Cinque indimenticabili libri di Italo Calvino

Italo Calvino, autore di romanzi e saggi tra i più importanti del Novecento italiano

Il panorama letterario italiano del secondo Novecento vanta una straordinaria esperienza di vivacità e sperimentalismo grazie allo scrittore Italo Calvino (1923-1985). Dopo l’esordio come autore neorealista con il romanzo Il sentiero dei nidi di ragno (1947), nel quale viene raccontata la storia del giovane Pin e del suo incontro con i partigiani, Calvino decide di abbandonare la strada narrativa intrapresa per addentrarsi in un percorso nuovo, fatto di sperimentazioni, fiabe, riflessioni spiazzanti e squisiti giochi di tecnica letteraria.

In questo, l’autore mette a frutto non solo la sua impareggiabile vena di creatore di racconti, ma anche la profonda conoscenza della letteratura, della sua storia e delle sue modalità espressive, realizzando in Italia esempi di arte combinatoria e strutturalista, critica letteraria e metaletteratura che all’estero hanno i loro più illustri rappresentante nelle figure di Jorge Luis Borges e Raymond Queneau.

 

Il barone rampante

La vanità e la fragilità dell’utopia

"Il barone rampante", parte della trilogia de "I nostri antenati"La rocambolesca vicenda di Cosimo Piovasco di Rondò è nota a molti di noi fin dalla tenera età, poiché Il barone rampante (1957) è un romanzo fiabesco e divertente che spesso si legge interamente o a brani già nei primi anni di scuola. Ispirato alla vicenda di un tale Salvatore Scarpitta, rifugiatosi su un albero per scampare alla punizione della madre, questo libro si presenta in realtà come un racconto d’avventura per i più piccoli e come narrazione intrisa di spunti di riflessioni per gli adulti.

Infatti nella ribellione del giovane barone, salito su un elce dopo essersi rifiutato di mangiare un piatto di lumache cucinate dalla sorella, non c’è solo il germe di peripezie che hanno per coprotagonisti pirati, zingari, briganti lettori e fanciulle viziate, ma anche un monito sulla fragilità delle grandi aspirazioni: la società perfetta, in armonia con la natura e spogliata da ogni ipocrisia che Cosimo vorrebbe realizzare nel suo reame arboreo, è in realtà un sogno senza possibilità di realizzazione.

 

Marcovaldo

Fantasie ingenue e amara verità

"Marcovaldo", bella raccolta di racconti di CalvinoUn analogo scontro fra amara realtà e fantasia sognante si ritrova nella raccolta di racconti Marcovaldo ovvero Le stagioni in città (1963). Il libro deve il titolo al protagonista, un operaio in continua lotta con la povertà e con la testa fra le nuvole, un personaggio così semplice e ingenuo da stupirsi se in piena città, accanto alla fermata del tram, d’improvviso, spunta qualche fungo e capace di girare in bicicletta in compagnia di una rigogliosa pianta coltivata con amore.

Le avventure di Marcovaldo sono scandite dall’alternarsi delle stagioni e sono caratterizzate dai toni più disparati, dalla gioiosa spontaneità alla malinconia, dall’ironia che strappa risate alla riflessione più amara sugli eccessi di una società di massa che esalta il dio dei consumi e opprime la genuinità della fantasia, il mito della bellezza naturale e la semplicità.

 

Le città invisibili

Le mille forme dell’essere e il potere poietico della parola

"Le città invisibili", interessante romanzo di Italo CalvinoLe città invisibili (1972), assieme a Il castello dei destini incrociati e a Se una notte d’inverno un viaggiatore, rappresenta il passaggio di Italo Calvino da quello che è definito il periodo fantastico-fiabesco alla fase dello sperimentalismo tecnico, della scrittura labirintica e della metaletteratura. Tutti questi libri, infatti, hanno in comune un ardito lavoro di combinazione di personaggi, luoghi e storie uniti soltanto dal potere sconfinato della parola, che sa ricreare interi mondi, ma, allo stesso tempo, ne mette in dubbio l’esistenza o suggerisce la loro relatività, la possibilità di sostituirli con mille altri luoghi e mille altre storie.

Nel libro Le città invisibili, questo potere poietico è concentrato nella figura di Marco Polo, che incanta Kublai Kan con le descrizioni delle numerose città visitate nel corso dei suoi viaggi, ognuna diversa dalle altre e ognuna permeata di magia e incanto: una viene smontata e rimontata continuamente, un’altra è sospesa nel vuoto e ondeggia su un’immensa ragnatela, un’altra ancora è fatta di tubature che rampollano nel cielo.


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Le città incantate che sorgono nello sterminato impero di Kublai Kan e che questi non ha mai visto sono materia plastica modellata dalle mani di Polo e Calvino: la loro esistenza non è certa, la loro forma è mutevole ma, soprattutto, ciascuna di esse rivela al viaggiatore qualcosa di diverso, sicché un’unica città, uguale per ciascun viandante, non può darsi.

 

Se una notte d’inverno un viaggiatore

Il gioco delle scatole cinesi destinato a non avere fine

"Se una notte d'inverno un viaggiatore", forse il capolavoro di Italo CalvinoPer gli amanti della vena combinatoria di Calvino, Se una notte d’inverno un viaggiatore (1979) è il capolavoro indiscusso dell’autore. In questo romanzo il protagonista è il lettore stesso, cui Italo Calvino si rivolge direttamente, sfruttando lo stile dello You-Narrative. Celeberrimo è l’inizio dell’opera: «Stai per cominciare a leggere il nuovo romanzo Se una notte d’inverno un viaggiatore di Italo Calvino. Rilassati. Raccogliti. Allontana da te ogni altro pensiero. Lascia che il mondo che ti circonda sfumi nell’indistinto».

Fin dalle prime righe appare dunque evidente la tecnica metanarrativa adottata dall’autore: Se una notte d’inverno un viaggiatore ha come protagonista il lettore di Se una notte d’inverno un viaggiatore… o, per meglio dire, colui che tenta di leggere Se una notte d’inverno un viaggiatore, che, già dopo il primo capitolo, si presenta incompleto o mal stampato. Inizia qui un gioco di scatole cinesi nel quale il lettore, tentando di recuperare il libro autentico, si imbatte in dieci storie differenti che, ancora una volta, tracciano il divario incolmabile fra una realtà autentica (o ritenuta tale) simboleggiata dal libro e le mille sfaccettature di cui essa si ammanta e che, come un prisma, moltiplicano l’essenza in un continuo rimando di riflessi.

Se una notte d'inverno un
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Italo Calvino: Se una notte
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Le città Invisibili
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Lezioni americane

La summa della poetica di Calvino

"Lezioni americane", pubblicate postumeIl lettore di Italo Calvino non può tralasciare la produzione saggistica, in particolare gli interventi redatti per il ciclo di lezioni che l’autore avrebbe dovuto tenere, se non fosse morto prematuramente, all’università di Harvard nel 1985-1986. Esse sono raccolte sotto il titolo di Lezioni americane, scelto dalla moglie Esther sulla base di alcuni appunti lasciati da Calvino. Si tratta di brevissimi interventi su aspetti della produzione letteraria che Calvino ritiene cruciali alle soglie del Duemila (infatti il sottotitolo dell’opera è Sei proposte per il prossimo millennio); essi sono Leggerezza, Rapidità, Esattezza, Visibilità, Molteplicità e Cominciare e finire.

Nell’argomentare il valore di questi elementi, che lo scrittore deve usare (o non usare) nella consapevolezza di tutte le potenzialità che possono liberare, Calvino si avvale di esempi letterari di tradizioni diverse, citando Dante e Cavalcanti e Leopardi così come il suo collega e amico Borges.


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Lezioni americane. Sei proposte
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Le città Invisibili
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Gli amori difficili
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Tuttavia il più grande termine di paragone per tutte queste variabili della letteratura è Calvino stesso: le Lezioni non solo fanno sorgere riflessioni e spunti di lettura interessanti sulla produzione di ogni tempo e luogo, ma costituiscono una sorta di summa della tecnica di Calvino e, insieme, del suo pensiero, perché è innegabile che, oltre essere lo scrittore della leggerezza (che va completamente distinta dalla superficialità), egli sia stato anche estremamente rapido, esatto, capace di rendere visibile l’invisibile e l’inimmaginabile e molteplice nelle forme di racconto prodotto e nelle prospettive adottate.

 

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