La stupidità umana ha spesso dato da pensare ai filosofi e agli scrittori. Perché esiste? È possibile cancellarla? E, se sì: come? Domande su cui si sono avanzate risposte anche molto diverse tra loro e non sempre utili alla soluzione del problema. Anche perché la stupidità non è sempre sentita come un’emergenza: in fondo diverte, scardina gli assunti, scarica le tensioni e può essere in certi casi funzionale al potere.

E poi, di stupidità ce n’è di tutti i tipi. C’è quella più evidente, che si mescola con l’ignoranza; c’è quella dotta, mascherata dietro a paroloni e cariche; quella voluta e quella involontaria; quella innocua e quella dissacrante. Per capirne meglio i meccanismi, abbiamo selezionato cinque tra le più famose frasi sull’argomento. Ve le presentiamo con anche qualche breve nota biografica sul loro autore.

 

La sostanza costitutiva dell’universo

L’ironia di Frank Zappa

Frank Zappa in una famosa fotoIl genio, diceva Kant, è indefinibile, nel senso che non si può dare una formula che ne spieghi le caratteristiche. Una frase che ben si sposa con la vita e l’arte di Frank Zappa, un musicista che ha fatto del trasformismo e della mescolanza la sua cifra stilistica. Tra le sue composizioni si trovano brani tipicamente hard rock ed altri demenziali, esperimenti jazzistici e tentativi di computer music, fusion e progressive. E un forte gusto sarcastico, evidenziato in mille forme diverse.

L’esordio discografico arrivò nel 1966 col doppio Freak Out!, che già dal titolo metteva subito in chiaro le cose. Nel 1969 arrivò il primo capolavoro, Hot Rats, un album quasi completamente strumentale, mentre nel decennio successivo fu la volta di The Grand Wazoo, Over-Nite Sensation e One Size Fits All. Estremamente prolifico, firmò quasi 60 album (molti dei quali doppi) in poco più di 25 anni di carriera. Scomparve nel 1993, qualche giorno prima del suo cinquantatreesimo compleanno, per un cancro alla prostata.

Alcuni scienziati affermano che l’idrogeno, poiché sembra essere ovunque, è la sostanza basilare dell’universo; non sono d’accordo. Io dico che c’è molta più stupidità che idrogeno, e che quella è la vera sostanza costitutiva dell’universo. (Frank Zappa)

 

Diecimila stupidi

Leo Longanesi e le masse

Leo Longanesi nel dopoguerraDi carattere e simpatie completamente opposte era invece Leo Longanesi, uno dei giornalisti più importanti a cavallo tra ventennio fascista e dopoguerra. Nato in Romagna nel 1905 da una ricca famiglia di possidenti, aveva iniziato a fondare riviste già da adolescente, mentre frequentava il liceo a Bologna. A poco più di vent’anni creò L’italiano, periodico che si inserì nel dibattito culturale degli anni ’20, mentre nel 1926 scrisse il Vade-mecum del perfetto fascista che, tra esaltazione e ironia, ebbe un successo strepitoso.


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Critico pungente, aforista, amante della polemica, Longanesi fu sicuramente un giornalista di destra, apprezzato dallo stesso Mussolini, ma mai prono al potere. E, soprattutto, ebbe delle intuizioni giornalistiche che avrebbero segnato i tempi. Come la creazione di Omnibus, il primo settimanale di attualità italiano, fondato a Roma nel 1937.

“Il borghese” e la casa editrice

Nel dopoguerra, scampato al crollo del regime, aprì anche una propria casa editrice, che è ancora oggi una delle principali del panorama italiano. E aprì un’ulteriore rivista destinata a far discutere, Il borghese. In generale, non smise di attaccare la politica e il mutamento dei tempi, fedele all’estetica di Strapaese, movimento a cui aveva aderito in gioventù.

Fanfare, bandiere, parate. Uno stupido è uno stupido. Due stupidi sono due stupidi. Diecimila stupidi sono una forza storica. (Leo Longanesi)

 

Sicurezza e dubbi

Lo sguardo da filosofo di Bertrand Russell

Bertrand RussellPolemista lo era anche Bertrand Russell, ma con intenti decisamente diversi rispetto a quelli di Longanesi. La politica gli interessava, infatti, piuttosto poco, almeno nella sua versione partitica. Lottava, invece, su questioni filosofiche e umanitarie, tanto è vero che è rimasto celebre presso il grande pubblico anche come un sagace creatore di paradossi e per essere finito in carcere come pacifista durante la Prima guerra mondiale.

La lotta tra intelligenza e stupidità gli era quindi ben presente, e sempre davanti agli occhi. Per la sua opera di divulgazione filosofica ottenne addirittura il Premio Nobel per la letteratura, ma, per gli specialisti, si occupò con grande capacità di logica, filosofia del linguaggio ed epistemologia. Influenzò, così, l’opera di pensatori a lui successivi come Karl Popper e Ludwig Wittgenstein.

La causa principale dei problemi è che al mondo d’oggi gli stupidi sono strasicuri, mentre gli intelligenti sono pieni di dubbi. (Bertrand Russell)

Amico e collaboratore di grandi intellettuali del suo tempo, si batté per il disarmo nucleare assieme ad Albert Einstein, contro la Guerra del Vietnam assieme a Jean-Paul Sartre e per la depenalizzazione dell’omosessualità.

 

La prova della morte di Dio

Umberto Eco e il problema del male

Umberto EcoRimaniamo su un approccio filosofico e contemporaneamente ironico con una frase di Umberto Eco. Il pensatore piemontese, d’altronde, aveva lo stesso gusto di Russell per la burla intelligente e per il paradosso, come ben emerge da questa citazione che si richiama a uno dei problemi classici della filosofia antica e medievale: quello del male. Un problema che, per i profani, si può semplicemente riassumere così: com’è possibile che esistano contemporaneamente un Dio buono e onnipotente e il male nel mondo?


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La questione fu affrontata in vari modi, sia all’interno che all’esterno del cristianesimo. La più celebre risposta è probabilmente quella di Sant’Agostino, a sua volta ripresa in parte dal Neoplatonismo. Una risposta che Eco, da buon studioso della filosofia medievale, conosce molto bene. Ma in carriera lo scrittore recentemente scomparso non si è occupato solo di male e stupidità. Gli abissi dell’animo umano, anzi, li ha scandagliati tutti, in forme più o meno ironiche: basti ricordare, tra i tanti, i saggi Tra menzogna e ironia e Storia della bruttezza.

Ma poi mi rendo conto che il problema della Stupidità ha la stessa valenza metafisica del problema del Male, anzi di più: perché si può persino pensare (gnosticamente) che il male si annidi come possibilità rimossa del seno stesso della Divinità; ma la Divinità non può ospitare e concepire la Stupidità, e pertanto la sola presenza degli stupidi nel Cosmo potrebbe testimoniare della Morte di Dio. (Umberto Eco)

 

Due cose sono infinite…

La famosa frase attribuita ad Einstein

Albert Einstein è stato il prototipo di scienziato geniale del NovecentoConcludiamo con una delle frasi più celebri sull’argomento, anche se la sua autenticità non è del tutto dimostrata. A riportarla per primo fu uno psicoterapeuta ebreo tedesco naturalizzato statunitense, Fritz Perls. Trasferitosi negli Stati Uniti negli anni ’30, questi strinse infatti amicizia col compatriota Einstein, col quale ebbe varie conversazioni. In alcune sue opere riportò la frase che trovate qui di seguito, attribuendola prima a un “famoso astronomo” e solo negli anni successivi proprio ad Albert Einstein.

Il fisico tedesco, d’altronde, era un ottimo aforista e uno spirito dalla battuta pronta. Molte sono infatti le sue frasi che denotano una divertita arguzia. Ad esempio: «Conosco ormai l’incostanza di tutti i rapporti umani e ho imparato a isolarmi dal freddo e dal caldo in modo da garantirmi comunque un buon equilibrio termico». O (pronunciata profeticamente nel 1922): «Se verrà dimostrato che la mia teoria della relatività è valida, la Germania dirà che sono tedesco e la Francia che sono cittadino del mondo. Se la mia teoria dovesse essere sbagliata, la Francia dirà che sono un tedesco e la Germania che sono un ebreo».

Solo due cose sono infinite, l’universo e la stupidità umana, e non sono sicuro della prima. (Albert Einstein)

 

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