Sono passati già vari anni dalla prematura scomparsa di Lucio Dalla, uno dei più importanti cantautori italiani degli ultimi 50 anni. E uno dei più amati, anche, visto che i suoi pezzi continuano ad essere eseguiti, ascoltati, cantati, sia da grandi autori che da persone qualsiasi. Un segno di affetto che ci rivela, a distanza, quanto la sua produzione sia stata importante per la nostra storia.

Per tutti questi motivi, abbiamo tentato di selezionare le migliori canzoni di Lucio Dalla. Come vedrete, il compito non era affatto semplice, perché la produzione del cantante bolognese è stata ampia e variegata, abbracciando quasi sei decenni e decine di dischi.

Pertanto, dopo le nostre prime cinque classiche scelte abbiamo cercato – come vedrete – anche di allargare un po’ il tiro. Lo scopo era insomma quello di darvi una panoramica completa. Ecco cosa ne è uscito.

 

1. 4/3/1943

Partiamo dalla canzone che per prima rese Lucio Dalla un cantante di successo: 4/3/1943, presentata al Festival di Sanremo nel 1971. Il musicista emiliano aveva infatti esordito già negli anni ’60, incontrando però molte difficoltà sia per i suoi atteggiamenti non certo convenzionali, sia per una musica che era forse troppo avanti rispetto ai tempi.

Da questo punto di vista, rimane leggendaria l’esibizione al Cantagiro del 1964, in cui, in ogni tappa della manifestazione canora, Dalla veniva accolto dal costante lancio di ortaggi.

Al Festival di Sanremo

Nel 1971, però, si ripresentò a Sanremo. Lì si era già esibito (addirittura assieme agli Yardbirds di Jimmy Page e Jeff Beck) nel 1966 con Pafff… bum! e nel 1967 con Bisogna saper perdere. Peraltro, quella seconda edizione era stata quella del suicidio di Luigi Tenco, con cui aveva anche collaborato in qualche lavoro.

Storie di casa mia, l'album di Lucio Dalla in cui era contenuta 4/3/43La canzone che portava quella volta era la celeberrima 4/3/1943, da lui musicata su testo di Paola Pallottino, artista e storica dell’arte che sempre in quell’anno gli avrebbe fornito le parole di un altro suo grande successo, Il gigante e la bambina.

A Sanremo la canzone si piazzò al terzo posto dietro a Il cuore è uno zingaro di Nicola Di Bari e Che sarà dei Ricchi e Poveri. Fu però soprattutto un grande successo in classifica, sfondando anche all’estero grazie agli adattamenti in lingua francese e portoghese.

 
Tutto questo, nonostante la canzone fosse stata osteggiata dagli stessi organizzatori del Festival e sottoposta a una censura abbastanza pesante, che portò al cambiamento del titolo (in origine era Gesù bambino) e alla modifica di vari versi, ritenuti blasfemi.

 

2. Piazza Grande

Già l’anno dopo dell’exploit di 4/3/1943, Dalla fu chiamato a ripetersi sia a Sanremo che nell’ambito della scena discografica.

Una canzone degna di partecipare al Festival in realtà c’era. Si chiamava Piazza Grande, era ispirata ad un barbone bolognese realmente esistito ed era stata scritta da Dalla e Ron – che iniziò proprio in quei mesi a collaborare con Lucio – per la musica e da Gianfranco Baldazzi e Sergio Bardotti per il testo.

Un pezzo conteso con Gianni Morandi

Il problema era che la casa discografica non la riteneva adatta a Dalla e avrebbe voluto affidarla a Gianni Morandi, che dopo i grandi successi degli anni ’60 aveva bisogno di avvicinarsi a temi sociali.

Il singolo di Piazza Grande di Lucio Dalla

Con Morandi l’amicizia, già presente, si sarebbe cementata poi soprattutto negli anni ’80, ma Dalla riuscì a tenersi il brano, a cui era molto affezionato, e a presentarlo al Festival. Il concorso in realtà andò meno bene dell’anno precedente, visto che si classificò solo ottavo.

 
Inoltre la canzone non venne inserita in nessun album ufficiale, perché Dalla stava lentamente cambiando genere. Il suo disco successivo sarebbe infatti stato Il giorno aveva cinque teste, che avrebbe segnato l’inizio del sodalizio con il poeta Roberto Roversi.

Il brano, comunque, è diventato uno dei grandi classici del suo repertorio e soprattutto importante dal punto di vista sociale.

D’altro canto, nel 2001 fu inserito – assieme a poesie e testi di Vincenzo Cardarelli, Umberto Saba e Sandro Penna – tra il materiale fornito ai ragazzi durante la Prima Prova dell’Esame di Stato all’interno della traccia “La piazza: luogo dell’incontro della memoria”.

 

3. Disperato erotico stomp

Come detto, dopo i successi sanremesi dei primi anni ’70 Dalla, complice il clima culturale che stava nettamente cambiando, decise di iniziare un sodalizio col poeta bolognese Roberto Roversi. Questi gli fornì testi a volte criptici ma certamente molto impegnati dal punto di vista politico.

Ne nacquero alcuni dischi ben accolti dalla critica, ma che oggi risultano abbastanza superati dai tempi (eccezion fatta per l’ultimo, Automobili, che conteneva anche la celebre Nuvolari ma che fu disconosciuto da Roversi).

Proprio la rottura col poeta portò finalmente Dalla a scriversi, per la prima volta, i testi da solo.

Autore anche dei testi

Come è profondo il mare, l'album della svolta di Lucio DallaIl primo risultato di questo tentativo fu l’album del 1977 Come è profondo il mare, uno dei migliori della produzione dell’artista bolognese, aperto dalla canzone omonima che in realtà non perdeva le caratteristiche migliori della poeticità di Roversi, ma rendendola anzi più facilmente accessibile.

La canzone destinata ad entrare nel mito era però l’originalissima Disperato erotico stomp, un brano autobiografico che si faceva platealmente beffe della censura e del buon gusto a cui ancora venivano associati i cantanti italiani, soprattutto quelli che si erano formati a Sanremo.

 
Viaggio bizzarro nella notte bolognese, la canzone non mostrava esitazioni nel parlare di prostitute (perfino “di sinistra”), masturbazione, organi genitali femminili e “anormalità“, con la frase diventata celeberrima in cui Dalla canta «ma l’impresa eccezionale, dammi retta, è essere normale».

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4. L’anno che verrà

La fine degli anni ’70 è stata, per Dalla, un periodo contrassegnato da un crescendo sia di vendite che di successo critico. Certo, non era più un musicista necessariamente organico alla sinistra – cosa che allora voleva dire ancora molto – ma la sua capacità di ironizzare su di sé e sul suo mondo gli permetteva di andare oltre a tutto questo.

Nel 1979 il suo nuovo disco, Lucio Dalla, fece così il botto. Rimase in classifica un anno e mezzo e vendette un milione di copie, trainato da brani come Stella di mare, Anna e Marco e Cosa sarà, incisa con Francesco De Gregori, fido compagno di canzoni e concerti.

«Caro amico, ti scrivo»

A chiudere quel disco c’era, però, forse il brano più celebre (almeno in Italia) di Dalla, L’anno che verrà. Una canzone anomala per la tradizione nostrana che univa gusto profetico, satira sociale e anche un certo amore per il nonsense.

Il disco Lucio Dalla, in cui era contenuta anche la canzone L'ultima lunaIl brano ebbe un enorme successo anche perché decisamente adatto ai tempi. Il decennio della lotta e della contestazione si stava chiudendo e il futuro non sembrava così roseo, tra fine delle illusioni, violenza e un diffuso pessimismo.

Alcuni versi di quel pezzo sono diventati quasi proverbiali. Il titolo stesso è stato usato per varie trasmissioni televisive della RAI, mentre il verso iniziale («Caro amico, ti scrivo») è spesso stato considerato – erroneamente – il vero titolo del brano.

 
D’altro canto, la frase «e si farà l’amore ognuno come gli va, anche i preti potranno sposarsi ma soltanto a una certa età» è stata spesso citata dopo la morte di Dalla, a sottolinearne la richiesta di poter vivere la propria vita – sessualmente e non solo – in maniera libera e senza dover rendere conto a nessuno.

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5. Caruso

I primi anni ’80 furono un periodo discograficamente meno intenso rispetto agli ultimi anni del decennio precedente, con Dalla che secondo alcuni sembrava aver perso la sua vena migliore.

Queste voci sarebbero state però presto messe a tacere dall’uscita, nel 1986, di DallAmeriCaruso, album registrato dal vivo durante una tournée negli Stati Uniti e che presentava però anche un inedito, Caruso.

Dedicata al grande tenore

Il brano, scritto per omaggiare il noto tenore Enrico Caruso, era stato composto da Dalla durante una permanenza in un hotel di Sorrento, il medesimo in cui aveva soggiornato lo stesso Caruso nei primi anni ’20, pochi mesi prima di morire.

DallAmeriCaruso, album dal vivo (con inedito) di Lucio DallaProprio il racconto dei proprietari dell’albergo, che gli avevano spiegato che il tenore lì dava lezioni di canto ad una giovane ragazza, ispirarono a Dalla il testo del brano. Brano che decise di presentare proprio durante il tour americano, ricollegandosi ai successi del cantante lirico italiano in Nord America.

La canzone, da allora, ha venduto quasi 9 milioni di copie ed è stata tradotta in tutte le lingue, tanto che la SIAE ha reso noto qualche anno fa che Caruso è la seconda canzone italiana più eseguita nel mondo dopo Nel blu dipinto di blu.

 
Tra le cover e i duetti più famosi, si segnalano quelli che hanno coinvolto Luciano Pavarotti, Mina, Andrea Bocelli, Julio Iglesias, Céline Dion e Il Divo.

 

Altre 15 belle canzoni di Lucio Dalla, oltre alle 5 già segnalate

La carriera di Lucio Dalla è stata lunga e proficua, anche se il cantante bolognese ci ha sicuramente lasciato troppo presto. Nella sua discografia sono quindi presenti centinaia di brani, e vale la pena di estendere un po’ la nostra panoramica. Ecco altri 15 pezzi da riascoltare.

 

Canzone

Negli anni ’90 Dalla attraversò un periodo di profondi cambiamenti musicali, che lo portarono a sperimentare diverse sonorità. L’album Canzoni, del 1996, virò ad esempio verso il pop, trainato da un primo singolo – Canzone, appunto – scritto assieme a Samuele Bersani.

Anna e Marco

Anna e Marco è una delle ballate più famose e belle di Lucio Dalla. Comparve nell’album del 1979 che portava il nome del cantautore e apriva il lato B del disco, in una posizione di grande impatto. E d’impatto era anche la storia che raccontava, quella di un amore di periferia.

 

Tu non mi basti mai

Ritorniamo a Canzoni, dov’era contenuto un altro singolo destinato a un grandissimo successo, Tu non mi basti mai. Il brano, un delicato pezzo d’amore, venne scritto con Tullio Ferro, storico collaboratore dello stesso Dalla ma anche di Vasco Rossi (per il quale ha composto Vita spericolata, Delusa e altri pezzi).

Attenti al lupo

Scritta da Ron e pubblicata all’interno dell’album Cambio, Attenti al lupo rappresentò il pezzo del rilancio di Lucio Dalla dopo alcuni album meno convincenti fatti uscire durante gli anni ’80. Un rilancio all’insegna del pop e dell’autoironia, che fu baciato all’epoca da un enorme successo.

 

La sera dei miracoli

La sera dei miracoli è uno dei brani musicalmente più impegnativi di Lucio Dalla. Non è una caso che venga spesso ripreso da vari cantanti, sia di successo che agli esordi, per mettere in mostra le loro doti canore: tra le tante donne ad averlo reinterpretato bisogna citare ad esempio Fiorella Mannoia, Emma Marrone e Camilla Musso.

Futura

Futura chiudeva l’album Dalla, del 1980, che conteneva diversi capolavori come Balla balla ballerino e l’appena citata La sera dei miracoli. Secondo quanto raccontato dallo stesso Dalla, l’idea per il testo gli venne a Berlino, pensando a una possibile storia d’amore tra due ragazzi, dell’est e dell’ovest.

 

Quale allegria

Come già detto, Come è profondo il mare fu l’album della svolta della carriera di Lucio Dalla. Oltre alla titletrack, di cui parleremo, e a Disperato erotico stomp, all’interno del disco c’era anche Quale allegria, una canzone molto malinconica che ben fotografava il modo di intendere l’amore di Dalla.

Balla balla ballerino

Nel 1980 l’album Dalla chiuse in testa alle classifiche di vendita complessive. Segnava il punto d’arrivo di un trittico di capolavori e si apriva con un riff di chitarra elettrica che è entrato nella storia: quello di Balla balla ballerino.

 

Ciao

Anche Ciao era una canzone d’apertura, ma del disco omonimo uscito nel 1999, che proseguiva nel filone pop inaugurato col precedente Canzoni. Divenne anche il primo singolo estratto dall’album ed ebbe un discreto successo commerciale.

Come è profondo il mare

Come è profondo il mare fu la canzone che, per prima, rivelò il talento di Lucio Dalla non solo come cantante o come compositore, ma, come detto, anche come scrittore. Il brano, scritto durante un ritiro alle Isole Tremiti, echeggiava i drammi del Novecento e di quegli anni ’70, con qualche traccia anche autobiografica.

 

Cara

Proveniva da Dalla anche Cara, una canzone intima, ancora una volta d’amore, ma di un amore triste, consapevole delle mille cadute. «Che pena, che nostalgia, non guardarti negli occhi e dirti un’altra bugia. Almeno non ti avessi incontrato, io che qui sto morendo e tu che mangi il gelato», recita, non a caso, in un punto chiave.

L’ultima luna

L’album Lucio Dalla, datato 1979, fu un successo sia dal punto di vista commerciale che da quello della critica. Si apriva con L’ultima luna, forse il brano più enigmatico dell’intero disco, fondato su una serie di immagini quasi apocalittiche scandite da un certo numero di lune.

 

Cosa sarà

Lucio Dalla non è mai stato un cantante solitario. Nella prima parte della sua carriera ha scritto brani con altri autori, ma anche dopo la “svolta” non ha smesso di interpretare pezzi composti assieme ad altri. E ha spesso anche duettato con colleghi. Cosa sarà, ad esempio, fu scritta da Dalla assieme al fido Ron e cantata assieme all’amico Francesco De Gregori.

Stella di mare

Stella di mare – anch’essa contenuta nell’album Lucio Dalla – è una canzone d’amore invece più tradizionale, a suo modo passionale. Ambientata di notte, col protagonista che si rigira nel letto in cerca del conforto del partner, aumenta il suo ritmo come a mimare l’atto dell’amore.

 

Nuvolari

Chiudiamo con un brano scritto assieme a Patrizio Roversi. Nuvolari era infatti contenuto nell’ultimo prodotto della collaborazione tra i due artisti, il concept album Automobili. E ne divenne la canzone più famosa, col suo ritmo particolare e il suo ricordo del grande pilota mantovano.

 

 

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