Cinque libri da leggere assolutamente prima di morire

Quali libri – al di là dei soliti noti – bisogna assolutamente leggere prima di morire?

Le avrete viste mille volte, su qualche sito americano, le liste dei 50 o 100 libri da leggere prima di morire. Liste in cui si cercano di elencare, in una forsennata corsa, tutti i classici della letteratura, con un occhio di riguardo a quella anglosassone. Così i libri elencati finiscono per essere sempre gli stessi: 1984, Il buio oltre la siepe, Il grande Gatsby, Orgoglio e pregiudizio e via così.

Sia chiaro: tutti libri di ottimo livello. E non a caso spesso figurano anche nelle nostre, di liste. Ma forse quando si scorre un elenco dei libri da leggere prima di morire si cerca qualcos’altro, qualcosa di meno scontato. In fondo, ogni lettore sa già quali sono i classici che gli mancano: non c’è più di tanto bisogno di una lista che glieli ricordi.


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Per questo motivo, vorrei proporvi oggi un elenco dei cinque libri da leggere prima di morire coniugato in maniera diversa dal solito. A popolare la cinquina non saranno tanto i classici famosi, quelli che si studiano a scuola, perché appunto li conoscete già, ma libri che vi sono ignoti o a cui comunque non vi verrebbe da pensare. Libri, spero, originali, che sapranno anche darvi una panoramica su generi diversi, che magari non avete ancora esplorato. Eccoli.

 

Nikolaj Gogol’ – Le anime morte

Il romanzo alla base della letteratura russa

Le anime morte di Nikolaj Gogol'Cominciamo con un capolavoro della letteratura mondiale che probabilmente non avere ancora aperto. Le anime morte di Nikolaj Gogol’ è infatti uno di quei libri che spaventano il lettore poco esperto: intanto c’è la firma di uno scrittore russo, che da sempre è sinonimo di “mattone” interminabile; e poi c’è quel titolo, che sembra alludere a un retroterra religioso.


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Nulla di più sbagliato. Le anime morte è infatti un romanzo satirico, pieno di una carica di ironia che è il marchio di fabbrica delle opere di Gogol’. Un libro che si legge tutto d’un fiato ma che comunque riesce a lasciare il segno. La storia è infatti quella di un avido affarista, Čičikov, che tenta di fare una fortuna sfruttando una falla del sistema di censimento russo. Quando i servi della gleba morivano, infatti, rimanevano formalmente registrati al loro padrone fino al censimento successivo, tanto è vero che si continuava a pagare le tasse su di essi. Ma questo permetteva anche di sfruttare un capitale – perché i servi della gleba erano un capitale che poteva essere ipotecato o venduto – che magari in realtà non esisteva più, perché finito all’altro mondo.

Così Gogol’ imbastisce una clamorosa discesa agli inferi, con però per protagonisti i vivi. Vivi che non perdono occasione di dimostrarsi però morti nell’animo, assediati da biechi interessi. L’obiettivo dello scrittore, così abile a descrivere le miserie umane, era d’altronde quello di scrivere una trilogia ispirata alla Divina Commedia dantesca. Una trilogia che, partendo dai gradini più bassi della moralità, si sarebbe poi dovuta elevare. Ma il progetto rimase incompiuto.

 

Stefano Benni – Bar Sport

Il mito della Luisona

Bar Sport, il capolavoro di Stefano BenniRimaniamo vicini ai toni del grottesco, anche se virati in maniera più comica, con Bar Sport, esordio letterario di Stefano Benni datato 1976. Il libro è un unicum rispetto a quelli che presentiamo in cinquina: è infatti in un certo senso un testo antiletterario, senza trama, all’apparenza un semplice divertissement. Eppure, a noi pare comunque un libro che bisogna leggere prima di morire. Perché ogni buon testo porta con sé una carica a suo modo dirompente, e non si può dire che Bar Sport questa carica non ce l’abbia.

Il tema centrale è, come il titolo lascia intuire, il tipico Bar Sport italiano, presente in ogni città, soprattutto in quegli anni ’70 in cui si era più provinciali di oggi. Benni, con una capacità comica invidiabile, elenca tutti i principali miti di questo luogo della memoria: dai flipper ai giochi di carte, dagli avventori tradizionali (il tecnico, il professore, il playboy e così via) alle paste. E proprio una pasta, la Luisona, è entrata nella cultura di massa, simbolo di tutti quei dolcetti ornamentali (ma immangiabili) che addobbavano le bacheche dei bar di provincia.

Dal libro è stato pure tratto un film, nel 2011, con un cast di buon livello composto da Claudio Bisio, Giuseppe Battiston, Antonio Cornacchione, Teo Teocoli e altri. Purtroppo riportare su pellicola la comicità di Benni era un’impresa quasi impossibile, e il film è stato un mezzo flop. Lo stesso Benni, comunque, già nel 1997 aveva provato a dare un seguito al suo celebre libro, intitolato Bar Sport Duemila, che però non è riuscito a rinverdire i fasti delle origini.

 

Michael Ende – La storia infinita

Il fantasy che non ti aspetti

La storia infinita è uno di quei libri che bisogna assolutamente leggere prima di morireCambiamo completamente tipologia di libro e buttiamoci sul fantasy. Un genere che ultimamente va per la maggiore, sia per la seconda giovinezza che stanno vivendo i capolavori tolkeniani, sia per il successo duraturo della saga di Harry Potter, sia ancora per le sue nuove declinazioni in chiave urbana e attuale. Eppure si può scegliere un ottimo libro fantasy senza per forza ricorrere ai titoli arcinoti o, all’opposto, troppo recenti. Un esempio è La storia infinita di Michael Ende.


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Pubblicato per la prima volta nel 1979, il libro racconta la storia di un ragazzino, Bastiano, che un giorno per scappare ad alcuni bulli di scuola si rifugia in una strana libreria, e qui finisce per rubare un libro. Nascosto nella soffitta della sua scuola, Bastiano si immerge nella lettura. Una lettura che lo cattura non solo metaforicamente, ma anche fisicamente, visto che si ritrova chiamato dai personaggi del libro e poi diventa lui stesso parte della trama.

Una storia che è una tipica avventura fantasy. Nel regno di Fantàsia, infatti, l’imperatrice è vittima di un male sconosciuto, mentre il suo regno viene progressivamente divorato dal Nulla. Solo un coraggioso bambino di nome Atreiu, che cavalca un drago della fortuna di nome Fùcur, può cercare di intervenire, anche se, come detto, avrà bisogno dell’aiuto di Bastiano. Il libro è stato trasposto anche in un (costoso) film tedesco del 1984 dallo stesso titolo, diretto dal Wolfgang Petersen.

 

Gabriel García Márquez – Cronaca di una morte annunciata

Un giallo atipico tra destino e responsabilità

L'imperdibile Cronaca di una morte annunciata di Gabriel García MárquezDopo tanta Europa, diamo un’occhiata anche alla letteratura sudamericana, una delle più vivaci del Novecento. Da questo punto di vista non può mancare un’opera di Gabriel García Márquez. La mia scelta è caduta su Cronaca di una morte annunciata, forse non il libro più celebre dello scrittore colombiano ma di sicuro uno dei più interessanti.

Il romanzo, infatti, è una sorta di giallo atipico. Al centro della storia c’è Santiago Nasar, la vittima, la cui morte viene annunciata fin dalla prima riga. La storia di come viene ucciso viene spiegata però con un meccanismo narrativo molto particolare, che procede quasi per cerchi concentrici. Pian piano ci viene svelato il movente dei suoi assalitori, ci viene mostrato il modo in cui si apprestano a commettere il loro crimine e cercano anzi di evitarlo, annunciandolo a tutti, e il modo in cui lo stesso Nasar pare aver contribuito alla propria fine.

Vari sono i temi che vengono tirati in ballo da García Márquez. In primis l’onore, visto l’omicidio di Santiago è proprio un delitto d’onore. Poi il maschilismo che dominava la società sudamericana del tempo, l’ineluttabilità del destino, la responsabilità collettiva di un omicidio così tanto annunciato. Un piccolo capolavoro dal punto di vista squisitamente tecnico, con anche una punta di quel realismo magico che ha fatto la fortuna della prosa di Márquez.

 

Daniel Pennac – La fata carabina

Assieme alla Tribù dei Malaussène

La copertina dell'edizione Feltrinelli de La fata carabinaÈ un giallo anche l’ultimo libro della nostra lista, La fata carabina di Daniel Pennac. Un giallo strano pure questo, anche se per motivi diversi da quelli di García Márquez. Pennac, infatti, riesce ad inserire nel suo romanzo i crismi tipici della detective story, innestandoli però all’interno di una satira sociale particolarmente azzeccata. La fata carabina, infatti, è il secondo capitolo del Ciclo di Malaussène, che ha per protagonista appunto Benjamin Maualussène, di professione capro espiatorio.

In questo romanzo, al centro della storia ci sono i vecchietti del quartiere di Belleville, contro cui sembra essersi scatenato un serial killer. In una storia che tira in ballo anche la droga e che finisce per vedere la sua fidanzata torturata, Benjamin Malaussène finirà per essere come al solito sospettato, mentre la sua coloritissima famiglia si occuperà di salvare parecchi anziani.

E proprio i personaggi sono il punto forte dei romanzi di Pennac. La sua descrizione delle sorelle di Benjamin è indimenticabile, ma anche i tipi di contorno hanno personalità e caratteri interessanti. La Tribù, come viene ribattezzata la famiglia, si compone infatti di una mamma incinta sette volte e di sette uomini diversi, dell’infermiera Louna, della fotografa Clara, della preveggente Thérèse, di Jérémy, del Piccolo e di Verdun. A cui andranno poi aggiunti, nei romanzi successivi, È Un Angelo, Signor Malaussène e Maracuja.

 

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