L’Italia è piena di belle città da scoprire o riscoprire. Nelle settimane scorse, non a caso, vi abbiamo parlato di Firenze o di alcune piccole ma belle realtà del nord Italia, ma il nostro percorso è ben lungi dall’essere concluso e proseguirà ancora a lungo alla scoperta di grandi città e di piccoli borghi che vale la pena visitare.

Una storia millenaria

Oggi vi parliamo di Torino, capoluogo dalla storia millenaria – fu fondata probabilmente nel III secolo a.C. dai celti e poi, dopo la distruzione portata da Annibale, rifondata dai romani – che ha un ruolo importantissimo nella storia d’Italia. E lo ha sia dal punto di vista politico (è pur sempre stata la prima capitale dell’Italia unita), sia soprattutto da quello economico, con le sue industrie e le sue innovazioni.

Qui, anche negli ultimi decenni, hanno trovato spazio correnti artistiche d’avanguardia, grandi opere architettoniche, filosofi del passato e del presente ma anche campioni dello sport. Quali sono però i posti in cui questo fervore culturale del passato e del presente si respira maggiormente? Quali sono insomma i luoghi da visitare a Torino? Scopriamoli insieme.

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Mole Antonelliana e Museo del Cinema

Storia e impatto scenico in un unico edificio

Veduta su Torino e sui suoi luoghi da visitare, con la Mole Antonelliana ben visibileDella vita di Alessandro Antonelli, votata alla perenne ricerca della verticalità, abbiamo già parlato quando abbiamo presentato i più famosi architetti italiani dell’Ottocento. Ora conviene però soffermarci su quella che è la sua opera più celebre e forse più riuscita, la Mole che è da tempo ormai simbolo principale della città di Torino.

Alta 167,5 metri, questa struttura è stata per lungo tempo il più alto edificio in muratura di tutta Europa. Nel corso del ‘900, però, ha subito vari rimaneggiamenti volti a rinforzarla e stabilizzarla, rimaneggiamenti basati soprattutto sull’uso del cemento armato e delle travi d’acciaio che hanno di conseguenza fatto perdere all’edificio il suo vecchio record. Ciononostante, la Mole conserva intatta la sua imponenza, che non pochi problemi diede in fase di costruzione sia allo stesso Antonelli, sia soprattutto ai committenti.


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Pensata come nuova sinagoga per la comunità ebraica, infatti, la struttura superò ben presto il budget previsto e quindi divenne troppo costosa per i fondi raccolti dagli ebrei torinesi. Questi finirono quindi per barattarla col Comune di Torino in cambio di un terreno nel quartiere di San Salvario, lasciando al Municipio il compito di elargire il denaro mancante.

Ex sede del Museo del Risorgimento

Inizialmente adibita a sede del Museo del Risorgimento, col trasferimento di quest’ultimo a Palazzo Carignano (nel 1938) ospitò varie mostre estemporanee. Dal 2000 è però sede del Museo Nazionale del Cinema, un prestigioso e intrigante museo che ospita una serie di macchine ottiche pre-cinematografiche, attrezzature usate sul set sia antiche che moderne, memorabilia di vari film famosi italiani e stranieri, oltre a varie salette dedicate ai generi cinematografici.

Un nuovo e scenografico ascensore panoramico (con le pareti in cristallo trasparente) piazzato proprio al centro della sala, inoltre, consente di raggiungere il tempietto posto a 85 metri d’altezza. E da lì di ammirare un incredibile panorama della città e dei suoi dintorni.

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Palazzo Madama e Museo di Arte Antica

L’edificio più antico nel centro di Torino

La facciata di Palazzo Madama (foto di Xadhoomx via Wikimedia Commons)Sicuramente il centro storico di Torino è rappresentato da Piazza Castello, dove si erge il Palazzo Reale utilizzato per tre secoli dai Savoia e meta importante di ogni giro della città che si rispetti. Ma più del Palazzo Reale vero e proprio, vogliamo qui soffermarci su Palazzo Madama, che sorge pochi metri più in là. Un palazzo carico di maggior storia e a nostro avviso anche più bello sia dal punto di vista architettonico che scenografico.

La sua origine più antica risale addirittura ai romani, che in quel luogo costruirono la loro Porta Decumana, cioè la strada d’accesso alla città sul lato del fiume Po. Proprio per l’importanza strategica del corso d’acqua come via di comunicazione, con la caduta dell’Impero Romano d’Occidente si decise di edificare attorno alla porta un forte. Forte che secoli dopo, nel 1280, fu probabilmente anche la sede della firma del trattato che sanciva il passaggio della città ai Savoia.

La costruzione del Palazzo Reale

Nel ‘300 l’edificio fu ingrandito fino a diventare un vero e proprio castello, sede dei principi di Savoia-Acaja che governavano sulla città. Un secolo più tardi assunse infine la fisionomia che conserva ancora oggi. La capitale del ducato era però ancora a Chambéry, e quando fu spostata a Torino il Palazzo fu presto ritenuto inadeguato ad ospitare tutto l’entourage della corte, portando alla costruzione del già citato Palazzo Reale. Palazzo Madama fu dunque riservato solo agli ospiti di riguardo che visitavano la capitale piemontese.

Il periodo di massima gloria del palazzo però arrivò nel ‘600, quando due reggenti di casa Savoia, Maria Cristina di Borbone-Francia e, sessant’anni dopo, Maria Giovanna Battista di Savoia-Nemours, decisero di stabilirsi qui per sfuggire all’opprimente atmosfera della reggia. Per questo ammodernarono l’edificio, dandogli l’aspetto definitivo. Proprio da queste due forti personalità, importanti “madame”, il palazzo prese l’attuale nome.

Al suo interno, dagli anni ’30 del ‘900, è ospitato il Museo di Arte Antica. Un museo che, nato come evoluzione dell’ottocentesca Pinacoteca Regia, ospita oggi più di 2.500 opere legate soprattutto al Medioevo, al gotico, al Rinascimento e al barocco. Sono inoltre presenti ceramiche, porcellane, ori, argenti, tessuti, codici miniati, opere scultoree e pittoriche.

 

Museo Egizio

Una straordinaria e suggestiva collezione di reperti millenari

I suggestivi interni del Museo Egizio, uno dei luoghi da visitare a TorinoIl più celebre e storico museo torinese però non è nessuno dei due che abbiamo citato finora. Si tratta infatti del Museo Egizio che si trova in Via Accademia delle Scienze e che ogni anno ospita più di mezzo milione di visitatori. Secondo, per valore, solo al museo del Cairo, quello torinese fu fondato nel 1824 dal re piemontese Carlo Felice, unendo la collezione di casa Savoia ai reperti ritrovati a metà ‘700 dal padovano Vitaliano Donati e soprattutto alla collezione di Bernardino Drovetti.

Quest’ultimo era stato console generale di Francia in Egitto ma era di origini piemontesi, e durante il suo incarico in Africa era riuscito a collezionare 8.000 pezzi tra statue, sarcofaghi, mummie, papiri ed altro. La collezione fu poi ampliata soprattutto ad inizio ‘900, grazie alle frequenti spedizioni in Egitto compiute perlopiù da Ernesto Schiaparelli, direttore del museo e più grande egittologo italiano di ogni epoca, capace di ritrovare la tomba di Nefertari e la tomba dell’architetto reale Kha all’interno della necropoli di Tebe.

Tombe e templi

Oggi il museo ospita circa 30mila pezzi che vanno dal paleolitico fino all’epoca copta. Tra questi spiccano la già citata tomba di Kha e di sua moglie Merit ritrovata nel 1906 e intatta in tutti gli oggetti e gli addobbi e il tempio rupestre di Ellesija, salvato grazie a fondi italiani dall’essere sommerso dal lago Nasser nei primi anni ’60 ed in seguito donato dal governo egiziano a quello italiano. Inoltre va ricordato il Papiro dei Re, il più famoso e importante elenco dei faraoni che hanno regnato sull’Alto e sul Basso Egitto.

All’interno del museo, dal 2006, è inoltre presente lo spazio denominato “lo statuario”, cioè due sale del piano terra allestite dallo scenografo Dante Ferretti, vincitore tre volte del premio Oscar per The Aviator, Sweeney Todd e Hugo Cabret.

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Parco e Castello del Valentino

L’angolo degli innamorati e del castello di Maria Cristina

Il Castello del ValentinoDopo alcuni grandi e storici edifici ed un museo, spostiamoci per un attimo all’aperto. La quarta meta irrinunciabile che abbiamo scelto per un giro turistico a Torino è infatti il Parco del Valentino, che sorge lungo 421mila metri quadrati tra il fiume Po e corso Vittorio Emanuele II.

Il giardino ha una storia antichissima, visto che il suo nome probabilmente deriva da una piccola chiesetta dedicata a San Valentino, il protettore degli innamorati, che qui doveva sorgere già in epoca tardoromana. Nel corso dei secoli è stato poi più volte rivalutato e lasciato andare a se stesso, ma i suoi periodi di massimo splendore risalgono al XVII e al XIX secolo.


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In quella fase vi fu eretto il Castello – di cui diremo qualcosa tra qualche riga – ma furono realizzate anche delle ristrutturazioni paesaggistiche. In questo senso, la moda romantica dell’Ottocento portò all’edificazione del Borgo medievale (su progetto di Alfredo d’Andrade) che cercava di riprodurre gli edifici e la vita tipica dei piemontesi e dei valdostani nei “secoli bui”. Inoltre vi si sono svolte parecchie mostre floreali, soprattutto nel secondo dopoguerra.

Per le passeggiate e gli aspiranti architetti

Oggi, di nuovo ben curato e frequentato, è meta di tutti quei torinesi che hanno voglia di godersi una passeggiata all’aria aperta o di fare un po’ di moto, tanto è vero che alcune indagini di gradimento l’hanno nominato parco più amato d’Italia. Il punto di interesse più importante, comunque, all’interno del giardino è costituito dal già citato Castello del Valentino, ex residenza sabauda che oggi ospita la Facoltà di Architettura del Politecnico di Torino.

Edificato a partire da un antico castello per volere di Maria Cristina di Borbone (la stessa di Palazzo Madama), il castello fu depredato all’interno dalle truppe napoleoniche. Abbandonato per decenni, fu recuperato all’antico splendore a partire dagli anni post-unitari ed è oggi uno dei più belli edifici torinesi. Tanto è vero che, assieme alle altre reggie sabaude, è stato inserito tra i patrimoni dell’Unesco.

 

Venaria Reale

La Reggia strappata alla decadenza e all’usura del tempo

Gli interni della Reggia di Venaria Reale nei dintorni di TorinoSe c’è un merito che bisogna assolutamente ascrivere alla città di Torino è quello di aver investito parecchio, negli ultimi decenni, nel recupero del proprio patrimonio storico ed artistico. Abbiamo già parlato, nei punti precedenti della nostra cinquina, di come la Mole Antonelliana abbia trovato nuova linfa nell’ospitare l’interessante e moderno Museo del Cinema, di come il Museo Egizio continui a rinnovarsi negli allestimenti e di come il Castello del Valentino sia stato recuperato.

La più maestosa opera di questo genere è stata compiuta però con la Reggia di Venaria Reale, posta a una decina di chilometri dal centro di Torino. Costruita nella seconda metà del ‘600 come villa di campagna dei Savoia – che la usavano per le loro battute di caccia –, fu più volte rovinata e depredata, prima dai francesi già a cavallo tra il ‘600 e il ‘700, poi dalle truppe napoleoniche. Infine furono anche lo stesso esercito sabaudo e italiano a rovinarla, visto che dall’inizio dell’Ottocento fino al 1978 tutta la reggia fu utilizzata a fini militari.

La seconda reggia d’Italia

Solo sul finire degli anni ’70 la Soprintendenza riuscì a mettere le mani su quella che, per estensione, era la seconda reggia d’Italia (dietro a quella di Caserta, che è la prima non solo in Italia ma in tutto il mondo). Da lì iniziò un imponente lavoro di recupero e restauro che non è ancora completamente concluso ma che ha permesso, nel 2007, di riaprire il sito al pubblico.

Oggi la reggia si presenta come un complesso imponente che, forte di parecchie centinaia di migliaia di visitatori all’anno, si impone come il quinto polo museale più visitato d’Italia, un vero record se si considera come la reggia era ancora ridotta pochi anni fa. Per visitarla si può acquistare un biglietto onnicomprensivo di 25 euro, oppure scegliere dei pacchetti che, ad un prezzo minore, danno accesso solo ad alcune zone della reggia.

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