Cinque tra le canzoni più divertenti di sempre in italiano

Elio e le storie tese in una delle apparizioni sanremesi

La classica canzone italiana ha ben poco di comico. È piuttosto dominata dal melodramma, dalle storie tragiche, dagli amori infelici. Eppure, scorrendone la storia con maggior attenzione, non è raro imbattersi in brani dotati di grande umorismo. Basti pensare alle canzoni di Fred Buscaglione, ai Brutos, a Enzo Jannacci e Giorgio Gaber. Ma erano pezzi in cui l’aspetto comico conviveva con altri: la satira sociale, l’aspetto ludico, l’avanspettacolo.

È solo dalla fine degli anni ’70 che si sviluppa, in Italia, un vero e proprio filone di rock demenziale. A guidare il movimento sono gli Skiantos di Roberto “Freak” Antoni, che abbiamo già celebrato qualche tempo fa. Negli anni successivi molti seguiranno l’esempio della band bolognese, quasi sempre restando lontani dalle grandi platee. L’eccezione più importante, che conoscete tutti, è quella di Elio e le storie tese, che sono riusciti a fare bella figura anche nel tempio della canzone melodrammatica, l’Ariston di Sanremo.


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Quali sono, però, le canzoni più divertenti della storia della canzone italiana? Abbiamo selezionato cinque brani di cinque autori diversi che secondo noi danno una panoramica abbastanza esaustiva. Voi aggiungete eventuali vostre proposte, come al solito, nei commenti.

 

Francesco Guccini – La Genesi

Una canzone ispirata dall’alto

In realtà, come detto, già prima dell’ondata punk c’erano gruppi e cantanti che presentavano nel loro repertorio delle canzoni comiche. Si trattava, però, di casi in genere isolati e facili da identificare. Anche perché questi gruppi accompagnavano le loro esibizioni con una gestualità esasperata, spesso gutturale. Insomma, si era di solito ben distanti dalla musica impegnata ed intellettuale. Per questo dovette essere in un certo senso straniante, per il pubblico del 1973, vedere che uno dei capofila della canzone d’autore, Francesco Guccini, dava alle stampe un album completamente comico, Opera buffa.

Per la verità Guccini aveva sempre avuto un lato fortemente ironico, che era emerso, in parte, in canzoni precedenti e soprattutto nelle esibizioni dal vivo. Un album intero dedicato a parodie e a canzoni cabarettistiche, però, non se lo aspettava nessuno. Eppure, tra Radici e Stanze di vita quotidiana Guccini diede alle stampe questo lavoro, che trova il suo punto più alto in La Genesi. Un brano che il cantautore emiliano, in apertura, spiegava essergli stato ispirato direttamente da Dio. Con esiti esilaranti.

 

Skiantos – Sono un ribelle, mamma

La difficile carriera del gruppo di “Freak” Antoni

Come detto, per il rock demenziale abbiamo una data di nascita e dei genitori ben precisi. L’anno è il 1977, la città è Bologna, il padre e la madre sono gli Skiantos. I membri suonavano già insieme in maniera informale dal 1975, ma fu solo due anni più tardi, in corrispondenza con l’emergere delle proteste del ’77, che iniziarono a registrare delle canzoni. Il primo album fu chiamato Inascoltable, ed in effetti era ben poco curato, visto che era stato registrato in una notte da una band che si vantava di non saper suonare. Il secondo lavoro, MONO tono, mostrava però già i germi del capolavoro.

Il punto più alto della carriera della band capitanata da “Freak” Antoni fu probabilmente Kinotto, del 1979. Una vetta che precedeva di poco l’abisso. Nel 1980 la band presentò senza l’assenso del suo leader la canzone Fagioli alle selezioni per il Festival di Sanremo, e Antoni decise di mollare. Uscì un altro album, Pesissimo, con una nuova cantante, ma il gruppo di sciolse subito dopo. Ritornò nel 1984, con un’operazione commerciale poco riuscita, mentre nel 1987 si registrò forse l’ultimo vero colpo di coda degli Skiantos: Non c’è gusto in Italia ad essere intelligenti. Proprio da quest’album è tratta Sono un ribelle, mamma, che abbiamo scelto come una delle più belle del gruppo.

 

Elio e le storie tese – Tapparella

I maestri indiscussi del genere

I rappresentanti più celebri della comicità musicale italiana sono senza dubbio i componenti di Elio e le storie tese. Formata nei primi anni ’80 attorno alla figura di Stefano Belisari (in arte Elio), la band ha venduto fino ad oggi più di 650.000 dischi, tanto che è difficile tracciarne una storia in poche righe. Oltre al suddetto Elio, i componenti attuali sono Faso (ovvero Nicola Fasani), Cesareo (cioè Davide Civaschi), Rocco Tanica (Sergio Conforti) e Christian Meyer, ai quali si devono aggiungere la mascotte Luca Mangoni e il polistrumentista Feiez (Paolo Panigada), scomparso nel 1998.


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L’esordio discografico è arrivato a fine anni ’80 con Elio Samaga Hukapan Kariyana Turu, seguito nel 1992 da Italyan, Rum Casusu Çikti. La vera svolta è datata però 1996 con la partecipazione al Festival di Sanremo. La band, a sorpresa, si piazzò infatti al secondo posto con La terra dei cachi, diventando celebre in tutta Italia. Quella canzone venne poi inclusa nell’album Eat the Phikis, in cui è contenuta anche Tapparella, straordinario brano sulle feste tipiche delle scuole medie. A Sanremo sono poi tornati nel 2013 – conquistando un altro secondo posto con La canzone mononota – e nel 2016 con Vincere l’odio.

 

Stefano Nosei – Mi ricordo lasagne verdi

Le parodie e il cabaret

Se bene o male dovreste conoscere tutti gli artisti che abbiamo presentato finora, non è detto che vi sia noto il nome di Stefano Nosei. Eppure il comico ligure è uno degli artisti con la carriera più lunga nel settore, ed ha costituito un esempio e un modello per tanti parodisti moderni, a partire da Checco Zalone. Dopo le prime esperienze musicali negli anni ’80, ha incontrato il successo tra la fine di quel decennio e l’inizio del successivo, anche grazie alla TV. È comparso infatti in varie trasmissioni RAI (condotte da Edwige Fenech, Gigi Proietti, Alba Parietti), prima di trovare più spazio su Telemeno di Odeon TV e al Maurizio Costanzo Show.

Non molti sono i suoi album, e quasi tutti oggi introvabili. Merita una citazione in questa lista però quello che nei primi anni ’90 fu il suo principale successo, Mi ricordo lasagne verdi, parodia di Montagne verdi di Marcella Bella. Qui di seguito potete vedere un video piuttosto recente in cui lo stesso Nosei fa un veloce medley delle sue principali canzoni. In tempi più recenti è tornato in TV anche con Zelig e Colorado.

 

Gem Boy – Holly e Benji

I miti dell’infanzia ed i cartoni animati

Concludiamo con una band che si è fatta conoscere nell’ultimo decennio soprattutto grazie alla rete e al passaparola: i Gem Boy. Formati nell’area bolognese nei primi anni Novanta, i ragazzi hanno subito negli anni varie modifiche di formazione, trovando però continuità nel cantante e leader, Carlo Sagradini, noto anche come CarlettoFX. Il primo disco ufficiale risale al 1998, intitolato Il triangolo nei bermuda, ma è soprattutto col lavoro del 2002, Internettezza urbana, che hanno cominciato a farsi conoscere in tutta Italia.

In quell’album si trovano testi frutto di riadattamenti di materiale trovato sul web, ma anche uno dei pezzi più famosi del gruppo, Holly & Benji. Fin dagli esordi, i ragazzi bolognesi avevano infatti basato la loro comicità da un lato sui riferimenti sessuali, dall’altro sulla parodia di alcuni miti dell’infanzia e dell’adolescenza, a volte riuscendo anche a mescolare le due cose assieme. La canzone ispirata al celebre anime degli anni ’80 appartiene al secondo filone, visto che include alcune delle particolarità più buffe del cartone animato giapponese, dall’incredibile lunghezza dei campi da calcio alle mosse dei vari giocatori. Negli anni successivi, poi, sono usciti anche gli album Sbollata, Ginecology, Fiches e Gagoni.

 

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