Cinque incredibili immagini dallo spazio raccolte dal telescopio Hubble

La Nebulosa Farfalla, una delle più belle immagini dallo spazio dell'Hubble

Il 24 aprile 1990, quasi venticinque anni fa, la NASA e l’Agenzia Spaziale Europea lanciarono in orbita attorno alla Terra un nuovo satellite, il telescopio spaziale Hubble, che all’inizio doveva restare nello spazio fino al 2014 ma il cui lavoro è stato prolungato almeno fino al 2018, quando dovrebbe venir sostituito dal nuovo telescopio spaziale James Webb, realizzato ancora dalla NASA e dall’Agenzia Europea, con l’aggiunta stavolta dell’Agenzia Spaziale Canadese.

In questi ventiquattro anni il telescopio ha permesso di effettuare alcune delle più importanti osservazioni mai portate a termine sulla sfera celeste, osservazioni che hanno permesso agli scienziati di aumentare le nostre conoscenze sull’Universo e di formulare nuove ipotesi su di esso: nel 1994, ad esempio, si è potuta ammirare la collisione tra la cometa Shoemaker-Levy 9 e Giove, che ha permesso di conoscere molte cose nuove su quest’ultimo pianeta; l’anno dopo, l’immagine denominata Hubble Deep Field – che poi ha avuto molti seguiti –, ha permesso di ipotizzare che l’Universo, su vasta scala, sia uniforme, cioè riproduca panorami più o meno simili, e che la Terra non occupi una posizione privilegiata ma sia solo uno dei molti punti simili tra loro.

Al di là delle importantissime scoperte scientifiche, però, il telescopio ha anche permesso di effettuare delle fotografie straordinarie dell’Universo, che ci hanno rivelato delle bellezze mai neppure immaginate prima che possono affascinare gli esperti ma anche i profani. Ne abbiamo scelte per voi cinque.

 

Pilastri della Creazione

Come nascono le stelle

I Pilastri della Creazione individuati dall'HubbleLa fotografia che vedete qui di fianco (e che potete ingrandire cliccandoci sopra) è stata effettuata dal telescopio Hubble il 1° aprile 1995 ed è, oltre ad essere molto bella, senza ombra di dubbio una delle più importanti mai realizzate in orbita: il nome di Pilastri della Creazione – che tra l’altro ha ispirato un capitolo della saga fantasy La spada della verità di Terry Goodkind – si deve infatti a delle colonne formate da gas interstellare e polveri che ricordano proprio dei pilastri ed inquadrate dal telescopio nella Nebulosa Aquila, una grande regione nella costellazione della Coda del Serpente.

Gli embrioni stellari

Nonostante questa nebulosa fosse nota già dal Settecento (la scoprì il francese Charles Messier), non si era mai giunti ad ingrandire fino a questo punto la visuale e ad inquadrare in maniera così distinta questi pilastri, che hanno permesso agli scienziati di fare decisi passi avanti nella comprensione di come si formano le stelle all’interno di una nebulosa: secondo la teoria più accreditata, infatti, una stella nasce a partire dal collasso gravitazionale delle porzioni più dense di una nube molecolare, a formare una sorta di “embrione stellare” che poi si accresce per centinaia di migliaia e forse addirittura milioni di anni; una nebulosa a emissione infatti è proprio una nube di gas ionizzato che emette luce di vari colori ed al cui interno si possono formare le stelle.

Tra l’altro, questi pilastri probabilmente non esistono più: tramite il telescopio spaziale Spitzer nel 2007 si è scoperto che 6000 anni fa probabilmente una supernova è esplosa lì vicino, distruggendoli, ma la luce che ci mostrerà la forma della nebulosa come essa è realmente oggi non arriverà all’orbita terrestre per almeno un altro millennio, stante la distanza che ci separa.

 

Nebulosa Eschimese

L’incognita dei filamenti arancioni

La Nebulosa Eschimese o ClownRimaniamo nell’ambito delle nebulose ma vediamone un tipo speciale, le nebulose planetarie. Come abbiamo appena spiegato, una nebulosa ad emissione non è altro che una nube di gas ionizzato che emette luce, ma quella planetaria in particolare è caratterizzata dalla sua origine, visto che nasce dalla fine di una stella che, giunta alla fase di gigante, la espelle.

La Nebulosa Eschimese che vedete qui di fianco – nota anche come Nebulosa Clown – è stata fotografata dal telescopio Hubble nel 2000 e ha subito evidenziato nuvole di gas così complesse che gli scienziati non sono ancora riusciti con sicurezza a comprenderle.

Nella costellazione dei Gemelli

Già scoperta da William Herschel nel 1787, si trova a circa 5000 anni luce dalla Terra, individuabile nella costellazione dei Gemelli, e presenta due involucri: i gas più esterni probabilmente componevano gli strati esterni di una stella di tipo solare, mentre i filamenti interni si pensa siano espulsi da un vento di particelle generato dalla stella centrale; più complicato è invece decifrare i filamenti arancioni che si vedono tutto intorno alla nebulosa, la cui lunghezza è nell’ordine dell’anno luce.

Il nome della nebulosa deriva proprio da questi filamenti arancioni, la cui forma sembra racchiudere una testa d’uomo proprio come il cappuccio peloso di un eschimese ne racchiude il volto. La sigla di catalogo della nebulosa è NGC 2392.

 

Nebulosa Occhio di Gatto

I misteri di una stella diecimila volte più luminosa del nostro Sole

La Nebulosa Occhio di GattoAltra nebulosa planetaria, e forse ancora più d’effetto da vedere in fotografia, è la Nebulosa Occhio di Gatto, individuabile nella costellazione boreale del Dragone a circa 3300 anni luce dalla Terra. Scoperta anch’essa da Herschel nel febbraio 1786, detiene il record di essere stata la prima nebulosa il cui spettro è stato analizzato, visto che già nel 1864 l’astronomo dilettante William Huggins riuscì nell’impresa, grazie soprattutto all’alta declinazione che rende la nebulosa facilmente visibile da tutto l’emisfero boreale.

Una stella binaria al centro

Il telescopio Hubble l’ha fotografata già nel 1995 (ma l’immagine che vedete qui di fianco è ottenuta componendo le fotografie dell’Hubble con alcune rilevazioni fatte ai raggi X dal telescopio Chandra, mandato nello spazio dalla NASA nel 1999), permettendo di decifrarne molte caratteristiche, anche se altrettanti rimangono a tutt’oggi i misteri su questa nebulosa: strutturalmente molto complessa, presenta getti di materia e varie strutture ad arco al proprio interno, che forse sono dovute alle emissioni di materia provenienti da una stella binaria che si dovrebbe trovare nella sua regione centrale; di più difficile spiegazione sono invece le grandi discrepanze che sono state rilevate nella presenza degli elementi chimici.

Quello che si sa per certo è che la stella centrale è circa 10mila volte più luminosa ed è grande circa il 65% in più del nostro Sole; le indagini spettroscopiche però rilevano che essa sta perdendo rapidamente massa a causa di un forte vento stellare che tira a circa 1.900 chilometri al secondo, tanto è vero che probabilmente in principio aveva una massa cinque volte maggiore di quella che vediamo ora.

 

Nebulosa Farfalla

La nebulosa bipolare con una stella a 200mila gradi

La Nebulosa Farfalla, una delle più belle immagini dallo spazio dell'HubbleConcludiamo il nostro giro tra le nebulose planetarie con quella che forse è più d’effetto dal punto di vista visivo: la Nebulosa Farfalla che è visibile nella costellazione dello Scorpione e che deve il suo nome alla caratteristica forma che appunto ricorda una farfalla.

Al di là dell’estetica, anche dal punto di vista scientifico i motivi d’interesse sono però molti: l’analisi spettroscopica ha infatti rilevato che la stella centrale della nebulosa è uno degli oggetti più caldi mai individuati e conosciuti della nostra Galassia, tanto che la temperatura superficiale della stella dovrebbe aggirarsi attorno ai 200mila Kelvin (che, per i profani, equivale circa a 200mila °C, visto che la scala Kelvin ha la stessa dimensione unitaria di quella Celsius ma parte semplicemente da -273,16 °C, lo zero assoluto); questo significa che probabilmente la stella progenitrice doveva essere molto grande, ma a destare interesse sono anche i muri di ionizzazione e gli addensamenti che vi si rilevano.

Il disco equatoriale

La struttura bipolare della nebulosa, che richiama anche la forma di una clessidra, è invece probabilmente dovuta ad un disco equatoriale che circonda la stella, disco particolarmente denso di gas e polveri che avrebbe causato i getti e provocato quindi questa forma così particolare.

Non è noto chi sia stato il primo ad individuare la Nebulosa Farfalla, ma essa era certamente già nota nel 1888, anche se la sua prima descrizione abbastanza precisa si deve a Edward Emerson Barnard, abile astronomo statunitense, che la disegnò e descrisse ad inizio Novecento.

 

DEM L 190

Quel che resta di una supernova

Il resto di supernova DEM L 190Concludiamo con una visione spettacolare che, speriamo, vi rimarrà negli occhi. Quella che vedete qui di fianco è infatti la N 49 (o DEM L 190), sigle che stanno ad indicare la rimanenza di una supernova situata nella Grande Nube di Magellano, a circa 160mila anni luce di distanza da noi, nella costellazione Dorado.

In astronomia il resto di supernova è il materiale lasciato dall’esplosione, appunto, di una supernova, cioè un’esplosione stellare così potente da superare le emissioni di radiazione anche di un’intera galassia; l’esplosione produce evidentemente una grande onda d’urto che si diffonde producendo una bolla di gas in espansione, bolla che a volte assume dei contorni straordinari come in questo caso specifico, in cui a qualcuno è sembrato di scorgere perfino il profilo di una persona.

Temperature vicine al milione di gradi

DEM L 190 è il più brillante resto di supernova individuabile nella Grande Nube di Magellano ed è formata da gas che al centro toccano temperature vicine al milione di gradi, temperature che scendono (relativamente) verso l’esterno, dove si varia dagli 8mila ai 300mila gradi.

Sempre per il discorso della distanza e della velocità della luce, bisogna ricordare ai profani che quest’immagine – scattata dal telescopio Hubble nel luglio del 2000 tramite filtri usati per evidenziare la luce emessa da zolfo, ossigeno ed idrogeno – ci mostra com’era la situazione 160mila anni fa e che quindi la supernova dev’essere esplosa poco prima di quella lontana data passata.

 

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