Ci sono culture in cui l’orrore ha un peso specifico non irrilevante. L’Italia, in fondo, non è una di queste, nonostante il nostro cinema e la nostra letteratura abbiano tentato – a volte anche con discreti risultati – di proporre del materiale che sapesse insinuare la paura in lettori e spettatori; molto più avanti di noi, da questo punto di vista, sono invece le letterature angloamericane, all’interno delle quali – come d’altronde abbiamo avuto modo di vedere anche recentemente – sono stati creati alcuni dei più inquietanti mostri della nostra storia, dai vampiri a Frankenstein, dagli extraterrestri agli zombie.

Il gusto orientale per il macabro

Pure la cultura giapponese, da questo punto di vista, non pare essere da meno di quella di lingua inglese, anche se forse la nostra distanza dall’Estremo Oriente ce la rende meno facilmente accessibile: nella tradizione folcloristica e religiosa locale, infatti, non mancano racconti di discese agli inferi, di uccisioni particolarmente macabre, di mostri e demoni che sembrano congegnate apposta per suscitare sentimenti di paura e di inquietudine non solo nei piccoli bambini, ma pure negli adulti.


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Ovvio quindi che questo gusto per il macabro si sia riversato nel corso degli anni anche nelle forme d’arte più popolari, come ad esempio nel fumetto, nel quale il filone dell’horror trova da tempo un suo spazio abbastanza rilevante e che merita ora di essere analizzato; per questo, vi presentiamo oggi cinque indimenticabili e spaventosi manga horror, scelti tra quelli più significativi ed importanti nell’evoluzione del genere.

 

The Drifting Classroom

Catapultati in un futuro misterioso e allucinante

The Drifting Classroom è uno dei classici nel campo dei manga dell'orroreA volte, per generare l’orrore non serve andarlo a cercare chissà dove; non bisogna tirare in ballo mostri, zombie, vampiri, licantropi e quant’altro, perché basta mettere insieme un gruppo di persone comuni e farle vivere al di fuori della civiltà. Due classici come La linea d’ombra e Il signore delle mosche, il bel libro di Cormac McCarthy La strada o il successo di una serie come Lost ci dimostrano – se ne avessimo mai avuto bisogno – che il peggior mostro è molto spesso l’uomo stesso, soprattutto se messo alle strette.

Nell’ambito dei fumetti giapponesi questo tema è stato esplorato soprattutto in The Drifting Classroom, un classico purtroppo inedito in Italia ma che meriterebbe maggior considerazione: realizzato tra il 1972 e il 1974 da Kazuo Umezu, racconta infatti la storia di un gruppo di alunni ed insegnanti degli ultimi anni di una scuola elementare che si trovano catapultati, per un motivo inspiegabile, in un futuro apocalittico in cui tutto il Giappone sembra essere stato trasformato in un mondo desertico infestato da terribili malattie e bestie.

Dopo che un evento così catastrofico ha fatto impazzire molte persone e soprattutto gli adulti, che in qualche caso si sono macchiati anche di efferati crimini, la situazione viene presa in mano dal protagonista della storia, il giovane Sho, che diventa sostanzialmente leader della piccola comunità di sopravvissuti e che, grazie ai poteri paranormali dell’amica Nishi, riesce in qualche modo a comunicare con il passato, facendosi nascondere dalla madre degli oggetti in varie parti della città, oggetti che poi torneranno utili ai reduci per cercare di sopravvivere in un luogo così inospitale e pericoloso.

Influenzato dal clima di imminente tragedia che aleggiava in molte delle produzioni fumettistiche del Giappone del dopoguerra, il manga è una pietra miliare soprattutto nelle descrizioni delle complesse psicologie dei personaggi che non possono non rimandare direttamente al già citato Lost, che, seppur incentrato su degli adulti, non sembra altro che la controparte americana di questa stessa storia. L’orrore c’è, e dà luogo di tanto in tanto anche ad alcune situazioni raccapriccianti, però si tratta di un orrore più psicologico che effettivo, più giocato su quello che può accadere che non su quello che accade realmente, specchio d’altronde di un’epoca – e di un pubblico di riferimento, che era quello dei ragazzi delle medie e del liceo – che non poteva mostrare molto di più.

 

Tomie

La pericolosa ragazza che ritorna dalla morte

Tomie, capolavoro di Junji ItoJunji Ito è sicuramente uno dei mangaka horror più importanti del Giappone: da quando ha fatto la sua improvvisa comparsa nel mondo del fumetto nipponico, a fine anni ’80, abbandonando così la promettente carriera come dentista, le sue opere sono diventate immediatamente dei classici, tanto da aver ispirato in molti casi dei film di grande successo in patria, spesso sceneggiati dallo stesso autore.

Ma l’opera che ha fatto scaturire tutto questo successo, pubblicata quando ancora non era un professionista, è senza dubbio Tomie, breve ma intensa storia horror racchiusa in Giappone in due tankobon e in Italia pubblicata non molti anni fa in volume unico dalle edizioni Hazard.

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La trama, che trae spunto da una fantasia avuta dallo stesso Ito all’epoca della scuola, vede al centro la figura della bella ma egoista Tomie, una ragazza che, nonostante sia fidanzata, manifesta una morbosa attrazione nei confronti di un suo insegnante, il professor Takagi; durante una gita scolastica, l’ennesima discussione col fidanzato Yamamoto degenera in tragedia, col ragazzo che di fatto la spinge da un dirupo. Disperato per quanto fatto, il giovane si confida coi compagni e col professore, pronto a costituirsi, ma tutti decidono piuttosto di finire l’odiosa Tomie – che è in realtà ancora viva – in modo da non lasciare testimoni e così proteggere l’amico. Il problema è che il giorno dopo Tomie si ripresenta in classe e sembra manifestare dei poteri sconvolgenti e pericolosi, che mettono a repentaglio la vita non solo di Yamamoto, ma di tutti quelli che si mettono sulla strada della ragazza.

Disegnato con un tratto realistico e semplice, e forse proprio per questo ancora più inquietante, il manga ha dato origine a una serie cinematografica di otto pellicole, fatte uscire tra il 1999 e il 2007; la carriera di Ito è comunque proseguita sempre più o meno sugli stessi toni, trovando poi un altro grande successo a fine anni Novanta con la pubblicazione di Uzumaki, considerato forse il suo capolavoro ma ancora inedito in Italia.

 

Dragon Head

Sopravvivere tra le rovine di Tokyo

Dragon HeadQuello post-apocalittico è un tema che, di tanto in tanto, torna di moda, soprattutto quando il mondo subisce dei rovesci importanti dal punto di vista politico o sociale. Lo stesso libro dell’Apocalisse non era altro che l’annuncio della fine del mondo che sarebbe arrivata dopo il definitivo trionfo del cristianesimo, ma anche in epoca medievale – come ci racconta benissimo, tra gli altri, Il nome della rosa – lo stesso tema veniva ripreso davanti all’idea che la realtà come la si era sempre conosciuta fosse giunta al termine; e in Giappone il tema era particolarmente sentito a causa dell’aver vissuto in prima persona, sulla propria pelle, sia un vero e proprio olocausto nucleare, sia i grandi terremoti e le tremende catastrofi naturali che diventava spesso lo spunto per ripensare ad un mondo che volesse rigenerarsi da zero.


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Dragon Head, celebre ed apprezzato manga di Minetaro Mochizuki, si inserisce benissimo in questo filone: serializzato in patria tra il 1995 e il 2000 e poi raccolto in dieci volumi, si è guadagnato grandi elogi e molti premi, ed è pure arrivato in Italia già una decina d’anni fa grazie alla Magic Press, che però non riuscì a terminarne la pubblicazione, interrompendo la storia al sesto volume; proprio da qualche giorno è però in edicola un nuova edizione che con ogni probabilità colmerà la lacuna, pubblicata da Planet Manga.

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La storia si richiama a molti classici del genere: il giovane studente Teru si trova su un treno, di ritorno da una gita scolastica, quando, durante l’attraversamento di una galleria, un fortissimo terremoto fa deragliare il mezzo e lo blocca all’interno del tunnel. Grazie ad alcuni ragazzi superstiti – tra cui l’amica Ako, con cui finirà per far coppia nella sua lotta per la sopravvivenza – riuscirà prima a riorganizzare le forze e ad evitare gli assalti di altri ragazzi resi pazzi dalla situazione, poi ad uscire dalla galleria e ad inoltrarsi nel mondo esterno, che però sembrerà anch’esso vittima di un’immane tragedia ed in preda all’anarchia.

Anche qui l’orrore è più psicologico che reale, nel senso che non ci sono mostri né scene eccessivamente efferate; ma non per questo la storia è meno carica di tensione e paura, paura che anzi – a giudicare da certi dialoghi disseminati nella storia – sembra essere proprio il tema principale del manga.

 

Highschool of the Dead

Una commedia scolastica trasportata all’interno di The Walking Dead

Highschool of Dead, già diventato un animeSempre pubblicato da Planet Manga è anche Highschool of the Dead, opera di Daisuke Satō ai testi e del di lui fratello Shōji Satō ai disegni, da cui è stato tratto anche un anime trasmesso per la prima volta in Italia proprio questa estate grazie al canale Man-Ga, disponibile su Sky.

Anche qui il tema centrale è l’Apocalisse, ma per una volta non è un terremoto a provocarla, come accadeva invece in The Drifting Classroom e Dragon Head, bensì la pandemia di un virus sconosciuto che trasforma gli esseri umani in zombie.

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Lanciata nel 2006 ed evidentemente debitrice di The Walking Dead, uscita per la prima volta in America solo tre anni prima, la serie dei fratelli Satō racconta di un gruppo di ragazzi, perlopiù compagni di scuola, che cercano di sopravvivere al contagio e di scappare dagli zombie che sono costantemente alla ricerca di carne umana, sfruttando le proprie abilità nel combattimento e nel tiro di precisione: elemento centrale del gruppo è Takashi, un diciassettenne inizialmente molto timido ma che ben presto dimostra qualità da leader; al suo fianco c’è la bella Rei, con la quale Takashi condivide dall’infanzia una cotta mai però esplicitata, soprattutto a causa della timidezza di lui; poi c’è Saeko, la presidentessa del club di kendo, che affianca spesso il ragazzo negli scontri corpo a corpo con “loro”, cioè i morti viventi; e ancora Saya, anch’essa innamoratissima del protagonista, la procace infermiera Shizuka, il maniaco delle armi Kota ed altri personaggi, sempre al limite tra l’eroico e il grottesco come in fondo tutta la serie, che cerca di stemperare i toni drammatici di tanto in tanto con qualche elemento comico o sensuale.

Baciata da un ottimo successo in patria – i volumi sono spesso entrati nella top ten delle vendite –, la serie è stata elogiata sia in Giappone che all’estero per la sua capacità di rinnovare le dinamiche del manga scolastico e dell’horror, mescolando dramma e commedia, all’insegna soprattutto di un grande spazio lasciato ai combattimenti e a un gusto quasi da sparatutto per l’azione, la ricerca e l’uccisione di questi temibili zombie.

 

Another

Il banco della ragazza morta

Copertina del light novel AnotherConcludiamo con un manga recentissimo – è uscito in patria tra il 2011 e il 2012 – e prontamente importato in Italia più o meno negli stessi mesi dalla Star Comics: Another, uno splatter che ha la particolarità di essere nato da una light novel ed essere poi stato trasportato su vari e diversi media. Quello dei light novel è un fenomeno tipico del mercato giapponese di cui abbiamo già parlato anche altrove, che non ha corrispettivi in Occidente (e infatti molto raramente queste opere vengono tradotte): in pratica, sono dei romanzi illustrati pensati per un pubblico di adolescenti, che si pongono a metà strada tra il romanzo vero e proprio e il fumetto, con un lungo testo in prosa a cui però si affiancano numerosissime illustrazioni curate spesso da un character designer.

In questo modo è nata anche la saga di Another, una storia scritta nel 2009 da Yukito Ayatsuji che ha avuto un tale successo da spingere a realizzarne un manga, affidato alle cure di Hiro Kiyohara, e in questo modo presto esportato in tutto il mondo. La trama si concentra attorno a una maledizione che grava su una classe delle superiori: nel 1972, infatti, la classe 3-3 della Yomiyama Nord rimane colpita dalla morte di uno dei suoi componenti, la popolare Misaki.

Per ricordarla, sia i suoi compagni che i professori decidono di continuare a fare come se lei fosse ancora tra loro, lasciando in classe il suo banco, riservandole un posto per la cerimonia del diploma e così via. Ventisei anni dopo, nel 1998, un quindicenne proveniente da un’altra città, Kouichi Sakakibara, si iscrive in quella stessa classe e dopo un breve periodo di malattia si accorge di qualcosa di strano, visto che tra i suoi compagni figura una ragazza di nome Mei Misaki che però gli altri sembrano addirittura non vedere né conoscere.

Dopo un’iniziale titubanza, Kouichi stringerà amicizia con Mei, scoprendo anche il motivo di quello strano comportamento di insegnanti e studenti e trovando un modo per debellare definitivamente l’antica e sanguinosa tradizione che proprio col suo arrivo ha ricominciato a mietere vittime. Oltre alla serie manga sono stati realizzati, infine, anche un anime ed un film live-action, entrambi inediti in Italia.

 

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