Cinque libri da regalare a Natale a dei genitori

I migliori libri da regalare a Natale

A Natale, se decidiamo di regalare un libro ai nostri figli o ai figli degli amici, lo scegliamo, di solito, pensando all’età, ai gusti o alle mode del momento. Decidiamo, insomma, sulla scorta del presente in cui vive il nostro baby lettore. E saremo bravi se azzeccheremo il personaggio o la saga preferita.

Mentre compilavo la lista per fasce d’età e per generi mettendo in fila i figli delle amiche, mi sono accorta del relativo interesse che avrebbero suscitato questi volumi. Li leggeranno due volte? Li rileggeranno da grandi? E quando arriverà (presto) il prossimo cartone animato o la prossima fiction a scalzare i finti miti di adesso, questi libri che sto per regalare desteranno ancora un po’ di curiosità?

Ho interrotto la lista e sono andata a comprare soldini di cioccolata: ai bambini regalerò quelli, tanti. E ho cominciato una nuova lista, per i genitori dei bambini. Mi sono venuti cinque libri che, parlando anche di figli, lasciano un messaggio. Oggi è per noi, magari domani sarà per loro.

 

Le luci nelle case degli altri

di Chiara Gamberale (Mondadori)

Le luci nelle case degli altri è un libro bellissimo nella sua architettura e originalità. Tutta la storia è una ricerca disperata di affetti e di legami, è la ricerca di un posto in cui stare e di persone da cui farsi amare.

Ma c’è una pagina, una lettera che una madre scrive a sua figlia appena nata, che merita di essere letta per restare. Tanto le parole sono semplici tanto vanno giù, dove di parole ne servono poche. È una lettera d’amore di una mamma che augura alla sua bambina tutto il bene del mondo ma sa anche che la disperazione può arrivare.

E allora che si fa? Non si deve invidiare le fortune degli altri, «le luci nelle case degli altri: dappertutto c’è del bene, dappertutto c’è del male». La lettera nasce in un letto d’ospedale, in quel momento sospeso quando stai ad aspettare l’infermiera che ti porti la tua creatura.

Ed è solo l’inizio, tutte le madri lo hanno vissuto, lo sappiamo che è da sempre così, ma «quando tocca a te credi che è la prima volta che capita, in assoluto. E oggi mi sembra che nessuna donna, oltre a me, è mai diventata mamma».

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Fai bei sogni

di Massimo Gramellini (Longanesi)

Fai bei sogni è un libro scritto stando dalla parte del figlio, è la sua storia che tocca chi legge al di là delle perdite personali che ciascuno può avere avuto. L’ho letto, regalato e poi riletto.

Nonostante la tragedia di cui si parla, mi ha colpito quella frase dolce, quel pensiero della buonanotte che è stato scelto come titolo. Come se la sintesi di tutto, alla fine, fosse questo sussurro pronunciato piano mentre la luce si spegne, mentre la vita se ne va per scelta. Tutto il dolore portato dentro sin dall’infanzia, ha trovato finalmente pace e spiegazione.

Le parole della mamma, quel suo ricordo limpido delle ultime pagine, le coperte rimboccate e le carezze liberano il bimbo, divenuto adulto, dal “piombo” che ha portato nel cuore da sempre. E, una volta per tutte, Belfagor si disintegra, risucchiato dal buio. Una nuova luce sta sorgendo.

 

Se ti abbraccio non avere paura

di Fulvio Ervas (Marcos y Marcos)

Ho iniziato a leggere Se ti abbraccio non aver paura sapendo che si trattava di una storia vera. Ogni parola, ogni fatto, ogni pezzo di itinerario di Franco (il papà) e Andrea (il figlio) erano veri.

Franco, cioè, si è davvero portato in giro per l’America suo figlio autistico senza nessuna certezza. Ci vuole del coraggio per farlo. E la storia è stata ancora più bella perché incontrollabile, a tratti folle, ma sempre tenerissima.

La “normalità” di una vita normale non è nulla, il viaggio è con e verso l’imperscrutabilità di luoghi mai visti, gente sconosciuta, verso la crescita di un padre e di un figlio, per mano.

 

Quel che ora sappiamo

di Catherine Dunne (Guanda)

Dopo i primi capitoli di Quel che ora sappiamo, mi rifiutavo di credere a quello che stavo leggendo: il suicidio di un figlio. Non avevo il coraggio di andare avanti perché avevo paura, non volevo sapere.

Un pensiero troppo grosso per essere pensato. Poi mi sono fatta coraggio.

Una frase mi ha colpito, nella ricostruzione della vita del figlio, in mezzo a tanto dolore, un genitore dice che, nonostante tutto, i figli possono renderci facile fare i genitori.

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Venuto al mondo

di Margaret Mazzantini (Mondadori)

Venuto al mondo è la storia di un desiderio di maternità che diventa volontà, lotta, migrazione. Mentre lo leggevo, qualche anno fa, buttavo un occhio a mia figlia pensando a quanto ero stata fortunata, a quanto la natura era stata generosa con me che avevo dovuto aspettare solo nove mesi.

Finito il libro non ci ho più pensato finché un giorno di primavera ho parlato con un amico che è stato adottato. È un ragazzo giovane a cui mi piace, ogni tanto, fare un po’ da zia. Il nostro approccio è spesso uno scontro, è il nostro modo di volerci bene. Stavamo parlando di quanta fatica si faccia ad accettare le delusioni, i rifiuti, le aspettative non appagate. E di quanto sia difficile essere scelti da qualcuno.

«Io non sono stato scelto dai miei genitori perché ero io, sono capitato e basta, poteva essere qualcun altro. Per loro, che differenza avrebbe fatto?», mi ha detto serio e convinto di avere una ragione inappellabile. Alla sua età è facile rigettare in toto le cose e le persone. E io: «Che un figlio lo adotti o lo concepisci, non lo scegli mai. Arriva, lo ami com’è e basta. Che differenza fa?».

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