95 indimenticabili frasi di Via col vento, da Rhett Butler a Rossella O’Hara

Le migliori frasi di Via col vento

Certo, i film sono prima di tutto immagini e non a caso i più grandi registi sono stati quelli che sono riusciti a parlare agli occhi dello spettatore oltre che alle sue orecchie, ma è chiaro che i dialoghi contano e che anzi in certi casi la scelta delle parole è fondamentale per determinare il successo o l’insuccesso di una pellicola.

Via col vento, capolavoro del 1939 che tutti nella vita hanno visto almeno una volta, forse anche per la sua origine letteraria è uno di quei film nei quali i dialoghi hanno un peso fondamentale e delineano in maniera indimenticabile i protagonisti.

In particolare ci presentano Rossella O’Hara e Rhett Butler, personaggi il cui nome è ancora ben noto oggi, a 75 anni di distanza dalla loro comparsa sul grande schermo.

Vediamo quindi assieme di ripercorrere la storia d’amore difficile e contrastata tra Rossella e Rhett attraverso le frasi di Via col vento più memorabili.

 

1. Le signore non mi hanno mai interessato

Il rude Rhett e l’altrettanto rude Rossella

Siamo all’inizio della pellicola. Rossella O’Hara è la giovane rampolla di una famiglia di origini irlandesi del sud degli Stati Uniti.

Perdutamente innamorata del vicino Ashley Wilkes, appena apprende che questi ha deciso di sposare la cugina Melania si fa prendere dalla disperazione e, durante una festa a casa Wilkes, lo incontra per confessargli il suo amore. Lui però, pur confermandole una certa simpatia, rimane fermo nel proposito di sposare Melania e se ne va.

Rimasta sola, la bella ragazza sfoga la sua rabbia lanciando un vaso contro una parete. Appostato dietro a un divano c’è però Rhett Butler, che si era già visto qualche scena prima in sala, intento a discutere dell’esito incerto di un’eventuale guerra contro il nord.

Rhett si dimostra subito un uomo pratico, indifferente alle convenzioni sociali, come alla fine si dimostrerà essere anche Rossella.

E voi non siete una signora; non è un titolo di demerito, le signore non mi hanno mai interessato.

Lo scambio di battute in inglese suona così: «Sir, you are no gentleman!». «And you, miss, are no lady. Don’t think I hold that against you. Ladies have never held any charm for me». In italiano la traduzione invece era: «Voi non siete un gentiluomo!». «E voi non siete una signora; non è un titolo di demerito, le signore non mi hanno mai interessato».

 

2. Chi ha coraggio fa anche a meno della reputazione

La vedovanza e il ballo

La guerra scoppia e tutti i giovani della zona corrono ad arruolarsi nell’esercito, esaltati dal patriottismo. Nell’eccitazione del momento Carlo (traduzione antidiluviana di Charles) Hamilton, il giovane e idealista fratello di Melania, chiede proprio a Rossella di sposarlo e lei, ancora infastidita dal rifiuto di Ashley, accetta, giusto per fargli un dispetto.

Si celebra quindi un doppio matrimonio, subito prima che Ashley e Carlo partano per il fronte. Carlo morirà poco dopo a causa di una malattia contratta in guerra e Rossella diventa quindi una giovane vedova, infelice di indossare l’abito scuro e di dover portare il lutto.

«Un altro ballo e la mia reputazione è rovinata». «Chi ha coraggio fa anche a meno della reputazione».

A questo punto arriva la scena che analizziamo ora: durante una raccolta fondi per la causa sudista, si chiede agli uomini presenti di offrire una somma di denaro per poter ballare con una ragazza a loro scelta.

Rossella O'Hara al ballo, mentre Rhett parla con Melania
Arrivano le prime offerte, ma subito si fa avanti un arricchito Rhett Butler, che mette sul piatto addirittura 150 dollari per “mrs. Charles Hamilton”, cioè proprio per Rossella, vedova di Carlo.

A poco servono le rimostranze del banditore, visto che Rossella – incurante degli sguardi dei benpensanti – non vede l’ora di ballare. E durante il ballo arriva la battuta memorabile.

In inglese suona così: «Another dance and my reputation will be lost forever». «With enough courage, you can do without a reputation». Nella traduzione in italiano: «Un altro ballo e la mia reputazione è rovinata». «Chi ha coraggio fa anche a meno della reputazione».

 

3. Dovresti essere baciata, e spesso

Un bacio non basta

Spostiamoci poco più avanti rispetto alla sequenza che abbiamo descritto sopra, ambientata ad Atlanta. La guerra procede e Rhett, che continua a far soldi forzando il blocco navale imposto dai nordisti, si reca spesso all’estero per concordare gli approvvigionamenti da far pervenire alle truppe confederate e alla gente del sud.

Ogni tanto però ritorna e in un’occasione fa visita a Melania e soprattutto a Rossella, portando in dono a quest’ultima un cappellino verde comprato a Parigi.

Lei è felice delle attenzioni e, nonostante i due continuino a punzecchiarsi (con qualche riferimento anche alla biancheria intima femminile, che lui ammette d’aver conosciuto fin troppo bene nella capitale francese), vuole ringraziarlo per il dono, ma lui rifiuta perché non ha intenzione di accontentarsi di un solo bacio da lei.

No, non penso che ti bacerò, anche se hai un gran bisogno di essere baciata. Ecco cos’hai che non va. Dovresti essere baciata e spesso, e da qualcuno che sa come farlo.

La frase di Rhett in inglese recita: «No, I don’t think I will kiss you, although you need kissing, badly. That’s what’s wrong with you. You should be kissed and often, and by someone who knows how».

In italiano fu resa così: «No, non penso che ti bacerò, anche se hai un gran bisogno di essere baciata. Ecco cos’hai che non va. Dovresti essere baciata e spesso, e da qualcuno che sa come farlo».

 

4. Francamente me ne infischio

La frase da censurare

Arriviamo, dunque, al gran finale, nel quale si concentrano le due battute più memorabili dell’intera, lunghissima, pellicola. Rispetto alla scena precedente ne sono capitate di tutti i colori: Atlanta viene assediata e data alle fiamme, ma Rhett riesce a portare Rossella e Melania fino a Tara, che però nel frattempo è in rovina.

Rossella rimette le cose a posto anche sposando il ricco fidanzato di una delle sorelle, che poco dopo la fine della guerra muore, lasciandola vedova per la seconda volta. A questo punto Rhett riesce finalmente a portarla all’altare, anche se lei continua a non dimenticare Ashley: i due hanno una figlia che però muore in un incidente a cavallo.

«Rhett, se te ne vai, che sarà di me, che farò?». «Francamente me ne infischio».

Alla fine, proprio quando lei capisce di non essere più innamorata di Ashley – distrutto a sua volta dalla morte di Melania – si trova sostanzialmente Rhett sulla porta di casa, pronto a lasciarla.

Ed ecco che arriva la battuta decisiva: «Oh, Rhett! Rhett! Rhett! If you go, where shall I go? What shall I do?». «Frankly, my dear, I don’t give a damn» (in italiano: «Rhett! Rhett! Rhett! Rhett, se te ne vai, che sarà di me, che farò?». «Francamente me ne infischio»).

Tra l’altro, il produttore David O. Selznick ebbe notevoli problemi con la censura dell’epoca non per il modo in cui venivano trattati gli afroamericani o per una celebre scena in cui Rhett sostanzialmente stupra sua moglie, ma proprio per quel damn, termine che veniva ritenuto troppo forte. Ma alla fine riuscì a non farlo cancellare dalla pellicola.

 

5. Domani è un altro giorno

L’epica conclusione

Rhett se ne va, lasciando Rossella (o, all’americana, Scarlett) da sola, senza più nessuno a cui voler bene e da cui farsi amare. La disperazione però cede subito il passo a una nuova speranza: Rossella decide di tornare a Tara, a casa, e da lì tentare di riconquistare l’unico uomo che l’abbia mai veramente amata per ciò che è.

«Tara! Home. I’ll go home. And I’ll think of some way to get him back. After all, tomorrow is another day», recita l’ultima battuta pronunciata da Vivien Leigh, resa in italiano con: «Tara! A casa. A casa mia. E troverò un modo per riconquistarlo. Dopotutto, domani è un altro giorno!».

Dopotutto, domani è un altro giorno!

Musica, sipario, ingresso nel mito e dodici premi Oscar tra cui quello per il miglior film, la miglior regia, la miglior attrice protagonista, la miglior attrice non protagonista (all’afroamericana – la prima della storia – Hattie McDaniel), la miglior sceneggiatura e così via.

L’unico a non essere premiato fu Clark Gable, che, superato dall’inglese Robert Donat, se ne uscì con un’altra frase memorabile: «Questi maledetti europei, ci ruberanno tutto». Secondo l’American Film Institute, «Francamente me ne infischio» è la miglior battuta della storia del cinema, mentre «Domani è un altro giorno» si piazza al trentunesimo posto.

 

Altre 90 frasi di Via col vento, oltre alle 5 già segnalate

Cinque citazioni non bastano certo per rendere l’idea di un film così complesso come Via col vento. Abbiamo quindi deciso di allagare il tiro, arrivando ad includere altre 90 memorabili frasi. Eccole qui di seguito, in rapida successione.

– Miss Rossella, dove andare senza scialle? Essere tardi e fare freddo! E perché non avere invitato signorini per stare cena? Stare maleducata come contadina dopo quello che io avere fatto per educarti! Torna a casa! Tu obbedire se non volere ammalarti! (Mami)

– Sempre correre a curare poveri straccioni bianchi invece di venire a casa per cenare! (Mami)

– E a tutti i santi verso i quali ho peccato con il pensiero, con le parole e le azioni, mia colpa, mia colpa, mia massima colpa. Supplico la Santa Vergine Maria Immacolata, san Michele arcangelo, san Giovanni Battista, e i Santi Apostoli Pietro e Paolo di intercedere […] E misericordioso nostro Dio, ci concedi il perdono, l’assoluzione e la remissione dei peccati. Amen. (Famiglia O’Hara)

– Reggere forte, non respirare! (Mami) [stringendo il corsetto a Rossella]

– È meglio così che stare a tavola. A tavola non si hanno che due vicini. (Rossella) [circondata dai suoi numerosi spasimanti]

– Miss Rossella! Miss Suellen! Che razza di maniere! Sembrare figlie di poveri straccioni! Ma voi essere grandi ora, dovere essere educate! (Mami)

– “Non sciupare il tempo, perché è la sostanza di cui la vita è fatta”.

– Oseresti dire, miss Rossella O’Hara, che la terra non conta nulla per te? Ma se è la sola cosa per cui valga la pena di lavorare, di lottare, di morire? Perché è la sola cosa che duri! (Gerald)

– Quante stupidaggini si devono fare per trovare marito! (Rossella)

– C’è già la guerra? (Rhett) [dopo che Rossella ha lanciato un vaso per la rabbia]

– Mi guarda come se volesse spogliarmi con gli occhi. (Rossella) [parlando di Rhett]

– Gli uomini corteggiano le ragazze come lei, ma non le sposano. (Una dama) [parlando di Rossella]

– Tu sai di che guai parlare. Io parlare di Mr. Ashley. Lui venire Atlanta quando avere licenza e tu aspettare come un ragno la mosca! Lui marito di Miss Melania! (Mami)

– Le signorine per bene fare sonnellino dopo mangiato. È tempo che tu cominciare a comportarti come figlia di Miss Elena. (Mami)

– Quasi tutte le miserie del mondo sono causate dalle guerre. E quando le guerre sono finite nessuno sa più perché sono scoppiate. (Ashley)

– Non dico questo. Dico soltanto che i nordisti sono meglio equipaggiati di noi. Hanno fabbriche, cantieri, miniere e una flotta per bloccare i porti ed farci morire di fame. Noi abbiamo solo cotone, schiavi e… arroganza. (Rhett)

– Come potrei non amarvi? Avete quell’ansia di vivere che io non ho. Ma questo genere d’amore non basta per due persone diverse come noi. (Ashley) [a Rossella]

– Muta ed esterrefatta, Atlanta rivolse il suo sguardo angosciato alla lontana cittadina di Gettysburg e per tre giorni una pagina di storia attese notizie mentre due nazioni furono sotto la presa mortale nei campi della Pennsylvania…

– Facevo questi guanti per lui… Non ne avrà più bisogno… (Signora Meade) [dopo aver saputo della morte del figlio durante la battaglia di Gettysburg]

– Che m’importa! Sono troppo giovane per fare la vedova. Farò paura alla gente con quell’orrore addosso. (Rossella) [rifiutandosi di vestire a lutto]

– Non voglio abusare della vostra infantile immaginazione: non sono né nobile né eroico. (Rhett)

– Credo in Rhett Butler. È la sola causa che riconosco, il resto conta ben poco. (Rhett)

– Questa guerra diventa seria se una ragazza come voi non sa più mettersi un cappello alla moda. (Rhett)

– Oh, Rossella, sei stata così buona con me. Sei stata più che una sorella. Cara, avresti cura di mio figlio se dovessi morire? (Melania)

– Guardatevi in giro. È un momento storico. Racconterete ai nipoti di avere assistito alla scomparsa del Sud. Volevano liquidare i nordisti in un mese, questi fanfaroni! (Rhett)

– Che tragico spettacolo. Il Sud è in ginocchio e non si rialzerà. La causa sta morendo e con essa il diritto di vivere nel passato. (Rhett)

– Se non fossi una signora quante gliene direi a quella canaglia! (Rossella) [parlando di Rhett]

– Vieni qui, bello mio, vieni! Avere mangiato tutte tue mogli. Avere mangiato tuoi figli. Nessuno restare a piangere tua morte. (Zio Pietro) [prima di ammazzare un gallo per il pranzo di Natale]

– Atlanta pregava mentre l’avanzata degli Yankee si faceva minacciosa… Sebbene andassero a testa alta, i cuori si facevano pesanti mentre aumentava l’afflusso dei feriti e dei profughi nell’infelice Georgia…

– In città scoppiò il panico con i primi proiettili di Sherman. Inermi e disarmati, la popolazione fuggì dalla forza inarrestabile che stava arrivando. E disperatamente, i valorosi sopravvissuti dell’esercito marciarono per affrontare il nemico…

– Il Signore è il mio pastore. Egli mi condurrà verso i pascoli celesti. Egli guida e conforta l’anima mia. Guida e conforta l’anima mia. Egli mi conduce sui sentieri della rettitudine. Signori, benché traversi la valle buia della morte non temo il maligno, perché Tu sei con me. E Tu sei la mia guida, il mio conforto. (Prete)

– “Che la pace sia tra queste mura”.

– Non ne posso più. Basta con i morti, non voglio più vederne! (Rossella)

– Andiamo via insieme. A che serve star qui a veder morire il Sud? (Rhett) [a Rossella]

– I nordisti in Georgia?! E come avranno fatto a entrare?! (Mrs. Merriwether)

– Dammi i sali! (Mrs. Merriwether) [frase ricorrente ogni volta che sta per svenire]

– L’assedio. Dai cieli pioveva la morte… Per trentacinque giorni una Atlanta tormentata sopravvisse sperando in un miracolo… Poi seguì un silenzio mortale più terrificante del rombo dei cannoni…

– E non star lì come un’oca! Corri! Presto, svelta! Se no ti giuro che ti vendo! (Rossella) [a Prissy]

– Io la frusto quella Prissy! (Rossella)

– Vai da Miss Melania e non la spaventare, se no ti frusto! (Rossella) [a Prissy]

– Io non capire niente di bambini! (Prissy) [confessando che non è in grado di far partorire Melania]

– Si deve mettere un coltello sotto il letto per tagliare il dolore in due. (Prissy) [prima del parto di Melania]

– Non sapete che si combatte da due giorni vicino a Tara? Credete di poter sfilare davanti all’esercito nordista con una malata, un bambino e una negra scema? (Rhett) [a Rossella]

– Perché ho sempre avuto un debole per le cause perse, quando sono proprio perse. O forse… perché ho vergogna di me stesso. Chissà. (Rhett)

– Voi indifesa? [ride] Che il cielo aiuti i nordisti, se vi catturano! (Rhett)

– Le Dodici Querce. Tenuta di John Wilkes. Chi turba la pace di questa piantagione sarà punito.

– Chi munge la mucca, Miss Rossella? Noi negri domestici! (Pork)

– Giuro davanti a Dio, e Dio m’è testimonio, che i Nordisti non mi batteranno! Supererò questo momento e quando sarà passato non soffrirò mai più la fame, né io né la mia famiglia, dovessi mentire, truffare, rubare o uccidere. Lo giuro davanti a Dio: non soffrirò mai più la fame! (Rossella)

– “E un vento di bufera devastò la Georgia…” Sherman! Per dividere la confederazione, umiliandola per sempre, i vincitori in marcia segnarono un solco sanguinoso largo sessanta miglia da Atlanta fino al mare… Tara, sopravvissuta, affrontava ora la carestia che segue la sconfitta…

– Pianteremo più cotone. Il cotone andrà alle stelle quest’anno! (Rossella)

– Da una avventura persa, tornarono i vinti… Amareggiati, cominciarono a tornare nelle loro terre devastate una volta regno dell’abbondanza e della cortesia… E con essi calarono altri invasori… più crudeli e feroci di quelli che avevano combattuto… i carpetbagger.

– Miss Rossella, se credete che l’amore valga qualcosa, state certa che Susan può considerarsi ricca. (Franco Kennedy)

– Non avrai che questo di Tara! (Rossella) [lanciando della terra in faccia al vecchio sovrintendente John Wilkerson, che vuole comprare Tara]

– Gerald O’Hara. Nato a County Wicklow, Irlanda, il 2 giugno 1801. Morto il 14 novembre 1865.

– Ellen Robillard O’Hara. Nata a Savannah, California, il 28 ottobre 1828. Morta il 1° settembre 1864.

– Non vi chiedo di perdonarmi. Neanch’io riesco a capirmi, vi assicuro. E se mi busco una pallottola, Dio mi salvi, non mi perdonerò mai quest’idiozia. Ma d’una cosa sono certo: che vi amo, da sempre. A dispetto vostro e mio e di questo mondo che ci crolla intorno, vi amo. Perché siamo eguali. Gentaglia, tutti e due. Egoisti e scaltri. Ma capaci di guardare le cose in faccia e chiamarle col loro nome. (Rhett)

– Oh, sono così magra e pallida e non ho vestiti! (Rossella)

– Inutile cercare di addolcire me! Io ti conoscere bene da quando mettere prime fasce! (Mami)

– Ho la schiena rotta. Guarda che mani! Mamma diceva che le vere signore si riconoscono dalle mani. (Suellen)

– La solita egoista, ma sempre affascinante. (Rhett) [parlando di Rossella]

– Chi è? Io non avere mai visto capelli di quel colore! (Mami) [dopo aver visto Belle Watling, una prostituta con i capelli tinti]

– Tutto esercito avere stesse cose: cimici, pidocchi e dissenteria. (Mami)

– Cosa credete che succeda quando una civiltà crolla? Chi ha cervello e coraggio se la cava. Chi non ne ha, cola a picco. (Ashley)

– Non che mi dispiaccia spaccare legna. Ma mi turba la perdita della bellezza della vita che amavo. Se non ci fosse stata la guerra, avrei trascorso l’esistenza rintanato alle Dodici Querce. Ma c’è stata la guerra. Ho visto morire i miei amici d’infanzia. Ho visto l’agonia di uomini uccisi da me. E ora devo vivere in un mondo che per me è peggio della morte. Ho paura di vivere in un mondo simile. Ma non riuscirò mai a farvelo capire, perché voi non avete paura. A voi la vita non spaventa. E non desiderate sfuggire alla realtà. (Ashley)

– Sì, vi resta qualcosa. Qualcosa che amate più di me, benché non lo sappiate… Tara. (Ashley) [le mette nel palmo del terriccio]

– Devo faticare giorno e notte per rimediare il minimo necessario per sfamarti e tu fai la generosa e dai tutto a questi vagabondi! Sono peggio di un’invasione di cavallette! (Rossella)

– Val la pena di finire in galera per sentirvi parlar così. Ne val la pena. (Rhett)

– Che diavolo di donna! (Rhett) [parlando di Rossella]

– Non valete 300 dollari. E mi ripaghereste solo con delle cattiverie. (Rhett)

– Hanno fatto male a cacciarvi dalla galera, dovevano impiccarvi! (Rossella) [a Rhett]

– Asciugatevi gli occhi. Se poteste ricominciare da capo fareste lo stesso. Siete come il ladro, cui non spiace di avere rubato ma è molto molto afflitto di andare in galera. (Rhett) [porgendo un fazzoletto a Rossella]

– Così bisogna trattarvi. Nessuno di quegli idioti v’ha mai baciata così, vero? Né Carlo, né Franco, né quello stupido Ashley! Dite che mi sposerete. Dite di sì. Sì? (Rhett)

– E ora che sei così ricca, potrai mandare al diavolo chi vuoi. È stata sempre una tua aspirazione. (Rhett)

– Sì, ti compatisco perché calpesti la vera felicità per inseguire un ideale che non ti farà felice. (Rhett)

– Non mi piace uccidere la gente che dice la verità. (Rhett)

– Smettete, vi sentiranno tutti. Avete sposato un ragazzo e un vecchio. Provate un uomo dell’età giusta e che sa fare con le donne. (Rhett)

– Se non la smetti di rimpinzarti così diventerai come Mami. E allora chiederò il divorzio! (Rhett) [a cena con Rossella]

– Trai la tua forza da questa terra, da Tara, Rossella. Tu ne sei parte ed essa è parte di te. (Rhett)

– Saranno tutti gelosi! Voglio che quelli che mi hanno umiliata diventino verdi dalla rabbia! (Rossella)

– Mettiti questo! Un vestito serio e distinto non sarebbe adatto. E mettiti molto rossetto. Si deve capir subito quella che sei. (Rhett) [prima del ricevimento, lanciando a Rossella un vestito rosso]

– Melania è stupida, ma non nel senso che credi. È una donna troppo onesta per concepire la disonestà nelle persone a cui vuol bene. E lei te ne vuole. Sebbene Dio solo riesca a capire perché. (Rhett) [a Rossella]

– Certo, la figura più comica è quella dell’infelice Mr. Wilkes. Mr. Wilkes, che è infedele a sua moglie col pensiero, ma non osa tradirla di fatto. Perché non si decide? (Rhett) [a Rossella]

– Guarda le mie mani, mia cara. Ti potrei fare a pezzi, volendo. E lo farei, se questo servisse a toglierti Ashley dalla mente. Ma non servirebbe. E allora proverò con un altro sistema. Ti metterò le mani così. Ai due lati della testa. E ti schiaccerò il cranio come una noce per farne uscire quell’idea fissa. (Rhett) [a Rossella]

– Sei pallida. Hai finito il rossetto o devo pensare che hai sofferto per la mia assenza? (Rhett)

– Ashley, avreste dovuto dirmelo anni fa che amavate lei e non me. E non ingannarmi parlandomi dell’onore. Avete aspettato fino ad ora, ora che Melania sta morendo per farmi capire che non conto per voi più di quello che Bella Watling conta per Rhett. E io ho amato qualcosa che non esiste. Strano… mi è indifferente… Sento che non m’importa. Non me ne importa niente. Oh, Ashley, dovete perdonarmi. Non piangete. Non deve accorgersi che avete pianto. (Rossella)

– So che almeno fisicamente mi sei rimasta fedele. E come lo so? Ma perché conosco Ashley Wilkes e la sua razza: gente d’onore. Mentre non si può dire lo stesso di te e di me. Noi non siamo gente per bene, non abbiamo onore, vero? (Rhett) [a Rossella]

– Abbiamo fatto di tutto per non capirci. Ma ora è tardi. Finché c’è stata Diletta, potevamo ancora essere felici. In lei vedevo te tornata bambina, com’eri una volta, prima che la guerra e la miseria ti cambiassero. T’assomigliava. E potevo viziarla come avrei voluto fare con te. Sparita lei, tutto è finito. (Rhett)

– Non te la caverai così! M’hai sbattuto la porta in faccia per sognare Ashley in solitudine! Ma questa notte non mi farò mettere fuori! (Rhett) [a Rossella, prendendola di peso e portandola in camera da letto]

– Sembra che una madre, anche se cattiva, sia meglio di niente. (Rhett)

– I bambini sono la vita che si rinnova. E credo quindi che valga bene la pena di rischiare. (Melania)

 

 

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