Non è facile scrivere di sport. Soprattutto in un libro. Le partite e le gare siamo abituati a vederle in diretta, a soffrire nell’istante, e poi al massimo a riviverle la mattina dopo, leggendone la cronaca sul giornale. Ma durano un attimo, perché nel weekend successivo (e a volte anche prima) c’è già un’altra gara, c’è già un’altra sfida che è pronta a catalizzare la nostra attenzione.

Quei temerari giornalisti sportivi che hanno tentato di avventurarsi nella scrittura di un libro hanno dovuto quindi fare i conti col rischio che il frutto delle loro fatiche pagasse dazio per la velocità a cui è ormai abituato l’appassionato. Una velocità che ammette deroghe solo in circostanze molto particolari, che bisogna in un certo senso meritare. Per questo un libro dedicato a uno sport è un terno al lotto: richiede un grande talento, ma anche la capacità di cogliere la storia giusta, di inquadrare il fenomeno destinato a durare. E un pizzico di fortuna.

Il basket europeo e quello NBA

Se, tra tutti i libri di questo genere, ci orientiamo verso quelli dedicati al basket, il discorso si fa forse ancora più complesso. Perché la pallacanestro, in Italia e in Europa, vive in una sorta di doppio binario. Da un lato ci sono i campionati nazionali e le coppe europee, che il vero appassionato segue col vigore del tifoso, sperando che le squadre italiane possano tornare ai fasti di un tempo. Dall’altro c’è l’NBA e più in generale il basket americano, che rappresentano un altro pianeta.

Il confronto tra la pallacanestro USA e quella nostrana è simile a quello che si può fare per il cinema: da una parte Hollywood, coi suoi divi e le sue storie che ci tengono incollati allo schermo, e dall’altro la produzione italiana, che ha una grande tradizione alle spalle e di tanto in tanto ancora oggi riesce a tirare fuori dal cilindro qualcosa di veramente interessante, ma a cui manca la continuità.


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Il mercato dei libri ha cercato, nel tempo, di dedicarsi ad entrambi questi mondi, anche se è innegabile che il panorama americano abbia più fascino e attiri, spesso, le penne migliori. Se non avete mai letto niente di tutto questo o le vostre letture sono state finora poco organizzate, e volete però avvicinarvi ai classici del genere, vi proponiamo una lista di cinque libri sul basket secondo noi particolarmente importanti.

Tutti riguardano l’NBA, perché da lì bisogna partire. Quattro sono scritti da americani, uno da un italiano. In futuro, magari, dedicheremo un altro articolo del genere ai libri dedicati agli eroi e alle squadre del nostro campionato. Intanto, per il momento, cominciamo però da qui.

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Larry Bird e Magic Johnson – Il basket eravamo noi

Un viaggio nella più grande rivalità degli anni ’80

Il basket eravamo noi, uno dei più interessanti libri di memorie di questo sportCominciamo il nostro percorso da un libro di memorie firmato da Larry Bird e Magic Johnson, due dei migliori giocatori che abbiano mai calcato un parquet. In verità, loro sono solo i testimoni di un’epoca passata, ma a mettere nero su bianco i loro ricordi è stata Jackie MacMullan, giornalista di ESPN e del Boston Globe. Lei fu scelta dalle due ex stelle perché aveva già aiutato Bird nello scrivere la sua autobiografia – Bird Watching, uscita nel 1999 – e poi si era dedicata con successo anche alla storia di Geno Auriemma.

Il libro è un resoconto del lunghissimo e interminabile duello tra le due stelle che hanno segnato l’NBA degli anni ’80. Da una parte Earvin Johnson detto Magic, il playmaker più alto della storia della lega, capace di vincere 5 titoli NBA con i suoi Los Angeles Lakers tra il 1980 e il 1988, 3 titoli di MVP, altrettanti di MVP delle finali e un titolo NCAA.

8 titoli su 9 disponibili

Dall’altra c’è Larry Bird, ex ala dei Boston Celtics, anch’egli eletto tre volte MVP della regular season (più due volte delle finali), vincitore tre volte del campionato NBA e vincitore ancora una volta in tre occasioni della gara del tiro da tre punti durante l’All-Star Weekend. I due si sfidarono innumerevoli volte, dividendosi 8 dei 9 titoli assegnati tra il 1980 e il 1988, dando vita a una delle rivalità più belle della storia dello sport.

In realtà, però, dietro all’antagonismo sul campo da basket c’erano una profonda stima e una grande amicizia. Il libro ripercorre proprio questi retroscena, facendoci respirare l’aria di un mondo ormai passato ma che sta alla base di quello odierno. Un mondo in cui i Lakers erano una squadra spettacolare di neri allenati da un bianco e i Celtics erano una squadra morigerata di bianchi allenati da un nero. E ad impreziosire il tutto c’è pure una interessante introduzione di Flavio Tranquillo, la voce principale dell’NBA in Italia.

 

Roland Lazenby – Michael Jordan, la vita

La monumentale biografia di MJ

Michael Jordan - La vita, libro che ripercorre le gesta di una delle più grandi leggende del basket modernoSe Larry Bird e Magic Johnson sono stati la faccia dell’NBA negli anni ’80, Michael Jordan lo è stato sicuramente degli anni ’90. Proprio Il basket eravamo noi, di cui abbiamo appena parlato, presenta anzi una scena molto significativa, che può essere letta come una sorta di passaggio di consegne tra i due campioni ormai in declino e il nuovo astro nascente. È ambientata a Barcellona, durante i giorni delle Olimpiadi in cui il Dream Team mise il proprio marchio indelebile sul mondo.

In quella fase, in realtà, Michael Jordan non era poi così giovane, ma già un campione arrivato, che aveva forse raccolto ancora poco in rapporto a quelle che erano le sue potenzialità. Come saprete, la parabola cestistica di Jordan cominciò a North Carolina, dove nel 1982 vinse il titolo NCAA. Poi l’arrivo in NBA due anni più tardi e le enormi capacità che però non riuscivano a portare la squadra a traguardi importanti, visto che sulla sua strada si ponevano prima i Boston Celtics e poi i Detroit Pistons. Almeno fino all’esplosione degli anni ’90.

700 pagine

La vita di Michael Jordan è stata tutto questo e molto di più. È una vita che ancora oggi viene letta, studiata, additata ad esempio. E quindi per raccontarla serve tempo, impegno, dedizione. Anche perché Michael non è certo un personaggio facile da gestire, con la sua competitività non ancora placata, i suoi sogni e la sua forza. Ci ha provato il giornalista americano Roland Lazenby con un’opera monumentale, che supera le 700 pagine.

D’altronde, un personaggio come Jordan non meritava niente di meno. E Lazenby, tifoso appassionato dei Chicago Bulls che furono trascinati sull’altare da quello che sarebbe divenuto una leggenda, lo racconta con ammirazione ma anche onestà. Non mancano infatti le descrizioni degli eccessi della stella, dall’adrenalina incapace di scivolare via al rapporto coi compagni di squadra. Nella carriera del giornalista, d’altro canto, ci sono biografie di altri personaggi “scomodi” come Kobe Bryant e Phil Jackson, di cui parleremo fra l’altro tra poco.

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Jack McCallum – Dream Team

Nello spogliatoio di Barcellona

Dream Team, racconto del Team USA alle Olimpiadi del 1992Rimaniamo per un attimo sui leggendari giocatori che abbiamo presentato finora. Come abbiamo scritto, Larry Bird, Magic Johnson e Michael Jordan non si incontrarono solo sul campo da basket o nei vari All-Star Game, ma condivisero un’esperienza di squadra, assieme ad altri grandi campioni della loro epoca. Nel 1992, infatti, per la prima volta la rappresentativa americana alle Olimpiadi non fu formata da universitari ma da professionisti dell’NBA. E a Barcellona andarono alcuni dei migliori giocatori di ogni epoca.

I 12 convocati erano atleti da far tremare i polsi a qualsiasi avversario. Oltre ai già citati, c’erano Charles Barkley, Clyde Drexler, Patrick Ewing, Karl Malone, John Stockton, Chris Mullin, Scottie Pippen, David Robinson e – unico universitario – Christian Laettner. La squadra si sbarazzò molto facilmente di tutte le formazioni che si posero sulla sua strada, conquistando l’oro in finale contro la Croazia.


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Ma le imprese sul campo contarono fino a un certo punto. Mai fino ad allora un così gran numero di campioni aveva condiviso uno spogliatoio, un albergo, una quindicina di giorni assieme. E Jack McCallum, storico giornalista di Sports Illustrated, era lì con loro, ad annotare tutto sul suo taccuino. Dream Team è il racconto di quell’esperienza, con tantissimi retroscena che ci permettono di capire un po’ meglio la personalità di quei campioni e i meccanismi dello sport professionistico di altissimo livello.

Tra l’altro, McCallum è autore anche di Seven Seconds or Less, libro sui Phoenix Suns di Steve Nash e Mike D’Antoni che è un classico per comprendere i meccanismi della pallacanestro contemporanea. Introvabile in italiano, si può comunque leggerlo in inglese, vista la chiarezza della prosa di McCallum e la notorietà di parecchi dei termini tecnici, passati anche in italiano grazie alle trasmissioni televisive.

 

Federico Buffa – Black Jesus

Il basket USA raccontato da un italiano

Black Jesus, raccolta di scritti sul basket firmata da Federico BuffaFinora abbiamo presentato libri scritti da giornalisti americani e fortemente virati sulla vita di grandi atleti, campioni che hanno fatto la storia di questo sport. Ma il bello dell’NBA e del basket americano in generale è che si tratta di un mondo che trasuda storie da ogni poro. E che è interessante non solo conoscere la vita del grande campione, ma anche del giocatore di medio livello, che ha fatto mille sacrifici anche solo per riuscire a giocare qualche minuto sul palcoscenico che conta.

Anche queste storie, in America, vengono raccontate nei libri, ma raramente riescono a superare i confini nazionali e ad essere tradotte all’estero, perché la mancanza di un nome di richiamo allontana i possibili editori. Per fortuna in Italia ha posto in qualche modo rimedio alla questione un giornalista che può usare il proprio, come nome di richiamo: Federico Buffa.

Un narratore anche televisivo

A lungo telecronista di Sky, ha formato per anni una coppia magica con Flavio Tranquillo, che ancora oggi è la principale voce della TV satellitare. Buffa ha invece messo da parte il mondo del basket, negli ultimi anni, per dedicarsi allo sport a tutto tondo, creando spettacoli e speciali televisivi dedicati ai grandi eventi o ai grandi personaggi che hanno caratterizzato la storia del ‘900. Con uno stile invidiabile, ci ha raccontato dei Mondiali di calcio e di Muhammad Ali, appassionando anche chi dello sport normalmente non si interessa.

Ma le capacità che sta mostrando a sempre più grandi platee, Federico Buffa se le è formate scrivendo e raccontando di basket. Black Jesus è un’antologia di scritti che raccoglie una decina d’anni di aneddoti, storie, approfondimenti, in cui l’Avvocato – come è soprannominato, per via dei suoi studi – riversa tutta la sua conoscenza della pallacanestro americana. Un libro agile, che si legge in fretta, ma tutto da gustare.

 

Phil Jackson – Eleven Rings

Riflettori sull’allenatore più vincente degli ultimi decenni

Eleven Rings, il libro di Phil Jackson sui suoi successiCome abbiamo appena scritto, il basket non è fatto solo di grandi campioni. È fatto anche di allenatori, su cui di solito i riflettori non si soffermano più di tanto. Eppure qualcuno che merita attenzione, per un motivo o per l’altro, c’è. Uno di questi è Phil Jackson, uno dei coach più vincenti di sempre nello sport professionistico americano e allo stesso tempo personaggio ambiguo, carismatico ma anche strano, che ha più volte sorpreso i giornalisti e gli appassionati.

La sua filosofia di gioco e di vita, i retroscena delle sue imprese e alcuni gustosi aneddoti sui grandi giocatori che ha allenato sono raccontati in Eleven Rings, libro che nonostante il titolo in inglese è disponibile anche in italiano, edito da Libreria dello Sport. Un titolo che si è voluto tenere in lingua originale forse per rimarcare ancora di più la portata di quel curriculum: perché Jackson ha vinto effettivamente 11 titoli NBA da allenatore (a cui se ne dovrebbero aggiungere 2 da giocatore), 6 con i Chicago Bulls e 5 con i Los Angeles Lakers.

Il gestore di personalità

La storia di quei successi è in parte cosa nota, ma è un’impresa che meriterebbe di essere studiata all’interno delle università. Come racconta nel libro con l’aiuto di Hugh Delehanty, Jackson ha infatti non solo saputo mettere in campo i suoi giocatori e fornirli di schemi e soluzioni sia in attacco che in difesa, ma ha saputo prima di tutto riuscire a farli giocare come una squadra. Il segreto del suo successo è stata infatti la capacità di gestire personalità ingombranti come quelle di Michael Jordan, Kobe Bryant o Shaquille O’Neal.

Non è la prima volta che Jackson prova a tramandare ai posteri le proprie convinzioni. Negli anni scorsi erano infatti usciti anche in Italia Basket & zen e Più di un gioco. Sono passati però parecchi anni da allora, e Eleven Rings ci permette di fare il punto sul “secondo Jackson”, passato attraverso la piena maturazione di Kobe e le ulteriori esperienze della sua vita. Una lettura interessante.

 

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