I legami tra la letteratura e la società in cui essa si sviluppa sono sempre misteriosi; o, meglio, è spesso difficile spiegare davvero fino in fondo perché un determinato genere o un determinato stile si sviluppino meglio in un luogo che in un altro e in che modo tutto questo sia legato alla mentalità e alla storia di un paese. Agatha Christie, per dirne una, sarebbe certamente potuta nascere solo in Inghilterra, così come Raymond Chandler solo in America, ma perché l’Inghilterra debba essere più razionale degli Stati Uniti o perché questi ultimi privilegino i metodi spicci non è così facile da spiegare, e anzi rimane il sospetto che siano proprio i libri a formare il carattere (o lo stereotipo) di una nazione più che non il contrario.

La nuova scuola svedese

Quindi non è per nulla semplice spiegarne il perché, ma in Svezia negli ultimi anni si è venuta a creare un’interessantissima scuola di giallisti che può fare invidia a quella americana e che in fondo non aveva precedenti in un paese più abituato al dramma borghese che alle cupe indagini sugli omicidi; eppure il genere s’è imposto e continua ad imporsi con libri appassionanti, segnati in primo luogo ovviamente da ambientazioni nordiche in cui la neve e il ghiaccio rivestono un ruolo non indifferente.

Vediamo perciò di conoscere meglio di cosa stiamo parlando e quali sono i cinque scrittori svedesi di gialli a nostro modo di vedere più interessanti.

 

Henning Mankell

Il creatore di Kurt Wallander

Il più anziano esponente di quella che forse a tutti gli effetti possiamo chiamare “scuola” – e quindi in un certo senso il suo capostipite – è Henning Mankell, il creatore del commissario Wallander, protagonista ad oggi di una fortunata serie di dodici romanzi.

Henning MankellNato da una famiglia di intellettuali (il nonno era un compositore mentre il padre svolgeva il lavoro di giudice), Mankell si è avvicinato relativamente tardi alla narrativa gialla, avendo per tutta la prima parte della sua carriera lavorato con il teatro e nella creazione di libri per bambini, ma, soprattutto, essendosi dedicato all’attivismo politico.

Negli anni ’60 lo scrittore partecipò infatti a movimenti di protesta contro la guerra del Vietnam, la guerra coloniale del Portogallo contro il Mozambico e l’apartheid in Sudafrica, finendo anche per trasferirsi in Norvegia per convivere con un’esponente del locale partito maoista.

Queste prese di posizione gli fruttarono poi nel corso degli anni l’invito da parte del Mozambico (dove oggi vive per metà dell’anno) a curare gli eventi del teatro Avenida, da lui fondato a Maputo, ma sono proseguite anche negli ultimi anni, quando ha sposato la causa palestinese, rimanendo coinvolto pure nell’attacco a Freedom Flotilla.

L’eroe di Assassino senza volto

Dal 1991, quando aveva già 43 anni, ha dato vita – in Assassino senza volto – a Kurt Wallander, un poliziotto attraverso cui portare avanti un progetto più ambizioso del semplice romanzo giallo, quello cioè di raccontare quella che Mankell chiama l’inquietudine svedese, una deriva che lui ritiene essere sempre più evidente all’interno dello stato di diritto, nel quale le spinte distruttive – date in primo luogo dal razzismo, ma anche dalle varie forme di individualismo – stanno prendendo sempre più il sopravvento su quelle unificatrici. Non a caso le avventure di Wallander si svolgono ad Ystad, nel sud del paese, in una regione che Mankell definisce “un Texas sul Baltico”.

Tra il 1991 e il 1999 sono usciti i primi nove volumi della saga al ritmo di uno all’anno, mentre i restanti tre sono stati spalmati in quattordici anni, anche per consentire all’autore – che intanto s’è pure sposato con la figlia di Ingmar Bergman – di concentrarsi su altri progetti.

Purtroppo sul suo sito, circa un mese fa, Mankell ha annunciato che gli è stato diagnosticato un tumore alla nuca e ai polmoni, iniziando a raccontare la sua esperienza e le cure a cui è sottoposto tramite una rubrica che tiene su un quotidiano nazionale.

 

Stieg Larsson

Il successo postumo

Se Atene piange, Sparta di certo non ride. Traslato nell’ambito della giallistica nordeuropea, se il capostipite del genere ha appena scoperto di essere malato, il suo più celebre esponente non ha neppure fatto in tempo a godere del successo, visto che i suoi romanzi sono stati pubblicati tutti postumi.

Stieg Larsson, il più celebre autore di gialli svedeseStiamo parlando, com’è sicuramente evidente a tutti gli appassionati, di Stieg Larsson, l’autore della trilogia Millennium scomparso prematuramente nel 2004 a causa di un attacco cardiaco. Giornalista ed esperto di integrazione razziale, per la verità fino alla morte non aveva mai pubblicato romanzi, concentrandosi invece sulla saggistica con particolare riguardo ad inchieste all’interno dei movimenti di estrema destra svedesi. Poco prima di morire, però, consegnò a una casa editrice svedese tre romanzi già ultimati che dovevano costituire il punto d’avvio di una lunga saga prevista in dieci libri.

Come detto, però, la morte dell’autore interruppe tutti i progetti futuri ma non le vendite, che invece decollarono in Svezia prima, nel resto d’Europa poi e infine pure in America, tanto che nel 2008 – anno dell’uscita italiana del secondo capitolo della saga, La ragazza che giocava con il fuoco – risultò il secondo scrittore più venduto del mondo dopo Khaled Hosseini.

La lotta per l’eredità

A tutt’oggi la sua trilogia sfiora la cifra record di trenta milioni di copie vendute nel mondo e ovviamente questi dati così importanti hanno scatenato una vera e propria guerra per l’eredità: un vecchio testamento degli anni ’70, secondo il quale tutto sarebbe dovuto andare a un’organizzazione politica di matrice trotzkista, è stato invalidato e gli introiti di queste vendite sono ora ripartiti tra il padre e il fratello dell’autore, mentre la compagna Eva Gabrielsson, con la quale non era legalmente sposato, non ha ottenuto letteralmente neppure un centesimo.

 

Liza Marklund

Spazio alle donne

La prima (ma non l’unica) donna della nostra classifica è l’ormai veterana Liza Marklund, una vera istituzione in patria ma ben nota anche all’estero e negli Stati Uniti, dove vanta anche un romanzo scritto a quattro mani con un’istituzione del thriller come James Patterson.

Liza MarklundCinquantuno anni, nata nell’estremo nord del paese ma poi trasferitasi a Stoccolma, ha iniziato a farsi conoscere nel mondo dell’editoria a partire dal 1995, quando comparve Gömda, giallo presentato come una storia vera – ma negli ultimi anni sono sorte polemiche sulla veridicità di quanto raccontato, quindi il libro è stato recentemente classificato come un prodotto di fiction – che ha aperto la serie con protagonista Maria Eriksson.

È soprattutto però col personaggio di Annika Bengtzon che è arrivato il successo internazionale: la giornalista che cerca di coniugare la vita da mamma con la carriera e le indagini esordì nel 1999 in Delitto a Stoccolma, tradotto in Italia nel 2001 da Mondadori e una decina d’anni dopo da Marsilio, a cui sono seguiti altri nove volumi, quasi tutti tradotti in italiano (mancano il terzo, Paradiset, e l’ultimo, uscito da pochi mesi in Svezia).

Donna d’affari e ambasciatrice dell’Unicef

Il successo di questi libri ha comunque permesso alla Marklund di coltivare altre passioni e interessi, anche finanziari: è infatti comproprietaria della terza casa editrice del paese, scrive editoriali ospitati su testate prestigiose sia in patria che all’estero, modera trasmissioni televisive e soprattutto produce documentari su varie questioni sociali e umanitarie – in particolare uno sui bambini malati di HIV e un altro su casi di violenza domestica, tema quest’ultimo spesso approfondito anche nei suoi romanzi – che le sono valsi pure la nomina ad ambasciatrice dell’Unicef.

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Lars Kepler

Una vita coniugale in giallo

Dopo aver sbrigato la pratica dei “mostri sacri”, arriviamo ora a parlare dei più giovani e insieme più promettenti interpreti del genere che così tanta fortuna ha avuto negli ultimi anni nei paesi scandinavi in generale e in Svezia in particolare.

Il duo che si firma Lars KeplerPartiamo da Lars Kepler, autore de L’ipnotista, bestseller in patria dove è stato pubblicato nel 2009 ma anche in Italia, dove Longanesi l’ha portato l’anno successivo, facendo conoscere l’interessante personaggio della detective Joona Linna.

La cosa particolare e che differenzia nettamente Kepler dagli altri importanti autori di cui abbiamo parlato finora è però che Kepler in realtà non esiste: si tratta infatti di un nome d’arte che nasconde una coppia di scrittori, Alexander Ahndoril e Alexandra Coelho, che dopo aver avviato entrambi, ognuno per conto proprio, una carriera editoriale lontana dal genere giallo decisero nel 2009 di buttarsi invece sul filone aperto dai già citati predecessori.

Un Ellery Queen matrimoniale

La coppia di autori che firma con un unico nome inventato non è in realtà nuova nell’ambiente – basti citare, rimanendo tra i classici, il caso di Ellery Queen – ma è ben più raro che questo avvenga tra moglie e marito, mescolando vita sentimentale e professionale in un mix potenzialmente pericoloso (qualcosa del genere è stato comunque fatto anche in Italia con i libri firmati da Michael Gregorio). Nonostante le premesse, l’esperimento dei coniugi Ahndoril ha avuto molto successo e la loro detective di origini finniche Linna è stata da allora protagonista di altri tre romanzi.

 

Camilla Läckberg

La scrittrice mediatica

Camilla LäckbergCome abbiamo avuto modo di vedere, l’opera di introduzione in Italia della letteratura gialla svedese è stata portata avanti in particolare da alcuni lungimiranti editori, tra i quali spicca Marsilio, che ha cominciato la serie proprio con Larsson e poi ha deciso di specializzarsi traducendo altri importanti autori scandinavi.

Tra questi, la più giovane e contemporaneamente tra le più convincenti sembra essere Camilla Läckberg, classe 1974 ma con già otto romanzi alle spalle, tutti ambientati nel paesino di Fjällbacka e con protagonista la strana coppia formata dall’ispettore Patrik Hedstrom e dalla scrittrice Erica Falck.

D’altro canto, la stessa scrittrice ha confessato più volte di essersi appassionata fin da bambina alla letteratura poliziesca grazie soprattutto alla collezione di libri del padre, e di aver cominciato a scrivere – dopo una laurea in economia – grazie a un corso di scrittura creativa al quale era stata iscritta dal primo marito come regalo di Natale.

Testimonial, designer e personaggio tv

In questo modo nel 2003 è riuscita a dare alle stampe La principessa di ghiaccio, da noi arrivato solo nel 2010, a cui sono seguiti, col ritmo di uno all’anno, poi Il predicatore, Lo scalpellino e via via altri titoli. Ma la Läckberg non si è fermata solo alla passione per i thriller: in patria è diventata infatti anche un personaggio mediatico non indifferente soprattutto in seguito alle seconde nozze – avvenute nel 2010 – con il personaggio televisivo Martin Melin, un ex vincitore dell’edizione svedese di Survivor dal quale ha avuto un figlio dopo aver divorziato dal precedente compagno, padre dei suoi primi due bambini: ormai presenza stabile al centro dei riflettori, è anche diventata testimonial di linee di moda premaman e ha lanciato una sua collezione di gioielli.

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