C’è chi li sceglie per l’immagine, per il titolo o solo dopo aver letto la quarta di copertina. C’è ancora chi gli sceglie solo dopo averne sentito parlare bene, e chi invece si fa chiamare dal libro stesso, quasi come se quella storia volesse farsi conoscere proprio in quel momento. In ogni caso, comunque li si scopra, esistono dei libri da leggere almeno una volta nella vita, che ci rimangono dentro per sempre.

La lettura è infatti parte delle nostre vite, ci cambia, ci fa crescere, ci fa piangere e sorridere, ma soprattutto ci fa riflettere, rimane dentro di noi quasi come se fosse un’esperienza reale, vissuta in prima persona.

Immergersi in un libro e concentrarsi sulla storia che racconta è un’esperienza “mistica”. C’è magia nel riuscire a estraniarsi e immergersi in una storia. Un bel libro è come un atto meditativo, anche se non sempre lascia serenità e gioia.

La letteratura è insomma un’arte nobile che può toccare le nostre corde più intime. Ha il pregio di essere universale e, allo stesso tempo, risultare personale al punto che crediamo sia stata scritta per noi.

Purtroppo trovare perle di questo tipo, nel vasto mercato editoriale moderno, è un’impresa complessa, ma l’esperienza di leggere una storia che rimane dentro ripaga di tutto.

Di seguito riporto alcune storie che credo e spero possano rimanere dentro voi come sono rimaste dentro me. E proverò a fornirne una chiave di lettura che spero possa aiutarvi.

 

1. Sándor Márai – Le braci

Le braci di Márai è un trattato filosofico sull’amicizia sotto forma di romanzo. È una storia eccezionale come eccezionale è la vera amicizia, un sentimento talmente forte da essere una delle più nobili forme d’amore.

Le braci di Sándor MáraiIl romanzo di Márai è favoloso, uno dei più bei libri del ‘900. La storia di due amici che si perdono e si ritrovano, scritta con uno stile pulito ed equilibrato, semplice e piacevolissimo.

In tempi in cui tutto viene diluito e reso più tenue, anche l’amore e i sentimenti più nobili rischiano di diventare routine e normalità. La lettura di questo romanzo, però, ci riporta alla dimensione naturale e più intima dell’amicizia.

Una storia quindi che fa riflettere su diversi aspetti della vita, che apre gli occhi sui rapporti e forse, con un po’ di “tristezza”, ricorda che sentimenti così intensi e veri sono sempre più rari.

Il procedere del libro

La parte iniziale è una introduzione al contesto, una descrizione abbastanza particolareggiata degli ambienti. L’autore si sofferma sui dettagli e durante la parte centrale fa capire perché i dettagli siano così importanti.

Poi si assiste a un crescendo di tensione, condotta fino alla fine, magistralmente tenuto in piedi da una tecnica narrativa eccezionale. Leggiamo un lungo dialogo più simile ad un monologo, scritto quasi come se fosse un continuo flusso di coscienza, ben organizzato e particolareggiato.

Sándor MáraiLa chiave di volta di questo dialogo è sublime e straordinario. Márai descrive infatti i pochi secondi di un evento, accaduto quarantuno anni prima, come se stesse utilizzando una lente di ingrandimento del tempo.

Quei pochi secondi si espandono e noi percepiamo un intero universo di sentimenti, respiriamo l’essenza di tutta la storia, vediamo ogni singolo dettaglio. In una parola: eccezionale.

La forza di Márai

Dopo aver letto questo passaggio si può avere una piena percezione di tutto quello che ci circonda. È come entrare in un’altra dimensione, una specie di sveglia emotiva. Non si riesce a staccarsi dalla lettura.

L’attesa lunga una vita, l’attesa di quello che avrebbe potuto distruggere tutto diventa per paradosso l’unica ragione dell’intera esistenza, il senso unico e profondo dell’amicizia, la vita stessa.

Non trovo altri aggettivi per definire questo libro: un capolavoro di altissima letteratura.

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2. Patrick Modiano – Bijou

Una giovane ragazza e un incontro con il passato vestito con un cappotto giallo, nel caos di una Parigi fotografata sia a colori che con i nostalgici toni seppia di un passato tormentato.

Solo queste due righe bastano a far da trama ad un romanzo, breve ma intenso e toccante. Un racconto sulla ricerca delle proprie radici, l’introspezione più dolorosa e profonda che si possa affrontare, allo scopo di trovare punti fermi e certezze da cui ripartire.

Bijou – questo il soprannome della protagonista, un appellativo che la tiene troppo ancorata ad un passato traumatico – crede di aver visto la madre in mezzo ad una folla di gente. Ne è quasi certa. Quella madre che credeva morta, e che invece forse è lì. La segue, indaga e giorno dopo giorno tenta un avvicinamento:

«Ho provato la sensazione non tanto di aver salito con fatica una scala, quanto piuttosto di essere scesa al fondo di un pozzo».

Tra passato e futuro

Il pozzo come metafora, come emblema del profondo guardarsi dentro alla ricerca di sé stessa, ma anche come simbolo di sconfitta, dolore, frustrazione dopo aver toccato il fondo. La lotta e il conflitto con sé stessa, con l’essenza della propria vita. Il duello tra il passato, troppo ingombrante e struggente, e il futuro incerto e privo di fondamenta.

Bijou di Patrick Modiano, uno dei libri da leggere almeno una volta nella vitaSpesso si dice che il passato è passato, volendo con questo intendere che si deve vivere il presente non potendo organizzare il futuro. Ma il passato non può essere passato se è ancora vivo dentro, se non si è trovato il modo di vincerlo, metabolizzarlo, sconfiggerlo. I traumi affettivi infantili lasciano turbe e danni che non sempre è possibile sanare.

Modiano con questa storia, come già aveva fatto in Un pedigree [1], affronta il tema delle carenze affettive, dell’abbandono, del distacco, della sofferenza per la mancanza di quell’amore che è il più importante e formativo di ogni singola vita, quello familiare.

Bijou, ancora alla ricerca di sua madre, in conflitto con la voglia di andare in fondo e il desiderio di “tagliare i ponti”, dice:

«[…] a mano a mano che procedevo, il viale si faceva sempre più scuro come se quella sera portassi gli occhiali da sole».

E poi ancora:

«[…] vedo l’insegna luminosa di una farmacia. La guardavo fissa, per paura di piombare nell’oscurità».

E anche in questa occasione, come nella precedente discesa nel pozzo, l’autore fa vivere perfettamente la sensazione di buio. Ci fa conoscere l’oscurità dell’inconscio, della paura, del passato.

Lo stile di Modiano

Un libro importante, scritto con la solita pulizia e linearità che contraddistingue lo stile di Modiano. Una storia forte, condita dalle caratterizzazioni parigine di oggi e di ieri.

Leggi anche: Cinque libri che danno risposte, cambiano la vita e fanno riflettere

Un romanzo che va respirato, abbracciato, come idealmente verrebbe voglia di abbracciare Bijou, con le sue fragilità, le sue vulnerabilità, le sue ferite. Una lettura intensa, che fa riflettere e che consiglio, che rimane dentro, come tutte le storie di Modiano, come tutti i suoi personaggi.

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3. Kazuo Ishiguro – Non lasciarmi

Amore e riflessione sono le parole chiave di Non lasciarmi, meraviglioso romanzo di Kazuo Ishiguro. Anche a distanza di anni dalla lettura, ci si porta dietro il ricordo delle sensazioni che si sono vissute leggendolo.

Inutile dire che è uno dei libri che colpiscono forte, di quelli che difficilmente dimentichi, di quelli che ti fanno pensare. In questo sta la grandezza di Ishiguro: nel lasciare dentro il lettore un seme che cresce e fa pensare ogni giorno alla propria vita, al grande significato che sta dietro questo romanzo e ai dubbi che lascia.

Una distopia?

In genere questo è definito un romanzo distopico: alcuni quasi lo ritengono fantascientifico, io lo definirei filosofico. E siamo proprio sicuri che sia così distopico?

Non lasciarmi di Kazuo IshiguroNon vorrei entrare troppo nel merito della storia per non rovinare il gusto della lettura, ma il colpo allo stomaco che si prova nel momento della rivelazione (sempre che non si conosca minimamente la trama) lascia a bocca aperta.

E comunque, il colpo di scena poco cambia in merito agli spunti di riflessione che il libro offre. La nostra società, infatti, non ci dà poi tutta questa libertà ed alcune logiche che ci regolano sembrano a volte più distopiche di questo romanzo. Le aberrazioni che viviamo ogni giorno ci sembrano ormai una consuetudine, la normalità. Questo vi fa sentire liberi?

Insomma, una storia ben congegnata e ben scritta, come solo i grandi di questa arte sanno e possono fare. Libro eccezionale, imperdibile.

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4. Haruki Murakami – L’uccello che girava le viti del mondo

L’uccello che girava le viti del mondo racconta una realtà a metà tra sogno e introspezione, come se la vita fosse uno specchio multidimensionale. Il romanzo è infatti una storia tra le storie: difficile individuare cosa è reale e cosa è onirico, anche perché i fatti vissuti dal protagonista non sono poi così normali e consueti.

L'uccello che girava le viti del mondo, romanzo di Haruki Murakami

I personaggi sembrano usciti dalla fantasia di un cantastorie, l’ambientazione e i luoghi sono a tratti vividi e a tratti evanescenti. Il protagonista vive tra l’angoscia della perdita e la ricerca. Ed è spinto dall’interesse nel conoscere i vari personaggi, reali o immaginati che siano.

Tra questi c’è una ragazzina con la quale affronta discorsi surreali, storie nella storia appartenenti quasi ad una “realtà” introspettiva piuttosto che realmente accaduta.

Murakami inoltre introduce nella storia un pozzo che, nell’interpretazione dei sogni, assume un significato introspettivo e di analisi dell’inconscio.

Un viaggio nell’inconscio

Per vederla in un’ottica freudiana, il protagonista ritiene indispensabile scandagliare il proprio più intimo Es, mettendo a tacere momentaneamente il proprio Io, alla ricerca di ciò che ha perduto nella vita e a cui è molto attaccato.

Leggere questo libro, quindi, è come vedere un film di Fellini: storie oniriche, simboliche e reali che conducono il lettore da una scena all’altra. La bravura di Murakami sta proprio nel riuscire a mantenere il controllo di una storia non sempre lineare e semplice.

Leggi anche: Cinque libri che aprono la mente

Il libro di Murakami colpisce particolarmente e, come per Norwegian Wood, si ha la sensazione di vivere accanto ai suoi personaggi per giorni. Ti stimolano e ti interrogano. A distanza di qualche anno dalla lettura, non ci sente più “perseguitati”, certo, ma un senso di piacere per questa opera e per il suo autore rimane dentro.

Murakami può anche non piacere; difficilmente però lascia indifferenti.

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5. Ágota Kristóf – Trilogia della città di K.

In una qualunque città K, martoriata da una guerra qualsiasi, ci sono due gemelli che vivono le più grandi atrocità che la guerra e l’occupazione possano “offrire”. La freddezza e la piattezza dei personaggi e il punto di vista praticamente univoco dei due fratelli rendono il romanzo abbastanza singolare e sicuramente originale sin dalle prime battute.

Il punto di vista cambia continuamente fino alla fine del racconto, rendendo la storia ancora più interessante. La crudezza e la violenza alla quale i gemelli sono sottoposti è a tratti insopportabile, ma ritengo non troppo lontana dal vero.

Si percepisce la sensazione che si può vivere dopo grandi lutti, grandi sofferenze. Una sensazione di alienazione e di distacco dalla realtà. È un romanzo freddo, “aggressivo”, molto forte.

Da simbiosi a dissociazione

L’unione simbiotica dei fratelli sembra quasi surreale da principio, ma il dolore e la violenza che devono vivere può giustificare questa vicinanza, quasi a volersi far forza l’un l’altro.

Trilogia della città di K. di Ágota KristófLa nonna che se ne prende cura è una figura altrettanto surreale, un iceberg arcigno e insensibile, almeno per quello che ci è dato sapere dal romanzo e quindi dal punto di vista utilizzato per raccontarlo. Ma certo si può trovare una “giustificazione” a tutto questo: c’è una guerra, si soffre e l’animo umano può deteriorarsi.

La stessa guerra trasforma una unione simbiotica in una dissociazione radicale e quasi schizofrenica; due vite separate a cercare due strade differenti verso la sopravvivenza. La storia si fa via via più articolata e meno lineare, si fa fatica a non essere travolti da una logica che è sempre sul filo del rasoio. Si confondono realtà, immaginazione e anche malattia.

È sicuramente un libro da leggere, che lascia alquanto sconcertati, ma fa riflettere sulle ferite che possono essere inflitte alle menti e ai cuori di poveri bimbi costretti a vivere i drammi e le violenze delle guerre, di faide e tragedie familiari.

 

 

Note e approfondimenti

[1] Lo trovate qui.

 

Segnala altri libri da leggere almeno una volta nella vita e che ti restano dentro nei commenti.

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Riky76

L’età la si deduce dal nick, per il resto posso dirvi che sono figlio, padre, marito e zio; mi manca di essere nonno, ma per quello c’è ancora tempo; nonna forse non lo sarò mai.
Attualmente mi definisco un viaggiatore a riposo: ho visitato quasi tutti i continenti, mi mancano l’Australia e l’America del Sud. Con quattro viaggi si può dire di aver visto quasi tutto il globo.
Libri, fotografie e palle ovali sono le mie passioni, anche se ho sempre giocato a calcio e sono tifoso… del Borgorosso football club. Quasi dimenticavo, mi piace scrivere, un’altra passione che mi ha portato qui. Il tempo a disposizione è sempre pochissimo, quindi cerco ogni pretesto che mi “costringa” a dedicarmi alla scrittura.