Cinque interessanti social network dei libri

Guida ai social network dei libri

La lettura è probabilmente l’attività più solitaria che esista a questo mondo: mentre si lavora si può chiacchierare, mentre si guarda un film si possono commentare le scene o tenersi per mano, mentre si ascolta una canzone si può canticchiarla in coro, ma mentre si legge un libro generalmente non si può fare nulla di tutto questo.

Certo, si può sempre infilare un dito tra le pagine, richiudere momentaneamente il volume e iniziare a raccontare al proprio vicino cosa sta succedendo e perché quel romanzo in particolare ci prende così tanto, ma quando lo riapriamo e ci immergiamo di nuovo nella lettura torniamo immediatamente a essere soli, noi e il libro, quasi venissimo presi dalla sedia in cui siamo e catapultati in un mondo estraneo di cui diventiamo spettatori invisibili.

Eppure, come abbiamo appena fatto vedere, se quando leggiamo non ci va più di tanto di parlare, appena chiudiamo il libro vogliamo subito comunicare a qualcuno le nostre impressioni, confrontarci con qualche altro lettore, urlare al capolavoro o inveire contro chi ci ha consigliato proprio quel romanzo. E se una volta queste cose potevano essere non semplicissime da realizzare, oggi vengono in nostro soccorso i social network, e soprattutto i social network dedicati ai libri: da qualche anno, infatti, sono sorti sia in Italia che nel resto del mondo dei siti che hanno come scopo primario quello di permettere ai lettori di incontrarsi, di confrontarsi su una serie di libri e di fornire idee per nuove future letture.

Purtroppo il settore dell’editoria non gode in questi anni di ottima salute, e anche questi siti ne risentono, tanto è vero che alcuni finiscono per cadere presto nel dimenticatoio, per chiudere o per rinnovarsi completamente; ma quali sono, ora come ora, i migliori social network dei libri? Scopriamolo assieme.

 

aNobii

Il social acquistato da Mondadori

Il logo di aNobiiInutile nasconderlo: una cosa fondamentale quando si parla di libri è che lo si possa fare con gente della propria nazionalità, della propria cultura, con persone formate tramite (più o meno) le stesse letture. Così, per un social network letterario è indispensabile trovare una comunità in cui forte sia la presenza italiana, cosa che non è altrettanto fondamentale quando si discute di film o di musica, perché in questi ultimi due casi il settore è dominato dal mondo anglosassone mentre in quello editoriale l’italianità, in un modo o nell’altro, riesce ancora a difendersi.

E la più ampia comunità di lettori italiani si trova senza ombra di dubbio su aNobii, social che è stato tra i primi ad affacciarsi nel settore e a conquistare il favore degli utenti italiani, che lì hanno massicciamente caricato le loro librerie, aggiunto commenti, confrontato i gusti e stretto amicizie.

Il servizio, fondato nel 2006 ad Hong Kong dallo sviluppatore Greg Sung ma rilanciato in grande stile nel 2010 grazie a nuovi investimenti, vanta una localizzazione in 15 diverse lingue (tra cui l’italiano), ma anche più di 40 milioni di libri in catalogo; il problema è che, dopo un inizio più che promettente, negli ultimi anni aNobii ha presentato diversi problemi di stabilità, dimostrandosi non del tutto pronto per sopportare le richieste di un così alto numero di utenti, finendo per suscitare di conseguenza alcune critiche.

All’orizzonte si prospettano però grandi novità: lo scorso marzo la Mondadori ha infatti annunciato di aver acquistato il social network, che quindi è prevedibile avrà una ancora maggiore e rafforzata presenza in Italia e nuovi fondi per migliorare il servizio, come ha ammesso lo stesso Sung con un annuncio sul sito.

 

GoodReads

La longa manus di Amazon

Il logo di GoodReadsQuando aNobii, tempo fa, ha iniziato a mostrare i primi segni di cedimento, molti utenti italiani hanno cominciato a guardarsi attorno in cerca di un’alternativa; e quella che sembrava avere le caratteristiche basilari di aNobii ma anche una piattaforma più affidabile sembrava a molti GoodReads, sito fondato nel gennaio 2007 dagli americani Otis ed Elizabeth Khuri Chandler in California (gli uffici sono ora a San Francisco).

I numeri del social sono impressionanti e fanno francamente tremare i polsi: 25 milioni di membri, 12 milioni di iscritti alla newsletter mensile, 750 milioni di libri in catalogo e 29 milioni di recensioni presenti nel database.

Numeri che non hanno lasciato indifferente neppure un colosso come Amazon, che ha acquisito la società (lasciandone inalterato il management) nel 2013 per una cifra non divulgata ma che pare essere importante, integrandone quasi subito i servizi col Kindle Paperwhite.

Se l’unico vero difetto del sito è quello di non avere una localizzazione in italiano, molti sono però contemporaneamente i pregi: permette infatti non solo di catalogare la propria libreria e di condividerla con i propri contatti, ma anche di usufruire di interessanti statistiche sulla popolarità dei libri e di ricevere suggerimenti sia sulla base di libri già letti, sia sulla base dei gusti dichiarati e dei libri che si desidera possedere; inoltre si possono creare librerie personalizzate, mentre gli autori dei libri possono anche tenere un blog direttamente sul sito (una pratica seguita da varie migliaia di scrittori, tra cui i famosi James Patterson e Margaret Atwood).

 

Zazie

Il sito italiano basato sugli umori dei lettori

Zazie, made in ItalySe il brutto di GoodReads è il non avere un’interfaccia in italiano, il bello di Zazie è invece di essere un prodotto completamente italiano. Realizzato da DigitPub – gli stessi del negozio virtuale di ebook BookRepublic – in collaborazione con Barbara Sgarzi, già agente di aNobii in Italia, il sito presenta le principali funzioni presenti nei due social network che abbiamo presentato prima, con però un tocco particolare in più: al di là della grafica moderna e giocosa, infatti, Zazie si propone l’obiettivo di portare gli utenti a catalogare i libri non solo con la testa, «ma anche col cuore», cioè sfruttando gli stati d’animo.

Le librerie, infatti, possono essere ordinate in base al mood, suggerendo così buoni libri da leggere quando si è innamorati, o arrabbiati, o sognanti, ma anche sulla base del luogo in cui ci si trova (libri adatti ad un viaggio in treno ed altri perfetti per il salotto di casa e così via), secondo la regola, fondamentale nel sito, del ComeDoveQuando; inoltre, sfruttando il meccanismo dei badge che tanta fortuna ha portato negli ultimi anni a svariate applicazioni mobile, il social si propone di invogliare gli utenti alla lettura e contemporaneamente premiare i frequentatori del sito più assidui tramite anteprime esclusive, inviti ad eventi, invii di libri e sconti speciali.

 

Wuz

Anche IBS si getta nella mischia

Wuz, uno dei nuovi social network dei libri italianiÈ abbastanza evidente che ormai i social network dei libri, nati in principio come aggregatori artigianali di informazioni per appassionati, si sono ultimamente evoluti in sistemi che hanno come obiettivo primario il dirigere l’interesse dei lettori verso nuovi libri e nuovi acquisti.

Come detto, aNobii è stato comprato dalla Mondadori, che possiede anche uno strutturato negozio online; GoodReads è proprietà di Amazon; Zazie fa riferimento a BookRepublic: insomma, sembra che di colpo gli editori e i rivenditori si siano resi conto che, per fare affari, è utile possedere anche un social network.

E questo ragionamento devono averlo fatto anche i tipi della GeMS, il Gruppo Editoriale Mauri Spagnol che controlla Longanesi, Guanda, Salani, TEA, Corbaccio, Ponte alle Grazie e Nord: proprietari da tempo della libreria online IBS, hanno infatti recentemente deciso di trasformare la rivista online Wuz in un nuovo social network letterario, in cui è possibile creare la libreria virtuale degli utenti, commentare un libro letto, valutarlo e anche provare a riassumerlo in 451 caratteri, alla maniera di un Twitter poco più corposo.

Il sito è ancora in via di definizione e può sembrare per il momento un po’ spartano nelle funzionalità proposte, ma vale la pena di tenerlo d’occhio per capire se l’esperimento andrà a buon fine e se i classici problemi a cui va incontro ogni sistema di questo tipo nei primi tempi saranno risolti (e in che modo) dagli sviluppatori.

 

BookCrossing

Più che un social di consigli, un social di regali

Il logo del BookCrossingPer il quinto capoverso della nostra cinquina avevamo in ballo varie possibilità: da un lato c’era Shelfari, bel social anch’esso acquisito tempo fa da Amazon (che vi aveva investito un milione di dollari) ma che sembra essere decisamente passato in secondo piano negli ultimi tempi; c’è LibraryThing, uno dei primissimi social sui libri con funzioni molto interessanti ma dal sapore ormai un po’ vintage a causa degli scarsi aggiornamenti alla struttura e al sistema; c’è, infine, quello di cui abbiamo scelto di parlare, il BookCrossing che rappresenta un unicum nel panorama dei siti internet e che, anche se forse passato un po’ di moda, ha di sicuro avuto momenti di grande popolarità.

Fondato nel 2001, il sito si basa su un’idea piuttosto semplice: quella di fungere da piattaforma di incontro online per chi “rilascia” i suoi libri in giro per il globo; il sistema del BookCrossing, infatti, prevede che gli iscritti al sito abbandonino alcuni loro libri su panchine, in bar, su sedili di un treno o in ogni ambiente la loro fantasia consenta di farlo, in modo che questi libri siano ritrovati da qualcun altro che si spera potrà leggerli e amarli allo stesso modo dei loro primi proprietari e magari, tramite l’apposita etichetta che viene posta all’interno del volume, capitare sul sito per ringraziare il donatore e cominciare a sua volta a “rilasciare” altri libri.

Il sito si occupa quindi non tanto di consigli da amico ad amico sfruttando i gusti simili, ma di regali da sconosciuto a sconosciuto che vanno oltre i gusti e cercano di appellarsi alla magia del caso.

 

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