Le 25 canzoni dei Genesis più belle e famose

I Genesis nei primi anni '70

Gli anni ’70 e gli anni ’80, musicalmente – e non solo musicalmente – sono stati decenni tra loro molto diversi. Nel primo caso dominava l’impegno, nel secondo il disimpegno. Nel primo il rock, arioso e quasi operistico, nel secondo il pop, possibilmente breve e accompagnato da un video su MTV. Certo, stiamo generalizzando, ma per la verità neppure troppo. E infatti i dati di vendita di quei vent’anni sono difficilmente conciliabili tra loro.

È quindi normale, direi quasi scontato, che chi ha avuto successo in un decennio non l’abbia avuto nell’altro. O che, quantomeno, non sia riuscito a conquistare nuovi fan e abbia vissuto perlopiù di rendita, portandosi appresso gli estimatori che si era già formato nel periodo precedente.

In effetti, nella maggior parte dei casi è andata effettivamente così. Ma ci sono delle eccezioni, e quella più importante è probabilmente rappresentata dai Genesis.

La band è stata infatti una delle capofila del movimento progressive, ma ha poi saputo mutare pelle, proponendosi addirittura come un gruppo pop/rock da classifica.

E l’ha fatto un po’ mutando i propri membri, un po’ abbracciando e sperimentando nuove idee: dalla formazione classica che comprendeva Tony Banks, Mike Rutherford, Steve Hackett, Phil Collins e Peter Gabriel ci furono solo delle defezioni, ma non nuovi ingressi.


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Insomma, la band londinese ha dimostrato di sapersi adattare alle diverse tendenze e di poter evolvere nel corso del tempo. Anche i leader, i frontman, sono stati tra loro molto diversi eppure allo stesso tempo simili, ed entrambi baciati anche da straordinarie carriere da solisti: Peter Gabriel e Phil Collins.

Ma quali sono le canzoni più memorabili di quella lunga ed estrosa carriera? Ecco quelle che abbiamo scelto noi.

 

1. The Musical Box

da Nursery Cryme (1971)

Il primo album dei Genesis fu un esordio non particolarmente felice. Si trattava di From Genesis to Revelation e, nonostante gli intenti da concept album, era qualitativamente inferiore a quelli che sarebbero venuti dopo.
Nursey Crime dei Genesis
Vendette piuttosto poco e portò i membri della band a cercare subito nuove strade. Trespass, il successivo, convinse di più, ma fu con Nursery Cryme, datato 1971, che il gruppo cominciò a proporsi sulla scena nazionale e internazionale.

Il disco era il primo che esibiva una formazione stabile, con Phil Collins alla batteria e Steve Hackett alla chitarra. E si apriva con un brano lungo 10 minuti che sarebbe diventato rapidamente uno dei più famosi della band: The Musical Box.

 
Il pezzo dava la linea, d’altronde, a tutto il disco, giocando sul tema dei racconti per l’infanzia. Il testo infatti illustrava la storia di due bambini, Cynthia e Henry, che giocano a croquet, partita che diventa però tragica quando lei finisce per decapitare lui.

Lo spirito del bambino però ritorna quando la bimba apre il carillon – il musical box – che scopre nella sua cameretta.

   

 

2. Supper’s Ready

da Foxtrot (1972)

Se Nursery Cryme aveva segnato un deciso passo avanti nella definizione dello stile dei Genesis, Foxtrot, che uscì appena un anno dopo, si può considerare il loro primo capolavoro. Non ci sono rivoluzioni, qui, rispetto al disco precedente, anche perché non ce ne sarebbe stato il tempo.
Foxtrot dei Genesis
Ma c’è un perfezionamento della tecnica compositiva, una maggior profondità sonora e un equilibrio finalmente completo coi testi di Peter Gabriel.

Prova di questa raggiunta maturità artistica è Supper’s Ready, la lunghissima suite che chiudeva l’album. Nei suoi 22 minuti si alternavano sette movimenti o parti: Lover’s Leap, The Guaranteed Eternal Sanctuary Man, Ikhnaton and Itsacon and Their Band of Merry Men, How Dare I Be So Beautiful?, Willow Farm, Apocalypse in 9/8 e As Sure as Eggs Is Eggs.

 
Religione, mitologia e amore si mescolano nei complessi testi di Gabriel, mentre le melodie si intrecciano e confondono. Uno dei pezzi più importanti del progressive degli anni ’70.

   

 

3. Firth of Fifth

da Selling England by the Pound (1973)

Anche Selling England by the Pound è considerato, oggi, uno degli album più belli dell’era-Gabriel e più in generale della stagione del progressive inglese. Mescolando riferimenti all’attualità e alla storia anche mitologica della Gran Bretagna, i Genesis produssero un album complesso, pieno di digressioni e giochi di parole, a tratti anche strabordante e debordante.
Selling England by the Pound dei Genesis
D’altro canto, anche le esibizioni live – che iniziavano a diventare un tratto distintivo del gruppo – proseguivano su questa falsariga, con il frontman sempre più impegnato ad esibire sul palco il proprio istrionismo e trasformismo.

Firth of Fifth, più di 9 minuti sul lato A del disco, è un pezzo dalla melodia molto articolata, soprattutto a livello strumentale. Memorabile l’introduzione al pianoforte di Tony Banks – che aveva composto alcune parti del pezzo ancora quando era a scuola – e gli assolo che si alternano nella parte centrale.

 
Dal vivo, quest’introduzione di Banks fu poi eseguita sempre più raramente, un po’ perché secondo il pianista la strumentazione elettrica non rendeva giustizia al pezzo, un po’ per la sua difficoltà.

   

 

4. The Carpet Crawlers

da The Lamb Lies Down on Broadway (1974)

Tutti i semi che i Genesis avevano sparso nel corso dei loro primi album trovarono in un certo senso compimento e maturazione in The Lamb Lies Down on Broadway. Il disco, uscito nel 1974, era il più ambizioso del gruppo inglese.
The Lamb Lies Down on Broadway dei Genesis
Doppio, legato da un filo ben visibile e individuabile, estremamente complesso sia a livello testuale che strumentale, fu il tentativo più esplicito dei Genesis di lasciare un segno. E ne decretò anche la fine, almeno nella formazione che aveva tirato le fila fino a quel momento.

La presenza sempre più ingombrante di Peter Gabriel, soprattutto sul palco durante le esibizioni live, portò a galla problemi mai chiariti all’interno del gruppo. Anche perché non erano sempre condivise le direzioni verso cui orientare gli album successivi.

 
Gabriel, dopo questo disco, uscì dal gruppo e diede il via a una carriera solista. Gli altri ci misero un po’ per riprendersi. Resta però un album pieno di stimoli e di idee, forse addirittura troppo pieno. E in cui The Carpet Crawlers – un brano scritto per la maggior parte proprio da Gabriel – emerge per intensità e trasporto.

   

 

5. Mama

da Genesis (1983)

Come detto, Peter Gabriel lasciò la band nel 1975, dopo il tour per promuovere The Lamb Lies Down on Broadway.
Genesis, disco del 1983 dei Genesis

Il gruppo inglese si impegnò quindi in lunghi e faticosi provini per trovare un nuovo cantante, fino a quando non si accorse che Phil Collins – il batterista che già si era esibito al microfono in qualche sparuta canzone nei dischi precedenti – era la persona più adatta.

 
Dal vivo, il gruppo continuò a incantare le folle. Sul versante discografico, si alternarono prove molto convincenti ad altre più incerte.

A Trick of the Tail divise la critica, così come Wind & Wuthering e …And Then There Were Three…, Duke e Abacab, i dischi che fecero entrare la band negli anni ’80, vendettero molto bene, ma delusero in buona parte i vecchi estimatori.

La via del pop

Si arrivò così al 1983, quando uscì Genesis, album che in copertina presentava una serie di forme usate dai bambini. Il disco rappresentava una svolta, soprattutto per il fatto che ora la band sembrava aver deciso (definitivamente) quale nuova strada intraprendere: quella del pop.


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Il pezzo d’apertura di quel disco, in realtà, faceva in parte eccezione, perché mostrava ancora un’impostazione art rock. Ma il suo successo di vendite chiarì la nuova direzione. Il brano era Mama, che sarebbe diventato uno dei più noti e più belli del repertorio dei Genesis.

   

 

Altre 20 canzoni dei Genesis, oltre alle 5 già segnalate

I Genesis hanno avuto una carriera molto lunga e contrassegnata anche da diverse facce, come abbiamo in parte già visto. Per questo scegliere solo cinque brani per rappresentarli adeguatamente può forse sembrare riduttivo. Ecco dunque altre venti canzoni della band che meritano di essere riscoperte.

 

The Cinema Show

The Cinema Show è una lunga canzone che compariva sul lato B di Selling England by the Pound, l’album del 1973 che, come detto, consacrò definitivamente i Genesis di Peter Gabriel. Il brano durava più di 11 minuti ed era diviso in due sezioni, con parti vocali sia di Gabriel che di Phil Collins. Il testo, da parte sua, era invece ispirato da T.S. Eliot.

Watcher of the Skies

Watcher of the Skies era invece più vecchia di un solo anno, visto che era stata pubblicata nel 1972 all’interno di Foxtrot. Ne costituiva, anzi, il brano d’apertura e fu anche l’unico singolo estratto dal disco. Usata come canzone d’avvio anche in molti concerti, doveva il suo titolo a un verso di una poesia di John Keats.

 

Ripples…

Scritta da Mike Rutherford e Tony Banks, Ripples… compariva sul lato B di A Trick of the Tail, il primo disco pubblicato dopo la fuoriuscita di Peter Gabriel nel 1976. L’influsso di Rutherford si sente soprattutto nella chitarra a 12 corde e quello di Banks nella parte al piano.

Dancing with the Moonlit Knight

Torniamo a Selling England by the Pound con Dancing with the Moonlit Knight, la canzone che, con un suo verso, diede proprio il titolo a tutto l’album. Il brano, evolutosi da una serie di idee di Peter Gabriel, voleva essere – e riuscì ad essere – una sorta di analisi dell’Inghilterra dell’epoca.

 

The Knife

The Knife era il pezzo di chiusura di Trespass, il secondo lavoro della band e quello che finì per definirne meglio il tono e il genere per buona parte degli anni ’70. A riprova del fatto che in quel periodo il gruppo stesse ancora cercando la propria strada, questa canzone è un brano rock progressive ben più forte di quelli a cui la band abituò poi i suoi fan.

In the Cage

In the Cage è il brano più lungo del primo lato di The Lamb Lies Down on Broadway, e in generale di tutto l’album (assieme a The Colony of Slippermen). Oltre ai cinque membri storici, vi collaborò anche Brian Eno, lavorando sulle tracce vocali.

 

Home by the Sea

Abbiamo già parlato dell’album Genesis, uscito nel 1983 con, sulla copertina, alcune forme di giochi per bambini. All’interno c’era anche una sorta di suite che ricordava in parte il passato progressive del gruppo, costituita da Home by the Sea e Second Home by the Sea, quest’ultima solo strumentale. Meritano un ascolto.

Land of Confusion

Land of Confusion è uno dei brani più famosi degli anni ’80 dei Genesis. Comparso all’interno di Invisible Touch, il pezzo deve parte del suo successo anche al caratteristico videoclip in cui si utilizzavano i pupazzi dello show televisivo Spitting Image per prendere in giro Ronald Reagan e altri personaggi potenti dell’epoca.

 

Follow You, Follow Me

Nel 1978 uscì …And Then There Were Three…, il primo album con la formazione a tre membri (Phil Collins, Tony Banks e Mike Rutherford). Il primo singolo che segnò la rotta fu Follow You, Follow Me, un brano d’amore scritto dai tre per la musica e dal solo Rutherford per il testo.

Dance on a Volcano

Dance on a Volcano era il pezzo d’apertura di A Trick of the Tail, il primo disco senza Peter Gabriel e con Phil Collins alla voce. Per questo è una canzone particolarmente importante per la storia della band, anche perché fu l’unica di quel disco firmata da tutti e quattro i membri assieme.

 

Turn It On Again

All’inizio degli anni ’80 i componenti dei Genesis curavano ormai stabilmente i loro progetti solisti. E non era raro che alcuni scarti o “avanzi” di quei lavori venissero poi rielaborati dal gruppo per creare qualcosa di nuovo. Così avvenne anche con Turn It On Again, canzone che, nel testo, attaccava la dipendenza dalla televisione.

One for the Vine

One for the Vine è un lungo pezzo – della durata di 10 minuti – che compariva al secondo posto della tracklist di Wind & Wuthering, il secondo album registrato senza Peter Gabriel e l’ultimo prima dell’addio di Steve Hackett. Scritto interamente da Tony Banks, è un brano delicato e complesso, sia musicalmente che nel testo.

 

I Know What I Like (In Your Wardrobe)

I Know What I Like (In Your Wardrobe) non è forse, oggi, uno dei brani più famosi del gruppo inglese, ma è di sicuro una pietra miliare nella carriera dei Genesis. Fu infatti il primo singolo ad entrare in classifica, nel 1974, anche se all’epoca non andò oltre il 21° post della chart britannica.

Abacab

Abacab fu, nel 1981, la canzone di traino dell’omonimo album, che ben si comportò dal punto di vista commerciale. Il brano deve il suo titolo alla struttura che la canzone aveva durante una fase intermedia di lavorazione, quando la struttura musicale – identificata con lettere dell’alfabeto – si ripeteva secondo lo schema A-B-A-C-A-B.

 

Domino

Domino è invece una canzone del 1986 contenuta in Invisible Touch che non fu rilasciata come singolo, anche se riuscì comunque ad entrare in classifica in diversi paesi. Mentre la parte musicale era scritta da tutta la band, le parole furono firmate da Tony Banks, che ammise di aver tratto ispirazione dalla Guerra del Libano.

Entangled

Entangled era il secondo brano di A Trick of the Tail, scritto da Steve Hackett – che si occupò in particolare del testo, anche se diede anche l’impulso iniziale per la composizione musicale – e Tony Banks. La canzone, stando anche al parere di Collins, aveva un vago sapore alla “Mary Poppins”.

 

The Return of the Giant Hogweed

The Return of the Giant Hogweed è un pezzo a cui sono particolarmente affezionati i fan italiani. Chiudeva il lato A di Nursery Cryme, il terzo album del gruppo che andò male un po’ dappertutto tranne che nel nostro paese, e fu riscoperto solo qualche anno più tardi.

Get ’em Out by Friday

Dopo gli esordi dell’anno precedente, nel 1972 Phil Collins iniziò a conquistarsi sempre più spazio nel gruppo, anche se il leader in quel momento rimaneva indubitabilmente Peter Gabriel. Questo leggero cambiamento lo si vide anche con Get ’em Out by Friday, pezzo futuristico di cui Collins scrisse il particolare testo.

 

Invisible Touch

Ci avviamo verso la fine con Invisible Touch, pezzo che diede il titolo all’omonimo album del 1986, di cui fu anche il primo singolo. Questa canzone fu tra l’altro l’unica di tutta la storia del gruppo a raggiungere la vetta della classifica americana, in un periodo – la metà degli anni ’80 – in cui i Genesis (ormai in versione pop) furoreggiavano.

A Place to Call My Own

A Place to Call My Own non è solo un bel brano, ma è anche un pezzo significativo (e non a caso l’abbiamo scelto per chiudere la nostra lunga lista). Era infatti la canzone che chiudeva l’album d’esordio della band, From Genesis to Revelation, che uscì nel marzo 1969, più di cinquant’anni fa. Merita un ascolto.

 

E voi, quale canzone dei Genesis preferite?

 

Segnala altre ottime canzoni dei Genesis nei commenti.

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