Cinque lesbiche che hanno cambiato il modo di percepire l’omosessualità femminile

Il bacio a letto di Henri de Toulouse-Lautrec, che raffigurava due prostitute lesbiche intente in atti d'affetto

L’omosessualità femminile è stata quasi sempre discriminata, nella storia. Se già infatti quella maschile non ha quasi mai goduto di tolleranza o accettazione, quella delle donne ha portato spesso con sé una disapprovazione sociale anche maggiore. Nell’immaginario tradizionale, infatti, il ruolo della donna è quello di madre e compagna dell’uomo, e il suo compito è quello di partorire e allevare i figli: le lesbiche, da questo punto di vista, tradivano quindi sia il maschio – a cui preferivano una compagna dello stesso sesso –, sia quello che era considerato il loro compito naturale, quello procreativo.

I gay, se vogliamo usare la terminologia moderna, erano quindi spesso discriminati, sbeffeggiati e derisi; ma le lesbiche finivano sul rogo. Gli omosessuali maschi potevano essere condannati al carcere per sodomia, ma le femmine rischiavano più spesso la vita, come se il loro “peccato” fosse più grave e drammatico.

Per fortuna, di acqua sotto i ponti ne è passata parecchia e anche le nostre idee sull’omosessualità si sono finalmente evolute, nonostante alcune sacche di resistenza. E così le donne possono, perfino nella nostra arretrata Italia, contrarre un’unione legale tra di loro e rendere pubblico il loro amore.

Un risultato parziale, certo. Un punto di partenza più che d’arrivo, ma che è stato possibile raggiungere grazie allo sforzo e ai sacrifici di una serie di grandi donne che, con la loro vita e le loro scelte, hanno cambiato nel corso degli anni l’idea di femminilità e sessualità.

Donne di questo tipo ce ne sono parecchie, ma ne abbiamo scelte cinque che, ci sembra, possono darci una panoramica abbastanza esaustiva. Arrivano da periodi storici tra loro anche molto diversi, ma vale la pena di conoscerle più a fondo.

 

1. Saffo

Poetessa e maestra

Quando si pensa ad un personaggio storico che rappresenti l’omosessualità femminile il pensiero va, di solito, a Saffo, la celebre poetessa greca. D’altra parte, la parola “lesbica” deriva proprio dall’isola di Lesbo in cui la donna risiedeva, così come l’espressione “amore saffico” si deve al suo nome.

La sessualità di Saffo e delle sue allieve, però, va precisata, perché è difficilmente sovrapponibile a quella contemporanea. Per Saffo – e in generale per il mondo greco – l’amore tra maestra e discepola era infatti parte del percorso formativo ed educativo.

Saffo in un dipinto di inizio Novecento di John William GodwardL’amore omosessuale era quindi una forma d’affetto consueta e comune, che non escludeva però che le ragazze poi si sposassero e scegliessero amori eterosessuali. Saffo era infatti una maestra che aveva il compito di educare le fanciulle proprio prima del matrimonio, preparandole al loro ruolo in famiglia, all’educazione, alla gentilezza e anche alla seduzione.

Proprio a quelle allieve la poetessa dedicò alcune liriche, a volte dai contenuti esplicitamente omoerotici. Lei stessa però si sposò ed ebbe una figlia, a cui dedicò altri teneri versi. Probabilmente era una donna molto affascinante, ma su di lei – vissuta nel VI secolo a.C. – girarono già nell’antichità numerose leggende, spesso poco affidabili.

 

2. Cristina di Svezia

Non è comune trovare notizie sul lesbismo in età moderna. Non perché non fosse un fenomeno presente, quanto piuttosto perché comportamenti eterodossi, in quelle epoche, non solo non erano accettati, ma erano duramente perseguiti. Ad alimentare il sospetto di omosessualità si rischiava, letteralmente, la vita.

Così, esistono di solito al massimo dei sospetti riguardo ad amori di donne con altre donne, con poche eccezioni. Una delle più interessanti è quella che riguarda la regina Cristina di Svezia, donna che durante la sua vita alimentò molte chiacchiere ma le cui tendenze sono state rese più chiare dalla pubblicazione della sua corrispondenza.

Nata a Stoccolma nel 1626, la donna era figlia di Gustavo Adolfo il Grande, uno dei più importanti sovrani svedesi di ogni epoca. Il re ebbe infatti un ruolo fondamentale nella Guerra dei Trent’anni, vincendo numerose battaglie in Germania e sembrando ad un passo dal risultare il vincitore definitivo di quel lungo conflitto.

L’Atene del Nord

Fu però proprio durante una battaglia, nel 1632, che il padre di Cristina trovò la morte, lasciando il titolo regale nelle mani di una figlia che era allora solo una bambina. La reggenza fu quindi assunta da un consiglio, e Cristina – che assunse un po’ alla volta i suoi poteri – poté diventare pienamente regina solo nel 1650.

Il suo regno fu comunque di breve durata, e non particolarmente amato dagli svedesi. La sovrana si occupò infatti poco degli affari di stato, preferendo dedicarsi allo studio e alla cultura. Il suo progetto era infatti quello di trasformare Stoccolma in una sorta di “Atene del Nord”, invitando a corte i più importanti intellettuali dell’epoca.

Cristina, all'estrema sinistra, mentre discute con Cartesio, a destra
Cristina, all’estrema sinistra, mentre discute con Cartesio, a destra

Interessata alla filosofia, chiamò presso la sua corte personalità come Ugo Grozio e Cartesio, anche se entrambi durarono poco: Grozio morì nel viaggio verso il nord, mentre Descartes si ammalò di polmonite poco dopo il suo arrivo, a causa del freddo svedese.

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Il Parlamento, però, spingeva soprattutto perché Cristina prendesse marito, in modo da poter dare un erede sicuro alla dinastia. La regina si rifiutò però più volte di soddisfare questa richiesta, manifestando pubblicamente una certa “ripugnanza” (parole sue) all’idea delle soggezioni a cui il matrimonio l’avrebbe chiamata.

Il rifiuto del trono

D’altronde, dalla sua corrispondenza sappiamo che Cristina manifestava una tendenza che oggi definiremmo bisessuale. Negli anni giovanili aveva avuto una relazione segreta con un cugino di secondo grado, mentre ora, giunta al trono, si era infatuata di una dama di corte, Ebba Sparre, considerata tra le più belle di Svezia.

Cristina di Svezia, una delle più famose lesbiche della storia, in un ritratto di Sébastien BourdonA quella donna scrisse lettere piene di passione per molto tempo, anche dopo la loro separazione. Ma nel cuore di Cristina albergavano anche altri sentimenti che non erano ben accetti in Svezia.

Il paese era infatti da tempo luterano e anti-cattolico, e il padre di Cristina, Gustavo Adolfo II, era stato anzi uno dei paladini della Riforma. La regina, però, si era notevolmente avvicinata al cattolicesimo, grazie all’influenza di vari gesuiti che aveva fatto entrare (a volte sotto falso nome) nel paese.

Come regina di Svezia non avrebbe mai potuto convertirsi, però, al cattolicesimo, a meno che non abdicasse. E questa fu, nel 1654, proprio la sua decisione: lasciò il trono al cugino Carlo X Gustavo e, di nascosto e travestita da uomo, lasciò il paese.

A Roma

Dopo essere passata per i Paesi Bassi e per l’Austria, Cristina puntò su Roma. Durante il viaggio aveva fatto infatti professione pubblica di conversione al cattolicesimo e, soprattutto, aveva cominciato a spendere ben oltre quello che le sue finanze le permettevano di fare.

Il cardinale Decio Azzolino
Il cardinale Decio Azzolino

A Roma l’ex sovrana si fece subito notare per il suo acume intellettuale e per le sue spese pazze. Inoltre si iniziarono a diffondere pettegolezzi anche sulla sua condotta sessuale. In particolare il papa Alessandro VII dovette intervenire per porre fine a una relazione – testimoniata dalle lettere private – tra Cristina e un cardinale.

Quest’ultimo, Decio Azzolino, le rimase molto amico anche dopo la fine della relazione, aiutandola ad amministrare con maggior oculatezza il suo patrimonio, che era ingente ma non infinito. Alla morte della regina sarebbe diventato anche l’unico erede del suo (ridotto) patrimonio.

Ma nella città eterna Cristina si faceva notare anche per molti altri aspetti della sua condotta. Aveva un atteggiamento intransigente – che la portò anche a far uccidere sul posto quei nobili che le si dimostravano infedeli – e un carattere riottoso, poco incline al compromesso.

Un “maschiaccio”

Fin da bambina, d’altronde, era stata educata come un maschio più che come una femmina. Per questo le cronache romane ce la raccontano come una regina che non sottostava all’etichetta, che mangiava e beveva come un uomo (a volte anche rozzo) e che andava a caccia.

Cristina di Svezia ritratta nei panni di Minerva
Cristina di Svezia ritratta nei panni di Minerva

A volte si vestiva pure da maschio e durante una sua visita alla corte di Francia scandalizzò molte cortigiane comportandosi come un burbero uomo del nord, propenso a urlare, sedersi in maniera scomposta e mangiare a dismisura.

Si diffuse anche la leggenda – che non ha trovato conferme nelle analisi sui resti effettuate nel corso del Novecento – che la regina fosse in realtà un ermafrodito. Alla nascita era infatti stata scambiata per un maschio, per via forse di una ipertrofia clitoridea, e per tutta la vita esibì una voce piuttosto mascolina.

In realtà fu solo una donna originale ed anticonformista, che amò uomini e donne indifferentemente, ma dai quali non fu sempre riamata. L’unico momento in cui fu felice e mostrò il suo lato “femminile”, se così vogliamo dire, fu durante la relazione col cardinale Azzolino; per il resto scelse una vita indifferente al giudizio altrui.

 

3. Gertrude Stein

L’amore per Alice Toklas

Di Gertrude Stein ci siamo occupati varie volte nelle nostre pagine, ma perlopiù di sfuggita. O, meglio: non per i suoi meriti personali o per la sua vita, ma perché è stata un punto di riferimento per tanti altri, per letterati ed artisti che hanno segnato la storia del Novecento.

Gertrude Stein negli anni '20 a Parigi col figlio di Hemingway, Bumby
Gertrude Stein negli anni ’20 a Parigi col figlio di Hemingway, Bumby

Nata vicino a Pittsburgh nel 1874, studiò all’università materie tra loro molto diverse come psicologia, filosofia e medicina, prima di stabilirsi, nel 1902, in Francia. Prese residenza a Montparnasse, il quartiere degli artisti e nel 1907 iniziò una lunga relazione con Alice Toklas.

Anche quest’ultima era un’americana emigrata a Parigi, e in breve le due decisero di convivere nella casa che Gertrude divideva col fratello Leo. Il rapporto tra le due donne fu a tutto tondo: oltre che amanti, lavoravano insieme, con la Toklas che fungeva da dattilografa della Stein e in un certo senso da sua agente letteraria.

Nonostante i tradimenti di Gertrude, il rapporto fu così simbiotico che l’opera più famosa della scrittrice sarebbe stata l’Autobiografia di Alice Toklas, scritta in realtà dalla Stein. Ma la donna è famosa anche per aver coniato l’espressione “Lost Generation” per parlare di una serie di suoi amici che vissero a Parigi, tra cui Ernest Hemingway, Ezra Pound e altri.

 

4. Martina Navrátilová

Dopo aver visto qualche esempio “storico” di lesbismo, spostiamoci più avanti nel tempo, all’epoca più recente. Perché è indubbio che proprio negli ultimi anni questo fenomeno sia finalmente venuto a galla, pur tra mille difficoltà.

Il coming out di molti personaggi famosi – spesso star del mondo dello spettacolo o dello sport – ha infatti contribuito a migliorare la vita di molti che non si ritrovavano negli schemi di sessualità più “tradizionali”, aiutando anche a cambiare la percezione pubblica (e a volte la legislazione) riguardo a questi fenomeni.

Martina Navrátilová trionfatrice a Wimbledon nel 1990Una delle prime donne di successo a dichiarare apertamente la propria omosessualità è stata la tennista Martina Navrátilová. Nata in Cecoslovacchia nel 1956, divenne professionista a 16 anni, iniziando ad inanellare subito ottimi risultati in tutto il mondo. Nel 1975, diciottenne, lasciò il proprio paese e fece domanda per diventare cittadina americana.

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Dopo qualche anno da apolide, nel 1981 ottenne finalmente la cittadinanza e poco dopo illustrò pubblicamente il proprio orientamento sessuale, anche per mettere fine a una serie di speculazioni uscite sui giornali. All’epoca aveva una relazione con la scrittrice Rita Mae Brown, poi lasciata per dare vita a un lungo sodalizio con Judy Nelson.

I successi nel tennis e in società

La decisione di fare coming out era all’epoca abbastanza rara, anche se un’altra tennista americana e rivale della Navrátilová – Billie Jean King – aveva da poco fatto la stessa cosa [1].

I pensieri della Navrátilová, comunque, emersero più chiaramente nel 1985 quando la tennista scrisse un’autobiografia intitolata Martina, e quando soprattutto iniziarono ad arrivare i grandi successi sportivi. Tra la fine degli anni ’70 e gli anni ’80 la giocatrice vinse 18 prove del Grande Slam contando solo il singolare.

Infine, dopo il ritiro ha continuato a far parlare di sé per il suo attivismo verso diverse cause, tra cui quelle per i diritti dei gay. Nel dicembre 2014, infine, si è sposata con la compagna con cui ha condiviso gli ultimi anni di vita, Julia Lemigova.

 

5. Ellen DeGeneres

Fino a quando ad essere lesbiche erano regine e scrittrici, poetesse ed atlete, il fenomeno era tutto sommato marginale. La vita di questi personaggi infatti ci coinvolge solo fino a un certo punto, e soprattutto non arriva a toccare la mentalità delle fasce più povere o culturalmente arretrate della popolazione.

Diverse sono invece le conseguenze quando a dichiararsi gay cominciano ad essere star del cinema o personaggi delle serie TV. Lì la cosa diventa differente, perché i divi che ci entrano nelle case finiscono sempre per influenzare le nostre vite e modellarle.

Ellen DeGeneres accoglie il suo pubblico nel suo salotto televisivoCosì, in questa nostra panoramica non poteva mancare il più famoso coming out della storia della TV americana: quello dell’attrice e conduttrice Ellen DeGeneres. Nata nel 1958 in Louisiana, la donna cominciò a farsi conoscere tra la fine degli anni ’70 e gli anni ’80, grazie a una serie di monologhi comici.

In breve ottenne delle parti in varie sitcom, tanto che nel 1994 ne ottenne una in cui era assoluta protagonista, intitolata Ellen. Quello show divenne molto popolare, ma toccò l’apice degli ascolti quando, nel 1997, il personaggio interpretato dalla DeGeneres si dichiarò omosessuale.

Da Time al talk show

In contemporanea l’attrice rilasciò una celebre intervista a Time in cui fece coming out anche personalmente, anticipata da una copertina che la mostrava sorridente con la scritta «Yep, I’m gay». Quel numero fece scalpore e rese la DeGeneres la star del momento.

Ellen DeGeneres, a destra, con la compagna Portia de Rossi (foto di Angela George via Wikimedia Commons)
Ellen DeGeneres, a destra, con la compagna Portia de Rossi (foto di Angela George via Wikimedia Commons)

In realtà l’idillio durò poco. La serie TV chiuse un paio d’anni dopo a causa di un calo degli ascolti e l’attrice faticò per qualche tempo a trovare altri ingaggi, forse proprio per via della sua sessualità. A rilanciarne la carriera presso il grande pubblico è stato in primo luogo il doppiaggio del cartone Pixar Alla ricerca di Nemo.

Inoltre ha condotto con successo un paio edizioni dei premi Oscar, mostrando ottime capacità. Così, nel 2003 le è stato affidato un talk show quotidiano, The Ellen DeGeneres Show, che continua tuttora, forte di più di 30 Emmy conquistati lungo gli anni.

Sul versante personale, la presentatrice ha avuto relazioni con l’attrice Anna Heche, con la regista Alexandra Hedison e infine con l’attrice Portia de Rossi, sposata nel 2008.

 

 

Note e approfondimenti

[1] In realtà però l’omosessualità della King era emersa durante una causa legale (la tennista era infatti da tempo sposata ad un uomo). La decisione di rendere pubblico il proprio orientamento sessuale, quindi, non fu in quel caso del tutto libera, anche se la King dichiarò poi di aver scelto in quell’occasione di dire la verità, contravvenendo anche ai consigli degli avvocati. Qui una gustosa intervista sull’argomento.

 

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