origine del simbolo non è antica ma probabilmente medievale. In quel periodo infatti circolava una leggenda, una sorta di favola, in cui una madre pellicano sopperiva alla fame dei figli facendo a pezzi il proprio petto e nutrendoli direttamente col proprio sangue.

Il pellicano della leggenda medievaleQuesto – nella leggenda – portava alla morte della madre, ma ridava vita ai piccoli, che prima erano stati vicini alla morte.

Leggi anche: Cinque curiosi simboli della massoneria

La rappresentazione avrebbe quindi un significato allegorico. Anche Gesù Cristo, infatti, ha sacrificato se stesso per salvare in un certo senso i propri figli. Versando, come si dice durante la messa, il proprio sangue. Per questo il pellicano, per quelli che conoscevano quella fiaba, diventava il simbolo perfetto per Cristo.

 

5. Il D.O.M. sulle facciate delle Chiese

Chiudiamo la prima parte del nostro elenco di simboli ritornando sulle lettere, anche se questa volta non più greche ma latine. Sulle facciate di molte chiese italiane infatti campeggia, a caratteri cubitali, l’abbreviazione “D.O.M.”. Di cui praticamente nessuno dei fedeli conosce il significato.

A volte, anzi, il popolo dava e dà le sue interpretazioni più o meno fantasiose. In Veneto, molti la leggevano come l’abbreviazione per l’espressione dialettale “Done e Omani Maridève”, cioè “donne e uomini sposatevi”.

Il D.O.M., uno dei più presenti e poco decifrabili simboli cristianiLa verità è però ovviamente un’altra. L’abbreviazione sta per la locuzione latina “Deo Optimo Maximo”. Che significa “A Dio, il più buono, il più grande” (ma può essere tradotta anche come “Per mezzo di Dio, il più buono, il più grande”). Si tratta quindi sia di una dedica, sia di un ringraziamento verso la divinità per l’edificazione della chiesa.

      

 

Altri 10 simboli del cristianesimo, oltre ai 5 già segnalati

Il cristianesimo ha una storia millenaria ed è quindi evidente che i simboli che l’hanno accompagnato non sono certo solo cinque. Anzi, nella prima parte del nostro articolo vi abbiamo presentato quelli più curiosi o meno noti, ma ce ne sono ancora molti altri di cui parlare. Eccone un veloce sunto.

 

La croce

L’abbiamo data per scontata, ma ovviamente il simbolo per eccellenza del cristianesimo è la croce. Un simbolo presente in ogni chiesa, di qualsiasi confessione cristiana essa sia, e anche al collo di innumerevoli fedeli. Un simbolo semplicissimo, ma che racchiude il significato-chiave di questa fede.

Il suo nome deriva, ovviamente, dal latino crux. Presso i romani, infatti, la croce era uno strumento di pena, e così compare anche nei Vangeli, visto che Gesù viene crocifisso proprio dai romani dopo un sommario processo.

Croci
In realtà oggetti cruciformi erano presenti anche nella mitologia egizia e norrena, ma è solo col cristianesimo che divennero così centrali dal punto di vista religioso. La croce, infatti, per il cristiano simboleggia il sacrificio di Cristo, che muore e risorge per gli uomini, ed è quindi un riferimento chiarissimo all’amore di Dio.

C’è da dire, però, che anche all’interno del cristianesimo questo simbolo si è imposto piuttosto lentamente. Fu solo dal IV secolo che i fedeli cominciarono infatti ad usarlo, e solo dal Medioevo che la croce fu collocata sugli altari (e sulle vesti dei crociati, ad esempio).

Alfa e Omega

Anche l’alfa e l’omega (ovvero: Α o α e Ω o ω, scrivendoli rispettivamente in caratteri maiuscoli o minuscoli) non sono certo simboli nati col cristianesimo. Sono infatti la prima e l’ultima lettera dell’alfabeto greco, corrispondenti, se volessimo fare un parallelo, alle nostre “a” e “zeta”.

Sono però fin da subito diventate anche un simbolo di Cristo. Il motivo è da ricerca in una serie di celebri versetti dell’Apocalisse, il libro che, com’è noto, chiude la Bibbia cristiana. Lì, in realtà in varie occasioni, di Gesù si dice: «Io sono l’alfa e l’omega».

L'alfa e l'omega
Il significato – che può essere attribuito a Gesù o, più in generale, a Dio nel suo complesso – è che la divinità è «il principio e la fine», sia in senso cronologico che, potremmo dire, ontologico. Dio infatti è eterno, c’era prima del mondo e ci sarà anche dopo. Dio però è anche il principio da cui tutto ha avuto origine e verso cui tutto tende.

Rimane un’ultima curiosità da soddisfare: perché proprio le lettere dell’alfabeto greco e non quelle dell’alfabeto latino o, meglio ancora, ebraico? La soluzione è semplice: il Nuovo Testamento fu scritto in prima battuta in greco, e così anche l’Apocalisse.

 

Altri cristogrammi (IH, IX, IHS)

Abbiamo parlato, qualche paragrafo più sopra, dei cristogrammi, cioè di sigle particolari che, utilizzando alcune lettere greche, si riferiscono direttamente a Gesù. Oltre ai due su cui ci siamo soffermati, però, ne esistono anche altri che vale la pena, velocemente, di citare.

IHS, simbolo di CristoIl primo è quello composto dalle lettere IH. Si tratta, in realtà, di due lettere greche scritte in maiuscolo, rispettivamente la iota (I) e la eta (H), che sono le prime due lettere del nome di Gesù in greco antico (ΙΗΣΟΥΣ, che può essere traslitterato in Ieosus).

Il simbolo IX ha un’origine invece un po’ più complessa. Anche in questo caso si tratta di due lettere greche maiuscole, la iota (I) e la chi (X). Esse costituiscono le iniziali greche dei nomi Gesù (ΙΗΣΟΥΣ) e Cristo (ΧΡΙΣΤΟΣ). Spesso vengono scritte intrecciate tra loro, in un monogramma.

 
Infine, la più famosa di queste scritte è quella costituita da IHS o JHS. Deriva anch’essa dal nome greco di Gesù, ΙΗΣΟΥΣ, da cui prende le prime due lettere e l’ultima (quindi iota, eta e sigma). La iota può essere traslitterata sia con una I che una J, e da qui derivano le due diverse grafie.

Spesso poi questo simbolo è stato interpretato, a posteriori, in modi diversi. Ad esempio San Bernardino lo leggeva come un acronimo (Jesus Hominum Salvator, cioè “Gesù salvatore degli uomini”), mentre altri vi vedevano un riferimento al motto latino In Hoc Signo (vinces), cioè “Sotto questo segno vincerai”.

INRI

A proposito di sigle, ce n’è una che abbiamo anche citato qualche riga fa, che di solito non ha bisogno di ulteriori spiegazioni perché è famosissima: l’INRI che si trova scritto al di sopra dei crocifissi. Una scritta che è però, per una volta, non in greco ma in latino.

Nolde - CrocifissioneCome viene riportato in tutti i Vangeli, Gesù fu crocifisso e in alto, sulla croce, venne attaccata la motivazione della condanna, così come prevedeva il diritto romano. Tale motivazione, secondo il Vangelo di Giovanni, venne scritta in tre lingue: ebraico, greco e latino.
 
I tre vangeli ci danno versioni lievemente diverse di tale testo. Proprio Giovanni, comunque, scrisse quella che è diventata più nota: Iesus Nazarenus Rex Iudaeorum, ovvero “Gesù il Nazareno, Re dei Giudei”. Le iniziali di quelle quattro parole latine formano l’acronimo INRI.
 
Da lì in poi, le varie rappresentazioni della croce hanno sempre riportato questa scritta, anche se è probabile che sopra alla vera croce ci fosse un cartiglio più ampio, in cui erano riportate le parole intere nelle tre lingue. A Roma, nella Basilica di Santa Croce in Gerusalemme, c’è una reliquia di quel cartiglio, la cui autenticità però è stata messa in discussione.

 

Il buon pastore

Molto spesso, nelle vetrate o nei bassorilievi delle chiese si scorge anche un simbolo più complesso: quello del buon pastore. In genere si tratta di un uomo vestito con abiti umili che porta sulle spalle una pecorella, riprendendo un motivo che era già presente nell’arte precristiana (si pensi al Moscoforo di Atene, ad esempio).

L'affresco del Buon Pastore alle Catacombe di PriscillaÈ facile intuire perché Gesù Cristo venga rappresentato così. Il riferimento primario è il Vangelo di Giovanni, quando proprio il Salvatore si paragona, all’inizio del capitolo 10, a un buon pastore che è disposto a dare la vita per le sue pecore.
 
Il riferimento a questa figura non era, per la verità, nuovo. Anche nell’Antico Testamento Dio era stato paragonato, in alcuni casi, a un pastore. Gesù, quindi, riprendeva una figura ben nota al popolo d’Israele, aggiungendovi il contenuto salvifico.
 
Inoltre, bisogna considerare che pure in altri vangeli ci sono riferimenti a questa immagine. Si pensi, ad esempio, alla parabola della pecorella smarrita, narrata sia da Marco che da Luca, in cui per l’ennesima volta Cristo viene paragonato a un pastore che si prende cura delle sue pecore.

L’agnello

Durante la Messa vengono recitate dal celebrante alcune litanie, alcune formule da sempre presenti, che entrano quindi nella memoria dei fedeli anche se loro, di fatto, non le pronunciano mai. Una di queste, una delle più importanti, è quella che viene detta durante la consacrazione: «Ecco l’agnello di Dio che toglie i peccati del mondo».

Un agnello su una vetrata di una chiesaQuell’agnello di Dio – o Agnus Dei, nell’originale liturgico in latino – è anch’esso un riferimento a Gesù Cristo, tratto anche stavolta da alcuni passi del Vangelo di Giovanni. Gesù, infatti, si è consegnato in un certo senso come agnello sacrificale per redimere il mondo dai suoi peccati.
 
Per questo motivo, il tema dell’agnello ritorna in numerose rappresentazioni presenti anche all’interno delle Chiese, sia cattoliche che protestanti. Spesso, però, non si disegna solo un agnello, ma lo si contorna anche con alcuni altri elementi.
 
In particolare, come si vede anche nella vetrata qui di lato, l’animale ha spesso un’aureola attorno alla testa e porta sulla spalla un bastone con bandiera. Questa bandiera può rappresentare, come in questo caso, l’alfa e l’omega, oppure più spesso una croce, a rendere più chiara la simbologia cristiana.

 

La colomba

Anche la colomba è usata molto spesso nell’iconografia cristiana. Questo animale, che in generale è associato allo Spirito Santo, in realtà però si abbina ad una grande varietà di significati, che derivano in parte anche dall’Antico Testamento e in parte anche dalle culture pagane.

Ad esempio, gli egiziani esaltavano i colombi come animali messaggeri (anche per conto degli dei), mentre per i greci erano animali sacri alla dea dell’amore, per via del loro tubare. In tutte le culture, inoltre, la colomba era associata alla mitezza e alla purezza.

Una colomba su una vetrata della Basilica di San Pietro
Celebre, in ambito ebraico, è l’episodio del Diluvio universale raccontato nella Genesi. Lì infatti l’annuncio della fine del diluvio viene dato a Noè da Dio tramite appunto una colomba, che vola con in bocca un rametto d’ulivo, simbolo di pace.

In tutti e quattro i Vangeli, poi, la colomba viene vista scendere dal cielo durante il Battesimo di Cristo, a simboleggiare appunto lo Spirito Santo e l’amore di Dio Padre che scende su suo figlio. Col passare dei secoli, poi, il significato del simbolo si è ampliato, andando a comprendere ogni forma di ispirazione divina.

Il pavone

Tra i tanti animali utilizzati nella simbologia cristiana, uno di quelli meno noti ma più interessanti è il pavone. Un animale che, tra l’altro, vantava una miriade di significati anche nell culture pagane, come ad esempio nelle mitologie greca e romana.

Per i cristiani il pavone è, in base alle sue caratteristiche, allo stesso tempo un simbolo di Cristo e più in generale di Dio. In primo luogo, nell’antichità si pensava che le sue carni non si deteriorassero col tempo, il che lo rendeva in un certo senso un simbolo di immortalità, ben adatto a rappresentare la figura di Gesù.

Mosaico con un pavone tra i simboli cristiani
C’è un’altra credenza sull’animale, inoltre, da segnalare: quella secondo cui il pavone perdeva tutte le penne in autunno e le vedeva ricomparire a primavera. In questo senso, l’animale divenne ben presto il simbolo della rinascita e più in generale della resurrezione.

Infine, come sapete quando il pavone maschio apre la coda si ha l’impressione di trovarsi davanti a numerosi occhi, che in realtà sono delle tipiche macchie presenti sulle penne. Questi mille occhi sono stati considerati anche un simbolo dell’onniscienza di Dio, che tutto vede e tutto sa.

 

Il trifoglio

Chiudiamo con due simboli per così dire “vegetali”. Il primo è particolarmente diffuso nel mondo anglosassone, per via di diverse ragioni storiche. Si tratta infatti del trifoglio, che è diventato, nei secoli, il simbolo dell’intera Irlanda e di tutti gli irlandesi sparsi nel mondo.

San Patrizio col trifoglioIl trifoglio – shamrock, in inglese – è infatti associato a San Patrizio, da sempre protettore dell’isola e, di conseguenza, di Boston e dell’area del nord-est degli Stati Uniti (popolata da moltissimi irlandesi).
 
D’altronde, narra la leggenda che San Patrizio, nel V secolo, abbia evangelizzato l’Irlanda proprio utilizzando il trifoglio. Fu infatti tramite quelle tre piccole foglie unite da un unico stelo che il santo riuscì a spiegare ai pagani del luogo il concetto della Trinità, così centrale nella fede cristiana.
 
Da allora in poi il trifoglio è diventato appunto il simbolo di St. Patrick, festeggiato il 17 marzo di ogni anno, ma anche del cristianesimo e dei suoi dogmi fondamentali. Almeno nelle zone in cui ci si sente in qualche modo irlandesi e ci si veste di verde.

La palma

Uno dei riferimenti più usati nell’arte paleocristiana, e in parte presente ancora oggi, è infine quello della palma. Questa pianta, d’altro canto, presenta più livelli simbolici, basati su diversi riferimenti biblici ed extra-biblici.

In primo luogo, infatti, è una pianta che sembra morire quando dà il suo frutto: questo l’ha resa fin da subito un perfetto simbolo del martirio. Nella fede cristiana, il martire muore proprio per lasciare un segno, per dare una testimonianza. Allo stesso modo sembra comportarsi la palma, che quindi diventa palma del martirio.

Preparativi per la domenica delle palme
Questa interpretazione è rafforzata da un passo del Salmo 91, molto noto nella cultura ebraica: «Come fiorirà la palma, così farà il giusto». Inoltre riferimenti alle palme sono presenti anche nel Primo Libro dei Re e nel Cantico dei Cantici.

Infine, non può non venire alla mente la Domenica delle Palme, quando si ricorda l’ingresso di Gesù a Gerusalemme che apre la Settimana Santa. In quella circostanza la folla cantò l’Osanna e, ci raccontano i Vangeli, sventolò rami di palma, albero ritenuto regale ma già presagio di sacrificio.

 

 

Segnala altri importanti simboli del cristianesimo nei commenti.