Gli amanti dei libri sono spesso orgogliosi di essere tali e di avere occasione di dimostrarlo, non diversamente dai tifosi di questa o quella squadra sportiva, ma non di rado devono scontrarsi con una maggioranza di persone che non solo rifugge la lettura come il peggior male del mondo (abitudine certo non costruttiva ma legittima), ma addirittura avversa tale forma di passatempo e di soddisfazione personale. Insomma, i lettori appassionati sono spesso vittime del proprio entusiasmo e delle accuse di alienazione provenienti dal mondo esterno.

È forse per questo che si riconoscono in una grande quantità di libri che parlano di… libri! Il racconto di vicende legate a qualche volume più o meno misterioso e i romanzi in cui ad essere protagonisti sono lettori come loro rendono le pagine il più allettante nutrimento per coloro che manifestano una qualche forma di assuefazione da libro, ed è fuori di dubbio che gli autori e gli editori ci giochino per alimentare la curiosità verso i loro prodotti. Ecco perché alcuni dei libri più letti del Novecento hanno per protagonisti i libri stessi, i loro lettori e coloro che li vendono.


Leggi anche: Cinque tra le biblioteche più belle del mondo

 

Mendel dei libri

L’eroe silenzioso di Stefan Zweig

"Mendel dei libri" di Stefan Zweig«Lui leggeva come altri pregano, come i giocatori giocano e gli ubriachi tengono lo sguardo fisso nel vuoto, storditi; il suo rapimento quando leggeva era così commovente che, da allora, il modo in cui gli altri leggono mi è sempre parso profano». Questa è soltanto una delle descrizioni di Mendel offertaci dallo scrittore austriaco Ztefan Zweig, una delle voci più amate della Finis Austriae.

Protagonista di un brevissimo quanto intenso racconto, Jakob Mendel è un commerciante di libri che conosce ciascuno dei volumi che scambia, pur non avendoli letti tutti quanti, e che li ricerca con passione e avidità; è solito rifugiarsi al Caffè Gluck, dietro un’enorme pila di libri, ma il narratore, messosi alla sua ricerca, non lo trova in questo suo angolo privato, e ci offre un nostalgico ricordo di un uomo speciale, incompreso ed emarginato che, però, grazie ai libri ha ottenuto un riscatto e una sua personale forma di gloria.

 

Se una notte d’inverno un viaggiatore

Italo Calvino e la meta-narrazione

"Se una notte d’inverno un viaggiatore" di Italo CalvinoFra i suoi arditi esperimenti letterari, Italo Calvino ne ha previsto anche uno dedicato ai lettori, quelle figure cui ogni scrittore di ieri e di oggi deve la propria notorietà e il proprio successo. Se una notte d’inverno un viaggiatore nasce da una sorta di scambio di ruoli: non è l’autore a confezionare per noi un romanzo terminato e perfetto, ma il lettore stesso diventa motore della creazione, e a lui Calvino si rivolge come ad un amico, utilizzando la tecnica dello you-narrative, che stabilisce una immediata complicità.

Il libro è un eccezionale esempio di meta-narrazione, poiché è dedicato alla magia della creazione letteraria e del rapporto fra il libro, il suo autore e colui che lo sceglie. Il protagonista del testo, il lettore, rientrato dalla libreria, si accorge che l’edizione appena acquistata dell’ultimo libro di Calvino (intitolato proprio Se una notte d’inverno un viaggiatore) è difettosa, e decide così di procurarsene una normale, soprattutto visto l’entusiasmo generato dal primo capitolo. Egli non immagina minimamente cosa abbia in serbo per lui l’eccentrico Calvino e si ritroverà immerso nella ricerca rocambolesca di un libro che soltanto lui stesso può scrivere e che simboleggia l’importanza del ruolo del lettore nel valore di un’opera letteraria, con gli infiniti sensi che, attraverso questo rapporto, le vengono conferiti.

La narrazione si dipana in modo imprevedibile e il lettore quanto più crederà di avvicinarsi alla vera forma del romanzo, tanto più se ne allontanerà e scoprirà storie nuove e lontanissime dal punto di partenza.

 

Il nome della rosa

Il libro del mistero e il successo di Umberto Eco

"Il nome della rosa" di Umberto EcoUn libro è la causa degli inquietanti delitti che si consumano in un non precisato monastero benedettino del nord Italia nel XIV secolo. A scoprire di quale testo si tratta e del motivo per cui è in grado di generare una catena di esecuzioni sarà Guglielmo da Baskerville, assistito dal giovane Adso da Melk, non prima di essere entrato nel meraviglioso scriptorium del monastero e nella sua labirintica libreria, luoghi in cui si preserva la letteratura con un lavoro costante di copiatura.

Al centro di questo thriller, che ha valso ad Umberto Eco il prestigioso Premio Strega nel 1981, c’è una riflessione sul timore verso la cultura, sull’importanza della sua conservazione e sull’ottusità di chi la vuole distruggere e soffocare in nome di ideologie religiose e superstizioni. Eco, però, non si limita a fare del libro la chiave del mistero, ma sfrutta un espediente già consacrato da Alessandro Manzoni per dare un’ulteriore carica narrativa al suo testo, immaginando che Il nome della rosa nasca dalle cronache tramandate da un antico manoscritto vergato dallo stesso Adso.

 

La libreria stregata

Christopher Morley e il potere rivoluzionario della cultura

"La libreria stregata" di Christopher MorleyNarratore statunitense di grande successo oltreoceano ma forse troppo poco conosciuto in Italia, Christopher Morley ha creato lo stravagante personaggio del libraio Roger Mifflin, asserragliato nella caratteristica libreria di Brooklyn chiamata La libreria stregata; il nome del negozio dà il titolo ad una delle avventure di Roger (l’altra, forse più nota, è Il parnaso ambulante), innescata dalla sparizione dell’Oliver Cromwell di Thomas Carlyle, uno dei libri più amati dal signor Mifflin.

La vicenda de La libreria stregata è quasi interamente ambientata dentro all’originale negozio, fra gli scaffali scrupolosamente organizzati dal suo proprietario, le sue amabili chiacchiere letterarie, le incursioni di personaggi bizzarri come l’affascinante apprendista Titania o il tenero cane Bock (così chiamato in onore a Boccaccio), ma si presenta come un thriller che, come il romanzo di Eco, fa riflettere sull’importanza del libro come oggetto culturale, anche se ad un livello molto più profondo e dolorosamente connesso alla barbarie dei due conflitti mondiali ancora vividi in quel 1948 in cui Morley scrive il suo romanzo.

 

Fahrenheit 451

I roghi distopici di Ray Bradbury

La copertina di Fahrenheit 451 di Ray BradburyFahrenheit 451 è forse il libro sui libri più letto e amato di sempre, per quanto cruda sia la realtà che in essa è descritta: come 1984 di George Orwell, esso descrive un mondo alterato dall’ostilità e dalla dittatura, in cui è bandita ogni forma di libero pensiero e, di conseguenza, il libro diventa il nemico pubblico per eccellenza.

Protagonista del romanzo è Guy Montag, un vigile del fuoco che, anziché spegnere i roghi, è incaricato di appiccarli con abbondanti ondate di cherosene; oggetto della devastazione dei pompieri sono proprio i volumi clandestini, ma Montag, di fronte al macabro spettacolo di una vecchia disposta a bruciare assieme ad essi pur di non separarsene, inizia a comprendere lo straordinario valore della comunicazione letteraria, deposito della memoria e della bellezza dell’umanità e, quindi, chiave della consapevolezza, dell’autonomia e della libertà. «Ci dev’essere qualcosa di speciale nei libri, delle cose che non possiamo immaginare, per convincere una donna a restare in una casa che brucia».

Il libro è, dunque, uno dei protagonisti più presenti nella letteratura di ogni tempo, e questi cinque testi sono soltanto campioni di una produzione molto più vasta che, nonostante faccia leva sull’orgoglio dei lettori e sul loro compiacimento nel vedersi rappresentare nella forma d’arte che più amano, ci dice anche qualcosa di più profondo, svelandoci l’importanza della letteratura e della bellezza di cui essa è portatrice.

 

Segnala altri libri che parlano di libri nei commenti.