Cinque interessanti libri di Stephen Hawking

Stephen Hawking, astrofisico, matematico e autore di numerosi libri

La distinzione più classica, nel mondo dei fisici, è tra teorici e sperimentali: semplificando, i primi lavorano nei loro uffici, ragionando sulle leggi già presenti, sui principi matematici e i sui risultati sperimentali già raggiunti; i secondi in laboratorio, dove cercano conferme alle teorie elaborate dai colleghi o procedono per tentativi arditi.

Esiste però anche un’altra distinzione, meno dichiarata ma più evidente: tra i fisici noti e quelli sconosciuti al grande pubblico. I motivi per cui si passa da un gruppo all’altro non sono sempre chiari: a volte, certo, c’è il desiderio di apparire; altre volte la notorietà di uno scienziato è dovuta completamente al caso; infine, ci sono studiosi che – a volte per motivi anche extrascientifici – diventano dei “personaggi” e quindi attirano più facilmente l’attenzione dei media.

A quest’ultimo gruppo appartiene indubbiamente un personaggio come Albert Einstein: al di là dei suoi enormi meriti scientifici, quanto peso hanno avuto la sua chioma o la sua linguaccia nel farne un mito dei nostri giorni?

E lo stesso si potrebbe dire pure per Stephen Hawking, astrofisico autore di importanti ricerche e libri, ma notissimo anche a chi non mastica molto della materia da un lato per la sua malattia, dall’altro per il fatto che compare molto spesso in tv (ne I Simpson, I Griffin, The Big Bang Theory, Star Trek: the Next Generation, Futurama) e viene citato in film (Donnie Darko, Superhero, The Avengers) e libri di narrativa (Molto forte, incredibilmente vicino).

Visto però che la prima fonte della notorietà del fisico britannico sono stati i suoi scritti e che proprio la settimana scorsa è uscita la sua prima autobiografia, ecco una breve guida (in ordine di pubblicazione) a cinque interessanti libri di Stephen Hawking.

 

Dal Big Bang ai buchi neri

La storia del tempo

Dal Big Bang ai buchi neri, il primo libro di Stephen Hawking di grande successoNel 1988 Stephen Hawking aveva 46 anni. Da 9 insegnava matematica a Cambridge nella prestigiosa Cattedra Lucasiana che già era stata, secoli prima, di Isaac Newton e aveva una solida carriera alle spalle, con importanti pubblicazioni scientifiche. Era anche, però, già in sedia a rotelle, ormai completamente immobilizzato, e da appena tre anni aveva perso l’uso della voce in seguito a una polmonite, capacità sostituita da un sintetizzatore vocale che leggeva il testo che lui digitava al computer.

C’era, insomma, di che deprimersi; Hawking, invece, si buttò a capofitto sul lavoro preparando un testo che riassumesse, in base alle sue ricerche e non solo, la storia dell’universo. Lo intitolò A Brief History of Time. From the Big Bang to black holes, che in italiano divenne Dal Big Bang ai buchi neri.

L’idea era quella di creare un testo divulgativo, il più possibile privo di equazioni («Mi dissero che ogni equazione – affermò poi Hawking – avrebbe dimezzato il numero di lettori») ma in realtà non banale, adatto a un pubblico di persone non del tutto digiune di fisica e cosmologia.

Di solito, libri di questo genere vendono poche migliaia di copie, ma il saggio di Hawking invece fece il botto: rimase per quattro anni nella lista dei best-seller del Sunday Times e da allora ad oggi ha venduto più di 10 milioni di copie, dando origine a un documentario e, prossimamente, addirittura a un’opera lirica che verrà presentata a New York nella stagione 2015-16.

Un famoso scienziato (secondo alcuni fu Bertrand Russell) tenne una volta una conferenza pubblica su un argomento di astronomia. Egli parlò di come la Terra orbiti attorno al Sole e di come il Sole, a sua volta, compia un’ampia rivoluzione attorno al centro di un immenso aggregato di stelle noto come la nostra galassia. Al termine della conferenza, una piccola vecchia signora in fondo alla sala si alzò in piedi e disse: «Quel che lei ci ha raccontato sono tutte frottole. Il mondo, in realtà, è un disco piatto che poggia sul dorso di una gigantesca tartaruga». Lo scienziato si lasciò sfuggire un sorriso di superiorità prima di rispondere: «E su che cosa poggia la tartaruga?». «Lei è molto intelligente, giovanotto, davvero molto», disse la vecchia signora. «Ma ogni tartaruga poggia su un’altra tartaruga!».

 

L’universo in un guscio di noce

Tra superstringhe e Star Trek

L'universo in un guscio di noce, di Stephen HawkingTredici anni dopo il successo di Dal Big Bang ai buchi neri, Stephen Hawking decise di aggiornare il suo pubblico sulle nuove frontiere della fisica teorica, in particolare per quanto riguardava la teoria delle superstringhe – che nel primo volume non era particolarmente approfondita – e i Teoremi di incompletezza di Gödel.

Ne nacque, così, L’universo in un guscio di noce, vincitore del Premio Aventis per i libri scientifici e, seppur non baciato dalla stessa fortuna del predecessore a livello di vendite, comunque un bestseller mondiale tradotto in decine di lingue tra cui anche l’arabo, il persiano, il tailandese e il vietnamita.

Tra i tanti capitoli, si segnala per i “profani” il sesto, in cui fa alcune ipotesi sul nostro futuro paragonandolo a quello immaginato da Star Trek; ecco alcune conclusioni, in particolare riguardo agli alieni:

Come si spiega dunque la mancanza di visitatori extraterrestri? È possibile che là, tra le stelle, vi sia una specie progredita che sa che esistiamo, ma ci lascia cuocere nel nostro brodo primitivo. Però è difficile che abbia tanti riguardi verso una forma di vita inferiore: forse che noi ci preoccupiamo di quanti insetti o lombrichi schiacciamo sotto i piedi? Una spiegazione più plausibile è che vi siano scarsissime probabilità che la vita si sviluppi su altri pianeti o che, sviluppatasi, diventi intelligente. Poiché ci definiamo intelligenti, anche se forse con motivi poco fondati, noi tentiamo di considerare l’intelligenza una conseguenza inevitabile dell’evoluzione, invece è discutibile che sia così. I batteri se la cavano benissimo senza e ci sopravviveranno se la nostra cosiddetta intelligenza ci indurrà ad autodistruggerci in una guerra nucleare. […] Lo scenario futuro non somiglierà a quello consolante definito da Star Trek, di un universo popolato da molte specie di umanoidi, con una scienza e una tecnologia avanzate ma fondamentalmente statiche. Credo che invece saremo soli e che incrementeremo molto, e molto in fretta, la complessità biologica ed elettronica.

 

La chiave segreta per l’universo

I romanzi per ragazzi scritti con la figlia

La chiave segreta per l'universo, di Stephen Hawking e sua figlia LucyCome abbiamo detto, il grande successo internazionale di Hawking non è legato tanto alle pubblicazioni accademiche, che comunque sono molte e importanti, quanto piuttosto ai libri divulgativi.

Nel 2007 l’astrofisico spinse ulteriormente in là questa tendenza dando il via ad una serie di romanzi per ragazzi firmati, a quattro mani, con la figlia Lucy Hawking (prima dell’aggravarsi della sua malattia, infatti, Hawking riuscì ad avere tre figli): il primo capitolo della saga del piccolo George alla scoperta dell’universo era intitolato La chiave segreta per l’universo, seguito nel 2009 da Caccia al tesoro nell’universo e nel 2011 da Missione alle origini dell’universo.

La saga, che pure ha suscitato qualche polemica qua e là per la sua esaltazione della scienza, cerca di spiegare le teorie sull’universo a un pubblico di ragazzi dai 9 anni in su – il pubblico, dichiarò Hawking, che è cresciuto “leggendo Harry Potter” – intervallando momenti narrativi ad altri in cui si descrivono i più celebri esperimenti e progressi della storia della scienza.

– Sai che cos’è questo?
– Un righello? – disse George. Sembrava una risposta un po’ troppo ovvia.
– Esatto! – gridò Eric e se lo strofinò sui capelli. – Guarda! – Accostò il righello all’acqua che usciva dal rubinetto… e subito il getto si piegò e continuò a scorrere formando un angolo. Allontanò il righello e l’acqua riprese a scorrere normalmente. Sorridendo, consegnò il righello a George, che se lo strofinò a sua volta sui capelli e lo accostò all’acqua, ottenendo lo stesso risultato.
– È una magia? – strillò George […]. – Sei un mago?
– No – rispose Eric […]. – Questa è scienza, George.

 

Il grande disegno

Rendere Dio non necessario

Il grande disegno, di Stephen Hawking e Leonard MlodinowIndagando i misteri del cosmo e gli interrogativi riguardanti l’inizio e l’eventuale fine dell’universo, Hawking si è ovviamente spesso confrontato con la religione e in particolare con l’idea, comune a molte credenze, di un disegno divino alla base del mondo e dell’esistente.

La sua risposta, elaborata anche in questo caso a quattro mani assieme a Leonard Mlodinow, fisico e divulgatore di Chicago, è contenuta nel libro del 2010 Il grande disegno: l’esito a cui giungono i due autori è che l’universo si è creato a causa delle intrinseche leggi fisiche che lo governano, senza l’intervento di alcuna divinità. In particolare, gli astrofisici presentano la Teoria M, una recente teoria del tutto che combina superstringhe, supergravità e le interazioni fondamentali della fisica, secondo un’elaborazione che ha avuto un certo successo negli ultimi anni negli ambienti accademici ma che è anche criticata da alcuni per il fatto che, aprendo a infinite possibili previsioni, di fatto non prevede nulla.

Più forti sono state comunque le critiche mosse da ambienti legati al mondo cristiano: il testo ovviamente tocca uno dei nervi scoperti del rapporto tra scienza e fede, ma davanti a chi lo accusava di non essere riuscito a dimostrare la non-esistenza di Dio, Hawking rispose: «Non si può provare che Dio non esiste, ma la scienza ha reso Dio non necessario».

Vivendo in questo mondo sconfinato che può essere ora amichevole ora crudele, e volgendo lo sguardo ai cieli immensi che ci sovrastano, gli uomini si sono sempre posti una moltitudine di interrogativi. Come possiamo comprendere il mondo in cui ci troviamo? Come si comporta l’universo? Qual è la natura della realtà? Che origine ha tutto ciò? L’universo ha avuto bisogno di un creatore? La maggior parte di noi non dedica troppo tempo a preoccuparsi di simili questioni, ma quasi tutti di tanto in tanto ci pensiamo.

 

Breve storia della mia vita

L’autobiografia, senza fronzoli ma con ironia

Breve storia della mia vita, di Stephen HawkingPer anni, le notizie sulla vita di Stephen Hawking sono state “di seconda mano”: sono usciti articoli, soprattutto dopo il successo di Dal Big Bang ai buchi neri, a cui nel tempo si è aggiunta qualche sporadica biografia (la migliore è probabilmente quella di Kitty Ferguson).

Mancava, però, un racconto in prima persona dello stesso Hawking, che comunque di libri in questi anni ne ha pubblicati e continua a pubblicarne parecchi; il vuoto è stato colmato in questi ultimi mesi (e la settimana scorsa con la traduzione italiana curata da Tullio Cannillo) con Breve storia della mia vita, che gioca sul titolo originale del primo volume della nostra cinquina, Una breve storia del tempo.

Il libriccino – appena 130 pagine non certo fitte e corredate da fotografie – traccia rapidamente il percorso umano di Hawking, dalla diagnosi della malattia (che non è, come si è creduto per un certo tempo, sclerosi laterale amiotrofica, cioè SLA, ma atrofia muscolare progressiva, anche perché altrimenti non sarebbe potuto arrivare ad un’età così avanzata) ad appena 21 anni fino ai successi professionali e alla notorietà internazionale, che lui stesso con ironia ammette essere dovuta anche al fatto di rappresentare lo stereotipo del genio disabile.

A scuola […] i miei compiti per casa erano molto disordinati, e la mia calligrafia era la disperazione dei miei insegnanti. Ma i miei compagni di classe mi avevano soprannominato Einstein, quindi presumibilmente avevano visto segni di qualcosa di meglio.

 

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