Cinque libri di psicologia infantile e pedagogia da leggere

Alla scoperta di cinque libri di psicologia infantile

Quando si diventa genitori, almeno la prima volta, si è preda di mille ansie e paure. Non si sa da che parte prendere il proprio pargolo, non si sa come reagire ai primi pianti, non si sa come farlo dormire e quanto.

I consigli, poi, servono sempre e solo fino ad un certo punto. Tra neononni che sembrano non ricordarsi quanto fosse difficile allevare un neonato e amiche e amici che magari sanno gestire loro figlio ma non il vostro, che ha un carattere ed un’indole diversi, si fa fatica a barcamenarsi.

Il genitore senza appigli

Col tempo, per carità, si riesce anche a diventare genitori esperti, capaci di non scoraggiarsi davanti a pianti e urla, ma non è granché consolante dire a dei genitori insonni che «con il prossimo figlio andrà meglio». In nostro soccorso, quindi, giungono spesso dei libri che cercano di spiegarci, con le dovute cautele del caso, la psicologia dei bambini, il loro comportamento e le loro paure. E di volumi di questo tipo ce ne sono a iosa, forse addirittura troppi. Tanto che è spesso è difficile capire da quale cominciare per farsi un’idea dell’argomento.


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Per questo motivo ne abbiamo selezionati per voi cinque che nel corso degli anni hanno guadagnato fama e apprezzamenti. Libri che, anche se magari non saranno sempre calibrati al 100% sul vostro pargolo, vi daranno quantomeno qualche strumento per comprendere lui (e voi stessi) più a fondo.

 

Alice Miller – Il dramma del bambino dotato e la ricerca del vero sé

La violenza psicologica e la maturazione del vero io dei figli

Il libro di Anna Miller, Il dramma del bambino dotato e la ricerca del vero séCominciamo con un libro pubblicato in lingua originale ormai 35 anni fa, nel 1979, ma che è ancora reputato un classico nel settore, Il dramma del bambino dotato e la ricerca del vero sé di Alice Miller.

Nata in Polonia, da una famiglia ebrea, nel 1923 e trasferitasi in Svizzera subito dopo la fine della Seconda guerra mondiale, la Miller esercitò per un trentennio la professione di psicanalista, salvo distaccarsene a partire dal 1980. Da quell’anno divenne una delle più attente e seguite riformatrici di quel metodo terapeutico, non considerato più adeguato a risolvere i problemi delle persone. Soprattutto, la Miller riteneva che alcune delle teorie di Freud, come l’istinto di morte, la sessualità infantile e il complesso di Edipo, servissero in realtà ad evitare ai pazienti di affrontare quelli che erano i veri traumi subiti nell’infanzia, traumi che avevano un peso determinante sui problemi degli adulti.

Al di là degli esiti della sua ricerca legati a problemi patologici, la Miller si è però interessata anche alle modalità che vengono utilizzate per educare i bimbi. Lei notò che spesso per ottenere un “bravo bambino” si fa ricorso a tecniche psicologiche violente, tanto è vero che il bambino “dotato”, cioè quello che è apprezzato dai propri genitori, molto spesso è il bambino che riesce a cogliere i bisogni della coppia e ad adattarsi ad essi, reprimendo però tutto ciò che fa parte della sua vera personalità e che risulta inaccettabile per gli adulti. Un risultato del genere, secondo la Miller, portava i bambini a crescere affettivamente insicuri e psichicamente indeboliti. E a farli tendere verso la depressione o il mascheramento dei traumi dietro a una facciata di grandiosità.

Tradotto in italiano a metà anni ’80, il libro è pubblicato da Bollati Boringhieri. Nonostante sia un saggio di certo non divulgativo, può essere molto utile ai genitori per capire le conseguenze che i loro atteggiamenti anche inconsci possono avere sui figli.

 

Bruno Bettelheim – Un genitore quasi perfetto

Quando non serve essere perfetti, ma è più importante essere empatici

Un genitore quasi perfetto di Bruno BettelheimLa carriera di Alice Miller è stata contraddistinta sempre da grandi successi professionali e anche oggi, a qualche anno di distanza dalla sua morte, la psicanalista svizzera è ancora stimata. Diverso è stato invece il percorso professionale di Bruno Bettelheim, autore del bestseller Un genitore quasi perfetto tradotto in Italia da Feltrinelli nel 1987.

Ebreo anch’egli – ma più vecchio di una ventina d’anni rispetto alla Miller –, era nativo di Vienna. Emigrò negli Stati Uniti nel ’39, dopo che l’annessione tedesca dell’Austria l’aveva portato per un breve periodo nei primi campi di concentramento, non ancora strutturati però, per sua fortuna, come macchine della morte. Negli States divenne uno psicanalista molto celebre, insegnando per trent’anni all’Università di Chicago e comparendo perfino nello Zelig di Woody Allen.

Il suo lavoro e la sua vita sono state però sottoposte a pesanti critiche negli ultimi anni, dopo la morte avvenuta per suicidio nel 1990. Sia i suoi titoli di studio conseguiti in Austria, sia la validità dei metodi usati alla Orthogenic School, che diresse per molti anni, infatti sono stati messi in discussione. A smuovere le acque sono stati studi più approfonditi sull’autismo, che lui considerava un problema che poteva essere affrontato dallo psicanalista, ma anche denunce di suoi ex pazienti, che hanno in alcune occasioni accusato l’istituto e Bettelheim di violenze psicologiche e di una condotta non corretta.

Comunque siano andate le cose, alcuni testi dello studioso viennese rimangono senza ombra di dubbio dei classici, soprattutto quando ha affrontato lo sviluppo emotivo e psicologico del bambino. I più famosi sono Il mondo incantato, uno studio sul significato psicanalitico delle fiabe, e il già citato Un genitore quasi perfetto. In quest’ultimo saggio Bettelheim sottolinea come per essere buoni genitori non serva essere perfetti, ma sia molto più importante essere “quasi” perfetti. L’obiettivo, cioè, è essere fallibili ma intenzionati comunque a porsi in maniera empatica nei confronti dei propri figli, cercando di mettersi nei loro panni e di ricordarsi com’era dura essere bambini quando i figli eravamo noi. Nonostante tutte le polemiche, insomma, un libro semplice, chiaro e ancora fondamentale.

 

Giovanni Bollea – Le madri non sbagliano mai

Una guida semplice e chiara pensata per i genitori italiani

Le madri non sbagliano mai di Giovanni Bollea, celebre neuropsichiatra infantileDopo uno sguardo all’analisi psicologica e psichiatrica mitteleuropea ed americana, spostiamoci ora in Italia. Anche qui, infatti, sono stati condotti sui bimbi studi molto interessanti e vari sono i libri che meriterebbero una lettura. Tra i tanti abbiamo scelto Le madri non sbagliano mai, bel saggio del 1995 di Giovanni Bollea, edito anch’esso da Feltrinelli.

Piemontese, classe 1913, Bollea è morto tre anni fa quasi centenario dopo una vita dedicata alla psichiatria e alla neuropsichiatria infantile, di cui è considerato uno dei padri fondatori. Di umili origini, poi sposato ad una donna ebrea e per questo vittima a sua volta delle leggi razziali, scampò agli orrori della guerra (pur prendendovi parte come medico militare). Già dalla fine degli anni ’40 cominciò ad importare in Italia la psichiatria infantile, fondando vari centri terapeutici in cui lo psichiatra collaborava con assistenti sociali e psicologi, creando una vera equipe per la diagnosi e la cura dei disturbi.

Fu però solo dopo il pensionamento che la mole di saggi e di ricerca accumulata nel corso dei decenni lo convinse a scrivere alcuni testi divulgativi. Tra questi, il più importante è proprio Le madri non sbagliano mai, un manuale in cui si vogliono rassicurare i genitori, ormai troppo spesso vittime della paura di sbagliare e provocare danni psicologici ai figli. Inoltre, l’obiettivo è dare chiarificazioni e suggerimenti per la crescita equilibrata dei bambini. Una crescita che secondo Bollea passa attraverso il tempo che si dedica ai propri figli (e anzi, la chiave sta non nella quantità di tempo ma nella qualità del tempo), la collaborazione anche nei piccoli mestieri di casa, l’attenzione verso il bello e la cultura e il lavoro di fantasia.

Sempre sullo stesso stile è anche l’altro grande libro divulgativo di Bollea, Genitori grandi maestri di felicità, pubblicato sempre da Feltrinelli nel 2005.

 

John Gottman – Intelligenza emotiva per un figlio

Come diventare il trainer emotivo dei propri bambini

Intelligenza emotiva per un figlio di John Gottman, uno dei più interessanti libri di psicologia infantile e pedagogiaDa un ambito differente proviene invece l’americano John Gottman, anche se la sua biografia non è molto diversa da quella della Miller e di Bettelheim, sebbene spostata avanti nel tempo.

Il padre di Gottman, infatti, era stato rabbino nella Vienna degli anni ’30, ma suo figlio John è nato nel 1942 – dopo la fuga dall’Austria – nella Repubblica Dominicana, prima che i suoi genitori si stabilissero a Brooklyn, dove è cresciuto. Specializzatosi in psicologia, è divenuto uno studioso esperto nei rapporti di coppia e nei fattori che portano al divorzio. Una specializzazione che l’ha portato ad apparire in trasmissioni televisive americane e a fondare con la moglie vari istituti di consulenza per le coppie in crisi. Al di là di questo percorso un po’ mediatico, Gottman ha però anche una solida carriera accademica alle spalle, con articoli pubblicati nelle più importanti riviste del settore e un incarico come professore emerito all’Università di Washington.

Proprio affrontando i problemi della coppia nell’età contemporanea Gottman ha finito per interessarsi, attorno alla metà degli anni ’90, anche al ruolo di genitori e a come questo potesse far bene alla coppia. Da questi studi è nato, nel 1997, Intelligenza emotiva per un figlio, scritto assieme a Joan Declaire. In questo volume si presenta proprio l’intelligenza emotiva – un aspetto dell’intelligenza teorizzato per la prima volta ad inizio anni ’90 da Peter Salovey e John D. Mayer e definito come la capacità di controllare i sentimenti e le emozioni proprie ed altrui – applicata all’educazione dei figli.


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L’idea di fondo è quella che tramite l’empatia sia possibile far crescere il bambino ed insegnargli ad affrontare le emozioni, a volte anche gravose, che si presentano nella sua vita. Tutto questo facendo sì che il genitore diventi una sorta di allenatore emotivo. Le ricerche, d’altra parte, indicano che i bambini emotivamente consapevoli sembrano avere più probabilità di avere successo nella vita.

 

Asha Phillips – I no che aiutano a crescere

Il bestseller della psicoterapeuta britannica

I no che aiutano a crescere, bestseller di Asha PhillipsConcludiamo col più recente dei libri della nostra cinquina ma anche, forse, il più famoso e venduto, almeno in Italia. Si tratta de I no che aiutano a crescere, volume di Asha Phillips del 1999 che ha avuto una più che positiva storia editoriale in Italia. Un successo dovuto anche all’azzeccato titolo che gli è stato dato nella nostra lingua (mentre nell’originale inglese è un più banale Saying No. Why It’s Important for You and Your Child).

La Phillips è una psicoterapista britannica che opera a Londra, attiva sia all’interno di ospedali pediatrici, sia di servizi sociali ed educativi. Inoltre da qualche anno insegna nella stessa Tavistock Clinic in cui si è formata ed esercita privatamente la professione. Proprio la sua esperienza a contatto coi bambini e con le famiglie in difficoltà è servita a dar vita a questo libro. Un saggio in cui si analizza come i “no” ai propri figli, seppure spesso più difficili da dire dei “sì”, abbiano un grande valore educativo, perché aiutano sia il bambino sia i genitori stessi a definire i limiti che servono a mantenere un equilibrio familiare.

Tramite una serie di esempi concreti desunti dalla sua esperienza come psicoterapeuta, la Phillips mostra così come sia importante – e in quali casi sia decisivo – saper impartire dei rifiuti ai propri figli. Il tutto, senza cadere in un linguaggio troppo specialistico, ma riuscendo a parlare a chiunque.

Il libro è divenuto nello spazio di pochi anni un bestseller internazionale, tradotto in decine di lingue e da poco ristampato anche in inglese con una nuova introduzione dell’autrice.

 

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