Si parla tantissimo, in questi ultimi tempi, di bufale. E non più solo di bugie che riguardano la sanità o le truffe informatiche, come accadeva fino a qualche tempo fa, ma anche e soprattutto di questioni politiche.

Perché d’improvviso – grazie ad eventi in parte traumatici come la Brexit o la vittoria di Donald Trump alle elezioni americane – ci si è resi conto che il propagarsi delle notizie non confermate su internet può influenzare in maniera anche molto rilevante l’esito delle consultazioni politiche.


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Ed in effetti, ad esplorare il sottobosco delle notizie che vengono rilanciate sui social network, si rischia di sentirsi circondati dalle bufale. Ne girano di tutti i tipi, spesso pensate per alimentare sentimenti di sfiducia, rabbia e invidia nei confronti della politica o di una parte di essa.

A volte sono dirette contro una persona specifica, altre volte citano a sproposito numeri e cifre che non hanno alcun legame con la realtà. In tutti i casi, è difficile risalire alla fonte primaria di queste notizie, anche perché – come hanno dimostrato alcuni giornalisti – questi siti hanno spesso i loro server all’estero, al riparo dalle leggi italiane.

Quando ci si tuffano i politici

Il problema, però, è che le bufale purtroppo non riguardano solo gruppi di agitatori politici difficili da identificare. A volte, anzi, sono i nostri stessi parlamentari che più o meno consapevolmente rilanciano queste bugie e ne fanno strumento di lotta politica. È probabile che in alcuni casi gli stessi politici cadano nell’inganno dei bufalari, ma in certi casi è altrettanto probabile che le loro falsità siano frutto di disinformazione, superficialità o interesse.

Per fortuna, parallelamente al proliferare di queste “verità alternative”, sono cresciuti e si sono diffusi anche numerosi siti che agiscono proprio per smascherare queste bufale ed effettuare il cosiddetto “fact-checking”. Tra i tanti, vi segnaliamo il sito di Paolo Attivissimo, bufale.net, butac e, specializzato nello smascheramento delle bugie politiche, Pagella Politica.

Se però volete ripercorrere con la memoria l’elenco delle bufale della recente storia politica italiana, abbiamo preparato per voi un articolo che riassume le più clamorose. Non che si tratti di qualcosa di “bello”, come le cose che di solito ci piace mostrare sul nostro sito; ma di sicuro saperne di più su queste bugie e gravi imprecisioni vi aiuterà a diventare cittadini più consapevoli.

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I 30 euro al giorno agli immigrati

Una bufala cavalcata in lungo e in largo

Giorgia Meloni di Fratelli d'Italia (foto di Jaqen via Wikimedia Commons)
Giorgia Meloni di Fratelli d’Italia (foto di Jaqen via Wikimedia Commons)

La bufala probabilmente più diffusa nell’Italia degli ultimi anni è quella secondo cui lo Stato darebbe agli immigrati 30 euro al giorno, da spendere a piacimento. Dimenticandosi, ovviamente, di aiutare gli italiani che nel frattempo patiscono la fame. È difficile dire da dove abbia avuto origine questa bufala, ma è ormai diffusa ovunque: nei bar – dove la si può sentire propagata ancora oggi, con una sicurezza imbarazzante –, sui gruppi WhatsApp, a volte perfino nelle scuole.

Anche se non è facile capire chi l’abbia messa in giro per primo, è piuttosto semplice individuare chi l’ha propagata. Ad esempio nel 2015 vi ha fatto riferimento anche Giorgia Meloni, la parlamentare di Fratelli d’Italia, che però è stata prontamente corretta da La Stampa. In un solo post su Facebook, la Meloni ha detto anche che il 90% dei richiedenti asilo non avrebbe diritto a questo status e poi ha fatto riferimento al fatto che i soldi destinati agli immigrati non venissero invece spesi per gli italiani.

2,50 euro a persona, in realtà

In realtà le cose non stanno proprio come vuole la vulgata popolare. In primo luogo, gli immigrati non ricevono dallo Stato 30 euro al giorno. Ricevono, invece, una carta prepagata che contiene 2,50 euro al giorno (cioè meno di un decimo di quanto si dice). Anzi, se il nucleo familiare supera i tre componenti, la quota non sale comunque oltre i 7,50 euro, e quindi il quantitativo a persona scende ulteriormente. Inoltre agli immigrati viene data una tessera telefonica del valore di 15 euro.

Ma da dove vengono fuori i fantomatici 30 euro? Probabilmente dal fatto che lo Stato paga alcuni enti per gestire i centri di accoglienza. E questi enti partecipano ai bandi delle prefetture, bandi che danno un tetto di spesa massimo di 35 euro a persona (ma spesso, per vincere il bando, bisogna richiedere molto meno). Quindi lo Stato dà sì alcune decine di euro – ma spesso meno di 30 – al giorno per gli immigrati, ma non li dà agli immigrati stessi, bensì agli italiani per gestire il centro di accoglienza. Insomma, i soldi vengono usati per pagare i nostri compatrioti, non gli stranieri.

Inoltre, non è nemmeno propriamente lo Stato ad erogare questi soldi. I fondi per gli immigrati arrivano infatti congiuntamente dallo Stato italiano e dall’Unione Europea. Anche per questo motivo, tali fondi non potrebbero essere usati per il sostegno alle famiglie italiane. Infine, un’ultima precisazione: secondo i dati del 2015, le domande di asilo che risultano accolte sono il 51%, non il 10% come sosteneva la Meloni.

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Di Battista e il Nigeria

Quando il deputato 5 stelle finì sul New York Times

Alessandro Di Battista, scelto dal New York Times come autore di una delle bufale politiche più memorabili
Alessandro Di Battista, scelto dal New York Times come autore di una delle bufale politiche più memorabili

A volte i politici incappano in bufale non solo perché pensano di trarne un vantaggio politico, ma anche per semplice superficialità. Quando si imbarcano in argomenti più grandi di loro, su cui non si sono preparati a dovere, è infatti facile che cadano in gaffe colossali. L’esperienza dei parlamentari di lungo corso, in genere, aiuta ad evitare situazioni del genere, ma uomini di Stato più giovani ed esuberanti a volte fanno fatica a controllarsi.

Di casi di questo genere ce ne sono centinaia e centinaia, provenienti da qualsiasi gruppo politico. Ma uno in particolare ha fatto letteralmente il giro del mondo. Nel febbraio 2015 il prestigioso New York Times ha infatti stilato una classifica delle bufale internazionali più eclatanti e sorprendenti. E in quella lista c’era pure un italiano: Alessandro Di Battista, del Movimento 5 Stelle.

Durante una manifestazione di piazza

La gaffe era, in effetti, abbastanza vistosa. Nell’ottobre dell’anno prima, durante una manifestazione chiamata “Italia5Stelle”, Di Battista si mise a parlare di politica estera. D’altronde, il suo ruolo istituzionale era quello di vicepresidente della Commissione Esteri della Camera dei Deputati. Insomma, un esperto, o almeno un presunto tale. Purtroppo però le sue dichiarazioni sulla Nigeria erano ampiamente imprecise (per non dire di peggio).

«Nigeria, vai su Wikipedia: 60% del territorio è in mano ai fondamentalisti islamici di Boko Haram, la restante parte Ebola», disse in quell’occasione. Ovviamente, su Wikipedia non c’erano e non ci sono scritte quelle percentuali o citati fatti del genere, semplicemente perché non sono neppure minimamente veri. Nel paese è infatti presente un gruppo chiamato Boko Haram, di natura islamista; ma all’epoca non controllava neanche lontanamente quella percentuale di territorio.

Boko Haram

La Nigeria è infatti uno stato piuttosto grande, di circa 932mila chilometri quadrati (più del triplo dell’Italia). E la sua popolazione è ancora più notevole: con 182 milioni di abitanti, è il settimo paese del mondo. Boko Haram è una organizzazione che crea qualche preoccupazione, ma che non occupa neppure una delle regioni nigeriane, figuriamoci il 60% del territorio. D’altronde, neppure i musulmani in Nigeria arrivano a quella percentuale della popolazione, visto che si dividono all’incirca a metà il paese coi cristiani.

Ed è una notizia completamente priva di fondamento anche quella secondo cui il resto del paese, cioè il 40%, sia infestato completamente dall’Ebola. Il virus ha avuto sicuramente una certa diffusione nel paese, ma i casi, in quel periodo, erano appena 20. 20 persone su 182 milioni di abitanti. Siamo molto distanti da quanto paventato da Di Battista.

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Le opere d’arte italiane secondo Berlusconi

Non sono tante quante si dice

Silvio Berlusconi, ex presidente del Consiglio
Silvio Berlusconi, ex presidente del Consiglio

Lasciamo per un attimo le questioni religiose e i flussi migratori (anche se ci torneremo, visto che il tema è molto caldo) e spostiamoci sull’arte. Perché anche su questo settore girano le bufale più fantasiose. Di solito, infatti, a noi italiani piace pensare di avere in mano quasi tutto il patrimonio artistico mondiale. Lo diciamo sempre tutti e, anzi, ci lamentiamo spesso del fatto che questo patrimonio non venga sfruttato a dovere in campo turistico.

A dare voce pubblica a questa vulgata popolare è stato, tra gli altri, Silvio Berlusconi. Nel maggio 2011, quando era ancora al governo, varò uno spot per presentare le bellezze del nostro paese ai potenziali visitatori stranieri, affermando, al suo interno, che l’Italia possedeva il 50% dei beni artistici tutelati a livello mondiale. Una cifra ripetuta poi anche a maggio 2015, quando arrivò a dire che erano il 50% di quelli mondiali e il 75% di quelli europei. Ma peggio, negli anni, ha fatto anche Vittorio Sgarbi, arrivando a dire che in Italia si trova il 75% dell’intero patrimonio artistico mondiale.


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Le liste Unesco

Anche in questo caso, le cifre sono decisamente esagerate. L’unico organismo che cataloga il patrimonio culturale è l’Unesco, che in realtà stila le sue classifiche in genere comprendendo anche le bellezze naturali. Se teniamo conto dei criteri più ampi, l’Italia vanta 50 siti protetti su un totale di 1.007 mondiali, quindi circa il 5% (e non il 50%, che è dieci volte tanto). Limitandosi solo al patrimonio culturale, si arriva a 46 beni su 779, cioè quasi il 6%.

Anche a livello europeo la stima cresce, ma non sfiora neppure lontanamente le cifre di Berlusconi. A seconda della classifica che si voglia considerare, l’Italia avrebbe l’11,3 o l’11,8% dei beni europei. Una cifra comunque molto importante (siamo al primo posto) ma non paragonabile a quell’esageratissimo 75%.

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Non si uccide solo nel nome di Allah

Tutti gli estremisti che Salvini non ricorda

Matteo Salvini, leader della Lega Nord
Matteo Salvini, leader della Lega Nord

Dopo una veloce fuga nel campo dell’arte, ritorniamo alle questioni più scottanti della politica internazionale. E, in particolare, al terrorismo, che è il problema numero uno nell’agenda di molti governi. Il tema si è fatto particolarmente intenso nell’ultimo anno, in cui l’ISIS ha sferrato alcuni attacchi importanti in vari paesi europei. Proprio questi attacchi hanno alimentato le polemiche tra le varie parti politiche, con alcuni partiti – in Italia in particolare la Lega Nord e Fratelli d’Italia – che premono per una lotta più dura al terrorismo, che identificano principalmente come terrorismo islamista.

Una tendenza, però, che non si ferma alla sola Italia. Ha suscitato grande preoccupazione, ad esempio, la decisione di Donald Trump di sospendere l’immigrazione negli USA di rifugiati e persone (anche se in possesso di Green Card) provenienti da 7 paesi a maggioranza islamica, considerati pericolosi per la sicurezza degli Stati Uniti. Anche in questo caso, l’idea di fondo è che il terrorismo abbia una natura prettamente islamista, anche se nessuno ha ben capito perché Trump non volesse gli yemeniti ma invece accettasse i sauditi (nazionalità che, storicamente, è stata coinvolta in numerosi e gravi attentati).

La “ipocrisia islamica”?

Tutto questo ha trovato una sintesi, nel dicembre del 2016, in un intervento televisivo di Matteo Salvini, il segretario della Lega. Durante la trasmissione Dalla vostra parte ha infatti dichiarato che oggi nel mondo chi uccide per religione uccide nel nome di Allah. Una tesi rilanciata subito dopo anche in un tweet sul suo profilo ufficiale: «Sono stanco dell’ipocrisia islamica. Oggi, per religione, nel mondo si uccide solo nel nome di Allah e Maometto!»

Peccato che questa affermazione non corrisponda al vero. Si uccide, certo, nel nome di Allah, ma si uccide spesso anche nel nome di Cristo, o di Yahweh o di altre divinità. Ad esempio secondo Amnesty International nella Repubblica Centrafricana negli ultimi anni una milizia cristiana ha massacrato centinaia di musulmani, anche a colpi di machete. Violenze del genere sono frequenti anche in Uganda, Sud Sudan e Congo.

Gli attentatori cristiani

In India poi esistono gruppi di cristiani battisti che in certe zone chiedono la secessione massacrando induisti e musulmani. Senza contare i “cani sciolti”, cioè cristiani che – spesso anche in paesi occidentali, come recentemente in Canada – compiono massacri nelle moschee senza avere alle spalle un’organizzazione paramilitare ben definita.

Ma uccidono anche gli ebrei. Si tratta di casi perlopiù isolati, ma c’è anche qualche fanatico israeliano che massacra dei palestinesi, o incendiando loro la casa, o bruciandoli vivi in strada. E perfino il buddismo – religione che riteniamo di solito assai pacifica – miete a volte delle vittime: in Sri Lanka c’è un gruppo radicale che attacca frequentemente la minoranza musulmana. E qualcosa del genere è successo di recente anche in Birmania.

Insomma, se vogliamo stare a questionare su quale sia la religione in nome della quale si commettono più attentati e omicidi, la conta sarebbe davvero lunga. Se è vero che in Europa, ultimamente, c’è stata una prevalenza di attentati musulmani, è anche vero che ad esempio in America il numero di attacchi causati da motivi extra-religiosi (per odio razziale o sessuale, o per mille altri motivi) rivaleggia con quelli religiosi. E che in altre parti del mondo a morire sono proprio i musulmani. Purtroppo, come spesso accade, la situazione è molto più complessa di quello che può sembrare a prima vista.

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Le bufale su Putin

Una selva di notizie completamente inventate

Vladimir Putin, spesso al centro di bufale molto fantasiose
Vladimir Putin, spesso al centro di bufale molto fantasiose

Concludiamo dedicando un paragrafo a Vladimir Putin. Il presidente russo, infatti, è diventato negli ultimi tempi estremamente popolare in Italia, tanto che molti politici nostrani scalpitano per richiamarsi alla sua figura o farsi fare una fotografia sulla Piazza Rossa, incuranti del fatto che sia stata a lungo il principale simbolo del comunismo mondiale.

Ma da dove nasce questa popolarità di Putin? Solo dalle sue scelte di politica estera, di cui, tra l’altro, il suo fan italiano medio capisce tutto sommato piuttosto poco? O dalla sua aura di “uomo forte” e deciso, che però gli ha attirato anche accuse di autoritarismo e di scarso rispetto dei diritti umani da parte di organizzazioni non-governative?

I milioni per i terremotati

Probabilmente, una parte di questa fama positiva di cui gode in Italia deriva da una serie impressionante di bufale che girano sul suo conto in rete. Sono talmente tante che potrebbero rivaleggiare con quelle – però in negativo – create contro il presidente della Camera dei Deputati, Laura Boldrini. Ad esempio, subito dopo il recente terremoto nel centro Italia cominciò a girare quella secondo cui Putin avrebbe stanziato ben 75 milioni di euro per venire in soccorso dei nostri compatrioti, contemporaneamente abbandonati dallo Stato.

«L’immobilismo del Governo Italiano mi stupisce – sembrava aver detto Putin, secondo quanto riferito da un celebre sito di bufale, Il Corriere d’Italia –. Uno Stato che non tutela e non aiuta i propri concittadini nel momento di maggiore difficoltà, a mio modo di vedere non può essere definito un Governo!» Sempre la solita solfa tirata in ballo di volta in volta contro qualsiasi governo sia al potere, e messo in bocca al personaggio del momento: una volta è Putin, una volta Pertini, un’altra volta qualsiasi altro politico ritenuto (a torto o a ragione) un difensore degli oppressi.

Putin contro musulmani e pedofili

Ma di bufale, come detto, ce ne sono a bizzeffe. Qualche mese fa girava quella secondo cui Putin avrebbe imposto il maiale ai musulmani residenti in Russia (e ai vegani no?). Oppure ancora quella secondo cui, nel novembre 2016, avesse assunto cinque giovani scienziati che nel nostro paese non riuscivano a trovare lavoro. O il fatto che Putin sia riuscito ad introdurre la pena di morte per stupratori e pedofili (cosa falsissima, perché anzi – e qui bisogna dargliene atto – Putin si è battuto per una moratoria sulla pena di morte nel suo paese).

Ce ne sarebbero ancora molte altre: dall’olio italiano che Putin avrebbe preferito all’olio tunisino al suo interessamento per i marò, passando per la castrazione chimica per i pedofili. Insomma, la fantasia umana sembra proprio non fermarsi davanti al leader russo, tanto è vero che alcuni scopritori di bufale ormai considerano le notizie su Putin quasi dei meme goliardici. Il problema è che spesso chi condivide queste notizie su Facebook ci crede davvero.

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